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5 settembre 2016

Cannolo Alto Lago con Crema di Luccio per la Garda Cooking Cup


Garda Cooking Cup, ovvero la Regata del Gusto.
40 barche a vela, 40 equipaggi, 40 cuochi: una sfida all'onda,
nelle acque di Salò (BS), proprio di fronte a casa mia.

 Prima edizione sabato 24 e domenica 25 settembre 2016.

In altre parole, come unire lo sport, il lago più bello d'Italia, le eccellenze gastronomiche del suo entroterra, un buon sano spirito competitivo e le capacità culinarie di cuochi avventurosi in un spumeggiante weekend di fine estate.
E prima ancora, organizzare un contest tra 40 food blogger Aifb, ai quali far conoscere alcune delle tipicità del territorio gardesano come i Capperi di Gargnano - lo Zafferano di Pozzolengo - il Chiaretto del Garda - la Farina gialla di Bedizzole - l'Olio extra-vergine del Garda DOP e il Bagoss, tra cui scegliere i preferiti da abbinare ad un pesce del lago in una ricetta di propria inventiva.
I vincitori della migliore ricetta e della migliore fotografia saranno poi ospiti della manifestazione; per il miglior sfidante culinario, inoltre, l'onore di far parte della giuria gastronomica della Garda Cooking Cup.

Siamo una famiglia di pescatori, in apnea e con la canna.
Le mie personali esperienze pescose si limitano a ricordi di infanzia. Durante i lunghi soggiorni marini a Porto Santa Margherita, la darsena turistica costruita a Caorle a metà degli anni '60, avevo mio zio materno, grande appassionato cannista, come maestro di pesca, avvicinandomi a questa esperienza partendo praticamente da zero: si andava per fossi a cercare i lunghi lombrichi rossi da usare come esca, si costruiva la canna per me, usando un doppio filo grosso da cucire a cui attaccavo i piombini in sequenza logica e quantistica e l'amo in finale, si preparava la pastura col pane vecchio e la polenta per attirare i pesci. E poi, finalmente arrivava il bello: sdraiata sul pontile, gettavo speranzosa il mio filo in acqua, dopo che lo zio aveva pasturato i dintorni, gli davo i due colpetti canonici che servivavno per attirare il pesce e... aspettavo, impaziente. Ma l'attesa non era poi così lunga: la darsena era pescosissima, allora, e si riusciva a riempire il secchio copiosamente di luccicanti cefali. I muratori, occupati nella costruzione delle villette vicine, ringraziavano per la cena a loro assicurata. Qualche mattina, poi, se riuscivo a svegliarmi presto, andavo con lui in passeggiata pescosa in riva al mare dove, con la bassa marea, era possibile raccogliere i cannolicchi, che spuntavano impavidi dal letto sabbioso... ed ogni tanto ci scappava anche una tellina.
A Battipaglia (SA), invece, quando andavo in vacanza dai nonni e zii paterni, era sorprendente (ed appagante) come bastasse affondare le mani sotto la sabbia per recuperare belle e grosse vongole appetitose.


pescatori


Il destino mi ha portato, poi, a scoprire e scegliere come residenza di famiglia il lago di Garda che, con la sua azzurra vastità, propaga largamente il suo fascino misterioso, del quale ne siamo inesorabilmente attratti: un potere magnetico quasi magico, ogni qualvolta apriamo la finestra della veranda. Inevitabile anche per il marito, oriundo cittadino, e per i miei figli che ci sono cresciuti.
Dapprima pescatori marini, forse per un più facile approccio ameno e sportivo; in seguito, con l'affinarsi della tecnica, esperti anche delle acque lacustri, andando a cercare le rive più limpide nell'alto lago.


luccio
Luccio - Esox lucius


Ed è proprio nelle acque antistanti Malcesine che l'altro giorno Michele ha pescato un bel luccio, considerato il re dei predatori di acque dolci per la sua famelicità e la robusta e acuminata dentatura. Preda molto ambita, ha una carne molto soda e polposa; solitamente cucinato in salsa, ci ha sorpreso tempo fa preparato alla griglia.


luccio



Sinceramente avrei preferito un pesce meno pregiato e dalla polpa più morbida, tipo la trota o il salmerino, ma al pescato non si comanda e crema di luccio fu.

Per cuocerlo a vapore (uso questa pentola) ho preparato un court-bouillon con acqua, un bicchiere di vino bianco secco, una carota, una gamba di sedano, uno scalogno, qualche bacca di ginepro, di pepe selvaggio del Madagascar, di pepe rosa, di coriandolo, un paio di foglie di alloro, un pezzetto di cannella: dopo 5 minuti dall'ebollizione, ho sistemato il pesce sulla griglia (eviscerato, senza branchie e ben lavato) e messo il coperchio. Si calcola 20 minuti di cottura per chilo di pesce.
Quindi eliminate tutte le parti non edibili (pelle e lische) e riguardato con cura, per assicurarmi che ogni lisca fosse stata scartata.
Da un chilo di pesce crudo eviscerato si ottiene circa mezzo chilo di polpa pulita.

Una chicca da pescatore: cercate la polpa racchiusa nella guancia del pesce, è la parte migliore, da gustare per prima (e non è finita nella crema).


Cannoli di Mais Alto Lago
con crema di luccio ai capperi di Gargnano e timo


cannolo alto lago



Per 20 cannoli:

130 g di Farina gialla di Bedizzole
70 g di farina 0
1 tuorlo
15 g di strutto
mezzo cucchiaio scarso di aceto di mele
mezzo bicchiere scarso di Chiaretto del Garda

un albume o acqua
cilindri in metallo mm 130x20
coppapasta diametro cm 10
olio di semi di arachide

In una ciotola impastare le farine con lo strutto, il tuorlo e l'aceto, unendo il vino poco alla volta e al bisogno (non è detto che si usi tutto). Trasferire sulla spianatoia e lavorare l'impasto finchè si presenta ben liscio ed omogeneo. Formare una palla e lasciarla riposare almeno mezz'ora coperta.
Prendere un pezzo di pasta alla volta e tirarla in una sfoglia fina; ritagliare dei dischi col coppapasta, allungarli leggermente col matterello in una forma ovale. Avvolgere ogni disco intorno ad un cilindro, senza tirare troppo la pasta, sovrapponenedo le estremità e sigillandole bene con l'albume o un pochino di acqua, schiacciando leggermente per appiattire la pasta doppia.
Portare l'olio a temperatura (170/180°) e friggere i cannoli finchè ben dorati.
Scolare su carta assorbente ed aspettare che raffreddino per riuscire a sfilare il cilindro con facilità.

