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16 ottobre 2017

Turin Grissini for World Bread Day


la ricetta in italiano qui


It's World Bread Day again!
As for many years Zorra has still invited us to share a lovely loaf of bread with and for her and the entire blog baking community.
Also the Italian Food Calendar is joining us in this big celebration, posting about some typical regional Italian breads and other amazing breads from all over the world.
A few years ago I visited Perino Vesco bakery in Turin, a gorgeous place where quality, genuineness and digestibility are the priorities at work: only Italian stone ground flours are used to enhance tradition, culture and love for the genuine product.
Andrea Perino has generously led us into his bakery, explaining step by step how to make these fragrant breadsticks: now it's time to give a try at home!

grissini stirati torinesi



Ingredients:

1 kg all-purpose flour
600 g water
40 g barley malt
8.5 g fresh yeast
100 g extra virgin olive oil
20 g salt


You need a standing machine.
Knead water and flour at first speed for 5 minutes and then let the dough in the bowl to rest for 10 minutes so that the autolysis process is activated.

Then add the rest of the ingredients (malt, yeast, oil and salt at last) and work about 7 minutes, always at speed 1.
Continue at speed 2 for 10 minutes more, adding 50 g water. Allow the dough to rest for 10 minutes in the bowl or onto the working surface, covered.
Shape into  a long and narrow loaf (in this video Andrea Perino while shaping the loaf), flatter with hands and let it rest on a plastified surface, brushing oil over and under it (Andrea while brushing with oil), covering with a light plastic food film, for about an hour, until the dough becomes soft and manageable.



filoni a riposo
loaves resting time


Cut the dough into pieces about 50 g each, pass them in a mix of semolina/corn flour or sesame seeds and gently stretch them (in Italian we say iron them) until they reach the length of the pan (the long one for 90 cm large oven, lined with parchment paper). In this video, Andrea shows how to stretch breadsticks: the dough, after resting time, is very soft and will easily get to the desired length.
For a 60 cm baking tray cut the dough into 30 g pieces.
Let breadsticks rest for about half an hour, then bake at 200° for about 15 minutes (cooking time may vary depending on the thickness of the breadsticks and your oven).
Andrea while baking a huge tray of breadsticks and then coming out the oven, golden and crispy.



panificio perino

Andrea Perino - quality bread

 Traditionally Grissino was born in 1679.
The story tells that the Court Baker invented this kind of food
to feed the future King Victor Amadeus II,
unable to digest crumb.



In this shop the true hand-stretched breadstick.




Grissini stirati torinesi per la Giornata Mondiale del Pane


recipe in English here

Ritorna puntuale, anno dopo anno, l'atteso appuntamento con la Giornata Mondiale del Pane, il World Bread Day.
Come ormai da tradizione, Zorra ci invita ancora una volta a condividere con lei un pane a noi caro; quest'anno, alle celebrazioni di questa mitica giornata, si unisce in pompa magna anche il Calendario del Cibo Italiano, proponendo una carrellata dei pani più caratteristici della nostro bel Paese nell'articolo dedicato a questa giornata super panosa.
Ho scelto di proporre i Grissini stirati torinesi imparati qualche anno fa in visita con le mie colleghe Aici allo storico panificio Perino Vesco, situato in via Cavour a Torino, un panificio che propone pani sfornati esclusivamente con farine italiane e macinate a pietra di prima scelta, riuscendo così a garantire ai suoi fedeli clienti qualità, genuinità e digeribilità. Impegno svolto da tutti i collaboratori del forno, che condividono insieme la stessa voglia di valorizzare la tradizione, la cultura e l'amore per il prodotto genuino.
Andrea Perino ci ha generosamente guidate nella produzione di queste meraviglie fragranti, spiegando passo passo come ogni giorno si dedichino costantemente e con la stessa passione a sfornare numerose teglie di grissini che, non c'è bisogno di dirlo, spariscono poi una volta portati nella vetrina della loro bottega.


grissini stirati torinesi



Ingredienti:

1 kg di farina 0
600 g di acqua + extra 50 g
40 g di malto d'orzo
8,5 g di lievito di birra
100 g di olio extravergine di oliva
20 g di sale


Impastare acqua e farina alla prima velocità dell'impastatrice per 5 minuti e poi lasciare riposare l'impasto nella ciotola per 10 minuti, in modo che si attivi il processo di autolisi.

