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20 dicembre 2018

Battenberg Cake


Davvero, siamo agli sgoccioli di questa grande raccolta del Menù Lib(e)ro, pensato e ideato da Marta e Aiu', che ci ha accompagnato in questi ultimi mesi (da maggio, per l'esattezza) offrendoci una carrellata di idee per presentare un menù ricco e corposo ai nostri ospiti, tutte prese dai libri più o meno conosciuti della grande biblioteca mondiale dedicata alla cucina, spaziando dalle pubblicazioni più recenti a quelle più vintage e capisaldi della tradizione culinaria.
Lynne è stata la nostra ospite per la sezione dedicata a Torte e semifreddi, accogliendoci alla sua tavola con un'invitante e golosa Torta austriaca alle prugne (Zwetschencuchen) e personalmente ho voluto omaggiarla con un'altrettanto golosa torta d'Oltremanica, perfetta per un classico Afternoon Tea o in qualsiasi momento si abbia voglia di qualcosa di particolare da addolcirci la giornata. E' composta da un impasto morbido, una genoise, diviso in due prima della cottura e una parte colorata a contrasto; una volta cotto si ridivide e si compone il dolce alternando i colori, in modo da formare una scacchiera, usando come collante della confettura di albicocche. Si ricopre poi di marzapane (facile da fare in casa) e si lascia compattare in frigorifero. 
E' ormai tradizione consolidata far risalire la sua creazione al 1884, per celebrare le nozze della nipote della regina Vittoria con il principe tedesco Luigi di Battenburg, da qui il nome, e che le 4 sezioni della torta rappresentassero in origine i quattro principi di Battenburg: lo stesso Luigi e isuoi fratelli Alexander, Franz-Joseph e Henry.
Ma facendo una ricerca più approfondita su internet, ho trovato un articolo pubblicato da Ivan Day nel 2011 che pone dei dubbi su questa origine. Ne riporto fedele traduzione (e sulla sua pagina originale potrete trovare anche le relative immagni):


Ci sono molte storie su questa famosa torta inglese, composta da strati alternati di pasta genovese colorati e racchiusi in una copertura di pasta di mandorle. Nella sezione trasversale sembra il disegno di una finestra di un bambino, che è senza dubbio il motivo per cui è nota nel nord dell'Inghilterra come Torta della finestra della cappella (Chapel Window Cake). La storia più comunemente tramandata sulla torta si riferisce alla sua presunta origine: pare, infatti, sia stata creata per celebrare il matrimonio (nel 1884) del principe Luigi di Battenburg con la nipote della regina Vittoria, la principessa Vittoria. Questa spiegherebbe il perchè delle quattro sezioni della torta, a rappresentare in origine i quattro principi di Battenburg: lo stesso Luigi ei suoi fratelli Alexander, Franz-Joseph e Henry. L'unico problema di questa storia è che le prime ricette apparse di questa torta erano a 9 quadrati e non a 4 come si trovano nelle versioni moderne.
La prima ricetta da me ritrovata con sezioni colorate è stata pubblicata da Frederick Vine nel 1898 nel suo meraviglioso libro Salable Shop Goods. Vine era uno dei panettieri e pasticceri più eminenti del suo tempo; non solo era l'autore di numerosi libri, ma era anche l'editore della rivista specializzata The British Baker. Nella sua ricetta dice chiaramente di creare una torta con nove sezioni, alternativamente colorate di rosso e bianco, riportandone il diagramma. La stessa immagine della torta finita apparve solo quattordici anni dopo il matrimonio di Louis e Victoria, pubblicata dal fornaio più rispettato di Londra. Se Frederick Vine non sapeva che aspetto avesse una Battenburg Cake, allora chi lo sapeva? Alcuni altri in realtà. Nei primi anni del XX secolo, un certo numero di professionisti pubblicarono ricette ed illustrazioni in sintonia con quelle di Vine. Ad esempio, la ricetta di T. Percy Lewis e A. G. Bromley nel The Book of Cakes (Londra, 1903) è composta da nove riquadri, come si evince dalla loro dettagliata illustrazione a colori. Non sono stato capace di trovare nessuna prova contemporanea di questo dolce a conferma che sia stato inventato proprio per onorare il matrimonio reale del 1884; questo fatto potrebbe essere vero e molto probabilmente la tradizione si basa su una memoria popolare, ma non sembra essere stata tramandata in nessun documento scritto. Né ci sono resoconti effettivi che colleghino il numero delle sezioni con i principi di Battenburg, a meno che, ovviamente, non ce ne fossero altri 5 di cui non sappiamo nulla. Forse Louis aveva altri fratelli di cui suo padre preferiva mantenere il segreto e non proferire parola! La storia dei quattro pannelli e dei principi sembra essere emersa abbastanza di recente ed è descritta su Wikipedia senza alcuna citazione della sua fonte: se qualcuno è a conoscenza della documentazione iniziale che collega questa torta al matrimonio di Battenburg, sarei felice e perennemente grato di una libera condivisione. Nel 1923, la torta di Battenburg era ancora realizzata con nove riquadri, come testimonia la fotografia pubblicata sul libro The Ship's Baker di Richard Bond, un altro eroe
dimenticato della gastronomia britannica che si specializzò in libri sulla cucina di mare.
Una Battenburg Cake ben fatta è una sfida tecnica per ogni fornaio e si può facilmente intuire perché sia stata scelta come prova di abilità per i concorrenti di The Great British Bake Off. In passato, il compito di costruire uno di questi dolci veniva spesso affidato a fornai e pasticceri apprendisti per testare la loro abilità e i risultati venivano spesso esposti.  In un'edizione del libro di Vine (forse del 1936), si può vedere quali tipi di Battenburg Cake venissero confezionate negli anni Trenta. Nell'immagine riportata, le torte di Battenburg sono quelle a sinistra e a destra. Sono gli anni Trenta e il numero di pannelli si è moltiplicato da 9 a 25: l'Art Deco sembrava fuori di testa! Forse i panettieri dell'epoca non stavano solo onorando i fratelli di Sua Altezza Serenissima (compresi quelli illegittimi), ma anche tutti i suoi nipoti e pronipoti! Quanti ne aveva?
Torniamo alla spinosa domanda: quando la Battenburg Cake diventò a 4 pannelli? Non ne sono sicuro, ma è possibile che si risalga a quando iniziarono ad essere prodotte da panificatori industriali come Lyons, che per quanto ne so iniziò a commercializzarli in serie prima della Seconda Guerra Mondiale. Suppongo che fare una torta a 4 riquadri sia molto più facile da realizzare (anche in scala industriale) rispetto a una con 9. Allora, da dove viene la storia dei quattro principi di Battenburg? Beh, molto probabilmente farà parte delle innumerevoli leggende tramandate riguardo i nostri cibi tradizionali.
Se c'è un eroe in questa storia, è Frederick Vine. Questo scrittore dimenticato di cibo britannico, di cui me ne occupo ampiamente sul mio blog, è stato l'autore di un altro libro
: Cakes and How to Make Them (Torte e come realizzarle). Sfortunatamente nessuna delle edizioni di questo libro è datata, anche se alcune note fanno presupporre una pubblicazione dell'anno precedente a quella di Salable Shop Goods, probabilmente verso il 1890. Se questo è corretto, e sono necessarie ulteriori ricerche per confermarlo, questo libro contiene proprio la prima vera ricetta della Battenburg Cake. Tuttavia, è un dolce completamente diverso dalla torta che ora porta questo nome. La precedente Battenburg Cake di Vine è in realtà una semplice torta alla frutta cotta in uno stampo da plum-cake (segue ricetta per chi avesse voglia di provarla).
Da notare che Vine, il cui pseudonimo era Compton Dene, ci dice che "queste torte si vendono bene ovunque vengano mostrate". Ciò indicherebbe che la Battenburg Cake fu un arrivo abbastanza recente nella pasticceria nei primi anni dopo il 1890. La coppia reale si sposò solo sei anni prima che la ricetta fosse stampata; quindi forse questa precedente
torta ha più pretese di essere la torta celebrativa originale piuttosta di quella che noi conosciamo a più colori. Vine era al culmine della sua carriera al momento del matrimonio; se fosse vivo ora, sono sicuro che sarebbe in grado di dirci perché una torta di frutta deliziosa ma anonima sia stata sostituita da una più appariscente ma anche più stucchevole in neanche sei anni.
Bene, suppongo che la morale di questa storia sia quella di non limitarsi a credere a tutto ciò che ci propinano in tv o su Wikipedia. Per quelli che sono più interessati alla vera realtà piuttosto che alla finzione, ecco la firma e l'etichetta originale di Frederick Vine, tratti dalla copia di Gastronomic Regenerator di Alexis Soyer, che ora fa bella mostra di sè nella mia biblioteca. È un bene prezioso. Sicuramente avrete notato che ho sempre scritto Battenburg con una "u", piuttosto che Battenberg, che sembra essere un'evoluzione lessicale contemporanea. Bene, ho seguito anche il signor Vine in questa faccenda, perché penso che dovrebbe essere proprio lui ad avere l'ultima parola.

