IN TAVOLA - ON THE TABLE

31 gennaio 2008

Dado fatto in casa


English recipe here


Una cosa che ho imparato a fare subito appena acquistato il Bimby è stato il dado, sia di carne che vegetale. E' una ricetta semplicissima, che si può fare anche in pentola normale e in pentola a pressione, che dà una grande soddisfazione sia nell'usarlo (e si sa materialmente cosa si usa) sia nel regalarlo: è sempre apprezzato, anzi, il problema, poi, è nel proseguire a farlo su ordinazione!Questo dado è adatto a insaporire qualsiasi pietanza e insuperabile aiuto per la preparazione di un brodo veloce.Quello di carne è un pò più tosto di sapore.

INGREDIENTI:

300gr. di sale grosso, meglio se integrale
300gr. di carne macinata
300gr. di verdure miste (sedano, carote, cipolla o porro, zucchine, zucca se piace)
1 pomodoro
aromi misti a piacere: rosmarino, salvia, basilico, prezzemolo, alloro
3 cucchiai di vino rosso (facoltativo)




Per il dado vegetale non si mette la carne e il vino.
Si può aumentare a proprio piacimento la quantità delle verdure.
Si possono usare anche le buste congelate pronte per il minestrone, nel qual caso si tritano solo dopo cottura.

Nel Bimby: tritare le verdure nel boccale per 10 sec. a vel 4/5. Unire il sale, la carne, il vino, e cuocere per 30 min. a Varoma a vel. 1. Alla fine portare lentamente a vel. 6 per 30 sec. e successivamente omogeneizzare il tutto a vel. Turbo per 2 min.
In pentola: tritare le verdure con un robot, mettere tutti gli ingredienti, far prendere il bollore e cuocere piano per 30/40 minuti. Quindi tritare minuziosamente.

In pentola a pressione: tritare le verdure, aggiungere tu
tti gli ingredienti e far cuocere 20 minuti dal fischio. Tritare minuziosamente.

Invasare subito e una volta raffreddato chiudere i vasetti.

 

I vasetti ottenuti che si possono conservare in frigo o in freezer, dove non indureranno mai per la grande presenza di sale.

30 gennaio 2008

Ieri sera a teatro...


LA LUNGA VITA DI MARIANNA UCRIA di Dacia Maraini

con Mariella Lo Giudice, Luciano Virgilio - regia di Lamberto Puggelli

Considerata la scrittrice italiana contemporanea più conosciuta all’estero, Dacia Maraini con il romanzo La lunga vita di Marianna Ucria vinse il premio Campiello nel 1990. Il successo dell’opera la indusse a scriverne un’edizione teatrale che, messa in scena nel 1994, vinse il Premio IDI per la miglior regia. Scrive l’autrice: “Sono contenta che a distanza di tempo lo spettacolo venga ripreso nella sua integrità, con lo stesso regista, lo stesso scenografo e la stessa musicista, anche se gli attori sono mutati. La novità del testo teatrale rispetto al romanzo sta nello sdoppiamento di Marianna, ora giovane che osserva se stessa invecchiata, ora anziana che rivolge lo sguardo sbalordito a una se stessa infantile e persa. Questo gioco di prospettiva mi ha permesso di mantenere qualcosa dello stile metaforico, ragionato, del romanzo. Mi ha permesso di “riferire” il pensiero della protagonista che è parte integrante del tessuto narrativo”. La vicenda è ambientata in Sicilia, nel Settecento e narra la storia della nobile famiglia Ucria. Marianna, la protagonista, viene rappresentata in tre periodi della sua vita. All’inizio è una bambina che gioca e canta quand’ecco un uomo afferrarla e violentarla. Da questa violenza Marianna uscirà muta. C’è poi Marianna adulta, prima giovane signora e poi in là con gli anni, che conosce la propria sensualità grazie all’amore di un servitore e trova nel pretore Camaleo, che pure la ama, la dolcezza di una grande intesa intellettuale. Ma l’inquietudine e la sete di vita e di conoscenza di Marianna (divenuta una donna coltissima) la inducono a partire e ad abbandonare la Sicilia, via dal chiuso di una società che le ha ristretto la vita.


Avevo letto il libro e mi era piaciuto moltissimo, sia per la storia narrata che per il modo in cui si leggeva.
Mi è piaciuta moltissimo la rappresentazione teatrale, un cast di 23 attori bravissimi, dei costumi bellissimi, una scenografia molto avvincente e d'effetto, una musica perfetta.