Aggiungere poi il resto degli ingredienti (malto, lievito, olio e per ultimo il sale) ed impastare circa 7 minuti, sempre a velocità 1.
Proseguire poi a velocità 2 per altri 10 minuti, unendo 50 g ulteriori di acqua. Lasciare riposare l'impasto 10 minuti in ciotola o sul piano di lavoro, coperto.
Formare un filone lungo e stretto (in questo video Andrea Perino mentre forma il filone), spianare col mattarello e lasciare riposare su una tavola plastificata, spennellando di olio sopra e sotto (Andrea mentre spennella), coperto con un telo leggero di plastica per alimenti, per circa un'ora, finchè l'impasto risulti ammorbidito e malleabile.


filoni a riposo



Col tarocco ricavare tanti pezzetti di  impasto di circa 50 g l'uno, passarli in un mix di semola/mais oppure nel sesamo e stirarli fino a raggiungere la lunghezza della teglia (quella lunga per il forno da 90, foderata con carta forno), facendo spuntare le estremità fuori dai bordi (se fossero troppo grosse e se si volesse ottenere dei grissini lunghi e fini in modo uniforme). In questo video Andrea mostra come si stirano i grissini: l'impasto, dopo il riposo, è molto morbido e malleabile e facilmente si allungherà alla lunghezza desiderata.
Spezzare poi le estremità dei grissini contro il bordo della teglia e segnare i grissini a metà col tarocco per dividerli uniformemente dopo la cottura (operazione non strettamente necessaria, dipende da quanto li vogliamo lunghi). Per una teglia da forno di 60 cm ricavare pezzetti di impasto di 30 g l'uno.
Lasciare lievitare coperti in luogo caldo e riparato per circa mezz'ora, quindi infornare a 200° per circa 15 minuti (la cottura potrebbe variare di qualche minuto in relazione allo spessore dei grissini e alla potenza del proprio forno).
Andrea mentre inforna in panificio un telaio di grissini pronti e successivamente quando li sforna, dorati e croccanti.



panificio perino



La preghiera del pane

Amate il pane
cuore della casa,
profumo della mensa,
gioia del focolare.

Rispettate il pane:
sudore della fronte,
orgoglio del lavoro,
poema di sacrificio.

Onorate il pane:
gloria dei campi,
fragranza della terra,
festa della vita.

Non sciupate il pane:
ricchezza della Patria,
il più soave dono di Dio,
il più santo premio
alla fatica umana.

(Benito Mussolini, 10 gennaio 1928, diffusa per le Giornate del Pane del 14/15 aprile 1928)




365 giorni di festa per celebrare le glorie della nostra cucina:
la più famosa, la più bella (e buona) del mondo!
La festa del cibo che si rinnova ogni giorno,
attraverso la celebrazione dei piatti e dei prodotti che hanno reso unica la cucina italiana,
in Italia e nel mondo.

20 marzo 2016

Ricordo di una Torino golosa nel 150° anniversario dell'Unità d'Italia


Si conclude oggi la Settimana dell'Unità d'Italia per il Calendario del Cibo Italiano di cui ci ha parlato ampiamente Giulia nel suo articolo di presentazione sul sito Aifb.



L'anniversario dell'Unità d'Italia viene fatto coincidere con il 17 marzo, data che richiama la proclamazione del Regno d'Italia (17 marzo 1861). L'anniversario è stato solennemente festeggiato nel 1911 (50 anni), nel 1961 (100 anni) e nel 2011 (150 anni).
L'anniversario dell'unità d'Italia ricorda la promulgazione della legge n. 4671 del Regno di Sardegna con la quale, il 17 marzo 1861, in seguito alla seduta del 14 marzo dello stesso anno della Camera dei deputati nella quale fu approvato il progetto di legge del Senato del 26 febbraio 1861, Vittorio Emanuele II proclamò ufficialmente la nascita del Regno d'Italia, assumendone il titolo di re per sé e per i suoi successori (da wikipedia).

Proprio nella primavera del 2011 sono ritornata a Torino per una visita golosa, ed ho trovato una città diversa da come l'avevo conosciuta molti anni prima: certo, vestita a festa per le solenni celebrazioni del 150° anniversario, e quindi più affascinante ed elegante, ma sicuramente ancora fiera ed orgogliosa del suo trascorso, che si riflette continuamente nell'architettura e nell'urbanistica del suo centro. Quasi un tuffo nel passato.


Maggio, un sabato italiano quasi estivo, un sole caldo avvolgente, Freccia Bianca e Freccia Rossa che sfrecciano allegre ed in orario (e sorprendentemente in offerta a metà prezzo!) sui lunghi binari  fino a Porta Nuova, dove ad attendermi sorridente c'è lei. Mi aspetta un giro turistico goloso attraverso la sua Torino, premio finale per aver partecipato al concorso  "Verrine in rete" organizzato dalla De Agostini.