Per la crema di luccio:

400 g di polpa lessa di pesce 
100 g di ricotta vaccina
sale/pepe q.b.
buccia grattugiata di limone non trattato
succo di limone  
foglioline di timo al limone
brodo vegetale o court-bouillon filtrato

Nel mixer frullare la polpa di pesce con la ricotta fino ad ottenere una mousse fine, aggiungendo del brodo al bisogno. Salare e pepare, condire con un filo di olio, buccia grattugiata e succo di limone. Per un lavoro più sopraffino, passare il composto al setaccio.
Trasferire poi in una sacca da pasticceria con bocchetta larga liscia.


cannolo alto lago



Fare un battuto con una manciata di capperi (dissalati in acqua, scolati ed asciugati) e foglioline di timo al limone.

Riempire i cannoli con la mousse, intingere le estremità nel battuto aromatico e servire.


Un scorciatoia altrettanto croccante e sfiziosa senza passare necessariamente dall'ossessione frittura: gustose cialde di Bagoss e Parmigiano, che (strano, ma vero!) ben si sposano con la crema di pesce.


Cialde di latteria
con crema di luccio ai capperi di Gargnano e timo


crema luccio con cialde bagoss




Per le cialde di latteria:

50 g di Bagoss
80 g di Parmigiano reggiano
foglioline di timo al limone

Grattugiate i due formaggi ed unite le foglioline di timo. Scaldate una padella da blinis e versate in ogni stampo un paio di cucchiai di formaggi grattugiati. Lasciate cuocere il formaggio pochi minuti finchè croccante da un lato, quindi girate la cialda e lasciatela ancora pochi secondi. Trasferite su un tagliere e tagliatela a metà.
Servite le cialde con la mousse di luccio farcita con un pochino di trito di capperi e timo al limone.



#gardainpadella #gardacookingcup2016 #gardaifb #aifb

6 gennaio 2016

Bufalabà, ovvero babà con mousse di Mozzarella di Bufala, pomodorini confit e pesto ligure


Felice ed onorata per l'invito a partecipare al contest Bufala in Fermento, organizzato dal Le Strade della Mozzarella e Antico Molino Caputo, dedicato alle preparazioni lievitate salate.
In lista 24 blogger da confrontarsi con le farine Classica e Cuoco del Molino Caputo e la Mozzarella di Bufala Campana DOP.

Tema del Contest: contaminazioni, perché dopo migliaia di chilometri percorsi dall'Asia al bacino del Mediterraneo e secoli di Storia come fedeli accompagnatori, grano tenero e bufale diventano consuetudine, che si evolve in tradizione e tipicità del nostro territorio.

Svolgimento: da un'idea concepita in terra lacustre (abito sul lago di Garda), svolgo il compito in terra ladina (da brava alunna indisciplinata, perdo tempo prezioso a priori, salvandomi in corner durante le festività trascorse in montagna), utilizzando prodotti DOP campani e siculi, scomodando anche la blasonata Repubblica Marinara ligure per il pesto più profumato e gustoso, orgoglio del mio orto, conservato gelosamente in freezer per nostalgiche preparazioni amarcord di bigie giornate uggiose invernali. E non mi sono lasciata scappare neanche un piccolo accenno al dizionario gastronomico dei cugini d'oltralpe, ça va sans dire pilastri fondamentali della cucina occidentale.
Cu affézzione.


set per bufalabà


Noncurante del proverbiale detto chi ha tempo non aspetti tempo,  ho dovuto impastare a mano, non avendo in vacanza una cucina dotata di ogni comfort come a casa. Ma la fatica tempra lo spirito, e la buona volontà viene premiata con un impasto fragrante e dal giusto grado di sofficità, sopportata anche dalla buona qualità della farina, che ha retto egregiamente una lunga lievitazione per aver voluto utilizzare poco lievito (impastato nel primo pomeriggio, lasciato a temperatura ambiente fino a sera e poi in frigo fino alla mattina seguente).
Arrangiato un piccolo set fotografico che rivela la provenienza montanara degli accessori (ma quelli avevo) per i due babà protagonisti (ma avrei dovuto scegliere meglio), ho conservato gli altri in un sacchetto di nylon ben chiuso e ieri sera sono stati un antipasto molto gradito per i miei numerosi ospiti: per praticità, li ho serviti tagliati a metà e farciti, disposti con ordine su un grande vassoio, con le ciotoline di pesto e pomodorini confit a parte.


bufalabà


L'unica difficoltà della ricetta sta nella preparazione dell'impasto, che deve essere ben lavorato e incordato per permettere poi anche una buona lievitazione, visto la quantità minima di lievito usato: si può anche aumentarne la dose, fino a 8/10 g, magari come primo approccio a questo impasto briochoso.
I contorni si possono preparare durante le fasi di lievitazione, in modo da avere tutto pronto all'impiattamento.
Si possono fare di misura ancora più piccola, saranno un simpatico fingerfood per un buffet in piedi, ancora più accattivanti se presentati nei pirottini di carta da pasticceria.



Per 15/16 babà
(stampini in alluminio di altezza e diametro 6 cm.)

270 g farina Caputo Cuoco
50 g di acqua di governo della mozzarella, a temperatura ambiente
2 uova intere sbattute
50 g di burro morbido
25 g di zucchero
5 g di lievito di birra
5 g di sale fino
extra burro per ungere gli stampi

Preparare il lievitino: sciogliere il lievito nell'acqua, aggiungere 90 g di farina ed impastare fino ad avere un panetto omogeneo. Lasciare riposare in una ciotolina, coperto e in luogo riparato, fino al raddoppio.
Nella ciotola della planetaria versare la restante farina (180 g) e lo zucchero, azionare il gancio impastatore a velocità bassa ed aggiungere, poco alla volta, le uova sbattute e il lievitino, alternando i due ingredienti. Per ultimo aggiungere anche il sale.
Quando l'impasto inzia ad essere omogeneo, aggiungere anche il burro a pezzetti, e lavorare l'impasto finchè ben incordato.
Se si lavora a mano, impastare gli ingredienti in ciotola seguendo lo stesso ordine. Una volta terminati, continuare a battere ed impastare sulla spianatoia, sporcandosi leggermente le mani di farina se necessario, finchè l'impasto si presenta liscio ed omogeneo.
Formare una palla, ungere una ciotola col burro e sistemare l'impasto. Coprire e lasciare lievitare in luogo riparato fino al raddoppio.


