29 febbraio 2016

Zuppa di orzo e daikon per il Calendario del Cibo Italiano


Oggi inizia un'altra settimana per il Calendario del Cibo Italiano, dedicata alle zuppe e minestroni, ce ne parla ampiamente Giorgia nell'articolo di presentazione della Settimana delle zuppe e minestroni sul sito Aifb.
Si può partecipare fino alla mezzanotte di domenica 6 marzo, pubblicando una ricetta sul proprio blog (seguendo le regole del Calendario del Cibo) e linkandola poi nei commenti all'articolo sul sito Aifb.

Per chi volesse provare una zuppa nuova o prendere qualche spunto, qui sono riunite tutte le ricette arrivate nella prima sfida 2016 dell'Mtchallenge dedicata proprio alle zuppe.

Avevo provato un paio di anni fa questa ricetta, che ha messo d'accordo tutti (come per la recente Soupe Joumou, che è diventata un appuntamento quasi settimanale), anche se seriamente dubitavo che sarebbe piaciuta così tanto. Ora dovrei fare la prova del nove e riproporla, per vedere se era stato solo un abbaglio o pura bontà.
Ho scoperto questa grossa radice, come la chiamano i giapponesi, seguendo e leggendo i libri di Marco Bianchi (e non voglio aprire nessuna polemica pro o contro il personaggio, mi sono ricreduta anche io su varie cose, ma non vedo perchè dissacrare il buono che comunque può aver dato, almeno inizialmente).
E' stata una piacevole sorpresa, doppia perchè, come dicevo, è piaciuta molto anche ai palati esigenti dei miei uomini (e non ci avrei mai scommesso il più piccolo cent! :-) e fa parte di quegli alimenti salutari a cui dovremmo affidarci sempre più spesso per regolare al meglio la nostra alimentazione.
Ora cercherò/imparerò ad utilizzare questo ravanello fuori misura anche in altre preparazioni, fa così bene che conviene approfittarne.

Il daikon (in giapponese 大根  - grossa radice, nel Regno Unito e in Asia continentale chiamato mooli) è un ravanello bianco gigante (Raphanus sativus) originario dell'Asia orientale, presente nella cucina coreana, cinese, filippina, vietnamita e indiana.
Ma è in Giappone dove viene maggiormente usato, essendo l'ingrediente principale di moltissimi piatti. Il più comune è l'aokubi-daikon, sempre a forma di carota gigante, di circa 20/35 cm di lunghezza e 5/10 cm di diametro.
E' un ottimo diuretico e drenante del fegato, spesso preferito per eliminare l'eccesso di acqua nei tessuti, ed agisce come bruciagrassi naturale. Per questo è spesso indicato in accompagnamento ad alimenti fritti. 
E' un alimento a bassissimo contenuto calorico, ma ricchissimo di vitamina C (da Wikipedia).

E la zuppa è veramente facile e super veloce, conviene approfittarne!



 zuppa orzo daikon


Per 4/6 persone:

300 g di orzo *
mezza radice di daikon a cubetti
2 carote a rondelle
1 cipolla rosse affettata fine
3 cucchiai di concentrato di pomodoro
olio extravergine di oliva
brodo vegetale o dado vegetale homemade
prezzemolo tritato

* non ne avevo abbastanza, ho fatto metà orzo e metà riso integrale


Mettere le verdure in una casseruola insieme all'orzo e al concentrato di pomodoro.
Aggiungere un litro e mezzo di brodo (o acqua), un pochino di dado e sobbollire per 40/50 minuti.
Le verdure non devono stracuocere.
Condire con un filo di olio e un picolo trito di prezzemolo al momento di gustare la zuppa.


25 febbraio 2016

Fritto di formaggi alla curcuma con cipollotti e porri glassati al miele di carota selvatica per l'MTC#54


La settimana scorsa, mentre facevo la spesa a Ortisei (Val Gardena), ho trovato tra i vasetti di miele della Thun un miele a me sconosciuto, quello di carota selvatica, e l'acquisto è stato istintivamente immediato.
I mieli Thun sono opera di Andrea Paternoster (qui una vivida recensione da Identità Golose), apicoltore di Vigo di Ton, nella Val di Non in Trentino. Dal nonno ha ereditato il nome e la grande passione amorosa per l'apicoltura. A leggere la sua filosofia di apicoltore se ne resta affascinati: la sua idea è promuovere il miele quale alimento quotidiano e nobile ingrediente da impiegare nei diversi momenti della giornata, in tutte le preparazioni della cucina tradizionale ed innovativa.
E cita quasi dieci comandamenti vitali e imprescindibili che racchiudono l'essenza di questo nettare prezioso, ispirandosi al Maiestate Tantum impresso nella targa araldica di Ferdinando I de Medici: sulla seicentesca statua equestre del Giambologna, in piazza Santissima Annunziata a Firenze, il motto è accompagnato dall’immagine dell’ape regina attorniata dalle api in cerchi concentrici, allusione alla grandezza del granduca ed alla fedeltà dell’operoso popolo di Firenze.

E non è facile resistere alla grande varietà offerta (verrebbe voglia di assaggiarli tutti), rimanendo la qualità il punto di forza di questi mieli, per i quali si ricercano continuamente siti di raccolta sempre più isolati e puri, per riuscire poi a produrre mieli mono-origine prima sconosciuti.
Come appunto questo di carota selvatica.