 


E' una lunga passeggiata per il centro di Torino, ora più agibile e  comoda  con le nuove strade  pedonabili, che conoscevo poco e sempre di passaggio veloce. Mi ha dato  l'impressione di una città di altri tempi, regale e fascinosa, come se all'improvviso si potesse sentire lo scampanellio vivace di carrozze chiedere il passaggio, e  vedere scendere dalle loro predelline eleganti dame fasciate in raffinati abiti, con l'ombrellino parasole in una mano e l'altra tesa verso baldi giovani in livrea per un aiuto nella discesa.


finestre tricolori


I palazzi sono maestosi, le strade larghe che convergono in piazze immense: un tripudio di tricolori ad ogni finestra, turisti ordinati e poco caciaroni, quasi comparse ben educate legate a questa immagine ottocentesca. In piazza san Carlo una fanfara a cavallo celebrava a note squillanti sicuramente un evento legato a questo anniversario dei 150 anni dell'Unità d'Italia.


piazza san carlo


Nomi di vie, piazze e monumenti sono ancora un pochino sconosciuti a me (a parte il Museo Egizio e Palazzo Carignano)  ricordarli tutti dopo una rapida occhiata in un vorticoso guarda qui, guarda là è quasi impossibile, ma Wiki è sempre in aiuto, e dà una spiegazione abbastanza esauriente sugli aspetti più importanti della città, quarto comune italiano per densità di popolazione e primo con più verde pubblico per abitante, considerata uno dei maggiori centri universitari, culturali, turistici e scientifici: è la capitale italiana dell'industria dell'automobile, nonché importante centro dell'editoria, delle telecomunicazioni, del cinema, della pubblicità, del design, dello sport (è stata sede nel 2006 dei XX Giochi olimpici invernali) e dell'enogastronomia.


una libreria cioccolatosa tricolore


Prima tappa d'obbligo la Cioccolateria Gobino, dove abbiamo fatto sosta per goderci un caratteristico bicierin, e ammirare gli scaffali pieni di leccornie (mi sono portata a casa una favolosa crema gianduja, dono di Sandra) anche in edizione tricolore. Da ammirare in vetrina la ganache extra bitter mignon e il giandujottino mignon.

il bicierin da gobino
il bicierin


bollicine italiane e francesi


Aperitivo rinforzato all'enoteca Bordò, comodamente sedute in un delizioso angolo con balconcino  sulla Basilica del Corpus Domini , con bollicine sfarzose e rinfrescanti ,italiane per Sandra e francesi per me, accompagnate da panzanella, crema di zolfini e sformatino alle zucchine.



Ancora una passeggiata, scoprendo cortili nascosti  con le tipiche case di ringhiera, locali modaioli come lo Sfashion Cafè o l'Arcadia di Piero Chiambretti, ammirando le vetrine, invece, di luoghi cult e storici, come il Caffè Mulassano, degustando con gli occhi e il naso i profumi e i sapori della gastronomia artigianale Sapori, con i tricolori nelle vesti più luminose ed ingegnose che ci accompagnano sempre in ogni piazza ed in ogni dove.




il po


Anche un piccolo giretto in tram, lungo la Via Po, per ammirare alla fine il grande fiume che abbraccia la  città, e la basilica della Grande madre di Dio al di là del ponte Vittorio Emanuele I, che riprende lo stile del Pantheon romano.


il po



ingresso scannabue


Ritornando sui nostri passi è arrivata l'ora di pranzare, non a caso qualche brontolio di stomaco inizia a farsi sentire. La scelta di Sandra cade sullo Scannabue, delizioso ristorantino a due passi dalla Stazione e dal centro, con una terrazza esterna ombreggiata, quello che ci vuole in questa calda giornata. Cucina piemontese ma di spirito giovane ed attuale, per Sandra solo una tartare di tonno in compagnia di alici marinate ed insalata di asparagi, per me tonno di coniglio e spatola al forno con pomodorini e melanzane (ottima!). Non c'è spazio per il dessert :-), scivoliamo di comune accordo su un tonificante caffè shakerato!