babà salati


Ungere internamente col burro gli stampi dei babà.
Riprendere l'impasto, sgonfiarlo leggermente e con le mani ben unte di burro mozzare/formare delle palline di 30/35 g cadauna, come si fa per i babà. Sistemarle negli stampini, con la parte mozzata in basso. Coprire a campana e lasciare lievitare in luogo riparato finchè l'impasto supera di poco il bordo dello stampino.
Infornare a 200°, dopo un paio di minuti abbassare la temperatura a 180° e cuocere per 20/25 minuti circa, modalità statico nella parte bassa del forno. Sono pronti quando la temperatura al cuore raggiunge 90/92°.
Estrarre dagli stampi e lasciarli raffreddare su una griglia.
Si possono preparare il giorno prima, conservandoli in un sacchetto di nylon per alimenti ben chiuso.
Volendo, si possono congelare, scongelandoli a temperatura ambiente per qualche ora quando servono.


pomodorini confit


Pomodorini confit

1 kg di pomodorini
2/3 cucchiai di zucchero di canna
sale fino
olio extravergine di oliva del Garda
origano

Si possono usare i pomodorini preferiti: datterini, ciliegini, del Piennolo (se non infastidisce la buccia più spessa).
Meglio abbondare coi pomodorini perchè in cottura si riducono molto.
Tagliare i pomodorini a metà e sistemarli in una teglia da forno rivestita di carta forno. Cospargere sopra lo zucchero, il sale e l'origano. Versare un giro di olio e infornare a 150/160°, modalità statico, per un'ora e mezza circa. Lasciarli raffreddare e sistemarli in una ciotola, condendo alla fine con un altro giro di olio.
Si possono conservare in frigorifero per 15 giorni in un vaso a chiusura ermetica, ricoperti di olio.


Mousse di mozzarella

500 g di mozzarella di bufala DOP
240 g circa di panna fresca liquida
un paio di cucchiai di olio extravergine di oliva del Garda
sale fino q.b.

Tagliare la mozzarella a pezzetti, metterla in una caraffa e con un minipimer ridurla a mousse, aggiungendo a più riprese la panna, ed infine l'olio. Aggiustare di sale. Trasferire in una sacca da pasticceria con beccuccio grande, liscio o a stella e conservare in frigo.
Consiglio: meglio lavorare 250 g di mozzarella alla volta per ottenere una mousse vellutata in velocità, per non scaldare troppo la mozzarella.


Olio al basilico

6/7 foglie di basilico
140 ml di olio extravergine di oliva del Garda
60 ml di acqua a temperatura ambiente
3/4 cubetti di ghiaccio

Un escamotage rapido se non si è stati previdenti durante l'estate nell'aromatizzare il nostro olio preferito.
Versare l'olio in un vasetto a bocca larga e mettere un paio di foglie di basilico in infusione.
Nel frattempo frullare finemente 5 foglie col ghiaccio, trasferire il composto in un colino sopra una ciotolina e recuperare un cucchiaio di clorofilla.
Aggiungere la clorofilla all'olio ed emulsionare con una frustina oppure chiudere bene il vasetto e sbatterlo energicamente.
Si può conservare per qualche giorno; se la clorofilla si deposita, emulsionare nuovamente.
Al momento dell'utilizzo, allungare l'olio aromatizzato con l'acqua ed emulsionare ancora con una frustina (oppure sbattendo bene il vasetto): si otterrà un composto più denso.


Pesto di basilico

110 g di foglie di basilico
40 g di pinoli
170 g di olio extravergine di oliva del Garda
un quarto di spicchio di aglio
40 g di Parmigiano Reggiano grattugiato
(oppure metà grana e metà pecorino)
sale fino q.b.

Per ottenere un bel pesto brillante è importante lavorare velocemente per non ossidare le delicate foglie del basilico, sia che si lavori con un frullatore che col mortaio.
Tostare leggermente i pinoli in padella.
Tritare tutti gli ingredienti secchi insieme (pinoli, formaggio e aglio), aggiungere poi anche il basilico e l'olio a filo. Se necessario aggiustare di sale.
Si conserva in frigorifero per qualche giorno in un vaso di vetro, ricoperto con uno strato di olio perchè non ossidi, ben chiuso.Per i più intrepidi e tradizionali: in un mortaio di marmo e utilizzando un pestello di legno, iniziare a pestare l'aglio con qualche grano di sale grosso. Aggiungere poi le foglie di basilico, non tutte insieme, continuando a pestare con un movimento dolce e rotatorio. Terminato il basilico aggiungere i pinoli leggermente tostati, e per ultimo i formaggi. Alla fine è il turno dell'olio extravergine. Se necessario aggiustare di sale.


bufalabà



Prendere un babà per volta, inciderlo per il lungo a metà, irrorare l'interno di ogni metà con l'emulsione di olio al basilico, farcire con la mousse di mozzarella. Ricomporre il babà sul piatto, a piacere lucidare il babà con un pennello intinto nell'olio, guarnire con i pomodorini confit, una piccola foglia di basilico e un cappero. Servire con il pesto di basilico e i pomodorini confit rimasti.



31 ottobre 2015

Fish&Chips Mediterraneo


Dalla collaborazione dell'Associazione Italiana Food Blogger con il Consorzio Pecorino Toscano Dop ha preso il via lo scorso settembre un interessante blog tour in Maremma, che ha visto protagonisti alcuni soci nei luoghi di produzione e lavorazione di questo formaggio.
Giusto il tempo di rientrare nei propri confini, che parte un avvincente challenge, Mai dire Mai, ovvero inconsueti e curiosi abbinamenti per il più tipico dei formaggi toscani.




24 blogger sfidano 12 ingredienti insoliti: mango, gamberi, uva, piccione, funghi, rapa rossa, cacao, cozze, curry, caffè, coniglio e zucchero. L'abbinamento è a sorpresa, e non interscambiabile, e per certi versi lascia alcuni stupefatti, la Dea Bendata pare abbia voluto divertirsi con gli accoppiamenti.
Sulla pagina ufficiale di FB le proposte finora presentate dai partecipanti alla sfida.




L'ingrediente sorteggiato per me e la mia compagna di avventura Elena sono state le cozze. Lei è stata più diligente e ha presentato anzitempo qui la sua proposta golosa.
Io non mi smentisco, come al solito, e arrivo giusto in tempo alla quasi conclusione della sfida.

