Visualizzazione post con etichetta CTAW. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta CTAW. Mostra tutti i post

2 marzo 2011

Chin Chin, frittelle nigeriane

English version here


Eccoci arrivati in Nigeria, ultima tappa del Tour Culinario Finale di Joan.
Navigando in rete ho trovato due siti interessanti riguardanti la Nigeria: il primo, dove ho preso effettivamente la ricetta, è di Sunday Blessing Osuchukwu, ed è dedicato a promuovere le tradizioni e le culture igbo, nigeriane ed africane agli italiani e viceversa. Osuchukwu si occupa anche di un'Associazione di volontariato fondata da immigrati di diversi paesi del mondo che risiedono e lavorano in Italia, con il fine esclusivo della solidarietà sociale, umana, civile e culturale (hanno anche una loro pagina su FB).
Il secondo, invece, è il blog personale di Paolo Andreocci, un giramondo, scrittore, gastronomo e giardiniere come si definisce lui, la sua biografia qui per capirne il tipo, da dove riporto solo alcuni stralci del suo articolo sulla cucina nigeriana, che merita una lettura più approfondita per capire lo spirito, le difficoltà ma anche la grande convivialità di questo popolo.

"La gastronomia nigeriana risulta quanto meno sorprendente, per l’uso d’ingredienti da noi assolutamente sconosciuti e per il modo in cui sono cucinati. La prima impressione è quella della confusione, perché non esiste, come da noi, una struttura del pranzo basata su regole precise: antipasto, primo, secondo, contorno e dessert. Ma soprattutto perché non si distingue troppo fra piatti di pesce, di carne o di verdure. Nei piatti nigeriani più importanti, tutti questi elementi si trovano quasi sempre insieme, amalgamati da brodi, salse untuose, spezie e aromi. Non è una cucina raffinata. Ma ha un carattere forte, inconfondibile, che nasce dalla valorizzazione dei prodotti del territorio, in un contesto climatico terribilmente caldo e umido. Insomma, alcune scelte gastronomiche dei nigeriani non sono dettate dal gusto, ma dalla necessità. Se la nostra è la cultura dell’olivo e della vite, la cultura gastronomica della Nigeria e di tutta la fascia costiera dell’Africa occidentale (dal Senegal all’Angola) è la cultura dell’olio di palma, del latte di cocco e del peperoncino.
Per quanto riguarda il pesce, riesce difficile accettare il fatto che in un paese che s’affaccia sul mare non si mangi quasi mai pesce fresco, ma piuttosto stoccafisso d’importazione, pesce secco, pesce affumicato, gamberi e molluschi essiccati o affumicati, interi o macinati… E’ sorprendente. “Sorprendente – conferma Izunna – , ma logico! Il nostro clima è molto caldo e molto umido. Lo so, da voi il pesce, dopo tre giorni puzza, ma da noi, il pesce, appena tirato fuori dall’acqua comincia subito a deteriorarsi. Quelli che vivono sul mare o sul delta del Niger vivono di pesce: lo pescano e lo mangiano. E’ la cosa più economica che hanno a disposizione. Ma non fanno in tempo a portarlo al mercato ...... Chiedi in giro, alla gente della foresta, fai questa domanda: Cos’è la felicita? Vedrai, ti risponderanno: la felicità è la corrente elettrica e un frigorifero".
Per quanto riguarda la carne, nella Nigeria meridionale si mangia soprattutto carne bovina, compreso il cosiddetto “quinto quarto” (quel che rimane della bestia vaccina dopo che sono state vendute le parti pregiate: i due quarti anteriori e i due quarti posteriori). Ma anche pollo e carne di maiale. La carne più prelibata, però, è considerata quella selvatica: la bushmeat. E cioè: maiali selvatici, antilopi, bufali africani, scimmie... Ma anche grossi topi selvatici e da alcune parti persino i cani. Ho visitato più volte i mercati di Lagos, Ibadan, Port Harcourt… Quello che più impressiona sono le sfilate di scimmie spellate e appese a un gancio, come abbacchi. Con una differenza: che sembrano… bambini! “Ma sono scimmie! – dice Izunna. – E nei villaggi, la scimmia è a portata di mano. Sono proteine a basso costo, essenziali per la dieta umana. Pretenderesti che la gente dei villaggi va dal macellaio, col portafoglio gonfio di naire, a ordinare una fillet steak?”
Il mio amico Izunna ha ragione. Certe abitudini alimentari devono essere inquadrate in un contesto economico, sociale e culturale. Ed è a questo punto della conversazione che mi è tornata in mente quella volta che…
Ero con Vittorio Jucker, un giramondo, il maggior esperto d’Africa ch’io conosca (e non solo d’Africa). Stavamo andando in macchina da Lagos ad Abeokuta. La strada attraversava la foresta. Fece buio e ci fermammo per riposarci, prima di riprendere il viaggio. C’era il cielo stellato e dalle profondità della foresta arrivavano urla di scimmie, gridi di uccelli, insomma: le voci del bush. Quando un ragazzino esce dal buio e si avvicina: teneva per la coda un grosso topo selvatico. “Ve lo do per pochi kobo”, disse. “E’ buonissimo!”. Lasciammo una naira al ragazzino, rifiutammo sdegnosamente il topo e subito riprendemmo il viaggio. “E invece aveva ragione il ragazzino”, osserva Izunna: “i ratti della foresta sono squisiti!” Asa faceva segno di sì, con la testa. A quel punto le chiesi, con un brivido di ribrezzo: “Scusa bellissima, ma nella Egusi soup, che m’hai fatto mangiare che c’hai messo?”. “Non ti agitare – mi rispose – ci ho messo solo carne bovina e qualche boccone d’antilope… Ah!, sì, c’era anche del maiale selvatico. E nient’altro. In ogni caso: era buono?”. “Buonissimo!”, risposi. Ma ancor oggi, a distanza di anni, mi chiedo se Asa, quel giorno m’ha imbrogliato. E se m’avesse dato da mangiare carne di scimmia… dovrei considerarmi un cannibale?