C'è tempo per un piccolo giretto ancora, siamo nelle vicinanze della stazione, ma non mancano i palazzi decorati,  negozietti e  piccoli empori di magrebini si affacciano su queste viuzze tranquille (e resisto alla voglia di comprami le  tajine monoporzione, ma porto a casa un barattolo di halva alle nocciole, chissà se piacerà!),  la Torrefazione Samambaia offre il caratteristico Amaro del Conte di Cavour, purtroppo il negozio di tessuti carini preferito di Sandra è chiuso, ma l'enoteca Rosso Rubino merita una visita, all'interno bottiglie per tutti i gusti e tutti i prezzi, in ordine anche su insolite rastrelliere.

luci in ferro battuto


Ben presto è' l'ora che volge al desìo, ci dobbiamo salutare, presto la mia Freccia mi riporterà a casa sana e salva (nonostante il quasi improvviso sciopero che mette in ginocchio, però, tanti passeggeri più sfortunati), ho nell'anima e nella digi ricordi golosi e cari, Torino è  una città meravigliosa e sicuramente da approfondire, Sandra è stata una guida e consigliera inarrestabile e super efficiente; un unico rammarico, credo per entrambe, la rinuncia di Giulia, finalista con me, a questa mini gita fuori porta.

con sandra
Grazie Sandra!


Nel 2007 è stato prodotto “SURFIN’ TORINO” di Chiara Pacilli e Davide Di Leo, che racconta la trasformazione di Torino da città industriale a città creativa e culturale negli ultimi trent’anni, con la partecipazione di Luciana Littizzetto, John Elkann, Davide Ferrario, gli Africa Unite, i Mau Mau, Ugo Nespolo, Cristina T.


20 ottobre 2014

Anteprima del Salone del Gusto in 10 prodotti del cuore


Tra pochi giorni aprirà i battenti a Torino il Salone del Gusto e Terra Madre, e non a caso l’anno in corso è stato dichiarato dalle Nazioni Unite Anno internazionale dell’Agricoltura Familiare, come a voler sottolineare ancora più forte il legame indissolubile che ci lega a questa terra.




Sono stata al Salone due anni fa, grazie a Garofalo e al nascente progetto Gente del Fud.
E fu divertimento puro, come Alice nel fantasmagorico Paese delle Meraviglie e Pinocchio al Paese dei Balocchi: un'incredibile e inebriante varietà di colori, sapori, profumi, che mi hanno avviluppato con foga, tanto da scoprire, una volta a casa, di aver sfocato la maggior parte delle foto scattate.
Ci ritornerò anche quest'anno, sempre ospite di Garofalo, che ha scelto l'AIFB, di cui faccio parte, come rappresentanza blogger.
E ci ritornerò più consapevole e con le idee più chiare, sicuramente meno giocherellona, più concentrata su prodotti e produttori da scoprire, o da conoscere meglio.
Questo, almeno, è il mio buon proposito :-)




Alla richiesta di elencare 10 prodotti da trovare al Salone, inizialmente sono rimasta perplessa e sbigottita, anche un pochino intimorita: mi sembrava un elenco lunghissimo da comporre, mi ripetevo che non ce l'avrei fatta. Ma poi, iniziando ad annotarmi qualcosa giorno per giorno, l'elenco si allungava ed iniziava a prendere forma, costringendomi infine anche ad esclusioni a malincuore.

Che lo show abbia inizio! :-)





Antichi Grani Siciliani


Ho conosciuto una persona eccezionale lo scorso maggio al convegno nazionale dell'AICI.
Sto parlando di Bonetta Dell'Oglio, chef palermitana e ambasciatrice nel mondo della sua terra anche attraverso i prodotti Slow Food (qui un'intervista rilasciata al Gambero Rosso).
Ne sono rimasta rapita, la sua competenza e la sua disponibilità nell'esporre il cammino intrapreso con la rivoluzione in un chicco, mi hanno portato a voler conoscere e provare queste antiche varietà di grani dimenticati, che ora stanno ritornando ad essere coltivati ed apprezzati. Per il momento non sono molti, ma il progetto porta la firma di una grande condottiera, che ne ha fatto anche un proprio stile di vita famigliare.





Farina del Miracolo


Una farina proprio miracolosa, che ora compero abitualmente dal mio molino fornitore di fiducia.
Questo Grano del Miracolo (Triticum compositum) è un frumento che produce molte spighe per ogni colmo, molto fascinoso per la sua grande altezza ma allo stesso tempo facilmente soggetto a ripiegarsi su se stesso. Pare fosse coltivato in Egitto da epoca ignota, e per questo viene addotto come il grano riportato nel racconto biblico delle piaghe d'Egitto (dalla Genesi 41:22 - poi vidi nel sogno che sette spighe spuntavano da un solo stelo, piene e belle).
Nell'800 è stato uno dei frumenti più diffusi in Sicilia e nel Molise, considerato vantaggioso proprio per le sue grosse spighe, chiamandolo adirittura frumento di meraviglia.
Ora coltivato nella valle del Piantone (Emilia Romagna), terra salmastra ricca di calcio e micro elementi naturali emersi anticamente dal mare, che ne favoriscono un aroma intenso e speciale.
Ultimamente non manca mai nella produzione dei miei pani a lenta lievitazione.
Mi piacerebbe assai se al Salone partecipasse anche il sig. Claudio, farmi affascinare dalle suoi racconti riguardo le scelte agricole biodiverse da lui perseguite (produce anche uno scalogno speciale, ne avevo ricevuto in regalo qualche cipollotto, provato a piantare ma senza buon esito, purtroppo).





