Sono reduce da un lunghissimo ed entusiamante weekend al
Salone del Gusto
di Torino insieme a 150
fuddisti pazzi scatenati che hanno dato vita ad una
kermesse gastronomica unica nel suo genere e per la prima volta sugli
schermi in una manifestazione così ambita ed internazionale ( e tutto grazie a
Garofalo e alla mente invasa di pura e genuina follia del suo bellissimo direttore marketing, alias Emidio Mansi, coadiuvato da uno strepitoso team di collaboratori :-).
A me ed alla mia
socia il
compito di far degustare un profumo della nostra regione, il Veneto,
attraverso un
Presidio Slow Food presente al Salone. La scelta non
poteva non cadere sul
Monte Veronese, formaggio della
Lessinia, regione montuosa a nord di Verona, praticamente a metà strada tra la mia casa e quella di
Silvia, e spesso presente sulle nostre tavole.
La
regione montuosa della Lessinia, a nord di Verona, nel Duecento era una
grande riserva disabitata, dove gli abitanti dei paesi vicini portavano
a pascolare pecore e capre. Il 5 febbraio 1287 il Vescovo di Verona
Bartolomeo della Scala concesse a un gruppo di Cimbri, proveniente
dall’Altopiano di Asiago, la possibilità di stanziarsi nel territorio e
di utilizzarne le risorse. I Cimbri erano dediti principalmente
all’allevamento del bestiame e conoscevano benissimo le tecniche per
produrre il formaggio, tant’è che godettero dell’usufrutto di queste
terre sino al 1689. La montagna veronese è particolarmente adatta al
pascolo: i Lessini sono esposti a mezzogiorno, non hanno grandi pendenze
e hanno manti erbosi con un lungo periodo vegetativo che consentono un
periodo d’alpeggio più lungo del consueto. È naturale quindi che si sia
sviluppata una tradizione casearia legata alla produzione di formaggi
vaccini, quasi sempre ottenuti caseificando il latte che aveva già
subito una prima scrematura destinata alla produzione del burro. Si
univano, qui come altrove sulle Alpi, latte di più mungiture (monte). Il
termine “monte” fa probabilmente riferimento alla tecnica di
produzione, in cui il latte che veniva cagliato proveniva da più
mungiture: con la denominazione “Monte Veronese”, la produzione locale
ha ottenuto la Dop nel 1996. La denominazione è stata concessa per due
tipologie: a latte intero e d’allevo, entrambi a pasta semicotta. Il
formaggio a latte intero è consumato più fresco. Quello d’allevo,
invece, è prodotto con latte parzialmente scremato. La stagionatura si
protrae per un minimo di 90 giorni, se il formaggio è usato da tavola, e
per un minimo di 6 mesi (che possono arrivare anche a 2 anni nello
stravecchio) se il formaggio è utilizzato da grattugia. Il peso medio
della forma varia da 6 a 9 chili. Il Monte Veronese del Presidio ha una
grande attitudine alla stagionatura prolungata, un formaggio adatto a
essere consumato a fine pasto.
La
produzione del Monte Veronese del Presidio è legata alla salita in
alpeggio delle mandrie e, quindi, deve avvenire nel periodo che va da
fine maggio circa fino a settembre. Il formaggio Monte Veronese di malga
deve avere una stagionatura minima di 90 giorni.
Fino
a pochi anni fa la produzione di Monte Veronese realizzata con il latte
di malga non è stata particolarmente valorizzata. Ancora alcuni decenni
fa si contavano oltre cento malghe sui Monti Lessini. Oggi sono case
per vacanze oppure alpeggi per bovini da carne. Il latte prodotto dalle
vacche che pascolano in malga veniva portato nei caseifici a valle e
qui, spesso, era miscelato con il latte munto in stalla. Solo una malga
ha ancora un laboratorio di caseificazione e produce formaggio
esclusivamente con il latte dei pascoli della Lessinia. Se non si
valorizza la produzione d’alpeggio si perderà non solo un formaggio di
alta qualità ma, poco alla volta, le malghe della montagna veronese
saranno abbandonate, mettendo a repentaglio l’ecosistema della montagna.
Grazie all’appoggio del Consorzio di tutela del Monte Veronese, un
Presidio ha riunito i caseifici e le malghe disponibili a produrre Monte
Veronese d’allevo con latte d’alpeggio, distinguibili dalle altre
grazie a un marchio (la “M” di malga) apposto a fuoco sullo scalzo della
forma, accanto a quello della Dop ma l’obiettivo del Presidio è
aumentare in prospettiva i laboratori in malga (da SlowFood).
(foto di P. Calciolari)
Unica piccola difficoltà
richiesta: organizzare una degustazione a freddo, cioè senza nessun tipo
di cottura perchè le postazioni mobili non lo permettevano.
Superato
il primo attimo di scoramento, ci siamo dedicate all'idea di
un'insalata fresca che potesse far risaltare il formaggio, in questo
caso meglio utilizzare quello stagionato, più corposo e saporito.
Abbiamo aggiunto, tolto, cambiato condimento, ma ben presto la nostra
lista della spesa era pronta e celermente spedita alla nostra tutrice
Laura per provvedere all'approvigionamento.
Questa
insalatina ben si adatta comunque a quello che abbiamo in casa: i
pinoli possono essee sostituiti egregiamente con mandorle, noci,
nocciole, pistacchi e perchè no anche con le castagne, il melograno da
un tocco di colore ed è sempre benaugurante (ci ha portato fortuna
perchè i commenti all'assaggio sono stati molto positivi :-), l'uva
potrebbe lasciare il posto a mela o pera, per rimanere in stagionalità.
La scelta del verde è a proprio gusto, ogni insalatina fresca da taglio
va bene, ogni radicchio può trovare un valido alloggio nel piatto. E si
potrebbe arricchire ancora di più con l'aggiunta di semini vari: sesamo,
papavero, lino, girasole, zucca, preziosi per la nostra salute.
Siamo
rimaste su un condimento classico, olio extravergine di oliva e aceto
balsamico, ma non abbiamo resistito a profumare la nostra emulsione con
qualche cucchiaino di confettura di
mango e chili, giusto per un piccolo tocco diverso e più fresco, e per omaggiare anche le
Tamerici,
produttore di terra lombarda (ma Mantova e Verona sono così vicine e
tanto hanno in comune in cucina :-) e assiduo collaboratore di
Gente del Fud in questo Salone.
Mi resta comunque la voglia di provarla con un condimento al curry, che non abbiamo osato al Salone per non stravolgere un prodotto così classico (o forse il produttore? :-).
Insalatina fresca di Monte Veronese
con uva, melograno e pinoli
Ingredienti:
valeriana (molesini)
radicchio variegato
uva bianca, nera o rosata
melograno
pinoli
scaglie di Monte Veronese
olio extravergine di oliva (meglio se lacustre :-)
aceto balsamico
qualche cucchiaino di confettura
Mambo (mango & chili)
sale
- Riunire le insalate e la frutta in una ciotola o su un vassoio (gli acini di uva tagliati a metà e privati dei semi).
- Preparare il condimento amalgamando bene olio, aceto e confettura in una ciotolina con una forchetta, oppure in un vasetto shakerndo bene per ottenere un'emulsione cremosa.
- Condire l'insalata e guarnire con scaglie/fettine di Monte Veronese. Servire subito.
This recipe is my personal entry to WHB # 358
(turning 7 this week!)