Dopo questo mio scritto, ho trovato altre notizie interessanti riguardo questa torta, scrivendone ulteriormente in questo articolo (Buttenberg Cake Revisited, or Neapolitan Roll Rediscovered) e in seguito anche in quest'altro (Butternburg Cake History Again!).

Per voi, la traduzione di questi ultimi 2 articoli in un prossimo futuro :-))
Al momento, godiamoci una fetta di questa torta così scenografica (ma anche buona, a piccole dosi, ve lo assicuro!)


battenberg cake


Ingredienti:
175 g di burro morbido

175 g di zucchero super fino

175 g di farina 00 autolievitante, setacciata

3 uova grandi, sbattute

pizzico di sale
colorante rosso per alimenti

mezzo cucchiaino di acqua di rose

mezzo cucchiaino di acqua di fiori di arancio (o estratto di mandorla)

90 g di marmellata di albicocche

450 g di marzapane *

zucchero

uno stampo 20x20 oppure 2 stampi 10x20

* Marzapane: 320 g farina di mandorle-180 g zucchero a velo
-90 g di confettura di albicocche
Frullare la farina di mandorle, lo zucchero a velo e la marmellata fino ad ottenere un composto omogeneo.


battenberg cake



Imburrare uno stampo 20 x 20 cm. Dividerlo a metà con una parete formata da un cartoncino rivestito di alluminio. Rivestire lo stampo con carta forno, fermandola con un pochino di burro sul fondo e sulla parete dello stampo e facendo attenzione a ricoprire anche la parete divisoria di alluminio.
Oppure rivestire i 2 stampi rettangolari con carta forno, fermandola con un pochino di burro sul fondo e sulle pareti degli stampi.

Lavorare il burro con lo zucchero con una frusta fino ad avere una crema liscia ed omogenea. Unire le uova a filo, poco alla volta, sempre mescolando con la frusta.
Aggiungere poi la farina, un cucchiaio alla volta, fino ad esaurimento. Se il composto fosse troppo duro aggiungere un paio di cucchiai di latte.

Dividere il composto in due parti uguali: unire in una il colorante necessario per avere un impasto rosa e l’acqua di rose, amalgamando bene; nell’altra aggiungere l’acqua di fiori di arancio o l’estratto di mandorla.
Versare delicatamente i due impasti nelle due metà dello stampo (o ognuna in uno stampo rettangolare) e livellare. Infornare a 180/190° per 20 minuti. Fare la prova stecchino per riconoscere la corretta cottura.


facendo battenberg cake


Lasciare raffreddare completamente, estrarre dallo stampo, avvolgere nella pellicola e trasferire in frigo a rassodare.
Pareggiare i lati delle torta in modo da ottenere due parallelepipedi perfetti. Sovrapporre la torta bianca su quella rosa e pareggiare i lati; tagliare poi le torte nel senso della lunghezza per ottenere 4 parallelepipedi uguali.
Preparare la confettura di albicocche: fare raggiungere il bollore alla confetturain un pentolino, spegnere e passate al setaccio e lasciare raffreddare.
Spennellare abbondantemente con la confettura la superficie di un blocco bianco e di un blocco rosa e accostarli. Sovrapporre altri due blocchi facendo attenzione ad alternare il colore per ottenere così la classica scacchiera di questa torta. Spennellare tutta la superficie esterna della torta, per far aderire poi la copertura, e riporre in frigo.
Trasferire il marzapane tra due fogli di carta forno e stenderlo con un matterello fino ad uno spessore di pochi millimetri. Ricoprire la torta e pareggiare i lati in modo da renderli regolari.
Riporre la torta in frigo per almeno mezz’ora o fino al momento di servire.


battenberg cake



Senza titolo


Questa ricetta partecipa alla nuova raccolta Menu Lib(e)ro organizzata da Aiù.
Info su come partecipare qui, pagina FB con tutte le ricette pubblicate qui.