Antiche Mele Piemontesi


Forse il primo frutto conosciuto dall'uomo, per via della storia di Adamo ed Eva.
Comunque un frutto facile, che non passa mai di moda, eclettico e trasformabile in meraviglie da gustare.
E nonostante le buone varietà più moderne presenti sul mercato, un occhio di riguardo meritano senz'altro i frutti antichi, forse più rustici, ma sicuramente con un approccio emozionale più forte in chi le gusta (forse ho un animo troppo sconfinante nel vintage :-)
E poi ... una mela al giorno leva il medico di torno!





Montébore


Un formaggio che mi ha colpito giusto nel cuore, anche se non sono una grande estimatrice di prodotti caseari (mozzarella e stracchini a parte).
Fossi una wedding planner, non rinuncerei mai ad esibirlo sul buffet nuziale.
Prodotto con 75% di latte bovino e 30% di latte ovino.
E poi, quando i prodotti si portano appresso storie antiche e leggende, mi affascinano di più, e la leggenda del Montébore è a dir poco regale:

L'anno 1489 a Tortona si celebravano le nozze fra Isabella d’Aragona e Gian Galeazzo Sforza, nipote di Ludovico il Moro. Cerimoniere era Leonardo da Vinci, straordinario genio dell'arte e della scienza ma anche attento gastronomo: il Montébore fu l'unico formaggio invitato a tanta nobile tavola.
Ma la storia di questo formaggio rarissimo è molto più antica e la si fa risalire dell’arte casearia dei monaci dell’abbazia benedettina di Santa Maria di Vendersi, sul Giarolo, il monte attorno al quale si sviluppano le tre Valli Grue, Curone e Borbera, già fra il IX e l’XI secolo (continua su Vallenostra).





Rigatel del Castel


Un formaggio nostrano, veronese doc perchè fatto al 100% con latte di Villafranca di Verona e Valeggio sul Mincio, dall'aspetto povero e poco appetitoso, di forma tozza e rigata a cerchi, ma dal gusto e profumo molto invitante.
Mi piacerebbe potesse diventare un Presidio Slow Food, credo abbia tutte le carte in regola per esserlo. 
Ed anche per questo formaggio un'antica leggenda narra che ...


... nel lontano 1288, pochi anni dopo il rinnovo dell'Atto di fondazione di Villafranca da parte della Signoria Scaligera, al di fuori delle mura di cinta del Castello vivesse una famiglia di casari votata alla produzione di formaggi.
Ogni seconda domenica del mese, all'interno delle mura, si teneva un Palio, al quale partecipavano la plebe e le varie famiglie nobili e borghesi della zona: durante questa giornata di festa si tenevano gare, giochi e mercatini di ogni genere.
La Signoria Scaligera, in una di queste domeniche, indisse una contesa con lo scopo di deliziare i fini palati delle nobiltà presenti con prodotti a loro sconosciuti. A questa gara si iscrissero cuochi, pasticceri, salumieri provenienti da ogni dove ed anche il giovane figlio del casaro del castello. L'ambito premio erano 5 monete d'oro.
Al termine dei giochi e delle sfilate, le Signorie presenti si dedicarono a luculliani libagioni. Sul lungo tavolone imbandito per il pranzo spiccavano prodotti e piatti estremamente colorati ed elaborati. Solo uno tra tutti aveva un aspetto povero e poco appetitoso: era una semplice formaggella tozza e rigata a cerchi concentrici. 
Tutti i commensali si diressero verso i prodotti più elaborati, non considerando la piccola formaggella. Il figlio del casaro, scoraggiato dal poco interesse dimostrato verso il proprio prodotto, decise allora di tagliarlo e di offrirlo a piccoli boccconi. La piccola formaggella emanò così un profumo tanto invitante che tutti furono attratti da quel delizioso aroma e si diressero verso il giovane casato che, stupefatto ed orgoglioso del forte interesse dimostrato dall'intera platea, si mise a distribuirne a piccoli bocconi. Di lì a poco l'intera scorta del giovane casaro terminò. 
Qualche giorno dopo la Signoria Scaligera lo convocò a palazzo per ringraziarlo e premiarlo del successo avuto e il giovane casaro, fiero di quel momento, portò con sè il padre. Una volta arrivati al cospetto della Signoria, venne loro chiesto quale fosse la ricetta del delizioso formaggio.
"La ricetta non posso divulgarla - disse il giovane - ma posso solo dirvi il nome: Rigatel del Castel".