Per questa tappa Joan ha cucinato il Chicken Jollof, pollo sufato con riso, e a lei dedico questa storiella di Paolo sul pollo ruspante nigeriano:

"Credo che il pollo ruspante nigeriano sia il più saporoso che io conosca. Ma per spiegare il perché bisogna fare una breve digressione, partendo, apparentemente, da molto lontano.
I termitai raggiungono in Africa anche i due, tre metri di altezza. Sono costruzioni complesse, con stanze, corridoi e ambienti nei quali le varie caste possono assolvere la loro funzione sociale. Sono fatti di terra impastata con la saliva collosa delle termiti e possono durare anche cent’anni. Quanto alle termiti, hanno un corpo pallido, non tanto grande, molle e forse anche gustoso al palato. E infatti, gli scimpanzé ne sono ghiotti. Infilano un bastoncino nel termitaio, lo tirano fuori brulicante di termiti e si succhiano le malcapitate con evidente soddisfazione. Costituiscono un ottimo contributo di proteine e grassi alla loro dieta.
Bene. Dicevo del pollastro africano. In Nigeria e in tutta l’Africa occidentale, si vede spesso qualcuno che va a zonzo per la campagna con un pollo sotto il braccio. Dove va? Ecco: appena incontra il pinnacolo rosso di un termitaio gli scaglia contro il suo pennuto. Un terremoto. La costruzione si apre, si sgretola, frana e vengono alla luce corridoi, stanze segrete, vasti ambienti… le operaie, impaurite, non sanno che fare e scappano da tutte le parti. I soldati subito accorrono in schiere compatte per difendere la loro città, attaccano l’intruso, mordono con le loro mandibole possenti, sputano il loro liquido repellente, ma il pollastro, che alle povere termiti deve sembrare un gigante, ha le zampe callose, dure come il cuoio, e non mostra alcun fastidio. Si getta su operaie e soldati e ne fa una bella scorpacciata. Ne divora a migliaia, finchè il padrone del pollo non dice: “Adesso basta, per oggi hai mangiato abbastanza!”. Per questo particolare tipo di alimentazione, il pollastro africano è così saporoso. Purtroppo in città se ne trovano sempre meno e nei villaggi te li fanno pagare profumatamente".


Chin Chin

Ho scelto questi Chin Chin perchè mi ispirava il nome, sembra quasi un inno al brindisi conclusivo per uesto tour, e poi perchè mi davano l'impressione di piccole frittelline, come infatti si sono poi dimostrate, ed essendo in giorni carnevaleschi calzava proprio a pennello! La ricetta pubblicata prevedeva una dose massiccia di ingredienti, io l'ho ridotta di un terzo e ho un pochino adattato le quantità, perchè con tazze e cucchiai non vado molto d'accordo. La ripassata finale nello zucchero semolato è stata una mia aggiunta, in ogni caso erano uno snack dolce, e così facendo le ho rese più carnevalesche.

chin chin - frittelle nigeriane

Ingredienti per un bel vassoio di frittelle:

350/400 g di farina
130 g di burro morbido
1 uovo
3 cucchiai di zucchero
50/60 g di acqua tiepida
50/60 g di latte tiepido
mezzo cucchiaino di lievito di birra disidratato
olio di semi di arachide

chin chin - frittelle nigeriane

- Impastare tutti gli ingredienti insieme, deve risultare un impasto morbido ed elastico.
- Un po' alla volta, tirare una sfoglia alta mezzo centimetro e ritagliare dei piccoli rombi con la rotella (un paio di centimetro per lato).
- Friggerli in abbondante olio caldo, scolarli e farli asciugare bene su carta assorbente. Ripassare poi nello zucchero semolato.

Grazie, Joan, per avermi fatto ancora sognare di luoghi esotici e lontani, che mai forse avrò il tempo o l'opportunità di conoscere di persona. E' stato bello e divertente, faticoso ma interessante, essere riuscita a seguirti in ogni tappa, senza la tua spinta settimanale e il tuo brioso entusiasmo forse mi sarei persa per strada prima. Se mai avessi voglia di rifare le valigie e ripartire, anche solo per un mini tour, conta pure su di me, il mio zaino è sempre pronto! Un grazie di cuore anche a tutti i miei compagni di viaggio con i quali è stato piacevole trascorrere queste settimane insieme, e condividere con gioia impressioni personali e spesso così diverse, ma non per questo meno interessanti, delle varie culture.

Chin Chin - Nigeria


la versione in italiano qui
Inserisci link

So here we are, finally landed to Nigeria, last stop of Joan's Final Culinary Tour.
Travelling on the web I found two interesting sites relating to Nigeria: the first one, where I actually got the recipe, is Sunday Blessing Osuchukwu's blog, and is dedicated to promote and mediate Igbo, Nigerian and African traditions and poems to Italians and vice versa. Osuchukwu is also involved in a Voluntary Association founded by immigrants from different countries around the world who live and work in Italy, with the sole objective of social solidarity, human, civil and cultural (they also have their page on FB). The second, however, is Paolo Andreocci's blog, an Italian world traveler, writer, gourmand and gardener as he names himself, you can read his biography here (his page on FB). I am going to copy only a few passages about his article on Nigerian cuisine (Google translater will help you), but it would be useful to read it all to understand the spirit, the difficulties but also the friendliness of this people.

"Nigerian cuisine is very surprising, for the use of unknown ingredients and how they are cooked. The first impression is that of confusion, because there are no precise rules of the meal as we attend: starter, main course, side dishes and desserts. But most of all because it makes no difference between fish, meat or vegetables dishes. In the most important Nigerian dishes , all these elements arealways together, combined with broths, oily sauces , spices and herbs. It is not a refined cuisine. But it has a strong and unique character, based on the exploitation of local products, in a terribly hot and humid climate. In short, some gastronomic choices of Nigerians are not dictated by taste, but by necessity. If we have the culture of olives and vines, the gastronomic culture of Nigeria and the entire coast of West Africa (from Senegal to Angola) is about the culture of palm oil, coconut milk and chili.
As for the fish, it is difficult to accept that in a country facing over the sea you won't ever eat fresh fish, but rather imported dried cod, dried fish, smoked fish, dried or smoked shrimps and shellfish, whole or ground ... It 's amazing. "Amazing - Izunna confirms - but logical! Our climate is very hot and very humid. I know that your fis stinks after three days, but for us, the fish immediately starts to deteriorate, just pulled out of water. Only those who live by the sea or on the Niger Delta can fish and immediately eat it. It 's the cheapest thing they have available. But they really have not time to bring it to market ...... Ask around, to the people of the forest, do the following question: What is happiness? You'll see, they will answer you, happiness is electricity and a refrigerator".
A few words about meat: in southern Nigeria they usually eat beef, including the so-called "fifth quarter" (what remains after the best parts are sold, the 2 forequarters and the 2 hindquarters). But they eat chicken and pork too. The most delicious meat, however, is considered the wild one: the bushmeat. That is to say: wild pigs, antelopes, African buffaloes, monkeys ... But even big wild mice and in some places dogs. I visited several times the markets in Lagos, Ibadan, Port Harcourt ... One of the most impressive things is the processions of skinned monkeys hung on a hook, like lambs. But with one difference: they look like ... babies! "But they are monkeys! - Izunna says. - And in the villages, the monkey is very popular. It's considered low-cost proteins, essential for the human diet. Could you expect that the village people would go to the butcher, with their wallet full of naire, and buy a fillet steak? "