All'assaggio è molto particolare, aromatico e amarotico allo stesso tempo, lo definiscono con sentori di resina dolce, mandorla, cocco, e mou. Al palato è quasi salato, con note di cioccolato bianco e note finali di sedano e mandorla amara.
Viene raccolto nella provincia di Enna, dove la carota selvatica cresce spontanea. Se il miele di timo costituisce una produzione di nicchia, gli altri mieli assaggiati rientrano nella categoria delle golosità isolite e rare: sono i mieli di carota selvatica, di nespolo del Giappone e di carrubo. Spesso, nei mieli siciliani raccolti in estate, si avverte un odore caratteristico che richiama la noce di cocco con la nota fresca dell’anice. Questa caratteristica è legata allapresenza di nettare di Ombrellifere. Tuttavia, le difficoltà di classificazione del polline di questa famiglia, rende problematica l’identificazione esatta della specie, ma in genere si tratta di Daucus carota (carota selvatica) o di Daucus aureus (carota giallastra). Il nettare di queste ombrellifere è un marcatore e, anche se è presente in piccole percentuali, può rovinare il raccolto di altri uniflorali (sulla o eucalipto). Quando, invece, si riesce ad isolare la produzione e raccogliere il miele uniflorale di “carota selvatica”, si ottiene un miele dal colore scuro, dal sapore dolciastro e dall’odore caratteristico; molto interessante commercialmente (da ambasciatorimieli.it).

Questo rivenditore suggerisce di mangiarlo nature, spalmato sul pane (proprio come piace a me, la mattina ha l'oro in bocca!), oppure di impiegarlo per candire cipolle e porri. Suggerimento accolto.

La boca non l'è straca se non la sa de vaca - dicono in Veneto, ma lo affermano anche i Milanesi: La buca l'è minga straca se la sa no de vaca.

Miele e formaggio, si sposano bene.

Un pizzico di curcuma, riscalda col suo bel colore dorato, profuma lievemente, senza essere invadente, e fa molto bene.

Due pinoli, perchè con miele e formaggio è un trittico perfetto.


formaggi fritti alla curcuma verdure glassate al miele di carota selvatica



Ingredienti:

 cipollotti
porro
formaggio brie
fontina valdostana
farina 0
uovo sbattuto
pane grattugiato
curcuma
sale/pepe
olio di arachide per friggere
olio extravergine di oliva
aceto di mele
miele di carota selvatica
una manciata di pinoli 


formaggi fritti alla curcuma verdure glassate al miele di carota selvatica



Pulire i cipollotti e il porro, eliminando le barbe e la parte verde ed esfoliando il primo strato.
Sciacquarli ed asciugarli bene. Tagliare il porro a cilindiri di 3-4 cm. di altezza.
Versare un paio di cucchiai di olio extravergine di oliva in una padella antiaderente a fondo spesso (la misura della padella dovrà essere adeguata alla quantità di verdure utilizzate, devono stare unite tra di loro), sistemare i porri in piedi e i cipollotti.  Soffriggere pochi minuti, salare e pepare, allungare con un pochino di acqua e stufare con coperchio. Aggiungere poca acqua alla volta, se necessario, facendo attenzione che non brucino, fino a cottura. Scoperchiare, alzare la fiamma ed unire qualche cucchiaio di aceto di mele e dopo un minuto un cucchiaio (o due, dipende sempre dalla quantità di verdure) di miele. Con un cucchiaio irrorare le verdure mentre la salsa si rapprende (pochi minuti).
Spegnere il fuoco e lasciare intiepidire.


formaggi fritti alla curcuma verdure glassate al miele di carota selvatica



Nel frattempo tagliare il brie a triangoli e la fontina a bastoncini. 
Infarinare i formaggi, passarli nell'uovo sbattuto e nel pangrattato, aromatizzato con uno o due cucchiaini di curcuma. Riscaldare l'olio di arachide in un wok e friggere i formaggi, scolandoli poi su carta assorbente.

Tostare velocemente i pinoli in un padellino antiaderente, avendo l'accortezza di versarli nel tegame quando questo è ben caldo.

Ho preferito eliminare il primo strato esterno sia dei cipollotti che dei porri prima di impiattarli, perchè in cottura si raggrinziscono e sono meno belli da vedere: operazione da fare delicatamente.

Sistemare i formaggi fritti sul vassoio di portata, unire i cipolloti e i porri, lucidandoli con la salsa al miele, e guarnire coi pinoli tostati.




Questa è la mia proposta salata per l'MTChallenge#54: Eleonora & Michael del blog Burro e Miele hanno vinto la sfida dello scorso mese con la loro Penicilina ebraica (zuppa di pollo con knaidelach) e hanno proposto per la nuova sfida dell'MTChallenge non una ricetta, bensì un ingrediente: il miele, per i Greci antichi il cibo degli Dei.
Nel loro post di apertura alla sfida ci hanno deliziato con un intero menu a base di miele, mostrando come questo prezioso ingrediente possa essere utilizzato dall'antipasto al dolce.
Qui tutte le ricette degli sfidanti.

24 febbraio 2016

Croccante energetico per l'MTC#54


Eleonora & Michael del blog Burro e Miele hanno vinto la sfida dello scorso mese con la loro Penicilina ebraica (zuppa di pollo con knaidelach) e hanno proposto per la nuova sfida dell'MTChallenge non una ricetta, bensì un ingrediente: il miele, per i Greci antichi il cibo degli Dei.

Nel loro post di apertura alla sfida ci hanno deliziato con un intero menu a base di miele, mostrando come questo prezioso ingrediente possa essere utilizzato ... in tutte le salse, verrebbe da dire.
E così, miele sia per questo secondo mio appuntamento in questa pazza community golosa!