14 novembre 2018

Tajine di frutti passiti con glassa al miele


Siamo alla frutta!
Ma non in senso sconsolato, tutt'altro :-))

Siamo arrivati al 14esimo appuntamento della raccolta del Menu Lib(e)ro, nata da un'idea di Marta, con la progettazione di Aiu' e un'entusiasmante partecipazione delle nostre amiche + 1: ancora insieme per un altro progetto, un altro gioco, un'altra scusa per provare e condividere nuove ricette, tutte prese dai libri delle nostre libreria culinarie.
E questa nuova portata è dedicata appunto a Fantasia di frutta e ci accoglie alla sua tavola Resy, offrendoci le sue deliziose e dolcissime Mele meringate al forno.
Per me una ricetta semplice ma di grande impatto scenografico, presa dal libro che Bruno Barbieri dedica ai Tajine, questi bellissimi contenitori in terracotta usati dalle popolazioni nordafricane per le loro pietanze.
Tajine è un termine di origine berbera e farebbe riferimento a una pietanza di carne in umido, tipica della cucina nordafricana (in particolare marocchina) che prende il nome dal caratteristico piatto in cui viene cotto.
Il piatto tradizionalmente è fatto interamente di terracotta, spesso smaltata o decorata, ed è composto da due parti: una parte inferiore piatta e circolare con i bordi bassi, ed una parte conica superiore che viene appoggiata sul piatto durante la cottura (una derivazione della lekanis greca).
La forma del coperchio è pensata per facilitare il ritorno della condensa verso il basso e presenta sulla sommità un pomello che ne facilita la presa. La parte inferiore viene usata per servire il piatto in tavola.
Il tajine viene tradizionalmente cotto sulle braci ardenti lasciando uno spazio adeguato tra i carboni e il tajine stesso per evitare che la temperatura aumenti troppo rapidamente. Vengono utilizzati grandi mattoni di carbone, soprattutto per la loro capacità di rimanere caldi per ore. Altri metodi prevedono l'uso di un tajine in forno o su un fornello a gas o elettrico, con il calore molto basso necessario a mantenere lo stufato a fuoco lento. Un diffusore do calore, un utensile circolare posto tra il tajine e la fiamma, viene solitamente utilizzato per distribuire uniformemente il calore. Di recente sono stati costruiti piatti con il fondo di metallo, in grado di sopportare le alte temperature e la fiamma dei moderni fornelli a gas. La cottura avviene comunque sempre a fuoco basso, lentamente, affinché la carne risulti tenera e aromatizzata.  Molti tajine in ceramica sono sia oggetti decorativi che recipienti di cottura funzionali; tuttavia alcuni sono destinati esclusivamente all'uso come piatti da portata decorativi (da wikipedia).


tajine frutti passiti con glassa al miele


Ingredienti per 4 persone:
8 albicocche secche
4 datteri Medjoul
4 fichi freschi
4 fette di ananas disidratata
1 pera William, non sbucciata e tagliata in quarti
1 pesca a pasta gialla, non sbucciata e tagliata a pezzi (omessa)
4 prugne rosse fresche
1 manciata di uva sultanina (jumbo)
3 cucchiai di miele millefiori
200 g di frutta secca mista
(noci, nocciole, pistacchi, pinoli e mandorle)
100 g di zucchero semolato
200 g di acqua
un pizzico di acido citrico
(acquistabile in farmacia)
fiori commestibili
(petali di rosa, gelsomino, sambuco)


tajine frutti passiti con glassa al miele


In una casseruola a fondo pesante unire l'acqua e lo zucchero e portare a ebollizione; spegnere la fiamma, far raffreddare lo sciroppo e versare i petali dei fiori, a piacere, conservandone alcuni per la guarnizione finale.
Lasciare macerare per 48 ore, filtrare e aggiungere un pizzico di acido citrico (evita il proliferare di muffe che potrebbero crearsi dopo un periodo di infusione con materiale vegetale).
Nella base del tajine, unire tutta la frutta, versare lo sciroppo preparato e il miele. Coprire con il coperchio e cuocere a fuoco dolcissimo per crca 6/7 minuti: la frutta dovrà risultare morbida e glassata.
Appena prima di servire guarnire la frutta con i petali dei fiori rimasti. Accompagnare, a piacere, con gelato alla vaniglia Bourbon.

Secondo me si potrebbe aromatizzare lo sciroppo con un liquore preferito, unendolo quando lo sciroppo è ancora caldo e dealcolizzandolo dandogli fuoco (con attenzione :-)).


Senza titolo


Questa ricetta partecipa alla nuova raccolta Menu Lib(e)ro organizzata da Aiù.
Info su come partecipare qui, pagina FB con tutte le ricette pubblicate qui.

15 marzo 2017

Terrina di Tacchino e Frutta ai 4 Pepi e Fiori di Rosmarino per l'MTC#64


Nuova sfida golosa ed intrigante per l'Mtchallenge di marzo: le Terrine, proposte da Giuliana, vincitrice della sfida precedente.
Come per ogni sfida che si rispetti, non potevano mancare: la consueta infografica della Dani, in questo caso più sciccosa che mai, un esauriente excursus sul perchè la chiamiamo terrina, gli immancabili tips&tricks per una terrina d'autore e (guarda caso) per la meglio gelatina da utilizzare, concludendo i discorsi con la Terrina con la maiuscola dedicata al Foie Gras (e alla sua preparazione rigidamente etica). Dimenticavo, il Tema del Mese non poteva non essere dedicato che alla Cucina Vintage :-)
Aggiornamento: tips&tricks su Relish e accompagnamenti vari per le terrine e la grande fenomenale intervista di Francesca al Gran Maestro Paul Bocuse.
Infine, la raccolta completa delle terrine partecipanti a questa sfida.

La terrina, preparazione forse anche un po' retrò, di sicuro più particolare e bisognosa di maggior cura ed attenzione nella sua realizzazione... che ho cercato di avere, impegnandomi e cercando di oltrepassare le mie barriere culinarie nei riguardi di un ingrediente a me abbastanza fastidioso: la gelatina. Ma nonostante ciò, questa prima prova non è risultata soddisfacente al 100%, per via del taglio maldestro che ne è conseguito.
Strada facendo le mie considerazioni in corsivo, errori che probabilmente potevo evitare (ma col senno di poi è tutto più facile) e per i quali chiedo aiuto e consigli a largo raggio (che potranno essere d'aiuto comunque ai prossimi produttori di terrine), perchè alla prossima occasione la voglio ripetere, dato che come sapore è stata una meravigliosa sorpresa... a detta anche del marito!


terrina tacchino e frutta


Probabilmente, anzi sicuramente, finirò fuori gioco, perchè non ho osservato la regola dei due complementi a latere; ma sinceramente, a parte la salsina agrodolce zenzerosa che smorzava il dolciastro dell'insieme, non sapevo veramente con cosa abbinarla. La misticanza intorno rinfrescava ed era l'unione perfetta: anche quando servo il tacchino farcito con la frutta non aggiungo altri contorni (a parte l'insalatina), perchè distoglierebbero l'attenzione dal suo ripieno fruttuoso. Due salse sarebbero state troppe, un chutney non avrebbe avuto il suo dovuto risalto, la solita confettura di cipolle di Tropea (anche nella versione senza zucchero) sarebbe stata per l'appunto la solita... non è facile, oppure sono io troppo vintage che resto avvinghiata alle mie tradizioni culinarie (questo tacchino vanta il record di ben quasi 40 anni di infornate!) tout court.


terrina tacchino e frutta



E' una terrina del riciclo, come forse ne è nata qualcuna nelle cucine di un tempo, preparata nello stampo Staub 30x11 in ghisa smaltata, capacità 1,45 l.