My friend Izunna is right. Certain dietary habits must be placed in its economic, social and cultural contest. And at this point in the conversation I reminded that time ...
I was with Vittorio Jucker, a wanderer, the most experienced Africa's traveller that I know (and not only Africa). We were driving from Lagos to Abeokuta, going through the forest. It got dark and we stopped to rest before continuing the trip. There was a wonderful starry sky and you could hear monkeys screaming from the depths of the wood, birds crying, in a few words: the voices of the bush. Surprisingly a kid came out of the dark walking towards us, helding a large field mouse by the tail. "I can give it to you for a few kobo," he said. "It 's very good." We gave one naira to the boy, indignantly refused the mouse and immediately turned back to our car. "But the boy was right," Izunna said "rats of the forest are delicious!" Asa was nodding with his head. Then I asked, with a shudder of disgust: "Excuse me my dear, but what did you put in Egusi soup, what did you make me eat?". "Don't panic - she said - I put only beef and a few bites of antelope ... Ah, yes, of course there was the wild pig. Nothing else. Anyway: was it good? ". "Very good!" I replied. But even now, years later, I wonder if Asa fooled me that day. And might she fed me with monkey meat ... am I to be considered a cannibal?"


For this trip Joan has cooked Chicken Jollof, a stewed chicken and rice dish, and I would like to dedicate her this story about the farmyard Nigerian chicken written by Paolo:

"I think the farmyard Nigerian chicken is the tastiest I know. But to explain why we must make a brief digression, starting apparently from far away.
African termite mounds are very high, reaching two, three meters. They are very complicated buildings, with rooms, corridors and places in which the various castes can attend their social function. They are made of earth mixed with the sticky saliva of termites and can last a hundred years. Termites has a pale body, not big, soft, and maybe even tasty. In fact, chimpanzees are greedy, they put a stick in the anthill, take it out full of swarming termites and suck the unfortunate ones with real satisfaction. They are a great contribution of protein and fat to their diet.
Well, I was supposed to talk about the African chicken. In Nigeria and throughout West Africa, you can often see somebody strolling on the countryside with a chicken under his arm. Where is he going? There, just when he meets the red pinnacle of a termite mound against he sets the chicken free to run to it. An earthquake. The building opens, crumbles, collapses and you can see corridors, secret rooms, large halls ... the worker termites are terrified and don't know what to do and escape from all sides. The soldiers immediately rush in compact ranks to defend their city, they attack the intruder, bite him with their powerful jaws, spit their repellent liquid, but the chicken, that looks like a giant to the poor termites, has calloused legs, hard as leather, and shows no discomfort. He flings himself against workers and soldiers and makes a big feast. He devours thousands and thousands of them, until the owner of the chicken says, "Enough is enough, you have eaten enough today." For this particular type of food, the African chicken is so tasty. Unfortunately, you can rarely find them in the cities and in the villages they are sold very expensive nowadays ".


Chin Chin

I chose this recipe these because I was inspired by its name, Chin Chin, in Italian it sounds like Cin Cin! (cheers!), and it seems to me as an hymn to toast to this final tour. And also because while reading the recipe I imagined a sort of small fritters, and indeed they were, perfect for Carnival days we are living! The original recipe called for a huge amount of ingredients, I reduced to one third and adapted a little bit, because I am not so concerned with cups measures. The final sugar brush up is my addition too, anyway it's a sweet snack, and we usually serve our fritters rolled into sugar.

chin chin - frittelle nigeriane

Serving a large tray:

350/400 g flour
130 g soft butter
1 egg
3 tablespoons sugar
50/60 g warm water
50/60 g warm milk
half a teaspoon of dried yeast
peanut oil

chin chin - frittelle nigeriane

- Mix all ingredients together, must have a soft and elastic dough.
- Roll out the pastry half an inch high and cut into small suqres or rhombs (a few centimeters per side).
- Deep fry in hot oil, drain and let dry on absorbent paper. Then roll into sugar.

chin chin - frittelle nigeriane

This recipe is also my entry to this week Susan's YeastSpotting


Thank you so much, Joan, for making me still dream of exotic and distant places than ever, I might not have the time or opportunity to visit. It was great fun, tiring but so interesting and I am glad I was be able to follow every stop, without your weekly drive and your happy enthusiasm I might have lost along the way. If you ever want to repack your bags and leave again, even for a mini tour, you can count on me, no doubt, my backpack is always ready!
A big thank you to all my travelling fellow, it has been a pleasure to spend these weeks together, and share personal impressions, often so different but always interesting, about the different cultures.