Pensare che da bambina e fin quasi all'età adulta non potevo neanche vedere il miele!
Troppo dolce e nauseabondo, mi dicevo. Poi a 19 anni, ho trascorso 6 lunghi bellissimi mesi a Londra, dove praticamente facevo colazione all'ora del breakfast, per il lunch e a volte anche per dinner :-))
E lì ho iniziato ad assaporare anche il miele, e a farmelo piacere, in contrasto col burro salato che si scioglieva sui toast caldi, una libidine pura. 
Devo ammettere che ancora apprezzo di più il miele al naturale, piuttosto che in impasti o in altre preparazioni culinarie, mi dà quasi l'impressione che si snaturi o venga modificato il suo prezioso valore originario. Ma sicuramente questa è solo una mia (sbagliata) impressione.
Solitamente consumiamo miele di acacia, così delicato, o di arancio. 
Ma è interessante leggere le differenze dei mieli più conosciuti e quando si raccolgono nell'articolo di Maria Pia, gli abbinamenti più classici nell'infografica di Dani, e ancora l'intervista a Francesca Gobbo, che ci parla della produzione del miele, di come avvicinarsi all'analisi sensoriale e di come utilizzarlo in pasticceria.

La settimana scorsa, mentre facevo la spesa, ho curiosato tra gli scaffali dove erano riposti attraenti vasetti di mieli, indecisa su quale nuovo nettare avrei potuto provare per la sfida. E mi sono lasciata tentare dal miele di carota selvatica, mai visto prima.

All'assaggio è molto particolare, aromatico e amarotico allo stesso tempo, lo definiscono con sentori di resina dolce, mandorla, cocco, e mou. Al palato è quasi salato, con note di cioccolato bianco e note finali di sedano e mandorla amara.
Viene raccolto nella provincia di Enna, dove la carota selvatica cresce spontanea.
Se il miele di timo costituisce una produzione di nicchia, gli altri mieli assaggiati rientrano nella categoria delle golosità isolite e rare: sono i mieli di carota selvatica, di nespolo del Giappone e di carrubo. Spesso, nei mieli siciliani raccolti in estate, si avverte un odore caratteristico che richiama la noce di cocco con la nota fresca dell’anice. Questa caratteristica è legata allapresenza di nettare di Ombrellifere. Tuttavia, le difficoltà di classificazione del polline di questa famiglia, rende problematica l’identificazione esatta della specie, ma in genere si tratta di Daucus carota (carota selvatica) o di Daucus aureus (carota giallastra). Il nettare di queste ombrellifere è un marcatore e, anche se è presente in piccole percentuali, può rovinare il raccolto di altri uniflorali (sulla o eucalipto). Quando, invece, si riesce ad isolare la produzione e raccogliere il miele uniflorale di “carota selvatica”, si ottiene un miele dal colore scuro, dal sapore dolciastro e dall’odore caratteristico; molto interessante commercialmente (da ambasciatorimieli.it).

Unito alla frutta secca preferita (interscambiabile a proprio gusto, come noci, anacardi, arachidi, pecan) e a dei semi oleosi così preziosi per il nostro benessere (anche loro interscambiabili, si possono aggiungere anche quelli di girasole, di papavero) si trasforma in uno snack ad alto valore nutrizionale ed energetico: ideale per chi fa sport, quando prende quel certo languorino, come merenda scolastica, quando si è alla guida e si ha molta strada da percorrere, aiuta a ritrovare la giusta concentrazione senza appesantire lo stomaco, che potrebbe favorire una pericolosa sonnolenza.

Mentre lo scaldavo saliva tutto il suo aroma persistente, sembrava di essere in un grande campo fiorito estivo, con l'erba appena falciata e distesa ad essicare al sole, con le api festose a cercare ancora qualche fiore da succhiare.

Spero di riuscire a conservarne qualche barretta, perchè già dopo pranzo ne è sparito quasi la metà.



croccante energetico



Per un croccante di circa 28x13 cm.:

70 g di mandorle, tostate
70 g di nocciole Piemonte IGP, tostate
70 g di pistacchi di Bronte DOP, tostati
25 g di bacche di goji
2 o 3 bucce di arancia candite
25 g di semi di lino, scuri o chiari o misti
25 g di semi di sesamo bianco, tostati
40 g di semi di zucca, tostati
25 g di zucchero di canna
120/130 g di miele di carota selvatica

una manciata di semi di sesamo bianco tostati


Per tostare la frutta secca:
- in padella antiaderente dal fondo spesso: scaldare la padella sul fornello e quando ben calda versare la frutta secca, un tipo per volta. Controllare il calore e rigirare la frutta spesso, facendo attenzione che non bruci.
- in forno: foderare una teglia con carta forno e tostare le nocciole a 170° per 15/20 minuti e le mandorle a 150°, rigirandole almeno un paio di volte per avere una tostatura uniforme.
Per eliminar la pellicina dalle nocciole, metterle in una bacinella di acciaio o smalto, ricoprire con un'altra della stessa misura e sbattere energicamente: le pellicine si staccheranno da sole.

I semi di lino non si tostano.