Tortellini di Valeggio


Non me ne vogliano gli amici bolognesi, ma il Tortellino di Valeggio è un'istituzione nel nostro territorio, una tradizione culinaria che ancora si tramanda di generazione in generazione.
E le sfogline nostrane con le loro abili mani riescono a tirare questa lunga sfoglia fina con maestria e destrezza, guarnendola poi con il ripieno più prelibato e stagionale, anche se il classico evergreen resta quello alla carne.
Due anni fa ne avevo adocchiati col ripieno di gallina padovana, Presidio Slow Food della mia regione, sicuramente da provare ora!





Riso Vialone Nano


E' l'unico tipo di riso ammesso nella mia cucina, esotici a parte, tipico esempio di campanilismo culinario.
Amo molto le antiche varietà come quello essicato sull'aia e quello nero.  Oppure quello lavorato a pestelli, dove una particolare lavorazione lenta e con il minimo attrito, evidenzia tutte le sue qualità lasciandolo integro, ricco di amidi, vitamine e fibre grezze.
Chissà se troverò qualche altra chicca di questi chicchi di bontà?





Lampredotto


Non amo le frattaglie, ma per il Lampredotto faccio un'eccezione. Peccato l'abbia scoperto solo da grande!
Mi ha incantato ancor prima di gustarlo, da crudo pare un pizzo a balze.
Una degustazione diventata quasi d'obbligo ogni qualvolta ritorno a Firenze, dove ancora batte forte il mio mezzo cuore toscano.






Patata del Quartier del Piave


Scoperta per caso da uno dei miei fornitori verdurieri preferiti, si è rivelata uno spettacolo di patata!
Polpa soda, gustosa, lessa al naturale con un filo di olio extravergine (del Garda, of course!) e due gocce di aceto balsamico riesce a conquistare anche i palati più esigenti. E ieri ci ho fatto dei notevoli signori gnocchi!
I ferretti sono i terreni rossi e ghiaiosi del Trevigiano nella piana del Piave, dove viene coltivato questo tubero. Non hanno ristagni di acqua e sono ricchi di potassio e ferro, donando così alla patata una consistenza unica.
Ultimamente scoperta anche dai grandi chef, la sua produzione è però limitata perchè non viene coltivata su vasta scala, non offrendo quindi scorte sufficienti per coprire un fabbisogno annuo.





Peperone Corno di Bue


Adoro i peperoni!
Ed ora son contenta perchè riesco a trovare questa varietà, diventata Presidio Slow Food, anche dalle mie parti.
Ne comprerò sicuramente per metterli sottovetro e gustarmeli poi nelle grigie e fredde giornate invernali.



Fuori programma un'amichevole provocazione sulla mozzarella di bufala, mio grande amore caseario, che fa sempre palpitare forte il mio cuore (e la mia gola) non appena varco il confine campano.

Sulle rive del Mincio, al confine veneto lombardo, c'è l'azienda agricola La Valle, dedicata all'allevamento di vacche da latte, bufale e suini. Rinomata nel comprensorio per la produzione di trecce, mozzarelle e provole, è la mia consolazione quando non posso gustare le delizie campane dop.

Giusto un paio di giorni fa, mi sono imbattuta in prodotti cosmetici per il corpo a base di latte di bufala, dal nome romantico e un logo un po' retro: Biancamore.
Si dice che Poppea facesse il bagno nel latte d'asina per avere la pelle più vellutata di tutta Roma, ma pare che questo di bufala sia ancora più nutritivo e idratante, contenendo principi antiossidanti e anti invecchiamento per una pelle del corpo morbida e protetta dagli agenti esterni.
Meno mozzarelle e più cosmesi 2.0 ? :-)



Arrivederci al Salone!