Ripieno della terrina: ho utilizzato della polpa di tacchino (circa 600 g), ripulendo bene la carcassa della tacchina di 7 kg cotta la sera precedente per una cena con amici, insieme alla frutta avanzata del ripieno (mela-pera-datteri medjoul-uvetta jumbo-albicocche secche).
Ho sfilacciato la carne a mano (ma probabilmente avrei dovuto tagliarla a coltello a pezzetti piccoli, di uguale dimensione) e ho tagliato a fettine i datteri, le albicocche e gli spicchi di mela e pera (anche per la frutta forse era meglio una dadolata), lasciando intera l'uvetta jumbo.


ingredienti terrina


Brodo per la gelatina: avevo del brodo vegetale, che ho rimesso a sobbollire per mezz'ora con le ali del tacchino (spolpate), una carota, uno scalogno con foglia di alloro infilzata con un chiodo di garofano, qualche grano di pepe rosa (falso pepe) e qualche di pepe selvaggio del Madagascar (Voatsiperifery), 3/4 gambi di prezzemolo, qualche barba di finocchio, due foglie di kefir (suo gentil omaggio), un cucchiaino di dado vegetale homemade.


brodo



Una volta pronto il brodo ed eliminato ossa e verdure, va chiarificato: sbattere un albume in una ciotola con la forchetta, aggiungere un mestolo piccolo di brodo ed amalgamare. Versare tutto nel brodo bollente e sempre a fuoco medio/alto, mescolare velocemente con una frusta finchè rappreso; spegnere il fuoco, mettere il coperchio e lasciare riposare 5 minuti, in modo che tutte le impurità si inglobino nell'albume. Eliminare poi l'albume rappreso e filtrare il brodo attraverso un colino a maglie strette.
Filtrare una seconda volta nel chinois (preso all'asta di Napoli) ed una terza volta sempre nel chinois ma con un filtro di carta da caffè incorporato: questo per avere un brodo il più limpido possibile in modo da ottenere una gelatina trasparente.

Gelatina:
600 ml di brodo (vedi sopra)
1 cucchiaio di Vin Santo
1 cucchiaio di Calvados
14,5 g di gelatina in fogli

Unire i liquori nel brodo caldo.
Nel frattempo mettere la gelatina a rinvenire in acqua fredda; quando pronta unirla ben strizzata ai liquidi caldi e far sciogliere bene. Lasciare intiepidire.

Aromi per la gelatina: grani di pepe selvaggio del Madagascar (Voatsiperifery), grani di pepe rosa, grani di pepe di Timut, leggermente schiacciati sotto la lama di un coltello - una generosa grattugiata di pepe lungo del Bengala - fiori di rosmarino freschi (del mio giardino).

E' venuta una gelatina da urlo, non credevo neanche alle mie papille gustative! Un profumo incredibile, ed un sapore delicato ma allo stesso modo ben strutturato ed incisivo: confesso, io non amavo assolutamente il pepe, ma questi ti ammaliano con la loro fragranza!

Volontariamente non ho rivestito internamente lo stampo con la pellicola da alimenti (che facilita non poco l'estrazione della terrina) perchè non si riesce (o perlomeno non riesco) mai a farlo aderire perfettamente, rimane sempre quello spiffero nel perimetro inferiore che potrebbe compromettere la forma della terrina - e poi le pieghe inevitabili della pellicola possono rigare la gelatina.

Preparazione della terrina: versare un dito di gelatina quasi fredda nello stampo e delicatamente cospargere alla rinfusa i grani dei pepi, la grattugiata di Timut e i fiori di rosmarino. Far rassodare (in frigo o in abbattitore).


facendo la terrina


Fare uno strato con la carne (secondo errore: avrei dovuto sistemare gli sfilacci non per il lungo, come nella foto, ma sistemandoli paralleli al lato corto, in modo che al taglio si presentassero già in una miglior posizione) e versare qualche cucchiaio di gelatina. Far rassodare.
Quindi proseguire con uno strato di frutta e qualche cucchiaio di gelatina, poi ancora carne e gelatina, e continuare fino ad arrivare ad un centimetro dal bordo.
Cospargere ancora con i grani dei pepe, la grattugiata di Timut e i fiori di rosmarino e ricoprire con un sottile strato di gelatina.
Ricordarsi di battere la terrina sul piano di lavoro ogni qualvolta si aggiunge la gelatina, in modo che vada a riempire ogni spazio vuoto; inoltre mantenersi col ripieno a qualche millimetro dai bordi, per far sì che la gelatina riesca ad arrivare anche lateralmente. E delicatamente premere ogni strato per compattarlo al meglio (questo passaggio non mi è riuscito bene e non ha dato l'effetto sperato).
Mettere poi in frigo a rassodare per 24 ore.

Per sformare la terrina senza intoppi: passare delicatamente la lama di un coltello piatto lungo i bordi interni della terrina, appoggiarla pochi istanti in una bacinella con dell'acqua tiepida o, in alternativa, bagnare i lati esterni dello stampo col getto di acqua calda del rubinetto, facendo attenzione che neanche una goccia di acqua cada all'interno. Posizionare il vassoio sopra la terrina e, con un movimento deciso, capovolgere entrambi.
Se, come nel mio caso, si fosse sciolta della gelatina (quasi inevitabile), riporre subito la terrina in frigorifero fino a completo rassodamento; eliminare poi l'eccesso con un coltello.


terrina tacchino e frutta


Servire la terrina con una misticanza e la vinaigrette allo zenzero.