Tostatura semi: scaldare una padella antiaderente dal fondo spesso, quando ben calda versare i semi, un tipo alla volta e tostare a fiamma abbastanza vivace per qualche minuto, rigirandoli spesso. Il sesamo diventerà ambrato, i semi di zucca scoppietteranno e si gonfieranno leggermente.
Lasciarli poi raffreddare in un piatto.


croccante energetico


Tritare grossolanamente a coltello le mandorle, i pistacchi, le nocciole, le bacche di goji e le bucce di arancia, sistemarle in una ciotola, unire anche i semi e amalgamare bene.
In un pentolino a fiamma bassa sciogliere lo zucchero col miele (non deve bollire, solo riscaldarsi per liquefarsi al meglio), togliere dal fuoco ed unire il composto di frutta e semi. Mescolare bene e poi rovesciare su un foglio di carta forno.
Bagnarsi le mani con l'acqua fredda, dare una forma a rettangolo di circa 2 cm. di spessore, compattando bene il composto; per appiattirlo aiutarsi con un matterello posizionando un altro foglio di carta forno tra l'attrezzo e il croccante.



croccante energetico



Lasciare raffreddare bene il croccante (io l'ho messo in frigo un'ora, avvolto nella carta forno).
Prima di tagliarlo, cospargere ancora con del sesamo tostato e farlo aderire bene col palmo della mano (questo eviterà che il croccante resti appiccicoso).
Tagliare a losanghe o a rettangoli della misura preferita. Delicatamente staccare anche la carta forno sottostante e ripetere l'operazione col sesamo per evitare che le barrette restino appiccicose.
Conservare in una scatola o in un vaso ermetici, separando le barrette con piccoli fogli di carta forno.





Qui tutte le ricette degli sfidanti.

22 febbraio 2016

La Signora Ribollita per il Calendario del Cibo Italiano


Oggi il Calendario del Cibo Italiano celebra la Giornata Nazionale della Ribollita: ce ne parla ampiamente Giovanna nel suo articolo di presentazione sul sito Aifb.


E' una delle mie zuppe preferite, una ricetta che sa di casa e sapori antichi.
Sicuramente ognuno cela la propria ricetta personale, aggiungendo/togliendo questo o quello,  come la mia (nostra) cara amica Grazia, che per tradizione non manca mai di festeggiare il suo soggiorno elbano con tutta la compagnia con la spiaggiata più attesa dell'anno, gioiosamente riuniti intorno al suo pentolone di ribollita fatta con tanta cura e amore.
Si dice ribollita perchè una volta veniva fatta in grandi quantità, e riscaldata nei giorni seguenti, diventando sempre più gustosa ogni volta che la si ribolliva.
Da qui il consiglio di farla sempre almeno un giorno prima di degustarla, tenendola abbastanza morbida per avere poi la consistenza giusta quando si aggiungerà il pane (che comunque non è obbligatorio, si può anche degustare così al naturale). 
Pane che ho imparato ad affettare sottilmente, su consiglio di mia cugina, fiorentina doc: in questo modo si amalgamerà meglio e più velocemente, lasciando la zuppa più morbida. Ma anche in questo caso vale e prevale il gusto personale, e ognuna la adatterà a proprio uso e consumo: più morbida o più consistente a piacere.
Si possono usare fagioli borlotti, cannellini o toscanelli, sia freschi che secchi, a seconda della loro reperibilità stagionale.

Ingredienti:

cipolla, sedano e carota per il soffritto
fagioli secchi cannellini o borlotti
olio extravergine di oliva
verza, cavolo cappuccio, cavolo nero
cipolla, carote, sedano, bietole, patate,
zucchine (quando in stagione)
un cucchiaio o due di salsa di pomodoro, facoltativo
sale/pepe o dado homemade
peperoncino, se piace
finocchio selvatico, se piace
pane toscano raffermo


Mettere a bagno i fagioli per una notte se si usano quelli secchi.
L'indomani eliminare quelli risaliti in superficie, risciacquarli e cuocerli in pentola a pressione per circa 15 minuti dal fischio in abbondante acqua, con un rametto di rosmarino e uno di salvia legati insieme (cuocendoli in pentola normale il tempo di cottura si allunga a un'ora, un'ora e mezza).
Non buttare questa acqua che servirà per cuocere la zuppa.
Far rosolare cipolla, sedano e carota tritati finemente per il soffritto.
Aggiungere tutte le verdure mondate e tagliate, iniziando da verze e cavoli, una per volta (la salsa di pomodoro per ultima, se usata), far appassire, allungare quindi con l'acqua di cottura dei fagioli. Tritare 2/3 dei fagioli lessati e aggiungerli alla zuppa, il resto dei fagioli interi andrà aggiunto a cottura quasi ultimata.
Salare e pepare (o insaporire col dado homemade), eventualmente aggiungere il peperoncino/finocchio selvatico a piacere.
Portare a cottura le verdure, in pentola a pressione cuocere 20/30 minuti dal fischio, altrimenti in pentola normale lasciare sobollire per un'ora e mezza circa.
E' meglio se fatta il giorno prima, così le verdure riposano e i sapori si amalgamano bene.
Mezzora prima di servire disporre nella zuppiera uno strato di zuppa ben calda, uno di pane a fette tagliate molto sottili, un altro di zuppa, un altro di pane e finire con la zuppa e lasciare riposare coperta per circa 10/15 minuti.

20 febbraio 2016

Pollo in agrodolce cinese


Ancora fino a domani siamo in Cina con l'Abbecedario Culinario Mondiale e  Carla Emila, l'ambasciatrice di questa tappa, è riuscita a farcela visitare in lungo e in largo con i ricordi del suo lungo viaggio percorso nell'estate del 1997. E per chi, come me, non ha ancora raggiunto questa terra lontana, è stato molto interessante e quasi veritiero.