27 gennaio 2008

Chiacchiere dell'Elvira

Ricettina sfiziosa consigliatami da Claudia e poi ritrovata anche nei vecchi ricettari del Bimby.

INGREDIENTI:

250g. circa di farina
200gr. di panna da cucina
1 cucchiaio di zucchero
un pizzico di sale
olio di semi di arachidi per friggere

Impastare bene tutti gli ingredienti e formare una palla che lasceremo riposare coperta per almeno mezzoretta, meglio se in frigo.

Nel Bimby: tutti gli ingredienti nel boccale e impastare per 30 sec. a vel. 6, eventualmente spatolando. Fare poi una palla e lasciare riposare coperta per almeno mezzoretta.

Deve risultare un impasto morbido ma non appiccicoso, eventualmente aggiungere un pochino di farina.

Prendere un piccolo pezzo di pasta e tirarlo con la sfogliatrice fino ad ottenere una sfoglia sottile (nel ken 7), facendo attenzione a non rovinare la sfoglia che è molto delicata.
Lasciare il resto della pasta coperta e in frigo, ne guadagnano poi le chiacchiere in cottura.
Appoggiare la sfoglia sulla spianatoia infarinata, tagliarla in rettangoli regolari e praticare due tagli al centro di ognuno.

Friggerli in olio bollente, meglio in pentola alta, scolarli con un mestolo forato e metterli ad asciugare su carta assorbente.


Al momento di servire cospargere di zucchero a velo o semolato.


Volendo, si possono cuocere anche in forno a 180/190° per pochi minuti, finchè diventano dorate. Non sono male.

Questa ricetta partecipa alla raccolta di Carolina:

Galani della zia Pupa

Ricetta tradizionale casalinga che la zia Pupa mi insegnò tanti anni fa.
Da allora non l'ho più abbandonata, perchè veramente ottima!

INGREDIENTI:


500 gr di farina esatta
1 uovo intero
1 tuorlo
40 g di burro sciolto
50 g di zucchero
un pizzico di sale
1 bicchiere di vino frizzante, circa 150/170 ml
olio di semi di arachidi per friggere

Impastare bene tutti gli ingredienti insieme.

A mano: fare la classica fontana e mettere il pizzico di sale in un angolo della farina, sbattere le uova al centro, unire lo zucchero e il burro sciolto ma freddo, prendere a mano a mano della farina aggiungendo a filo il vino fino a ottenere una bella pasta liscia, morbida ma sostenuta. Fare una palla.

Nel Ken: mettere la farina, lo zucchero e le uova, iniziare a impastare col gancio a uncino a vel. 2 aggiungendo a filo il burro sciolto, il pizzico di sale e il vino. Lavorare per un paio di minuti, poi dare una breve menata a mano e fare la palla.

Nel Bimby: mettere tutti gli ingredienti nel boccale, il burro deve essere morbidissimo o sciolto, e impastare 1 o 2 minuti a vel. 6. Dare una breve menata a mano e fare la palla.

Lasciare riposare l'impasto mezz'ora coperto.

Mentre si lavora tenere la pasta coperta.

Tagliare 3 o 4 pezzetti alla volta e tirarli nella sfogliatrice in questo modo:

- 2 volte al massimo (per il ken 1)
- 1 volta al medio (per il ken 4)
e poi tirare la sfoglia fine (per il ken 7)

Vedete per comodità dove appoggio le piccole sfoglie mentre le lavoro, ne faccio 4 alla volta dello stesso spessore.
Appoggiare le sfoglie sulla spianatoia appena appena spolverata di farina, tagliarle con la rondella della misura desiderata e praticare due tagli al centro.

Nel frattempo mettere l'olio sul fuoco a scaldare: ho usato 2 litri e mezzo di olio in una pentola di circa 22 cm di diametro. Quando raggiunge la giusta temperatura, friggere 3 o 4 chiacchiere alla volta.
Meglio tuffarle decise nell'olio, che vadano fino in fondo e tornino a galla. Se dovessero attorcigliarsi, delicatamente con una pinza o forchetta sistemarle in modo che si aprano bene. Girarle sempre delicatamente e cuocerle brevemente fino a coloritura desiderata (ricordarsi che quando si asciugano tendono a scurire leggermente).
Scolarle con un mestolo forato e metterle ad asciugare su carta assorbente.
Per praticità, io faccio scolare il primo olio in eccedenza in uno scolapasta posto sopra una bacinella, tuffo le chiacchiere seguenti e poi metto ad asciugare le prime sulla carta assorbente.

Sentite come sfrigolano bene nell'olio!