23 febbraio 2011

Falafel - Egypt

scroll down for English version

Eccoci arrivati in Egitto, sesta e penultima tappa del Tour Culinario Finale di Joan.
Sono sempre stata attratta dal fascino misterioso della storia degli Egizi, a scuola era l'unico periodo della storia antica che mi faceva passare volentieri le ore sui libri, cercando di immaginare, attraverso le parole e le immagini, le fantastiche imprese faraoniche perseguite in quegli anni.
Non ho mai visitato dal vero le Piramidi, ed ora di certo non è un buon periodo per recarcisi. Speriamo che la situazione politica di questo paese si risolva in fretta e al meglio, soprattutto senza ulteriore spargimento di vittime e senza che la bieca cieca follia umana porti a devastare i millenari reperti archeologici che sono diventati patrimonio dell'intera umanità (come successe, invece, per i due Buddha giganti incisi nella roccia della valle di Bamiyan).
Fortunatamente, si possono ammirare reperti unici anche nei musei metropolitani, come al Louvre di Parigi o al British Museum di Londra, dove è conservata la Stele di Rosetta, che permise di decifrare il mistero dei geroglici egiziani. E in terra nostra, a Torino c'è un intero Museo dedicato esclusivamente all’arte e alla cultura dell’Antico Egitto. E' costituito da un insieme di collezioni che si sono sovrapposte nel tempo, alle quali si devono aggiungere i ritrovamenti effettuati a seguito degli scavi condotti in Egitto dalla Missione Archeologica Italiana tra il 1900 e il 1935. In quell’epoca vigeva il criterio secondo cui i reperti archeologici erano ripartiti fra l’Egitto e le missioni archeologiche. Oggigiorno, invece, tutti reperti ritrovati restano giustamente all’Egitto.
Pronti per volare alle Piramidi? ... e dopo aver ammirato le tombe dei Faraoni e la grande Sfinge di Giza, non vi sentite un pochino accaldati e affamati? ... e non siete attratti da un profumino soave che giunge da un chiosco ambulante proprio là, in fondo alla strada, dove troneggiano fantastiche pita imbottite con quelle deliziose polpettine che non sono altro che i caratteristici Falafel?

pita-falafel-salsa yogurt e tahine
pita imbottita con falafel e verdure fresche e salsina allo yogurt e tahine

Per circa 50 falafel:

500 g di fave secche
2/3 spicchi d'aglio tritato
prezzemolo e coriandolo fresco tritato
una cipolla tritata e stufata
5/6 cucchiai di farina
un cucchiaino scarso di bicarbonato
un cucchiaino di cumino in polvere, anche 2 se piace
sale/pepe
olio di semi di arachide

- Mettere le fave in ammollo per una notte in una ciotola capiente con il bicarbonato e abbondante acqua a temperatura ambiente.
- Scolare e sciacquare bene le fave e frullarle nel robot fino a ridurle a purea, aggiungendo anche l'aglio, la cipolla, le aromatiche ed il cumino. Aggiustare di sale e pepe.
- Far riposare il composto una mezzoretta quindi formare delle piccole polpette. Friggerle pochi minuti in abbondante olio di semi di arachide. Si possono anche cuocere in forno per ridurre il contenuto di grassi dovuto alla frittura, ma indubbiamente avranno un altro sapore e consistenza.
- Le ho fatte grandi quasi quanto una pallina da golf, ma poi la sera le ho divise a metà e con ogni pallina me ne sono venute fuori due, mi sembrano meglio più piccole. Si può preparare il composto e dividerlo già a palline la mattina, conservarle su un vassoio di plastica e coperte con pellicola in frigo fino al momento di friggere, la sera, ma credo possano resistere anche fino al giorno dopo.

Salsa di yogurt e tahine
(grazie Stefania!)

100 g di yogurt greco
un cucchiaio colmo di tahina (salsa di sesamo),
un cucchiaio di succo di limone
sale/pepe