La cucina cinese è molto variegata e, soprattutto, composta da tante cucine regioali diverse tra loro. Wikipedia ce ne dà un assaggio:

Possiamo distinguere otto cucine regionali: Anhui, Cantonese, Fujian, Hunan, Jiangsu, Shandong, Sichuan e Zhejiang. La cucina cinese è legata alla filosofia e alla medicina. Essa distingue, legumi cucinati e per estensione tutto ciò che accompagna i cereali, il fan. Gli alimenti yin, femminili, umidi e teneri dunque rinfrescanti, sono i legumi ed i frutti. Gli alimenti yang, maschili, fritti, speziati o a base di carne hanno un effetto riscaldante. Un pasto deve dunque non soltanto armonizzare i gusti, ma ugualmente trovare un equilibrio tra il freddo e il caldo. Per complimentarsi con un piatto, si dice che "aiuta a far passare il riso". Un'altra cosa che caratterizza la cucina tradizionale cinese è l'assenza di prodotti lattieri a causa di un'intolleranza al lattosio che esiste in numerosi paesi asiatici.
I Cinesi condividono i piatti, i quali sono spesso messi in comune. I Cinesi mangiano con l'aiuto di bacchette, o di cucchiai cinesi di legno, più raramente di porcellana. La tavola si caratterizza per il suo aspetto sociale: rotonda e talvolta sormontata da un piatto girevole dove sono depositati i piatti; nessun coltello è presente a tavola. Tutti gli alimenti sono tagliati in cucina, ad eccezione dei frutti di mare che talvolta sono serviti non sgusciati. La successione cronologica dei piatti che si conosce in Italia e negli altri paesi occidentali, nella cucina cinese è sostituita da una ricerca di equilibrio a partire dai cinque sapori di base (dolce-salato-acido-amaro-piccante). Tuttavia, i cibi esclusivamente dolci non appaiono che alla fine dei banchetti o dei pranzi di festa. In Cina, un piatto deve anche essere gradevole all'occhio. I piatti talvolta sono scelti a fini terapeutici, come ad esempio i nidi di rondine o le pinne di pescecane, che sono ingredienti naturalmente insipidi. Si prende in considerazione la nozione, derivata dalla medicina tradizionale, di complementarità dei corpi caldi e freddi, particolarmente nel Sud della Cina.
Il tè è la bevanda più bevuta. È consumato per le sue virtù digestive e decongestionanti. La birra e l'alcol di riso sono piuttosto bevande per le feste, riservate ai grandi eventi. Nondimeno, durante un pasto ordinario a casa propria, in generale non è proposta alcuna bevanda e ci si disseta con una zuppa o una pappa. Il tofu è un'invenzione cinese. Rappresenta la base di una dozzina di alimenti diversi che appaiono molto spesso sulle tavole a causa del loro costo modico.
Il principale farinaceo di accompagnamento è il riso cotto al vapore senza condimento (deve essere leggermente colloso) nella Cina del Sud, mentre nella Cina del Nord troviamo le paste, le crespelle o i pani al vapore a base di farina di grano.


Ho scelto un piatto semplice, ma gustoso e che piace molto, che viene servito in molte regioni occidentali del paese. Nei ristoranti locali il pollo (o maiale o gamberi) viene prima passato in una pastella e poi fritto, quindi servito con una salsa agrodolce; e spesso accompagnato con peperoni, rossi e verdi, cipollotti e ananas.
E così faccio anche io, con o senza cipollotti, a seconda della stagione.
Mi è stato regalato un bellissimo libro, con ricette facili con ingredienti facilmente reperibili anche da noi(o facilmente sostituibili), da cui ho preso la ricetta del maiale in agrodolce, sostituendolo col pollo.


pollo agrodolce cinese-sweet&sour chicken



Per 4 persone:

500 g di petto di pollo
mezzo peperone rosso
mezzo peperone verde

2 cipollotti, facoltativi
4 fette di ananas fresco
olio di sesamo biologico
olio di semi di arachide per friggere
sale

per la pastella:

80 g di farina 0
80 g di amido di mais

150/200 ml di acqua
un cucchiaino scarso di sale
un cucchiaino colmo di bicarbonato di sodio

per la salsa agrodolce:

250/300 g di passata di pomodoro
80 g di zucchero
80 g di aceto di vino bianco
60 g di acqua
40/50 g di salsa di soia
un cucchiaio di amido di mais


riso al vapore per accompagnamento



pollo agrodolce cinese



Pastella: riunire gli ingredienti secchi in una ciotola ed aggiungere l'acqua a filo, mescolando con una frusta, in modo da ottenre una pastella liscia, senza grumi, non troppo liquida, tipo una besciamella. Può darsi che non si usi tutta l'acqua, dipende dal gradi di assorbimento della farina.
Tagliare il pollo a bocconcini (non troppo spessi, meglio usare le fettine già tagliate, altrimenti faticano a cuocere bene) e sistemarli nella pastella, lasciandoli riposare una mezzoretta.

Salsa agrodolce: riunire gli ingredienti in una casseruola, mescolare bene e cuocere a fuoco basso finchè si addensa leggermente. Spegnere e lasciare raffreddare.