Mentre si procede con la seconda manche di sfogliatura, coprire la pentola dell'olio e tirarla via dal fuoco. Al momento di friggere nuovamente, accendere il gas al massimo, subito ritornerà a temperatura desiderata.

Disporre su un grande vassoio e al momento di servire cospargere di zucchero a velo o semolato.

Si conservano per giorni in una scatola o in un contenitore di plastica per alimenti, oppure in un cestino foderato con un canovaccio pulito, ricoprendo le chiacchiere con un canovaccio o carta cucina.

Si possono anche cuocere al forno, a 180/190° per pochi minuti, finchè diventano dorate.
Il sapore è tutt'altra cosa, però...

Quando friggo, ricopro bene i fuochi con alluminio: restano così quasi puliti :-)


La chicca in più: finestre aperte, incensi accesi, cappe al massimo, lampe berger al profumo preferito, tutto aiuta per evitare che l'odore di fritto ristagni dentro casa... ma una o due gocce di olio 31 nell'olio di frittura (messo da freddo) sarà indispensabile! (ed il fritto non ne risente, provare per credere!)



Questa ricetta partecipa alla raccolta di Carolina:

26 gennaio 2008

Cucinare insieme!



E' Carnevale!
...tempo di chiacchierare insieme...


Domenica 27 gennaio ore 15.30

QUATTRO CHIACCHIERE SFRIGOLANTI

Appuntamento su Cook!

25 gennaio 2008

Il cioccolato

Passione irresistibile e non solo per gli amanti dei dolci. Di fronte al “Teobroma” o alimento degli dei, secondo la terminologia creata nel 1734 dal naturalista Linneo, si trovano tutti d’accordo. E allora scopriamo i suoi segreti.


L'identikit
Il cioccolato deriva dai semi della pianta del cacao. Una volta privati della polpa, i semi vengono tostati, schiacciati e quindi macinati. Si ottiene così un liquido denso e chiaro chiamato liquore di cacao. Questo composto viene lavorato per ottenere due prodotti: il burro di cacao (la parte grassa) e una sostanza, il pannello, originata dalle parti solide. Da quest’ultima si ricava il cacao in polvere, dal gusto amaro. Dalla lavorazione della polvere con zucchero e burro cacao si ottiene il cioccolato.

Occhio all'etichetta
La direttiva europea stabilisce che il cioccolato possa contenere, oltre al burro di cacao, fino al 5% di altri grassi vegetali. In questo caso sulla confezione dovrà essere riportata la dicitura «contiene altri grassi vegetali oltre al burro di cacao». Si definisce puro, invece, quello che non contiene altri grassi oltre al burro di cacao.



Come sceglierlo


Il cioccolato può essere suddiviso in più gruppi, in base alla quantità di cacao contenuto. Maggiore è la percentuale, più elevato è il pregio. Alcuni arrivano persino al 100 per cento. Ma per produrre un cioccolato ricco di cacao, bisogna impiegare polvere della migliore qualità, in quanto influenza in modo sensibile il gusto: se fosse acido si avvertirebbe facilmente mentre se utilizzato a basse percentuali è più difficile accorgersi di eventuali difetti.
Per questo il cioccolato più pregiato è anche più costoso e più raro.


Tipo di cioccolatoPercentuale di cacaoCaratteristiche
Bianco
Prodotto con burro di cacao, zucchero e latte; è privo di cacao
Colore bianco paglierino più o meno intenso, morbido, con sapore di latte
Al latte
Minimo 25 per cento di cacao
Marrone chiaro, tenero e dolce
Fondente extra
Oltre il 45 per cento di cacao
Marrone bruno scuro, sodo, sapore pieno tendente all’amaro
Fondente extra amaro
Minimo 70 per cento di cacao
Marrone bruno scuro, molto sodo, sapore pieno e amaro

I cru
Quando il cioccolato è ottenuto da cacao proveniente unicamente da un determinato paese, ossia quando è monorigine, è detto cru, e riproduce le caratteristiche di quel determinato prodotto.

ProvenienzaGustoProdotto
Venezuela
Aromatico con sentori speziati

Cioccolato 100% pasta di Cacao

Ghana
Sapore intenso e persistente

Cioccolato extra amaro 80% cacao noir del Ghana

Madagascar
Aromatico con toni fruttati

Madagascar cioccolato extra 70% cacao


Attenzione a...
Il cioccolato di buona qualità quando si spezza non si sbriciola, ma mostra una frattura netta. Inoltre, si fonde sulla lingua senza impastarsi. Se è ricoperto da una patina bianca (si chiama fioretta) significa che è affiorato in superficie il burro di cacao: non è nocivo, ma può essere un segno di cattiva conservazione. Gli sbalzi di temperatura possono anche far comparire cristalli di zucchero sulla superficie.