falafel pronti da friggere
falafel pronti da friggere - ready to deep fry

falafel

falafel

Falafel

It's time to enjoy Egypt, sixth stop (but unfortunately the second last one) of Joan's Final Culinary Tour.
I've always been attracted by the mysterious charm of the Egyptians' history, when I was at school it was the only period of ancient history that made me happy to spend some hours on the books, trying to figure out, through words and pictures, the great Pharaonic exploits of those years.
I have never visited the Pyramids, and now it's not the better time to go. We all hope that the political situation in this country will be resolved quickly and peacefully, especially without further victims and without the sinister blind human insanity that could lead to devastate age-old archaeological remains that are now heritage of the entire humanity (as it happened, however, for the two giant Buddhas carved into the rock of the Bamiyan Valley).
But luckily we can admire the unique exhibits in metropolitan museums, such as the Louvre in Paris or the British Museum in London, where the famous Rosetta Stone is shown, a unique granite stone in 3 languages that provided the key to the modern understanding of Egyptian hieroglyphs. And in Italy, in Turin, there is a very famous Museum dedicated to the art and the culture of ancient Egypt. It shows a set of various collections, plus the discoveries due to the excavations conducted by the Italian Archaeological Mission in Egypt between 1900 and 1935. At that time the criteria was to divide the archaeological finds between Egypt and the archaeological missions. Today, however, all archaeological finds are supposed to remain to Egypt.
So, let's imagine to fly to Pyramids, spending the whole day admiring the Pharaos tombs and the great Sphinx of Giza, feeling then a little hungry, discovering a funny busy kiosk just round the corner selling inviting good smelling little balls in a fragrant pita bread with a nice dip aside ... could you resist to the most popular street food Falafel?


pita-falafel-salsa yogurt e tahine
sandwich pita with falafel, fresh veggies and yogurt tahine dip

Making about 50 falafel:

500 g dried fava beans
3 cloves garlic
chopped parsley and fresh coriander
1 onion, finely chopped and steamed
5/6 tbsp flour
about a teaspoon of baking soda
one teaspoon of cumin powder (double if you like it)
salt/pepper
peanut oil for frying


- Put the beans to soak overnight in a large bowl with baking soda and plenty of water at room temperature.
- Drain and rinse well and blend in the robot up to puree, adding garlic, onion, cumin and aromatic herbs. Season with salt and pepper.
- Let the mixture rest about half an hour and then shape into small balls. Deep fry falafel a few minutes in abundant peanut oil. You can also bake falafel in the oven to reduce high fat content due to frying, but then they will have a different flavor and texture.
- I first made balls about a golf ball size, but I think they are too big, last night I divide each and made two. You can also make the mixture and shape the balls in the mornig, store on a plastic tray, cover with plastic film and keep refrigerated until frying time (in the evening, but I suppose they will last until the day after).

Yogurt and Tahine Dip

100 g greek yogurt
a tablespoon of tahini (sesame paste)
a tablespoon lemon juice
salt/pepper





See you next week in Nigeria!
Ci si rivede la prossima settimana in Nigeria!

Egypt Round up

This recipe goes also to Sandy who's hosting MLLA # 32,
monthly legumes event created by Susan

MLLA # 32 Round up

22 febbraio 2011

Pane Pita - Pita Bread

Tra poco atterrerò (virtualmente parlando) nella terra delle Piramidi per seguire Joan e il suo Tour Culinario Finale. Ho preparato i Falafel (polpettine fritte tipiche del mondo arabo, fatte coi ceci, in Egitto fatte con le fave), ma prima di friggerli ho bisogno di qualche pita da imbottire e gustare insieme. Ecco allora una delle primissime ricette da me seguite ai vari corsi delle mitiche sorelle, facilissima e direi anche velocissima da eseguire. Il risultato sarà come sempre eccezionale, ogni loro ricetta è una garanzia assicurata, la farcitura resta a proprio piacere e gusto.

pita bread

Ingredienti per 8 pita:

500 g. di farina 0
300 g. di acqua tiepida
20 g. di lievito di birra
2 cucchiaini non colmi di sale
- In una ciotola sciogliere il lievito con metà acqua, unire un terzo della farina, battere e unire il sale, poi aggiungere la rimanente farina alternandola all’acqua, sempre battendo. Rovesciare sul tavolo infarinato e lavorare battendo per 8/10 minuti fino a quando l’impasto sarà liscio ed elastico. Se necessario unire ancora un pochino di farina.
- Nell'impastatore: mettere la farina nella ciotola, sciogliere il lievito nell'acqua ed aggiungerla poco alla volta mentre la macchina impasta. Aggiungere il sale alla fine ed impastare per circa 10 minuti, finchè l'impasto sarà liscio ed elastico.
- Dividere l'impasto in 8 parti uguali, fare delle palline lisce e ben chiuse sotto, appiattirle tonde col matterello fino ad avere un diametro di 12/14cm. circa. Se si attaccano sul piano di lavoro tirarle su di un canovaccio leggermente infarinato (attenzione che non "profumino" di detersivo, il pane ne assorbirebbe facilmente l'odore rovinandone il sapore).Coprirle e farle lievitare 30/40 minuti (per la sequenza fotografica passo passo della ricetta cliccate questo link).
- Scaldare il forno a 250° con la teglia dentro, estrarre poi la teglia bollente (attenzione a non scottarsi!) ed adagiarvi i panini, rimettere in forno e cuocere 10 minuti finchè saranno leggermente dorate.
- Mettere subito i panini belli gonfi in un sacchetto di carta e poi in uno di plastica per una mezz’oretta, questo per trattenere tutta l’umidità (infatti poi il sacchetto di carta sarà leggermente bagnato), altrimenti se lasciati all’aria si seccano e quando si aprono tendono a sbriciolarsi.
- Servire tagliandoli a metà e allargando la tasca con le dita per farcire a piacere.