Cucino regolarmente questi molluschi, piacciono a tutti e in occasione di pranzi o feste sono anche molto scenografici e conviviali.
Ma non ne mangio per via di quella storiella che mi hanno sempre raccontato da piccola e che mi ha praticamente bloccato già in tenera età.
Le cozze, infatti, vengono anche chiamate spazzini del mare, perchè, filtrando quasi 50 litri di acqua di mare in 12 ore, ne trattenengono ogni impurità, dalle sostanze viventi per nutrirsi a quelle nocive, come i metalli pesanti e i batteri. Questi ultimi non sono ritenuti pericolosi perchè muoiono con la cottura dei molluschi, ma i metalli pesanti restano. Oggi la maggior parte di questi mitili proviene da allevamenti certificati, che devono indicare in etichetta il luogo di coltura e quindi garantire la pesca in acque idonee. Od eventualmente dichiarare il processo di stabilizzazione (purificazione) a cui sono stati sottoposti per renderli affidabili.
Una volta acquistate in una pescheria di fiducia, si possono conservare 2 o 3 giorni in frigorifero nella loro rete e con il loro liquido racchiuso nella conchiglia, in una bacinella coperta con un canovaccio umido, ma non in acqua, perchè morirebbero presto, consumando tutto l'ossigeno presente in poco tempo.
In commercio si trovano cozze già raschiate da ogni impurità sul guscio. Meglio comunque lavarle al momento dell'utilizzo, si possono anche lasciare in ammollo un'oretta in acqua leggermente salata. Quindi controllarle una per una e togliere il bisso, il filamento che esce dal guscio: ora le cozze sono pronte per essere cucinate.
Anche le cozze seguono le antiche credenze popolari dei pescatori: andrebbero consumate nei mesi senza la erre, perchè sarebbero più gustose e saporite. Non a caso il periodo migliore per gustarle è proprio la primavera e l'estate, quando sono nel momento della riproduzione e quindi più grasse e ricche di proteine.

Ero partita dall'idea di un tortino, mai realizzato e che ben presto si è tramutato in gnocchi tricolore, gustati ed apprezzati, ma non così avvincenti. Si mettono alla prova anche dei tortelli, ma mi sembrava di approfittare troppo di un consiglio culinario autorevole.
E nel mentre della prova ecco che mi balena l'idea sfiziosa del fish&chips.
Amo le contaminazioni, forse non essendo io una purosangue e non avendo un singolo territorio di appartenenza. E nelle nostre scorribande londinesi (ho un figlio che vive là) fish&chips è un must, quasi all'ordine del giorno.
Amo le spezie, le erbe aromatiche, gli aromi naturali: la via delle Indie un giorno (spero non troppo lontano) mi porterà a raggiungere quei luoghi profumati, colmi di fascino coloniale di altri tempi.
Adoro friggere: quello scricchiolio e crepitio nell'olio bollente è la più bella sinfonia culinaria che si possa sentire! Anche l'ingrediente più semplice e povero, una volta fritto assume un'altra personalità, quasi regale, una sorta di vestito a festa. Non a caso si dice che fritta è buona anche una suola da scarpe :-). E non importa l'odore di fritto (qualcuno osa chiamarlo puzzo, a torto) che produce, a cui si può ovviare con piccole astuzie: una goccia di olio 31 nell'olio di frittura, una Lampe Berger accesa, una protezione per i capelli (basta una cuffia monouso da doccia), un camice al posto del grembiule per proteggere i vestiti. E nella bella stagione, ci si può attrezzare all'aperto: sul balcone, in terrazza, in giardino, con il grande rischio, però, di avere poi la fila dei vicini fuori dalla porta che vogliono partecipare all'assaggio!

Tre tipi di patate, dai colori invitanti e sgargianti, anche se una non lo è davvero: la batata, o patata americana (qui nella versione arancione, meno comune da noi, ma ora più facilmente rintracciabile con l'accrescere dei negozi e dei mercati etnici) infatti appartiene ad un'altra famiglia botanica, le Convolvulaceae (quella delle belle campanelle blu rampicanti, per intenderci), e non alla famiglia delle Solanaceae, a cui fanno capo patate e pomodori.

Una mousse di pecorino, cremosa e delicatamente saporita, come intingolo goloso di accompagnamento, da degustare a temperatura ambiente o fresca, a piacere.

E voilà, l'aperitivo è servito: brindiamo alla sfida più intrigante e sorprendente e con i miei personali vivissimi complimenti a tutti i partecipanti ... vinca il migliore!


fish&chips mediterraneo



Ingredienti:

cozze
patata vitelotte
patata a buccia rossa
batata a polpa arancione
farina
 pane grattugiato
sesamo bianco e/o sesamo nero 
olio di semi di arachide
uovo sbattuto
sale 

per la spuma al pecorino:
50 g di pecorino toscano dop grattugiato
50 g di pecorino toscano dop stagionato grattugiato
350 g di panna fresca
timo fresco

Mousse di pecorino: scaldare la panna, aggiungere un paio di rametti di timo e lasciare in infusione 30/40 minuti. Togliere il timo dalla panna, portare a bollore e aggiungere il pecorino: mescolare con delicatezza finchè ben amalgamato. Passare al setaccio. Mettere in frigo a rassodare.

Patate: lavare bene ogni tubero, strofinando la buccia con una paglietta per levare ogni residuo di terra e/o ogni eventuale imperfezione. Asciugarle ed affettarle fini (senza sbucciarle) con una mandolina, disponendole su uno strofinaccio pulito. Tamponare con carta da cucina.

Cozze: non vale la pena aprire le cozze da crude, è un lavoro più faticoso e lungo. Meglio metterle in una padella capiente, dopo averle comunque lavate e passate una per una per eliminare ogni possibile residuo di bisso, sul fuoco a fiamma vivace e con coperchio. In un minuto o due i molluschi si apriranno. Recuperare le cozze che si toglieranno dalla valve con grande facilità: quelle che non si sono aperte si scartano.
Tamponare i molluschi con carta da cucina, infarinare e setacciare per eliminare ogni eccedenza di farina, passare nell'uovo sbattuto e poi nel pangrattato. Questo può essere semplice o mescolato con sesamo bianco e/o nero.
Si possono preparare impanate in anticipo, conservandole in frigo su un piatto spolverato di pangrattato e coperte da un foglio di alluminio.

Frittura: preparare sul fuoco due padelle, una più grande per le patate, con abbondante olio di semi di arachide ciascuna. Portare l'olio a temperatura, 170/180°, e friggere le patate, prima quelle bianche, poi le arancioni ed infine le viola, in pochi minuti saranno pronte. Scolare su carta assorbente, salare solo al momento di servire. Friggere anche le cozze e scolare su carta assorbente. Non salare.