Vinaigrette allo zenzero:
2 cucchiai di zenzero fresco grattugiato
2 cucchiaini di zucchero
2 pizzichi di aglio in polvere
2 cucchiai di aceto di mele
2 cucchiai di salsa di soia
2 cucchiaini di semi di sesamo tostati
erba cipollina tritata
olio extravergine di oliva

Dopo aver grattugiato lo zenzero, prendere tutta la polpa con una mano e stringere forte il palmo, raccogliendo il succo in una ciotolina; oppure passare al setaccio, premendo bene col dorso di un cucchiaio.
Mescolare l’aceto di mele con la salsa di soia, lo zucchero, il succo dello zenzero e l’aglio in polvere. Sempre mescolando con una frustina, unire a filo l’olio fino ad ottenere un’emulsione. Per ultimo aggiungere i semi di sesamo (precedentemente tostati in un padellino) e l’erba cipollina.
Si conserva in un vasetto a chiusura ermetica per qualche giorno.
La presenza della soia, che contiene lecitina, dovrebbe mantenere l'emulsione stabile; nel caso dovesse separarsi, basterà agitare il vasetto prima dell'utilizzo.



terrina al taglio



Potrebbe sembrare un lavoro ben fatto, ma in effetti non lo è. 
Ho provato ad utilizzare il mio bel coltello superaffilato giapponese, quello a seghetto, quello da carne, ma niente da fare: la fetta inevitabilmente si spappola, e non era certo un gran bel vedere a fotografarla.
Forse, se avessi messo la terrina in congelatore, mi avrebbe aiutato nel taglio; ma poi... che effetto avrebbe reso la gelatina scongelata?

Riproverò, con la carne a dadolata e mescolata in ciotola alla gelatina e poi messa nello stampo.
La più grande soddisfazione sono stati i complimenti del marito, che ne ha mangiata quasi mezza.
E la mia (quasi) riappacificazione con la gelatina e, soprattutto, la riscoperta di Pepi con la maiuscola!

Giuliana, perdona questo strafalcione, ho voglia di provarne una ancora più difficile... e che il Ciel m'assista! Ora mi godo qualche giorno di riposo in terra francese... chissà che i nostri cugini d'Oltralpe non mi ispirino :-))


terrina tacchino e frutta

Terrina di Tacchino e Frutta ai 4 Pepi e Fiori di Rosmarino




8 novembre 2015

Bula Talei, drink esotico delle isole Fiji


Bula Talei significa Benvenuto amico!
Fino a poco tempo fa, in queste isole remote, si usava offrire come drink di benvenuto una noce di cocco piena di Kawa.

La Kawa Kawa o Kava Kava (Piper methysticum) è una pianta è originaria della Polinesia occidentale (Tonga, Samoa, Fiji, Vanuatu) fino a Tahiti. Gli indigeni ne traggono una polpa che prima masticano (la saliva provoca un'emulsione della resina) e poi mettono in recipienti che riempiono di acqua calda e lasciano in infusione: questa polpa così diluita e preparata viene consumata durante le cerimonie religiose. Esiste la descrizione di tale cerimoniale da parte di J. Cook (1785). La tradizione samoana vuole che tale ricetta sia stata un dono di Tagaloa Ui, semidio, figlio del sole.
Gli indigeni preparavano con la kawa kawa una bevanda rinfrescante, rilassante, sedativa-analgesica, capace nel contempo di far sopportare la stanchezza e la fatica.
La storia leggenda completa qui.

Si racconta che anche la regina d'Inghilterra Elisabetta II abbia assaggiato questa bevanda, senza distogliere il suo gentil sorriso di circostanza dal viso.
Questa bevanda inebriante estratta dalle radici della pianta del pepe è ancora consumata dagli isolani stessi e riservata alle cerimonie odierne.
Con il sempre più crescente commercio turistico, anche le bevande delle Fiji si sono dovute però adattare ai gusti degli ospiti. Tuttavia, come vuole la tradizione, un long drink non è mai servito senza fiori esotici.
Gelsomino, gardenie o fiori di frangipane sono i più popolari. Se piace questa decorazione, basterà ricordare di non mettere i fiori direttamente nella bevanda: sono invece sistemati su una fetta di ananas o di arancia, in modo che non ne vengano a diretto.
Solitamente il Bula Talei è riservato per il tardo pomeriggio o come dopo cena.



bula talei


Dal libro Drinks di Laura Conti.


Per ogni bicchiere:

ghiaccio tritato
4 cl (3 cucchiai) di rum
4 cl (3 cucchiai) di succo del frutto della passione
1 cl (2 cucchiaini) di succo di lime
1 cl (2 cucchiaini) di sciroppo di zucchero
ghiaccio a cubetti
per guarnire: una fetta di arancia e un fiore



bula talei


Riempire lo shaker con il ghiaccio tritato, aggiungere il rum, i succhi di frutta e lo sciroppo di zucchero. Shakerare bene e filtrare in un tumbler riempito di un terzo di cubetti di ghiaccio.
Guarnire con la fetta di arancia e il fiore e servire.


bula talei



Questa ricetta partecipa all'Abbecedario Culinario Mondiale 
per la tappa delle isole Fiji ospitata da Silvia.

22 ottobre 2014

Risotto con le mele e Monte Veronese di malga, profumato al limone e rosmarino per il Salone del Gusto


Una ricetta da portare al Salone del Gusto, con un prodotto Presidio Slow Food della propria regione.
La scelta non poteva che (ri)cadere su un prodotto del mio territorio: il Monte Veronese, formaggio della Lessinia, regione montuosa a nord di Verona, spesso presente sulle nostre tavole.
Che la mela sia un frutto primario è indubbio, ce lo ricordano anche i proverbi, non solo di casa: an apple a day keeps the doctor away!
Mi sarebbe piaciuto provarne una varietà antica, ma il tempo a disposizione e i vari impegni non me l'hanno concesso, rimedierò cercandone qualcuna proprio al Salone.
Mi sono quindi affidata alle buone Golden, quelle con la buccia piena di ruggine e quasi ruvida, croccantissime ma al tempo stesso succose.
Avrei voluto usare l'antico orzo delle valli bellunesi, anch'esso Presidio, introvabile purtroppo nelle vicinanze (ma sicuramente accessibile al Salone dove ne farò scorta), che secondo me conferirebbe un aspetto ancora più rustico al piatto.
Ho usato il mezzano, di media stagionatura, ma libertà assoluta di usare il Monte Veronese fresco, dal sapore più delicato, o quello Stravecchio, per un gusto più aggressivo (ma in dose minore, per non sovrastare la delicatezza delle mele).






