IN TAVOLA - ON THE TABLE

23 luglio 2008

La vera istruzione? Scienza, letteratura e lavoro manuale

di Francesco Alberoni

Non daremo mai abbastanza importanza all' istruzione per l' individuo, per la società. Lo sanno bene le persone dotate di grande intelligenza che hanno incominciato a lavorare giovanissime e sono state frenate dall' aver fatto solo le scuole elementari o le medie inferiori. E pensiamo a quale immensa perdita avremmo avuto se Mozart o Verdi non avessero potuto studiare musica o Einstein fisica. L' istruzione è fra i primi doveri dello Stato verso i cittadini e dei genitori verso i figli. Tutti devono essere messi in condizione di poter partire per fare grandi cose, tutti hanno il diritto di sognare e di provare. Ma sbaglia chi confonde l' istruzione con il diploma, con il pezzo di carta che da solo dovrebbe garantirti un posto di prestigio, di comando. Quello che conta non è il titolo di studio, è il sapere nella sua interezza. Al Centro sperimentale di cinematografia vengono molti giovani per fare il regista e vorrebbero subito mettersi a dare ordini all' operatore, al direttore della fotografia, comandare. Invece devono imparare la storia, la teoria e devono lavorare anche loro alla macchina da presa, alla sceneggiatura, al montaggio, perché solo così padroneggeranno l' intero processo. E questo vale in ogni campo, in medicina dove devi stare accanto al malato, capirlo, o in economia dove devi prima imparare la teoria ma poi sperimentare la vita delle imprese, lavorarvi. Ma sbaglia anche chi confonde l' istruzione col pensiero astratto o con l' esperienza puramente virtuale. Anche qui un esempio semplice. C' è una differenza abissale fra guidare un' automobile in un videogioco e nella vita reale. Non per la guida in sé, ma perché nella vita hai a che fare con altre persone, le loro emozioni, e incontri la sofferenza, la morte reale. Se uccidi in un videogioco non succede nulla, nella vita sei un assassino. L' istruzione è completa solo quando la teoria si confronta con l' esperienza. Io sogno una scuola in cui si studiano rigorosamente tutte le materie letterarie e scientifiche, ma poi si fa anche sport, teatro, musica, e si imparano lavori manuali come l' elettricista, il falegname, il cuoco, il giardiniere e ci si confronta con il risultato. È solo coltivando una rosa reale che mi rendo conto di quante nozioni devo conoscere e di quanta cura, quanta vigilanza devo avere. È solo facendo le cose concrete e di fronte ai risultati che imparo la responsabilità. Un insegnamento che mi servirà per qualsiasi mestiere, qualsiasi professione poi io faccia.


Corriere della Sera, 16 giugno 2008

1 commento:

manu ha detto...

parole sante!

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