Servire il fish&chips con la mousse di pecorino e ... in alto i calici!

fish&chips mediterraneo


Varianti: la mousse di pecorino si può aromatizzare con l'erba aromatica preferita, in estate si potrebbe osare con della mentuccia ed un pizzico di buccia di limone o lime grattugiata. Oppure optare per una variante più esotica, aggiungendo un pizzico di curcuma e curry, donando anche un colore dorato.
Valgono le stesse opzioni anche per le cozze, se si preferisce degustare la mousse di pecorino al naturale: il pangrattato si può aromatizzare a piacere, con un trito di aromatiche o con la spezia che più aggrada. I semi di sesamo possono essere sostitui con quelli saporiti e cipollosi di nigella sativa (la trovo da Tiger).


fish&chips mediterraneo


#maidiremai #aifb #pecorinotoscanodop

15 dicembre 2014

Pandoro di Kamut profumato all'arancia


Ho un'amica intollerante al frumento.
Sarà mia ospite giovedì a pranzo, insieme a tutta la brigata cameratesca per festeggiare ancora una volta il mio compleanno.
Non è difficile accontentare il suo lato panoso, perchè per fortuna può mangiare tutte le altre farine, kamut compreso.
Ho provato a fare per lei il pandoro proprio con il Kamut, in questo caso quella della linea QB del Molino Grassi.
Ero un pochino titubante per la lievitazione, anche se comunque resta una farina abbastanza proteica, per cui mi ci sono buttata a capofitto. 
Ho seguito la classica ricetta del pandoro sfogliato delle sorelle Simili, aggiungendo però una nota profumata di arancia ed il risultato è stato più che soddisfacente: il pandoro mantiene comunque la sua caratteristica morbidezza. 
Probabilmente l'ho cotto qualche minuto in più, ma devo ancora prendere confidenza totale coi miei forni nuovi.






Questa ricetta partecipa al contest di Molino Grassi indetto da Valentina.


Qualche consiglio per un migliore impasto:

- le uova (medie) meglio non fredde, leggermente sbattute prima di unirle all'impasto,
- il burro tagliato a pezzettini farà prima ad ammorbidirsi, 
- il burro tedesco è perfetto per sfogliare, in caso di suo utilizzo, basterà stenderlo a mezzo centimetro tra due fogli di carta forno, e poi inserirlo nell'impasto prima di richiudere gli angoli verso il centro,
- usare solo i semini della bacca di vaniglia, non aromi artificiali,
- per praticità iniziare la sera prima e fare la lievitazione del primo impasto in frigo perché l'ultima lievitazione è molto lunga, anche 5/6 ore, altrimenti si rischia di metterlo in forno a mezzanotte,
- un impastatore aiuta molto nel lavoro, ma dare sempre un'ultima lavorata e battuta a mano, aiutandosi con una spatola se necessari, 
- spolverare leggermente sempre il piano di lavoro e il matterello quando si sfoglia,
- preparazione dello stampo: per non aver brutte sorprese nell'estrarre il pandoro una volta cotto, meglio usare una piccola accortezza che suggeriscono le sorelle: capovolgere lo stampo sul tavolo (base piccola in alto) e appoggiarci sopra un pezzo di alluminio, circa 30x30, per prendere la forma dello stampo, premendo bene lungo le scanalature. Poi rimettere lo stampo nella posizione d'uso (base piccola che appoggia sul tavolo), imburrare leggermente la base e fissare l'alluminio nella parete interna facendo combaciare le pieghe prese alle pareti scanalate. Imburrare quindi (meglio con pennello e burro sciolto) sia la stagnola che le pareti fino al bordo dello stampo (vedi foto qui). In questo modo il pandoro si sfilerà facilmente e non c'è pericolo che la punta possa rimanere attaccata al fondo (se fosse malauguratamente attaccato alle pareti, basterà passare delicatamente una lama di coltello tra il pandoro e la parete dello stampo).






Ingredienti totali:

450 g di Kamut QB Molino Grassi
135 g di zucchero
170 g di burro
4 uova
18 g lievito di birra
acqua tiepida
1 cucchiaino di sale
1 stecca di vaniglia
la buccia grattugiata di un'arancia bio
qualche scorza di arancia candita tritata
una noce di burro per lo stampo
zucchero a velo 


Lievitino:
15 g di lievito di birra
60 g di acqua tiepida
50 g di Kamut
1 cucchiaio di zucchero
1 tuorlo

Sciogliere il lievito nell'acqua, aggiungere lo zucchero, il tuorlo e la farina e  sbattere bene con una frusta finchè il composto risulta ben amalgamato e senza grumi. Sarà abbastanza liquido.
Lasciare lievitare in luogo tiepido per circa un'ora, fino al raddoppio.


Primo impasto:

200 g di Kamut
3 g di lievito di birra
25 g di zucchero
30 g di burro a temperatura ambiente
la buccia grattugiata di mezza arancia bio
2 cucchiai scarsi di acqua tiepida
1 uovo

Aggiungere al lievitino il lievito di birra sciolto  nell'acqua tiepida, lo zucchero, la farina e l'uovo, leggermente sbattuto.
Quando gli ingredienti sono ben amalgamati unire anche il burro morbido e la buccia di arancia e lavorare e battere bene l'impasto finchè il burro si sarà tutto assorbito. Anche se si impasta con un'impastatrice, sempre meglio battere l'impasto dulla spianatoia e dargli l'ultima lavorata a mano.
L'impasto è abbastanza appiccicoso ma meglio sporcarsi le mani e la spianatoia di farina (poca) che aggiungerne all'impasto.
Lasciare lievitare in ciotola, coperto, in frigo tutta la notte.


Secondo impasto:

200 g di Kamut
100 g di zucchero
2 uova
1 cucchiaino di sale
i semini della stecca di vaniglia 
 la buccia grattugiata di mezza arancia bio 
qualche scorza di arancia candita tritata
(quantità a piacere)

140 g di burro a temperatura ambiente per sfogliare

Tirare fuori la ciotola dal frigo e lasciarla rinvenire a temperatura ambiente per circa un'ora (l'impasto durante la notte dovrebbe essere lievitato al raddoppio, altrimenti lasciare riposare fuori dal frigo fino al raddoppio).
Unire all'impasto precedente le uova, lo zucchero, la farina, il sale ed i semi della vaniglia (incidere la stecca per il lungo con un coltello affilato e schiacciare col dorso della lama per estrarre i semini), la buccia di arancia grattugiata e qualche scorza candita tritata (così in cottura si scioglierà e non rimarranno i pezzettini, a qualcuno antipatici).
Lavorare e battere bene come nel primo impasto.
Trasferire poi l'impasto in una ciotola unta di burro e lasciare lievitare coperto e in luogo tiepido fino al raddoppio.
Poi mettere la ciotola in frigo per 30/40 minuti.






Sulla spianatoia leggermente infarinata stendere la pasta in un quadrato e mettere al centro il burro, schiacciando i pezzetti tra le dita, lasciando un bordo di 3 centimetri.
Richiudere gli angoli della pasta verso il centro coprendo il burro.

Prima piega: spianare delicatamente la pasta in un rettangolo e poi ripiegarla in tre, come per la pasta sfoglia. Rimettere la pasta in frigo, coperta con pellicola, e lasciare riposare 20 minuti.
Seconda piega: come la prima, più il riposo.
Terza piega: come la prima, più il riposo.