25 novembre 2012

Di un mercato torinese, di un orto albertino e di una zuppa di cavolo rosso


 English recipe here

E' passato già un mese dalla mia avventura al Salone del Gusto di Torino ma mi sembra di esserne appena tornata (forse perchè oggi ho trascorso ancora una bellissima giornata in compagnia di amiche ritrovate per un'occasione benefica che sta diventando un appuntamento imperdibile per le strenne natalizie), ancora carica di emozioni, suoni e colori fortissimi da annientare il malotempo che imperversava fuori il Lingotto.
Colori, profumi, sapori e aromi che ho avuto il piacere di degustare la mattina del sabato, quando guidate dalla nostra espertissima guida locale abbiamo fatto un giro nel meraviglioso, inebriante, fantasmagorico mercato di Porta Palazzo, il più grande mercato (ed uno dei più vecchi) all’aperto d’Europa di frutta e verdura, con una sezione dedicata ai contadini che esercitano la vendita diretta.
Il mercato è vastissimo, con un'ampia zona dove le bancarelle si susseguono colorate con la loro bella mercanzia in ordine, disposta con cura e precisione: bella da vedere, bella da comprare, perchè i prezzi sono molto vantaggiosi. Mi sembrava quasi di vedere i classici mercatini francesi dove tutto è ordinato, pulito, luccicante.
Ad ogni angolo venditori marocchini con enormi cesti di menta fresca, così profumata e vellutata.
E nelle bancarlle dei venditori cinesi ortaggi a me sconosciuti, come la zucca bianca.
Qui tutte le foto, giusto per farsi un'idea :-).


 zucca bianca

Poi si entra nello spazio interno sotto l'orologio e qui si apre un mondo fatto di pani, salumi e formaggi, provenienti da ogni regione d'Italia. Una rapida scorpacciata perchè il nostro principale intento era raggiungere il porticato seguente, dove ogni giorno si allestisce il mercato dei contadini locali.
E qui una sopresa continua per occhi, naso e orecchie: un pullulare di mani che toccano, pesano, sistemano, con cura e dedizione, come se avessero a che fare con piccole creature umane e non semplici ortaggi. Uomini e donne di una certa età, in gilet e cappello i primi, col fazzoletto in testa le altre, che ancora parlano in dialetto, siedono mentre tolgono le foglie avvizzite, sistemano le cassettine, contano i soldi nuovi che fanno fatica a distinguere.
Quasi un mondo d'altri tempi, una voglia smisurata di poterci essere ogni mattina per fare la spesa giusta, come si deve, come era un tempo, quando ero bambina.
Ed improvvisamente siamo attratte quasi all'unisono da una bancarella speciale, quella del sig. Enzo, che lavora presso la piccola azienda agricola a conduzione familiare, dove il motto che li distingue cita testuale: non ci serviamo di frigoriferi per conservare i nostri prodotti, ma li raccogliamo un giorno per l'altro.

con enzo

Il motivo del nostro sorprendente interesse è stata questa cassettina di Levistico, o sedano di monte, che per la prima volta ho toccato con mano.

levischio

Un mercato da ritornarci di sicuro, con più calma e con un carrellino gigante appresso. 

Nel sito dell'azienda, dal nome così accattivante e facile da ricordare, Orto Alberto, ho trovato la ricetta di questa zuppa di cavolo rosso.
Deliziosa e facilissima da fare, al contrario, forse, del suo colore poco invitante, se non inquietante per certi versi ...  ma per me fascinoso e molto trendy, così viola, cupo e intenso!
Ma prima di giudicare sarebbe meglio provarla, sono sicura sarà una piacevole sorpresa come lo è stata per i miei ragazzi, sempre così scontrosamente agnostici verso qualcosa di insolito e fuori dai soliti schemi :).



zuppa cavolo rosso


Per 6/8 persone:

un chilo di cavolo cappuccio rosso
una mela
una cipolla
brodo vegetale o fatto con dado homemade
2 foglie di alloro
2 cucchiai di fecola, facoltativi
pancetta rosolata, facoltativa

- Tagliare cipolla, mela (con buccia) e cavolo a fettine.
- Lasciare da parte qualche fettina di cavolo e mettere un paio di fettine di mela in forno o su una padella antiaderente a essiccare per la guarnizione (io ho dimenticato la mela).
- Mettere cipolla, mel e cavolo in una casseruola capiente, unire l'alloro e coprire col brodo vegetale. Cuocere a fuoco medio/basso per circa un'ora, un'ora e mezza.
- Frullare la minestra (avendo l'accortezza di levare le foglie di alloro) fino ad ottenere una crema omogenea, aggiustare di sale (se piace si può aggiungere un pizzico di peperoncino).
- Se si vuole aumentare la cremosità della zuppa sciogliere la fecola in mezzo bicchiere di acqua ed aggiungerla alla minestra, facendola cuocere ancora 5/8 minuti (non l'ho fatto, mi sembrava a posto così).
- Servire la zuppa nelle scodelle guarnendola con la pancetta, se ammessa dalla propria dieta alimentare, le fettine di mela e di cavolo. Una grattatina di pepe bianco macinato fresco ci calza a pennello.