pita bread



Questa ricetta partecipa all'Abbecedario Culinario Mondiale per la tappa in Egitto, ospitata della cara Terry.




Pita Bread

I will be landing (virtually speaking) to Pyramides in a few hours to follow Joan and her Final Culinary Tour. I prepared Falafel (fried vegballs usually made with chickpeas and very popular in arabian countries, but in Egypt made with fava beans), but before I start frying I need some pita bread to enjoy together. Here below is one of the first recipes I have followed in Simili sisters' cooking classes, and I would say easy and fast to prepare. The result is exceptional, each recipe of these charming ladies is a guarantee, the stuffing then at your own pleasure and taste.

pita bread

Making 8 pita:

500 g. flour
300 g. warm water
20 g. fresh yeast
about 2 teaspoons salt

- In a bowl dissolve the yeast with half water, add one third of the flour, add salt and beat, then add the remaining flour, alternating water, still beating. Turn out on floured working surface and knead for 8/10 minutes until the dough is smooth and elastic. If necessary add a little more flour.
- In the Kneader: pour the flour into the bowl, dissolve yeast in water and add it little by little while the kneader is working. Add salt at the end and knead for about 10 minutes, until the dough is smooth and elastic.
- Divide the dough into 8 equal pieces, shape into balls and using a rolling pin flatten round to 12/14cm. diameter. If you prefer you can roll on a lightly floured kitchen towel (but be careful it does not "smell" of detergent, the bread would easily absorb the smell and the taste could change.) Cover and allow to rise 30/40 minutes (follow this link to see step-by-step slideshow recipe).
- Preheat oven to 250° (with baking tray inside the oven), then remove the pan (be careful not to burn yourself!) and arrange pita buns, put back in the oven and bake 10 minutes until they turn lightly golden.
- Put immediately the puffy buns in a paper bag and then in a plastic one for half an hour, in this way all the moisture will be retained (in fact then the paper bag will be slightly wet), otherwise if you let the pitas cool down on a rack they will dry and break when cut.
- Serve cut in half and enlarging the pocket with your fingers to stuff as you like.

pita bread



This recipe is also my entry to this week Susan's YeastSpotting

YeastSpotting Round up 2.25.11



16 febbraio 2011

Mango Sorbet - Thailand


scorrere in basso per la ricetta in italiano

After a long relaxing stay in the Land of the Rising Sun, we had to hurry up and flew to Thailand to join Joan for the fifth stop of her Final Culinary Tour. I had some troubles with my plane, everybody was feeling sick, cabin crew included, (cold, cough and a little fever), so we had to wait until we all recovered and felt better.
I know I'm late to post my contribution, but it's about a dessert and if I am lucky I can still arrive on time to serve it at the end of the gorgeous Thai meal I am sure you will be delighting with at Joan's round up.
So please keep a little place for a couple of spoons of a refreshing mango sorbet, you will need after hot spicy dishes!
Recipe from About.com/Thai Food.

sorbetto al mango

Serving 6:

2 fresh ripe mangoes
1 cup white sugar
3 Tbsp. coconut milk
1 tsp. lemon juice
1 small container whipping cream (about 1 cup)

- Peel and slice the mangos. Place the fruit in a food processor and blend to a mango puree.
- Add the coconut milk and lemon juice, and briefly blitz to combine.
- You should have a nice mango puree but if you dion't like any little bit or mango fiber in your sorbet, pour the mango puree through a strainer placed over a bowl. Use a spatula or wooden spoon to press the pulp against the bottom of the strainer in order to "wring out" every ounce of mango juice. Set aside.
- Whip the cream until quite stiff and gently add to the mango puree.
- Pour into a large yogurt container in the freezer and allow to freeze at least 6 hours, preferably 8.
- Take the sorbet out of the freezer 10 to 15 minutes before serving, add some more slices of fresh mango, but also fabulous if drizzling over a little coconut liqueur.