Dopo l'ultimo riposo, ungersi leggermente le mani col burro e formare una palla con l'impasto, ruotandolo sul piano di lavoro con le mani e nello stesso momento inserendo i bordi sotto.
Sistemare la palla nello stampo precedentemente preparato con la parte rotonda e liscia sul fondo dello stampo (per capirci, la parte che toccava il piano di lavoro con i lembi della pasta incalzati va rivolta verso l'alto).








Lasciare lievitare in luogo tiepido e coperto (una pentola alta messa sopra andrà benissimo, oppure un sacchetto di nylon) fino a quando il pandoro arriva al bordo dello stampo, o meglio lo supera di qualche centimetro.
Cuocere a 170° per 15 minuti, poi abbassare a 160° per altri 10 minuti, ma è sempre meglio regolarsi con la prova stecchino (nella parte più bassa del forno perchè il pandoro gonfierà ancora, fino a toccare la griglia superiore; eventualmente proteggere con un foglio di alluminio dopo una buona coloritura).
Tirare fuori dal forno, attendere pochi minuti e poi estrarre delicatamente il pandoro dallo stampo.
Quando quasi completamente raffreddato spolverare di abbondante zucchero a velo.






 Con questa dose ho riempito uno stampo da mezzo chilo e 4 stampini da pandorini.

Si conserva per qualche giorno in un sacchetto per alimenti ben chiuso, riscaldandolo appena un paio di minuti in forno per far riprendere cremosità al burro.
Per conservarlo più a lungo si può congelare una volta raffreddato bene (riparato bene che non prenda altri odori dal freezer), poi si scongela a temperatura ambiente e si riscalda necessariamente qualche minuto in forno per far riprendere cremosità al burro.





14 dicembre 2014

I Vota Vota, altresì inganna marito :-)


Un antipasto rustico, una focaccia farcita ideale per le scampagnate, quasi più buona il giorno dopo.
Di facile esecuzione, si possono poi variare i ripieni, a proprio gusto o necessità.
L'ho imparata a fare la primavera scorsa a Catania, al convegno nazionale dell'Aici, da Maria (sono sue le mani che lavorano nella foto in basso) e li avevo subito rifatti appena tornata a casa.
E' stato amore a prima vista, e credo che anche il nome abbia influito molto: vota vota in siciliano sta per girare e girare ancora (infatti la pasta si arrotola girandola su se stessa), ma quello che mi ha incuriosito di più è stato il soprannome popolare inganna marito. Già, perchè si facevano queste focacce farcite con quello che si raccimolava per casa, un po' di prezzemolo, due pomodorini, il culetto di una provola, dando vita ad un pane farcito saporito e delizioso, quasi fosse stato fatto con più maestria ed ingredienti più nobili, ingannando così il palato inappagabile dei mariti più esigenti.

Protagonista dell'impasto è la semola di grano duro, qui nella versione Kronos  del Molino Grassi, e questa ricetta partecipa al contest di Molino Grassi indetto da Valentina.







Impasto:

1 kg di semola Kronos  
500/550 g di acqua tiepida
50 g di olio extravergine di oliva
20 g di sale
20 g di lievito di birra

Farcitura:

400 g di prezzemolo tritato
4 spicchi di aglio tritati
qualche pomodorino secco sott'olio
qualche pelato ben scolato, meglio se homemade
parmigiano grattugiato
provola tritata grossolanamente
peperoncino in polvere
sale/pepe
olio extravergine di oliva






Sciogliere il lievito in un pochino di acqua.
In una ciotola mettere la farina, aggiungere il lievito e l'acqua (non tutta) ed iniziare ad impastare.
Aggiungere l'olio e per ultimo anche il sale, quando l'impasto inizia ad essere amalgamato. Utilizzare l'acqua necessaria per avere un impasto consistente, non troppo morbido, omogeneo e liscio.
Formare una palla, sistemare in una ciotola leggermente unta e lasciare lievitare coperto in luogo riparato fino al raddoppio.
Riprendere l'impasto e dividerlo in quattro.
Stendere ogni pezzo in una sfoglia sottile a rettangolo, farcire con il prezzemolo e l'aglio tritati insieme, qualche pomodorino e qualche pelato spezzettati, sale, pepe, peperoncino, un filo di olio, parmigiano e provola.







Avvolgere arrotolando la pasta con tre giri, chiudere bene i due lati corti premendo con i rebbi di una forchetta o riportandoli sopra al rotolo di pasta, sigillandolo i con un goccio di acqua o albume.
Bucare la superficie con i rebbi della forchetta, ungere di olio ed infornare a 200° per 30/40 minuti.






La pasta non dovrebbe rompersi in cottura, come mostra la foto. Probabilmente l'ho stesa troppo fina oppure l'ho avvolta tirandola troppo inavvertitamente.





Nella versione con cipolle stufate, taccole in padella (avanzo), pomodorini sott'olio,
parmigiano e robiola.



25 giugno 2014

Teatime volubile profumato alla rosa, menta, vaniglia e bergamotto


Mi è piaciuto subito il nome: Volubilis.
Mi è piaciuta subito la sua definizione: un viaggio di sensi.
E sono sicura mi piacerà anche il suo profumo, quando tornerò a Bologna a trovare Sabrina mi sconvolgerò l'olfatto.
E proprio Sabrina, in onore di questa nuova fragranza creata da Bruno Acampora, ha lanciato il contest per la realizzazione di una ricetta utilizzando uno o più ingredienti che compongono l'essenza:


la rosa del marocco
la menta piperita
il bergamotto
il muschio
la vaniglia 
il patchouli


Certo non è facile trasferire in cucina muschio e patchouli, e a onor del vero non ci ho nemmeno provato. Ma si poteva giocare più comodamente con gli altri profumi, e perchè non unirli insieme?
Ho la profumatissima rosa mia preferita Clair Matin in giardino, la menta in tutte le sue espressioni più frizzanti che cresce vigorosa in ogni dove, la vaniglia del Madagascar in bacche nel suo grande vaso in dispensa, dovevo solo trovare il bergamotto.



té speziato alla frutta



Estate, tempo di bevande dissetanti, tempo di tè freddo.
E il bergamotto si nasconde in una delle miscele di tè più amate e bevute al mondo, l'Earl Grey, che viene aromatizzato con l'olio estratto dalla scorza di questo agrume.

Rovistando tra le mie preziose scatole di tè (ne ho appena fatto scorta), ho trovato una miscela ancora più intrigante ed adeguata: Prince Vladimir della Kusmi Tea.
Una miscela di tè neri cinesi con aroma di bergamotto, limone, pompelmo, vaniglia e spezie, un mix unico, creato da Pavel Kusmichoff nel 1888 per celebrare il 900° anniversario della cristianizzazione russa da parte di Vladimir il Grande.
Interessante leggere la storia centenaria di questa grande famiglia russa che fece la sua fortuna commerciando tè a Londra, Parigi e Berlino.



 té speziato alla frutta


Con i petali di rosa si possono fare i cubetti di ghiaccio, per guarnire con più garbo e delicatezza, quasi a rievocare momenti di dolce far niente all'ombra di gazebi lussureggianti d'altri tempi.