Pollo: scaldare l'olio di arachide nel wok (deve essere uno strato di almeno 4/5 cm.) e quando raggiunge la giusta temperatura (180°) versare i bocconcini di pollo, pochi alla volta (dipende dalla grandezza del wok) e friggerli fino a doratura, girandoli di quando in quando. Scolarli sucarta assorbente.
Quando tutto il pollo è stato fritto, eliminare l'olio di arachide dal wok e pulirlo con carta assorbente.
Tagliare i peperoni e l'ananas a pezzetti delle stessa grandezza.
Versare un paio di cucchiai di olio di sesamo nel wok e saltare velocemente per qualche minuto i peperoni (devono rimanere comunque croccanti), aggiungere i cipollotti e poi anche l'ananas, insaporire bene e salare.
Unire il pollo fritto, mescolare ed insaporire un paio di minuti, quindi unire qualche cucchiaio di salsa agriodolce e mescolare il tutto.
Servire il pollo in agrodolce con del riso al vapore e la salsa rimasta a parte.

14 febbraio 2016

Baci di cioccolato per la Giornata Nazionale dei Cioccolatini


Oggi è San Valentino, la festa dedicata agli innamorati, e il Calendario del Cibo Italiano la ricorda festeggiandola con la Giornata Nazionale dei Cioccolatini, ce ne parla Elena nel suo articolo sul sito Aifb.
E il cioccolatino per eccellenza, per gli innamorati, è il Bacio Perugina, il cioccolatino con il biglietto d'amore.

Siamo a Perugia, capoluogo della regione Umbria. Città d'arte ricca di storia e monumenti, polo culturale ed economico di questa regione situata nel cuore dell'Italia, meta di turisti e studenti, essendo sede di due università ... ma non solo, è la culla all'inizio del '900 della Perugina.
E della Perugina il prodotto più famoso è proprio il Bacio, il cioccolatino che da quasi un secolo ingolosisce ed intenerisce gli italiani.
Da un cazzotto esposto in vetrina a Perugia nel 1922 al Bacio il passo è stato breve, una semplice parola corta, incisiva, che dimostrasse tutto un mondo affettuoso di amore e coccole. 
Una coppia abbracciata (ispirata pare al famoso dipinto di Hayez), il cielo stellato, le veline leggere con le dolci frasi d'amore lo rendono simbolo e messaggero dell'amore in tutte le sue espressioni.
Testimonial d'eccezione come D'Annunzio, Totò e Petrolini, Gassmann e Sinatra poi ne consacrano il successo. Diventano il regalo cult per le feste più importanti, decretano la crescente popolarità anche in Italia della festa della Mamma e quella degli innamorati, arrivando ad essere protagonisti anche il giorno di Natale, la festa formato famiglia per eccellenza.
E i Baci volano sempre più in alto: nel 1997, per i 90 anni della Perugina, un Jumbo dell'Alitalia è interamente decorato di stelline e collega Roma Fiumicino con New York J.F.K.

Pare che il bacio sia nato un'idea di Luisa Spagnoli (imprenditrice umbra di inizio secolo,  famosa anche per la catena di negozi di abbigliamento femminile a suo nome) che per non sprecare i frammenti di nocciola usati per altri cioccolatini pensò bene di mescolarli con ulteriore cioccolato; avendo una forma irregolare vennero chiamati inizialmente cazzotti.
Ma le leggende metropolitane abbondano, e c'è anche chi sostiene, maliziosamente, che i baci furono creati sì da Luisa Spagnoli, moglie di un fondatore della Perugina, ma per il suo giovane amante, tale Giovanni Buitoni, figlio di un socio dell'azienda stessa. Al quale mandava i suoi messaggi di amore scritti in fogliettini arrotolati intorno ai cioccolatini.


Sin da quando ero piccola una scatola di Baci ha sempre gioiosamente annunciato un ritorno, un festeggiamento, una celebrazione, una piccola festa. Ce li regalavano i nonni quando venivano a trovarci, il mio babbo li portava di ritorno da qualche uscita, si portavano volentieri agli amici se invitati a casa loro; ancora adesso, qualche volta, il marito o un ragazzo mi regala un tubetto di Bacetti ... forse per adularmi dolcemente in cambio di qualcos'altro :-)
Comunque sia, un Bacio è sempre gradito, a tutte le ore, anche se da sempre io faccio morsicare la nocciola a qualcun'altro, per gustarmi appieno invece l'intera montagna di granella e gianduia in un sol boccone :-)
Ci sono molte ricette sul web per fare in casa questi cioccolatini, dopo una rapida occhiata a qualcuna questo è l' intruglio cioccolatoso che ha conquistato i miei uomini, che mi hanno fatto giurare di non cambiarlo mai :-)
Non dovrei dirlo, ma l'unica raccomandazione per cioccolatini strepitosi è l'utilizzo di cioccolato di ottima qualità.


baci perugina-whb 333



Nelle donne ogni cosa è cuore, anche la testa.
In women everything is heart, event the head.
En les mujeres todo es corazon, incluso la cabeza. 
Bei den Frauen ist alles Herz, sogar der Verstand.
J.P. Richter


baci perugina



Per circa 25/28 cioccolatini:

150 g di nocciole  pelate e leggermente tostate *
130 g di crema spalmabile nocciola/cioccolato
(meglio se bio, tipo la Rigoni, invece della Nutella)
50 g di cioccolato al latte
30 g di cioccolato fondente 60/70%
30 g di cioccolato bianco
1 cucchiaio colmo di cacao amaro


cioccolato fondente 60/70% per copertura, circa 150/200 g

* lasciarne da parte 25/28 per decorare i cioccolatini


baci perugina

quale il vero, quale il rifatto?