L'idea in più

Nelle preparazioni salate

Tagliolini e gnocchi di patate
Per colorare e aromatizzare l’impasto

Risotto alla zucca
Come spezia da cospargere sul risotto alla zucca in modo da bilanciarne la dolcezza

Pollame
Aggiunto al ripieno

Per condire

Con peperoncino
Fatto fondere in una piccola casseruola, a bagnomaria, con l’aggiunta di peperoncino come salsa da accompagnare a selvaggina da pelo: lepre, cinghiale e cervo, cotti in forno.

Tagliato a lamelle, ma extra fondente 99/100%
- Su carne cruda in carpaccio
- Con le melanzane come condimento sul tonno della caponatina di melanzane
- Con il paté di olive sul carrè di agnello in crosta di olive
- Con formaggi erborinati di sapore intenso come il Gorgonzola piccante e il Roquefort.

tratto da Mondo Esselunga

24 gennaio 2008

Ieri sera a teatro...

DUE ORE FILATE DI SHOW RAFFINATO E SCINTILLANTE CHE AVVOLGE IN UNA SPIRALE DI VITALITÀ, ENERGIA E PASSIONE ASSOLUTA.

SOLA ME NE VO - regia di G. Solari

Travolti da un’insolita Melato - di Betty Zanotelli

Dice che il teatro è casa sua, la sua essenza, un «fiume che la travolge». Ma, dopo due ore filate di spettacolo raffinato e scintillante, è lei, a travolgere il pubblico, ad avvolgerlo in una spirale di vitalità, di energia, di passione assoluta. Trascinante Mariangela che, tra spizzichi di autobiografia, assaggi di quella consolidata abilità di attrice che tutti le riconosciamo, accenni di disinvolta danza, con quella voce che, anche alla prova come cantante, mostra una sua ragione d'essere, riempie di sé un Teatro Nuovo mai così gremito e così coinvolto. E così, come era ampiamente prevedibile, lo show «Sola me ne vo» (proposto come «evento speciale» nella rassegna «Divertiamoci a teatro») in cui la Melato indossa panni per lei inusuali - votati alla leggerezza, all'ironia sapientemente spruzzata di vena malinconica, all'amabile e divertita presa in giro di sé medesima - diventa l'ennesima dimostrazione di un'attrice che in realtà non ha bisogno di dimostrare nulla. E' talento allo stato puro; è «animale» da palcoscenico in grado di prendere il pubblico per mano e di condurlo dove meglio crede. La meta, in questo caso, è il racconto, tra il serio e il faceto, della propria vita, quella di una donna che ha scelto di stare sola, di votarsi (non senza qualche cedimento) anima e corpo all'arte e di trasmettere visceralmente questa sua passione a chi la vede e la ascolta. Certo, Giampiero Solari, il regista dello spettacolo nonché coautore dei testi (assieme alla stessa Melato, a Vincenzo Cerami e Riccardo Cassini) le confeziona, con consumata abilità un «abito» su misura, un «one woman show» sfavillante, con tanto di sei baldanzosi e scattanti ballerini (molto indovinate ed estremamente dinamiche anche le coreografie di Luca Tomassini; molto belli i costumi di Francesca Schiavon) che la circondano, l'assecondano così come le musiche eseguite dal vivo da Lorenzo Capelli con l'orchestra che sta sullo schermo. E così, tra un passo e l'altro di danza, tra una concessione e l'altra alla recitazione - intensissima la Blanche de «Un tram che si chiama desiderio» - tra inevitabili citazioni da Shakespeare («Macbeth» e «La Tempesta»), una colonna sonora che saltella di qua e di là. Eccola allora affiorare Mackie Messer tratta dall'«Opera da tre soldi» a «Ti parlerò d'amor» (eseguita proprio alla Wanda Osiris con annesso turbante) alla «Vita spericolata» del Vasco nazionale, non può non farsi strada quel «Sola me ne vo», accattivante ritornello di un agrodolce brano anni Trenta. In mezzo ci sta una vibrante rievocazione di Giorgio Gaber e delle sue folgoranti intuizioni in «Qualcuno era comunista» scandita a ritmo di blues e ancora il dolceamaro affresco di «Far finta d'essere sani». Il filo che tiene magicamente uniti tutti questi ingredienti è lei, Mariangela, vetrinista alla Rinascente, nata a Milano da un vigile «Trotzkijsta» e da una un'ingegnosa sartina, pronta a confezionarle, con il cartone, una pelliccetta simil-astrakan in modo che la figliola, ormai avviata al palcoscenico, non sfiguri nel ricevimento post-spettacolo. Un aneddoto, questo, molto gustoso che si mescola ai tanti altri in uno show-patchwork che prende forma su un palcoscenico su cui primeggiano schermi ovali in funzione anche di specchi. Se la confezione è impeccabile, i ritmi e i tempi sono quelli di un varietà luccicante in cui tutto è studiato e costruito con cura e in cui c'è una primadonna che, da sola, è capace di ammaliare il pubblico e di conquistarlo non solo con i diversi «colori» del suo essere straordinaria interprete ma anche con i suoi più intimi risvolti di donna. Di fronte a una simile bravura, si può anche perdonare qualche banalizzazione nei testi che talora rivelano una debolezza strutturale, ma che non inficiano la qualità dello spettacolo. Che dire, in definitiva? Che, parodiando il titolo di un suo celebre film, si esce da teatro…travolti da un'insolita Mariangela.