Riempire a metà la vaschetta portaghiaccio, mettere in ogni stampino un petalo di rosa, fare rassodare in freezer, ricoprire con altra acqua e far rassodare ancora. Si possono poi conservare in un barattolo di plastica o in un sacchetto.
Non avendo le vaschette portaghiaccio, ho utilizzato uno stampo in silicone per semisfere.



té speziato alla frutta



 Tè freddo speziato alla frutta


 tè Earl Grey oppure Prince Vladimir
bergamotto o limone o lime
frutta di stagione
(nettarina, albicocca, ciliegie, pesca saturnina)
zucchero alla vaniglia *
(semolato o di canna)
bacca di vaniglia
menta fresca
petali di rosa profumata


* dopo aver usato i semini interni della vaniglia, non getto mai le bacche ma le ripongo nel vaso dello zucchero, sia semolato che di canna: in poco tempo acquisterà un delicato aroma vanigliato.




té speziato alla frutta




Portare l’acqua a 90°.
Lasciare il tè in infusione per 3 o 4 minuti, con coperchio.
Filtrare, aggiungere un cucchiaio di zucchero vanigliato, mescolare e lasciare raffreddare.
Nel frattempo tagliare la frutta a piccoli spicchi (le ciliegie si lasciano intere), riunirla in una bacinella, cospargere con un cucchiaio di zucchero vanigliato, aggiungere i semini e la scorza di un pezzettino di bacca di vaniglia, un paio di cucchiai di succo di limone e mescolare. Coprire e mettere da parte.
Quando il tè è quasi completamente raffreddato, versarlo sopra alla frutta, mescolare e trasferire in una caraffa. Aggiungere qualche foglia di menta, leggermente sfregata tra le mani per ravvivare l'aroma. Eventualmente aggiustare di zucchero se piace più dolce.
Servire con i cubetti di ghiaccio alla rosa.

Oggi pomeriggio un'ottima merenda insieme ai Komaj, panini persiani alla curcuma e cumino, ripieni di datteri profumati al cardamomo: un ensemble quasi paradisiaco, un'esplosione di sensi e di gusto!



té speziato alla frutta



petali di rosa ghiacciati




13 novembre 2013

A spasso con Cric, Croc, Crac


 English recipe here


Mi piacciono le cose croccanti.
E mi piace sgranocchiare, preferibilmente cose salate.
Certo uno snack fruttifero sarebbe molto più salutare e vitaminoso per il nostro buon quieto vivere, e stroncherebbe sul nascere anche solo il pensiero di un pur minimo senso di colpa, non essendocene traccia.
Ma a me piacciono i sensi di colpa, se veniali come lo strappo goloso ad una buona e corretta alimentazione :-).
Se poi è fatto in casa, con materie prime buone e genuine, ogni più piccola esitazione svanisce, lasciando libera la mano di rovistare in tasca o nella borsa in cerca di quel pacchettino croccantoso, salvezza della nostra anima e della nostro languorino goloso!
Amo molto crackers, grissini e gallette, li faccio anche spesso quando ho ospiti, ora avrò una variante golosa in più nel mio archivio.
Ricetta perfetta per il contest Swiss Cheese Parade, sponsorizzato dai Formaggi Svizzeri, che vede protagonisti Sbrinz e Gruyère, con cui realizzare una ricetta a tema street food/cibo da strada.
E cosa di meglio di avere sempre a portata di mano, un pacchettino di croccanti e saporiti crackers al formaggio con tanti semini preziosi?
La scelta dei semi va a proprio gusto, come pure un'eventuale nota aromatica speziata come paprika, curry, curcuma, cardamomo o coriandolo. Ed un'eventuale aggiunta di una manciata di frutta secca tritata a piacere (noci, nocciole, pistacchi, anacardi, mandorle, pecan) regala ancora più energia ed altre preziosi nutrimenti.
Sicuramente anche una merenda scolastica ideale per i nostri ragazzi.





cheese seeds crackers



Ingredienti:

250 g di farina 0
250 g di farina di farro
250 g di acqua a temperatura ambiente
mezza bustina di lievito secco
50 g di olio extravergine di oliva
mezzo cucchiaino di sale
100 g di Gruyère gratuggiato
80 g di Sbrinz gratuggiato
80 g di semi misti a piacere
(lino, sesamo, girasole, nigella, papavero, zucca decorticata*)
fior di sale 

* se si omettono si può tirare la sfoglia con la macchinetta, 
se si usano non si riesce perchè sono troppo grandi, 
fanno spessore e si incastrano, rompendo la sfoglia

In una ciotola mescolare le farine con i formaggi e il lievito, aggiungere l'acqua poco alla volta e l'olio ed iniziare ad impastare. Trasferire sul piano di lavoro e continuare ad impastare finchè ben amalgamato ed omogeneo. Si può fare anche con l'impastatrice.
Dividere l'impasto in 4 pezzi, stendere con le mani ogni pezzo formando 4 dischi, spargere su ognuno un po' di semi e poi sovrapporre i 4 dischi uno sull'altro. Lasciare un cucchiaio scarso di semi a parte per la decorazione finale.
Lavorare riimpastando insieme finchè i semi saranno ben amalgamati nell'impasto.
Mettere a riposare un'oretta abbondante in una ciotola leggermente unta, coperto ed in luogo riparato.
Prendere un pezzo di impasto alla volta e stenderlo in una sfoglia sottile col matterello (l'impasto è facilmente lavorabile e non serve infarinare il piano di lavoro, almeno se di marmo come il mio), appoggiare la sfoglia su carta forno, rifilare i bordi (i ritagli possono essere impastati di nuovo) e ritagliare i crackers con una rotella della misura preferita (per me rettangoli 5x15).
Trasferire la carta forno coi crackers su una teglia, pennellare con olio e cospargere di fior di sale e semini avanzati.
Infornare a 180° per circa 15 minuti, o finchè ben dorati.
Lasciare raffreddare e conservare in un contenitore ermetico.




crackers formaggio semi












Questa ricetta partecipa all'Abbecedario Culinario Mondiale per la tappa in Svizzera ospitata da Ivy.

12 novembre 2013

Sbrinz-elle, un po' monelle :-)


L'idea era buona, l'esecuzione forse un po' meno, ma rimediata strada facendo, ottenendo poi un risultato sicuramente più salutare.
Sto parlando della ricetta per il contest Swiss Cheese Parade, sponsorizzato dai Formaggi Svizzeri, che chiuderà i battenti domani a mezzanotte (ed io son qui che cincischio con ancora un paio di ideuzze da provare :-).
Ho ricevuto due bei pezzi di Sbrinz e Gruyère, con cui realizzare una ricetta a tema street food/cibo da strada.