Nel robot sminuzzare le nocciole e mettere da parte, sminuzzare poi anche le cioccolate.
In una ciotola riunire la nutella, le nocciole e le cioccolate tritate, il cacao amaro ad amalgamare bene con una spatola. Lasciare rassodare in frigo 15 minuti.
Formare delle palline della misura di un Bacio vero (più piccole di un noce, i miei poi a confronto con l'originale erano troppo grandi :-) ed appoggiarle su carta forno. Disporre una nocciola su ogni pallina, premendo leggermente.
A questo punto i cioccolatini devono solidificare bene per poter essere immersi nel cioccolato sciolto con facilità: mettere a riposare in frigo coperti per 3/4 ore oppure in freezer per mezzora.


 facendo baci perugina


Sciogliere il cioccolato da copertura a bagnomaria o nel microonde (facendo attenzione che non bruci, un minuto alla massima potenza per volta e mescolare finchè ben sciolto), aspettare pochissimi minuti che non sia più caldo caldo, immergere un cioccolatino per volta e con l'aiuto di una spatolina piatta in acciaio (tipo spalmaburro) prendere il cioccolatino ed appoggiarlo su carta forno (avevo provato con gli stuzzicadenti ma lasciano i buchi :-). Pensavo che appoggiandolo su una grata in modo da lasciare sgocciolare il cacao in eccesso sarebbe stato meglio, ma non è così, restano poi i segni sul fondo del cioccolatino e lo rendono instabile per via dei diversi spessori, quindi va poi rifilato con un coltellino, meglio la carta forno decisamente.
Aspettare che solidifichi e trasferire in frigo, in una scatola chiusa perchè il cioccolato facilmente assorbe gli altri odori.
A piacere servire su dei pirottini o incartare singolarmente. Ottima idea regalo.

Ho provato a ricoprire col cioccolato bianco alcuni baci ma, anche se il cioccolato sciolto era leggermente raffreddato, comunque si sporcava/striava al contatto col cioccolatino scuro. In questo caso penso sia meglio mantenere l'impasto più chiaro possibile, usando solo cioccolato al latte o gianduia e bianco e cacao in polvere chiaro (quello zuccherato per intenderci o nesquik o similare).

13 febbraio 2016

Fritole veneziane per la Giornata Nazionale delle Frittelle


Oggi è davvero l'ultimissimo giorno di Carnevale, per chi segue il rito Ambrosiano e fa parte dell'arcidiocesi di Milano e zone limitrofe.
Per il Calendario del Cibo Italiano è la Giornata Nazionale delle Frittelle, con ambasciatrice Nicol, che ce ne parla ampiamente nel suo articolo; e siamo ancora, fino a alla mezzanotte di domani, nella Settimana del Carnevale, la cui ambasciatrice Ilaria ci ha raccontato usi e costumi del nostro paese.

In famiglia (e con le amiche) siamo più Galani addicted, ma qualche anno fa ho voluto provare una ricetta di frittelle, ovviamente veneziane, le più conosciute e gettonate, trovata sul numero della Cucina Italiana dedicato al Carnevale di quel tempo.
Il risultato è stato molto soddisfacente, sia dal punto di vista esecutivo, per niente difficili, che gustativo: approvate alla grande! :-) 
fritole veneziane


Ingredienti:

500 g di farina 0
300 g di latte tiepido
100 g di uvetta *
80 g di pinoli *
80 g di zucchero semolato
20 g di lievito di birra
3 uova
la buccia di mezza arancia
la buccia di mezzo limone
un bicchierino di grappa
vino bianco
zucchero a velo o semolato per guarnire
olio di arachide per friggere

* non ho messo uvetta e pinoli ma 2 mele grattugiate



fritole veneziane




Mettere l'uvetta in ammollo in mezzo bicchiere di vino bianco.
Sciogliere il lievito nel latte tiepido.
In una ciotola mettere la farina setacciata con lo zucchero e un pizzico di sale, fare la fontana e al centro romperci le uova, sbatterle bene e incorporare un pochino di farina.
Con una frusta iniziare ad impastare aggiungendo il latte col lievito e la buccia degli agrumi.
Scolare l'uvetta ed unirla all'impasto insieme al vino e alla grappa.
Lasciare lievitare per un'ora/un'ora e mezza coperto ed in luogo caldo.
Incorporare i pinoli mescolando con un cucchiaio (io la mela).
Riscaldare l'olio e quando ben bollente friggere le frittelle versando un po' di impasto alla volta col cucchiaio finchè ben dorate (cuocerle bene altrimenti l'interno resta crudo).
Scolare prima su un colino poi su carta assorbente, cospargere di zucchero a velo o passarle in quello semolato e servire.


Quando friggo, ricopro bene i fuochi con alluminio: restano così quasi puliti :-)


La chicca in più: finestre aperte, incensi accesi, cappe al massimo, lampe berger al profumo preferito, tutto aiuta per evitare che l'odore di fritto ristagni dentro casa, anche una o due gocce di olio 31 nell'olio di frittura (messo da freddo) sarà indispensabile. (ed il fritto non ne risente, provare per credere!). Oppure, l'ultimo consiglio 2.0 della nostra mogliedaunavita nazionale: un pezzetto di zenzero nell'olio, da cambiare ogni qualvolta si bruciacchia, e la puzza non c'è più ... o molto ma molto meno ;-)

11 febbraio 2016

Galani Day a Casa Cortella


e Settimana del Carnevale - ambasciatrice Ilaria
per il Calendario del Cibo Italiano

Tutti insieme appassionatamente @ Casa Cortella - Garda Lake

galani


Ormai è diventata una buona e sana consuetudine chiacchierare insieme.
Quest'anno l'appuntamento più goloso e chiacchericcio del lago ha concesso pure il bis,
e si sono impastati più di 6 kg di farina!