La regione montuosa della Lessinia, a nord di Verona, nel Duecento era una grande riserva disabitata, dove gli abitanti dei paesi vicini portavano a pascolare pecore e capre. Il 5 febbraio 1287 il Vescovo di Verona Bartolomeo della Scala concesse a un gruppo di Cimbri, proveniente dall’Altopiano di Asiago, la possibilità di stanziarsi nel territorio e di utilizzarne le risorse. I Cimbri erano dediti principalmente all’allevamento del bestiame e conoscevano benissimo le tecniche per produrre il formaggio, tant’è che godettero dell’usufrutto di queste terre sino al 1689. La montagna veronese è particolarmente adatta al pascolo: i Lessini sono esposti a mezzogiorno, non hanno grandi pendenze e hanno manti erbosi con un lungo periodo vegetativo che consentono un periodo d’alpeggio più lungo del consueto. È naturale quindi che si sia sviluppata una tradizione casearia legata alla produzione di formaggi vaccini, quasi sempre ottenuti caseificando il latte che aveva già subito una prima scrematura destinata alla produzione del burro. Si univano, qui come altrove sulle Alpi, latte di più mungiture (monte). Il termine “monte” fa probabilmente riferimento alla tecnica di produzione, in cui il latte che veniva cagliato proveniva da più mungiture: con la denominazione “Monte Veronese”, la produzione locale ha ottenuto la Dop nel 1996. La denominazione è stata concessa per due tipologie: a latte intero e d’allevo, entrambi a pasta semicotta. Il formaggio a latte intero è consumato più fresco. Quello d’allevo, invece, è prodotto con latte parzialmente scremato. La stagionatura si protrae per un minimo di 90 giorni, se il formaggio è usato da tavola, e per un minimo di 6 mesi (che possono arrivare anche a 2 anni nello stravecchio) se il formaggio è utilizzato da grattugia. Il peso medio della forma varia da 6 a 9 chili. Il Monte Veronese del Presidio ha una grande attitudine alla stagionatura prolungata, un formaggio adatto a essere consumato a fine pasto.
 La produzione del Monte Veronese del Presidio è legata alla salita in alpeggio delle mandrie e, quindi, deve avvenire nel periodo che va da fine maggio circa fino a settembre. Il formaggio Monte Veronese di malga deve avere una stagionatura minima di 90 giorni.
Fino a pochi anni fa la produzione di Monte Veronese realizzata con il latte di malga non è stata particolarmente valorizzata. Ancora alcuni decenni fa si contavano oltre cento malghe sui Monti Lessini. Oggi sono case per vacanze oppure alpeggi per bovini da carne. Il latte prodotto dalle vacche che pascolano in malga veniva portato nei caseifici a valle e qui, spesso, era miscelato con il latte munto in stalla. Solo una malga ha ancora un laboratorio di caseificazione e produce formaggio esclusivamente con il latte dei pascoli della Lessinia. Se non si valorizza la produzione d’alpeggio si perderà non solo un formaggio di alta qualità ma, poco alla volta, le malghe della montagna veronese saranno abbandonate, mettendo a repentaglio l’ecosistema della montagna. Grazie all’appoggio del Consorzio di tutela del Monte Veronese, un Presidio ha riunito i caseifici e le malghe disponibili a produrre Monte Veronese d’allevo con latte d’alpeggio, distinguibili dalle altre grazie a un marchio (la “M” di malga) apposto a fuoco sullo scalzo della forma, accanto a quello della Dop ma l’obiettivo del Presidio è aumentare in prospettiva i laboratori in malga (da SlowFood).






Ingredienti per 2 persone:

180 g di riso semifino Vialone Nano
una o due mele Golden
un piccolo scalogno
aghi (e fiori) di rosmarino 
buccia di limone 
brodo vegetale
(o fatto con dado homemade) 
mezzo bicchiere di Prosecco
burro
Monte Veronese di malga mezzano



Sbucciare le mele, levar i torsoli, tagliarle in quattro e poi a cubetti.
In una padella antiaderente mettere una noce di burro, qualche ago di rosmarino, un po' di buccia di limone grattugiata. Far insaporire e poi aggiungere le mele. Cuocere a fiamma media per qualche minuto, aggiungendo un goccio di acqua quando necessario in modo che non si brucino. Devono ammorbidirsi un pochino rimanendo però sode. Eliminare quindi gli aghi di rosmarino.
nel frattempo tritare lo scalogno e metterlo a dorare in una casseruola con una noce di burro, facendolo stufare leggermente con un goccino di acqua.
Aggiungere quindi il riso e tostarlo uno o due minuti. Bagnare col vino e lasciarlo evaporare.
Allungare ppoi con un mestolo di brodo caldo e cuocere a fiamma media, aggiungendo il brodo un mestolo alla volta. 
A metà cottura aggiungere anche le mele.
Levare il riso dal fuoco abbastanza al dente, aggiungere una noce di burro e 2 o 3 cucchiai di Monte veronese grattugiato. Dare una bella mescolata e lasciare riposare coperto per un minuto.
Servire guarnendo con i fiori di rosmarino e qualche aghettto tritato. Se piace si può profumare ancora con poca buccia di limone grattugiata.






Arrivederci al Salone!

19 ottobre 2014

Cocktail al frutto della passione - Samoan Orange Passion Fruit Ade


E' un autunno, strano, molto caldo, quasi estivo.
Ancora si fa il bagno nelle località marine e rilassarsi sdraiati al sole potrebbe rivelarsi sempre pericoloso senza crema solare.
Anche a Samoa, la prima delle nostre mete del nuovo Abbecedario Culinario Mondiale, dove siamo ospiti di Marta, fa caldo, e qualcosa di fresco e vitaminico ci vuole durante la giornata. Analcolico, naturalmente, ma non per questo meno piacevole.
Se possibile, raffreddare la frutta in frigo, si userà meno ghiaccio poi.
Le proporzioni dei succhi possono anche variare a proprio gusto e piacere.
Ricetta originale qui.







Ingredienti:
1 tazza di succo di frutto della passione
mezza tazza di succo di arancia
un quarto di tazza di succo di lime
2 tazze di soda
sciroppo di zucchero, a piacere (anche no)
ghiaccio tritato
fettine di arancia e lime per decorare
menta fresca per decorare
fiori edibili per decorare


Mescolare i succhi di frutta insieme e aggiungere lo sciroppo di zucchero a piacere.
Successivamente aggiungere la soda.
Versare in ampi bicchieri pieni di ghiaccio e guarnire con le fettine di arancia e lime, un rametto di menta e un fiore.








Samoan Orange Passion Fruit Ade


A fresh, vitaminic and healthy fruit cocktail, ideal when relaxing and lazying during hot days.
Chill the fruit in the fridge, if possible, will use then less ice.
And you can vary too juices' proportions at your pleasure.







You need:

1 cup passion fruit juice
1/2 cup orange juice
1/4 cup of lime juice
2 cups soda watera
a little sugar syrup
(not really necessary)
crushed ice
slices of orange and lime to garnish
fresh mint to garnish
edible flowers to garnish






Combine the juices together and add the sugar syrup to taste.
Then add soda water and give a mix.
Pour into large glasses filled with crushed ice and garnish with a slice of orange and lime, a sprig of mint and a flower.