Per me l'assonanza cibo da strada = fritto è inevitabile: quanti ricordi e quante scorpacciate nei banchetti al luna park, nei chioschi alle sagre, nei ristori di mercati e bancarelle di fiera. E per tutti un denominatore comune: quel profumino che avvertivi a distanza, quella scia di libidinosa acquolina che seguivi ad occhi chiusi e narici spalancate e che ti portava dritto dritto alla casa madre dei balocchi goderecci!
E poi quel piccolo, caldo involucro tra le mani, avvolto nell'oleata che non protegge abbastanza, e le chiazze a pois che crescono a dismisura, trasudano nelle mani,
che pare stiano facendo una maschera di bellezza ammorbidente.
E se il contenuto era dolce e spolverato di zucchero, il dito in bocca per recuperare ogni singolo granello era un must irrinunciabile, alla faccia del più basic bon ton del cibo.

E poi, non c'è un detto, sacrosanta verità, che fritta è buona anche una suola da scarpa? :-)

E' vero, fa male (ma un peccatuccio ogni tanto non sporca irrimediabilmente la propria fedina alimentare), chissà poi che olio/grasso/unto avranno usato per friggere ... e qui stoppiamo ogni posibile argomentazione o polemica che ne potrebbe nascere.
Ma tant'è che sono partita in quarta, rincorrendo ancora col cuore (o forse era un altro organo ad avere il sopravvento? :-) la scia dei peccati di gola fanciulleschi ... e testarda e cocciuta mi sono fritta con le mie stesse mani!

Ho voluto riproporre le tipiche panelle siciliane,  al formaggio e aromatizzate con spezie ed aromatiche diverse.
A onor del vero, non ho preso pienamente coscienza dell'ingrediente aggiunto, lo Sbrinz, che in cottura ad alte temperature si sarebbe sciolto ed avrebbe conseguentemente ammorbidito la frittella. Bastava, quindi, tenere più sodo l'impasto di partenza e il gioco era fatto.


 sbrinz-elle fritte


Ma così non feci, la prima panella fritta un mappazzone, anzi quasi più uno squacquerone, che Bruno Barbieri mi avrebbe quasi lodato per l'inventiva; con le seguenti sono migliorata, mantenendo anche una (dis)ordinata diversità di forme quasi maniacale e voluta.

Poi la piccola lampadina si accende, prima che lo scoramento avesse la meglio sulla dubbia giornata ai fornelli, e al silenzioso urlo di sfida mo' ti sistemo io per le feste ecco rinascere le mie panelle, pardon Sbrinz-elle, tra le braccia calde ed avvolgenti del mio fidato amato forno.
E gradevole sorpresa all'assaggio fu.


 sbrinz-elle al forno


Si possono aromatizzare a piacere: con prezzemolo tritato, come da tradizione, con rosmarino e noce moscata, come quelle preparate, con menta tritata (che ho scoperto recentemente essere un'accoppiata vincente col formaggio),  o più esoticamente con paprika, o curry.


Ingredienti:

250 g. di farina di ceci
700 g di acqua
200g di Sbrinz gratuggiato
sale/pepe
noce moscata
olio extravergine di oliva
trito di aromatiche a scelta
spezie a scelta

olio per friggere oppure stampi rotondi per tartellette


Setacciare la farina di ceci e versarla in una casseruola dai bordi alti, meglio se antiaderente.
Unire l'acqua a freddo poco alla volta, mescolando bene con una frusta per non fare grumi.
Aggiungere anche un cucchiaio di olio e mettere sul fuoco, portare a bollore e lasciare sobollire a fiamma bassa finchè l'impasto si stacca bene dai bordi della pentola (mescolando ogni tanto sempre per evitare grumi).
Togliere dal fuoco ed aggiungere il formaggio e l'aromatica o spezia preferita, nel mio caso rosmarino e noce moscata, amalgamando bene il composto.
Versare l'impasto su un tavolo di marmo precedentemente unto, o su un grande vassoio unto, stendendolo in uno strato di 1,5/2 cm. di spessore. 
Lasciare raffreddare bene (si può fare la mattina per la sera o la sera per la mattina), ritagliare poi dei rombi/triangoli/tondi.


 sbrinz-elle fritte


Versione fritta: versare un dito abbondante di olio in una padella e friggere le Sbrinz-elle prima da un lato, poi dall'altro finchè ben dorate. Scolare su carta assorbente e servire subito. 


 sbrinz-elle al forno


Versione al forno: ungere leggermente degli stampi da tartellette (10 cm. di diametro, meglio se antiaderenti), mettere l'impasto negli stampi, pennellare con olio o uovo sbattuto ed infornare a 180/200° per circa 15 minuti o finchè ben dorate.





Questa ricetta partecipa all'Abbecedario Culinario Mondiale per la tappa in Svizzera ospitata da Ivy.

7 novembre 2013

E' arrivato un bastimento carico di ...


... carico di prodotti tipici lucani!
Pasta, pane, semole, tutte rigorosamente di produzione agroalimentare lucana, targate Mangiare Matera.

Il marchio MANGIARE MATERA vuole portare, sulle nostre tavole e nelle nostre cucine, il meglio della produzione agroalimentare della Basilicata.
Ogni prodotto è selezionato con cura, dal campo alla tavola, per farci riscoprire i sapori genuini di un tempo.
Solo i migliori prodotti, rigorosamente ispirati alla produzione artigianale, perché “fatto a mano” vuol dire fatto con cura, amore e passione!

Mangiare Matera è un gruppo giovane: c'è Gianni, con Anna, Antonio, Carlo, Danilo, Felice, Gea e Giuseppe. Insieme si sono messi in gioco fondando una nuova impresa, la Vero Lucano srl, impegnandosi a trasmettere il loro legame col territorio attraverso la genuinità dei prodotti, la storia passata e la realtà odierna, privilegiando sempre la buona qualità.


prodotti mangiare matera


Ed ecco partito un secondo contest, per sensibilizzare e far conoscere questa piccola regione spesso dimenticata, dimora di località antichissime e incantevoli, madre di uno dei pani più buoni del mondo, che solo vagamente ho tentato di fare in casa, in attesa di assaggiare l'originale.
 
Ancora non ho deciso cosa fare: un primo, un secondo, un dolce o un lievitato? ... o magari provare a farli tutti e quattro? ... si dice che la notte porta consiglio, meglio che corra allora a rintanarmi sotto le coperte!
 
 
Suppongo sarà una settimana alquanto semolosa! :-)



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