La ricetta resta sempre quella, inimitabile&impareggiabile, quella della zia Pupa.


palmy sfoglia

Si sfoglia ...

si frigge!

... e si frigge!

work in progress

E chiacchierando ...

work in progress

... si sfoglia ancora ...

IMG_3200

... e si frigge ancora!

Consiglio 2.0 della nostra mogliedaunavita nazionale: un pezzetto di zenzero nell'olio,
da cambiare ogni qualvolta si bruciacchia, e la puzza non c'è più ... o molto ma molto meno ;-)


work in progress

I n a r r e s t a b i l i !

sugar sugar


... Sugar, sugar, honey, honey
You are my candy girl ...


ti conosco mascherina :-))

Ti conosco, mascherina! :-))

selfie time :-)

Selfie time :-))

aperitivo


E dopo tanto lavoro, con la bocca asciutta da tante chiacchiere,
un brindisi con un fresco Rabosello, chips di cavolo nero al curry&curcuma,


aperitivo


e le Phrappe © furbissime dell'Araba più felice del web,
che glielo devo dire: niente zucchero, ma una spolverata di fleur de sel,
e sono ancora più furbissime!


gruppo giovedì

 E per il cin cin più chiacchierato dell'anno
in alto i calici, pardon, i galani e buon Carnevale!


Impasti: Cindystar
Foto: Paola, Nicoletta & Mogliedaunavita
Alla sfoglia: Palmy, Paola, Manuela, Claudia, Maria Rosa, Elvira
Ai fornelli: Alessandra, Susy, Elena, Nicoletta, Veronica


panorama

Al prossimo anno!

6 febbraio 2016

Poesia in cucina: la rizèta dal mi taiadèl


ambasciatrice Simona


alla spianatoia: mogliedaunavita - all'obiettivo: cindystar
insieme a #casacortella - lagodigarda



questa l’è la rizèta dal mi taiadèl


quel cui :

una zemna ad farèna par ogni ov, piò quel cl’aj vó par la sfoja

un tulìr, un sciadur, e ó cut guérda

trì ov al a vólta, si no l’è tropa fatiga.

l’ov l’ha d’avé e tòral zal, che la mnestra sbiavda l’an va brisa bé



Senza titolo Senza titolo


Senza titolo Senza titolo


Senza titolo Senza titolo



cum cus fa:

in se tulìr, la mi mâma, l’aj miteva trì zemne ad farèna, òna pr’ogni ov
e pu la faseva la funtana, l’aj rumpeva agli ovi in mez e
 con la furzèna l’aj armiscléva infèna a quant us faséva ora ad’druvér al mân
e pù l’a faséva una palèna e l’aj mitèva un sachet insóra.



Senza titolo


Senza titolo Senza titolo


Senza titolo


cun e sčiadur la cminzeva a stendar la sfoja, 
fasènd cun e cùl che muviment che i guardeva tot i’oman
una bota ad qua e ona in là
infèna a furmé una sfoja tonda, zàla coma un sol e grosa coma zenq french.


Senza titolo


Senza titolo Senza titolo


La miteva sò l’aqva e l’aj faseva tu e bulòr, 
pu l’aj miteva un pogn ad sel 
e quand la sfoja l’era pronta da tajé, cun la curtèla, 
la faseva un rutulì e la faséva che batù in se tulìr ch’ an so piò steda bona ad sintì.


Senza titolo Senza titolo


La butèva zò al taiadèl in t’aqva e quand agli avneva so, un bulòr e agli era pronti.


Senza titolo



la mia ricetta delle tagliatelle

cosa serve:

una zemna * di farina per ogni uovo, più quella che serve per la sfoglia

un tagliere, un mattarello e l’uomo che ti guarda *

tirare tre uova alla volta che altrimenti è troppo faticoso

l’uovo deve essere a tuorlo giallo, che la minestra * pallida non va bene


* unità di misura per la farina di tutte le arzdore romagnole:
mettere le mani unite a cucchiaio come quando dovete raccogliere l’acqua per bere a una fontana

* l’uomo serve a sollecitare lo sculettamento che serve per stendere la sfoglia: 
più l’uomo è interessato, più il movimento ondulatorio si accentua, più la sfoglia viene tonda e lissia

* minestra in romagna è tutta la pasta, se è in brodo si chiama minestra in brodo


sul tagliere, la mia mamma, metteva tre zemne di farina, una per ogni uovo, poi faceva la fontana, rompeva al centro le uova e le lavorava con la forchetta fino a quando non era ora di usare le mani. poi faceva una pallina e ci metteva un sacchetto sopra.
con il mattarello cominciava a stendere la sfoglia, facendo il movimento di sculettamento ondulatorio che spiegavo, fino a ottenere una sfoglia, tonda, gialla e grossa come 5 lire.

metteva su l’acqua e la faceva arrivare a bollore, poi metteva un pugno di sale e quando la sfoglia era pronta per essere tagliata con la cortella * la arrotolava e faceva sul tagliere quel rumore costante e preciso che non ho più sentito.
buttare le tagliatelle nell’acqua bollente e scolarle dopo un attimo che sono salite in superfici.

* cortella: femminile, romagnolo, a lama rettangolare, alta e piatta


questo ho fatto a casacortella, 
che non c’era casa migliore e più deputata per una tagliatella, tagliata, a cortella

Silvia mogliedaunavita

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