22 luglio 2014

Black & White Wednesday # 139


Lynne of Cafe Lynnylu is hosting BWW # 138, 
please send your entries to lynnylu AT gmail DOT com


Rules to participate here.



caper's flower

Caper's flower in Filicudi - Aeolian Islands - Sicily





There are always hosting weeks available,
please contact me at casacortella AT tin DOT it  if you are interested in presenting a gallery,
check out the host line-up here and sign in for yours.

BWW will go on a Summer break after Week # 140 July 30 and resume in September, 3rd.  


We have a group on Flickr if you'd like to join and share your pics,
hashtag #BWFood on Twitter. 

11 luglio 2014

Spiced Fruit Iced Tea


 la ricetta in italiano qui


It's Summertime, season for refreshing drinks, iced tea time.
Last month I participated to a lovely fragrant contest, Volubilis, a journey of the senses. We were asked to use one or more of the ingredients hidden in the new fragrance created by Bruno Acampora:

  rose of morocco
peppermint
bergamot
musk
vanilla 
patchouli

Well, certainly it is not easy to transfer into the kitchen musk and patchouli, and to be honest I did not even try. But you can play more comfortably with other perfumes, so I thought why not combine them together?
I have my favorite perfumed pink Clair Matin in the garden, mint growing in everywhere, a huge jar of Madagascar vanilla pods in the pantry, only bergamot was missing.
But bergamot is hiding in one of the most popular blends of tea in the world, Earl Grey, which is flavored with the oil extracted from the rind of this citrus fruit.


 té speziato alla frutta


Looking into my precious tea boxes, I found a mixture even more intriguing: Prince of Vladimir Kusmi Tea.
Created in 1888 in honor of Vladimir the Great, ruler of Holy Russia, it's a blend of Earl Grey, citrus, vanilla and spices, one of the most unforgettable teas of the company.
Interesting to read the centennial history of this great Russian family that made ​​its fortune trading tea in London, Paris and Berlin.


With rose petals you can make ice cubes, they will garnish with more grace and delicacy, as to evoke old times lazing moments - dolce far niente - in the shade of lush pavilions.



 té speziato alla frutta



Half-fill the ice cube tray, put into each mold a rose petal, let harden in the freezer, cover with more water and let harden again. You can then store the cubes in a plastic jar or bag.
Not having the ice cube trays, I used a silicone mold for hemispheres.



 té speziato alla frutta


 You need:

Earl Grey or Prince Vladimir tea
bergamot or lemon or lime
seasonal fruit
(nectarine, apricot, cherry, saturnine peach)
vanilla sugar *
(granulated or cane, at your pleasure)
vanilla pods
fresh mint
scented rose petals


* After you have used the seeds inside the vanilla pod, do not throw it away but store in the sugar jar: in a short time it will get a delicate aroma of vanilla.



 té speziato alla frutta

Bring water to 90°.
Let tea to infuse for 3 to 4 minutes, with a lid.
Filter, add a tablespoon of vanilla sugar, stir and let cool.
Meanwhile, cut the fruit into small slices (except cherries), combine in a bowl, sprinkle with a tablespoon of vanilla sugar, add the seeds of a little piece of a vanilla pod, a couple of tablespoons of lemon juice and mix. Cover and set aside.
When the tea is almost completely cooled, pour it over the fruit, stir and transfer to a jug. Add a few leaves of mint, slightly rubbed with your hands to enhance the aroma. If necessary, add a little more sugar if you like a sweeter tea (I don't).
Serve with rose's ice cubes.



 té speziato alla frutta


I had a lovely teatime along with Komaj, Persian turmeric and cumin sweet bread, stuffed with cardamom scented dates: a heavenly ensemble, an explosion of senses and taste!


petali di rosa ghiacciati









This recipe is my personal entry to WHB #441
hosted by Simona of Briciole,
both for English and Italian edition.
Thanks again to Haalo who manages greatfully all events,
to Bri for Italian edition.
Thanks again to Kalyn for her successfull idea!

28 giugno 2014

Announcing Black & White Wednesday # 136


Happy to announce I will be hosting Black & White Wednesday this week,
you have time to send your entries to casacortella AT tin DOT it
until wednesday 2nd July, at noon Rome time.
The gallery will be on-line in the afternoon. 

Simply rules to participate here.
There are always hosting weeks available.,
at the moment Week # 138 July 16  and Week # 139 July 23 are still free.
Please contact me at casacortella AT tin DOT it  if you are interested in presenting a gallery.

BWW will go on a Summer break after Week # 140 July 30 and resumed in September, 3rd.



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Spontaneous Malva in my garden



Malva is a genus of about 25–30 species of herbaceous annual, biennial, and perennial plants in the family Malvaceae (of which it is the type genus), one of several closely related genera in the family to bear the common English name mallow.
The word mallow is derived from Old English malwe, which was imported from Latin malva, cognate with Ancient Greek μαλάχη (malakhē) meaning mallow, both perhaps reflecting a Mediterranean term.
Several species are widely grown as garden flowers, while some are invasive weeds, particularly in the Americas where they are not native.
Many species are edible as leaf vegetables. Known as ebegümeci in Turkish, it is used as vegetable in Turkey in various forms such as stuffing the leaves with bulgur or rice or using the boiled leaves as side dish. Malva verticillata (Chinese: 冬寒菜; pinyin: dōngháncài, Korean: 아욱 auk) is grown on a limited commercial scale in China; when made as a herbal infusion, it is used for its colon cleansing properties and as a weight loss supplement.
Very easily grown, short-lived perennials often grown as ornamental plants. Mild tasting young mallow leaves can be a substitute for lettuce, whereas older leaves are better cooked as a leafy green vegetable. The buds and flowers can be used in salads.
Cultivation is by sowing the seeds directly outdoors in early spring. The seed is easy to collect, and they will often spread themselves by seed.
In Catalonia (Southern Europe) they use the leaves to cure stinging nettles sting.
Bodo tribals in Bodoland, Assam (Northeast India) cultivate a sub-species of malva and use it extensively in their traditional cuisine, although its use is not much known among other people of India. Malva Leaves are a highly cherished vegetable dish in north Indian state of Kashmir. It is called Soachal.
Malva sp. leaves have been used in the traditional Austrian medicine internally as tea or externally as baths for treatment of disorders of the skin, gastrointestinal tract and respiratory tract.
This plant is one of the earliest cited in recorded literature. Horace mentions it in reference to his own diet, which he describes as very simple: "Me pascunt olivae, me cichorea, me malvae" (As for me, olives, endives, and mallows provide sustenance). Lord Monboddo describes his translation of an ancient epigram that demonstrates malva was planted upon the graves of the ancients, stemming from the belief that the dead could feed on such perfect plants (from wikipedia).