Purtroppo non sono riuscita ad assistere a questo spettacolo, a cui tenevo molto, considero la Melato una donna straordinaria.
Sono previste 6 repliche allo Smeraldo di Milano la prima settimana di marzo, mi sto già attivando per i biglietti e sicuramente questa volta non mancherò!

7 marzo 2008: sono andata allo Smeraldo!
Che dire, a me la Melato piace molto, e lo spettacolo mi è piaciuto.
E' brava a intrattenere il pubblico, si racconta anche prendendosi in giro da sola, canta garbatamente grazie anche al suo timbro di voce così "ruvido", è aggraziata nei movimenti...manca un pò nel ballo, ma credo che non volesse dar prova di essere una ballerina o una soubrette completa, anzi.
Forse sono anche troppi i sei baldi giovani al suo fianco...
Personalmente, non mi è piaciuta la filippica politica cercando di imitare Gaber...quella no, non mi piace affatto quando il palcoscenico si tinge di politica.

Crackers con pasta madre

Una preparazione facile e gustosa...uno tira l'altro!

INGREDIENTI:

300 gr pasta madre
60 gr burro morbido
30 gr strutto
250 gr farina
120 gr acqua
2 cucchiaini di sale
semi di sesamo o di papavero, facoltativi

Fare la fontana con la farina, mettere al centro la pasta madre a pezzetti e scioglierla bene con l'acqua, aggiungere il burro e lo strutto, poi iniziare a impastare prendendo un pò di farina, aggiungere il sale e impastare bene fino ad ottenere un impasto bello morbido.

Nel bimby: mettere l'acqua e la pasta madre nel bioccale e mescolare a vel. 3 per qualche secondo, unire poi il burro e lo strutto, dare una mescolata, quindi aggiungere la farina e il sale e impastare per 2 minuti a vel. 6/7.

Lasciare lievitare l'impasto in ciotola unta e coperto per 3 o 4 ore, finché si sarà gonfiato leggermente.



Disporre un pò di impasto su carta forno, tirarlo in una sfoglia fina, bucherellarlo con la forchetta o l'apposito attrezzo, tagliarlo a riquadri e cuocere in forno caldo a 190° per 15 minuti circa.



Volendo aromatizzarli, si possono aggiungere i semi preferiti all'impasto.

20 gennaio 2008

...e all'ombra della Madonnina...

...ci siamo trovate ieri per un'allegra scorazzata in compagnia e una visita semiculturale in cima al Duomo!
...una calda cioccolata ristoratrice al Mac Café in Galleria prima di affrontare l'escursione...temperatura esterna...poco più di 0°...
Anto, Emi e Lella soddisfatte!
Al telefono con Isa, prima della salita...non si vede ma...cellulare verde in tinta con la pelliccia!
...stiamo arrivando in cima...

...pizzi e merletti fantastici!
...eccoci arrivate!
Giornata freddissima ma bellissima! Panorama mozzafiato!
Mi è sembrato di ritornare indietro nel tempo, quando ero bambina e ci venivo coi miei...

...eh sì, Milan l'è on gran Milan!

Si unisce anche Rossella, e via alla Rinascente per una scorribanda al reparto casalinghi...
...sconti del 30-40-50-70%!!!...che goduria!!!

...una fantomatica distribuzione di semini vari, sotto l'occhio vigile del cameriere...mentre Anto e Rossella se la ridono...
...CHEESE!!!

Alla prossima, ragazze!