This recipe is my personal entry to WHB # 361
hosted  by Bri from Briggishome
both for English and Italian edition.
Thanks again to Haalo who manages greatfully all events,
to Bri for Italian edition.
Thanks again to Kalyn for her successfull idea!
Who's hosting
WHB Rules

Red Cabbage Soup - WHB # 361


 la ricetta in italiano qui

Last month I was in Turin at Salone del Gusto and had a lot of fun with friends.
On Saturday morning we visited  Porta Palazzo Market, the largest and one of the oldest European open air market for fruits and vegetableswith a section dedicated to the local farmers for direct sale.
Such a beauty for your eyes, ears and nose: an enchanting and quite intoxicating mixture of fragrances and aromas, a moltitude of funny and unknown to me vegetables, like the Chinese white pumpkin. Here all my pictures to see what I mean :-).

 zucca bianca

And in the local farmers'corner such a familiar and peculiar stalls, old men and women selling their prganic products and speaking about them with love and gratitude, giving suggestions and tips about their use in the kitchen. A very emotional moment, not just a sale but the feeling you are getting something genuine and cultivated with devotion.
One of these farmers is Mr. Enzo, working at Orto Alberto, a family farm just off Turin, where their motto is we do not use refrigerators to store our products as we collect them every single day.


con enzo

We stopped at his stall and had a nice talk with him, attracted and surprised to find Lovage, and for the first time in my life I could touch it.

levischio


I found this nice and easy recipe on their site, and should I go back to Turin in the future I won't surely miss that market and Mr. Enzo's vegetables!
It's a very delicious soup, despite its strong and perhaps alarming color, but cool and trendy in some way :-) ... fashionable too, as purple should be one of the hottest shade of the winter season (or was it last year? :-).
Anyway, do try it first and then you will be fascinated as much as my rascal and unbelieving boys were :-).

zuppa cavolo rosso




Serving 6/8:
 
a kilo Red cabbage
an onion
an apple
vegetable broth or made with homemade stock cubes
nut
2 bay leaves
2 tablespoons potato flour, optional
some fried bacon, optional

- Slice onion, apple (unpeeled) and cabbage.
- Leave aside some slices of cabbage and put a few apple slices in the oven or in a non-stick pan to dry, will be used for garnish (I forgot the apple).
- Put onion, apple and cabbage in a large saucepan, add the bay leaves and cover with vegetable broth. Cook over medium/low fire for about an hour, an hour and a half.
- Blend the soup (remove bay leaves) to a smooth cream, season with salt (if you like you can add a pinch of chili).
- If you'd like to increase the creaminess of the soup dissolve the starch in half a glass of cold water and add it to the soup, let to cook 5/8 minutes more (I haven't done, it was creany enough).
- Serve the soup in bowls with fried bacon, if permitted by your diet, sliced dried apple and cabbage. A little fresh ground white pepper will give an extra taste.







This recipe is my personal entry to WHB # 361
hosted  by Bri from Briggishome
both for English and Italian edition.
Thanks again to Haalo who manages greatfully all events,
to Bri for Italian edition.
Thanks again to Kalyn for her successfull idea!
Who's hosting
WHB Rules

6 novembre 2012

Black & White Wednesday - Week # 57



Salone del Gusto in Turin - 25/29th October, 2012
150 crazy foodbloggers gathered in a very ambitious project:
Gente del Fud - Fud people
(acronym betwen food and sud
sponsored by Pasta Garofalo,


talking about pasta,
showing the best Italians Slow Food Presidiums,
cooking unpublished recipes with them,
toasting with emerging artisanal Italian beers,

a unique gastronomic festival never held before,
for the first time in such an important and international event.



us-our taste
us and our taste


spaghetti!
we love pasta


ready to be used
ready to go


 ready to go
on the counter


foodblogger cooking
foodblogger in action


international foodbloggers cooking 
Internation foodbloggers cooking together


chefs
chefs at work


 talking about beer
talking about beer, smelling its fragrance


beer
tasting beer


artisanal beers
@ the table waiting for pasta


 montebore cheese-wedding cake style
Montebore cheese, like a wedding cake,
an amazing surprising presidium to me
(30% goat and 70% cow milk)

regional tasting
foodbloggers @ regional stand


gente del fud t-shirt
our unique t-shirt


garofalo logo  
Thanks Garofalo for making it real!






This week Black & White Wedsneday is hosted by Anusha of  Tomato Blues.
 You have time to send your entries to anusapraj AT gmail DOT com
as Anusha was down with a flu,
the Gallery will be up on Saturday, 10th Nov.

We have also a group on Flickr if you'd like to join and share your pics.
 hashtag #BWFood on Twitter


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