 new bww logo


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25 giugno 2014

Teatime volubile profumato alla rosa, menta, vaniglia e bergamotto


Mi è piaciuto subito il nome: Volubilis.
Mi è piaciuta subito la sua definizione: un viaggio di sensi.
E sono sicura mi piacerà anche il suo profumo, quando tornerò a Bologna a trovare Sabrina mi sconvolgerò l'olfatto.
E proprio Sabrina, in onore di questa nuova fragranza creata da Bruno Acampora, ha lanciato il contest per la realizzazione di una ricetta utilizzando uno o più ingredienti che compongono l'essenza:


la rosa del marocco
la menta piperita
il bergamotto
il muschio
la vaniglia 
il patchouli


Certo non è facile trasferire in cucina muschio e patchouli, e a onor del vero non ci ho nemmeno provato. Ma si poteva giocare più comodamente con gli altri profumi, e perchè non unirli insieme?
Ho la profumatissima rosa mia preferita Clair Matin in giardino, la menta in tutte le sue espressioni più frizzanti che cresce vigorosa in ogni dove, la vaniglia del Madagascar in bacche nel suo grande vaso in dispensa, dovevo solo trovare il bergamotto.



té speziato alla frutta



Estate, tempo di bevande dissetanti, tempo di tè freddo.
E il bergamotto si nasconde in una delle miscele di tè più amate e bevute al mondo, l'Earl Grey, che viene aromatizzato con l'olio estratto dalla scorza di questo agrume.

Rovistando tra le mie preziose scatole di tè (ne ho appena fatto scorta), ho trovato una miscela ancora più intrigante ed adeguata: Prince Vladimir della Kusmi Tea.
Una miscela di tè neri cinesi con aroma di bergamotto, limone, pompelmo, vaniglia e spezie, un mix unico, creato da Pavel Kusmichoff nel 1888 per celebrare il 900° anniversario della cristianizzazione russa da parte di Vladimir il Grande.
Interessante leggere la storia centenaria di questa grande famiglia russa che fece la sua fortuna commerciando tè a Londra, Parigi e Berlino.



 té speziato alla frutta


Con i petali di rosa si possono fare i cubetti di ghiaccio, per guarnire con più garbo e delicatezza, quasi a rievocare momenti di dolce far niente all'ombra di gazebi lussureggianti d'altri tempi.

Riempire a metà la vaschetta portaghiaccio, mettere in ogni stampino un petalo di rosa, fare rassodare in freezer, ricoprire con altra acqua e far rassodare ancora. Si possono poi conservare in un barattolo di plastica o in un sacchetto.
Non avendo le vaschette portaghiaccio, ho utilizzato uno stampo in silicone per semisfere.



té speziato alla frutta



 Tè freddo speziato alla frutta


 tè Earl Grey oppure Prince Vladimir
bergamotto o limone o lime
frutta di stagione
(nettarina, albicocca, ciliegie, pesca saturnina)
zucchero alla vaniglia *
(semolato o di canna)
bacca di vaniglia
menta fresca
petali di rosa profumata


* dopo aver usato i semini interni della vaniglia, non getto mai le bacche ma le ripongo nel vaso dello zucchero, sia semolato che di canna: in poco tempo acquisterà un delicato aroma vanigliato.




té speziato alla frutta




Portare l’acqua a 90°.
Lasciare il tè in infusione per 3 o 4 minuti, con coperchio.
Filtrare, aggiungere un cucchiaio di zucchero vanigliato, mescolare e lasciare raffreddare.
Nel frattempo tagliare la frutta a piccoli spicchi (le ciliegie si lasciano intere), riunirla in una bacinella, cospargere con un cucchiaio di zucchero vanigliato, aggiungere i semini e la scorza di un pezzettino di bacca di vaniglia, un paio di cucchiai di succo di limone e mescolare. Coprire e mettere da parte.
Quando il tè è quasi completamente raffreddato, versarlo sopra alla frutta, mescolare e trasferire in una caraffa. Aggiungere qualche foglia di menta, leggermente sfregata tra le mani per ravvivare l'aroma. Eventualmente aggiustare di zucchero se piace più dolce.
Servire con i cubetti di ghiaccio alla rosa.

Oggi pomeriggio un'ottima merenda insieme ai Komaj, panini persiani alla curcuma e cumino, ripieni di datteri profumati al cardamomo: un ensemble quasi paradisiaco, un'esplosione di sensi e di gusto!



té speziato alla frutta



petali di rosa ghiacciati




24 giugno 2014

Black & White Wednesday # 135



Sreevalli of Ammaji Recipes is hosting this week BWW,
please  send your entries to valli.sunil AT gmail DOT com



summer centerpiece
Summer Centerpiece

made with fig leaves,
loquats,
 trachelospermum jasminoides,
 hypericum perforatum.










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18 agosto 2013

Sugarless Strawberry Jam, second experiment


la ricetta in italiano qui

The first strawberry sugarless  experiment was very positive, but I used some pectin in it and read afterwards it contained a very very small amount of sugar anyway.
So I did try again without any sugar contamination, and it was a very positive try indeed!
Pretty fast too,  in half an hour you will be able to fill three jars of nicely perfumed and consistent red berries jam,  flavored with a hint of dried elder flowers.
If you like it sweeter, simply increase the dose of malt, but believe me (and the picture is just as real), it is so good the way it is. 


 confettura fragole senza zucchero


For 3 small/medium jars:

800 g trimmed strawberries
the juice of half a lemon
250/300 g rice malt syrup
80 g organic apple juice
2 or 3 pinches of dried elder flowers, optional


confettura fragole senza zucchero


Cut the strawberries in half, place in a bowl, cover with rice malt and let soak covered overnight, preferably in the fridge after a couple of hours at room temperature.
Transfer to a wide shallow pan (or wok), add lemon and apple juice and bring to a boil.
Boil over high heat for 5 minutes, then drain the strawberries with a slotted spoon and place in a strainer over a bowl to catch the juice they release (which will be gradually put back in the pan).
Let simmer over high heat until the juice is reduced to about half/one third, you see it is ready when syrup bubbles change andjuice consistency is very syrupy (it will take about 15 minutes).
Pour the strawberries back in the pot, cook a couple of minutes, remove from heat, add the elderflower and give a good stir, the jam is ready for the jars!
It's up to you the storage method to follow: sterilize the jars in a water bath or close and place them upside down until completely cooled (in this case the jars must be first sterilized in oven at 100° for at least one hour and lids boiled for 15 minutes in water).


confettura fragole senza zucchero








This recipe is my personal entry to WHB #397
hosted by Lynne from Cafe Lynnylu.
Thanks again to Haalo who manages greatfully all events,
to Bri for Italian edition.
Thanks again to Kalyn for her successfull idea!

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