sorbetto al mango

Sorbetto al Mango


Quinta
tappa del Tour Culinario Finale di Joan, la Tailandia, paese che avrei sempre voluto conoscere ma ancora non ci sono riuscita. Non ho potuto sbizzarrirmi in cucina come avrei voluto perchè in questi giorni non ero molto in forma, ed inoltre mi mancava l'aiuto prezioso della mia grande ispiratrice orientale.
Credo di essere anche leggermente in ritardo con la pubblicazione del post, ma per fortuna ho preparato un dessert molto rinfrescante, che dopo i piatti speziati che sicuramente ci saranno da godere nellla raccolta finale di Joan, sarà l'ideale, quindi ... meglio tenersi un piccolo spazio anche per un paio di cucchiai di questo sorbetto!

sorbetto al mango

Per 6 persone:

2 manghi freschi maturi
150/200 g di zucchero
3 cucchiai di latte di cocco
1 cucchiaino disucco di limone
200/250 g di panna fresca da montare

- Sbucciare e affettare il mango. Frullare per ottenere una purea.
- Aggiungere il latte di cocco e succo di limone, e velocemente mescolare.
- Se si vuole una crema liscia e perfetta, senza magari sentire alcunche di fibroso sotto i denti, passare la purea di mango attraverso un colino sopra una ciotola. Con una spatola o un cucchiaio di legno premere contro il fondo colino per recuperare ogni singola goccia di succo. Mettere da parte.
- Montare la panna abbastanza soda e delicatamente aggiungere alla purea di mango.
- Versare il composto in un contenitore e riporre nel freezer, lasciando solidificare per almeno 6 ore, meglio se 8.
- Estrarre il sorbetto dal congelatore 10/15 minuti prima di servirlo, accompagnandolo se piace con un goccio di liquore al cocco.


sorbetto al mango



See you next week in Egypt!
Ci si rivede la prossima settimana in Egitto!

Thailand Round up

2 febbraio 2011

Tempura giapponese


English recipe here

Ed eccoci arrivati in Giappone, la terra del Sol Levante (l'idiogramma di Giappone vuol proprio dire origine del sole), quarta tappa del Tour Culinario Finale di Joan.
Cosa dire del Giappone? ... poco o niente, perchè non lo conosco affatto, e non mi ha mai attratto spasmodicamente. Ricordo solo:

- quello che si è studiato a scuola (e sono solo ricordi brutti e cattivi, come i conflitti e le battaglie atroci della II Guerra Mondiale, culminate con l'esplosione delle bombe atomiche su Hiroshima e Nagasaki),
- il culto delle arti marziali (beh, da teenager ho fatto judo per qualche anno, e mi piaceva anche, dovrei trovare le foto da qualche parte per ricordare che ganza ero! ... solo che nella mia scuola ero l'unica femmina e combattere coi maschi era veramente duro ... sarà allora che mi sono fatta le ossa per afrontare e dirigere la mia famiglia sui generis ora?),
- le leggende dei guerrieri samurai,
- l'ikebana, l'arte tutta particolare di disporre i fiori,
- i bonsai, che per altro trovo siano una forzatura illecita verso madre natura,
- le favole romanzate sulle geishe, infatti una delle poche cose giapponesi che mi piacciono è proprio il film "Memorie di una Geisha", di cui mi sono ripromessa di leggere anche il libro prima o poi.

Banale, vero? ... ma a pelle non ho feeling con questo paese e questa cultura, non riesco a sintonizzarmi sulla stessa lunghezza d'onda, non riesco a confrontarmi con la loro pazienza, la loro leggerezza e tranquillità, la loro calma in ogni dove e in ogni cosa, il senso minimale nell'arredo e nei decori ... oppure, al contrario, la frenesia tecnologica della vita odierna!
Il Giappone, di certo, non è ancora nel mio programma le-cose-che-devo/mi piacerebbe-assolutamente-vedere, ma magari, facendo questo giro virtuale con Joan, avrò modo di ricredermi un pochino ed apprezzare maggiormente lo spirito segreto del Sol levante!
Ho optato, quindi, per una ricetta che non fosse troppo Japan (anche perchè non ho nessuna attrezzatura di cucina, a parte un wok e alcuni mestoli e bastoncini in bamboo, e nessuna stoviglia in stile) e che non mi facesse comprare ingredienti strani che poi sarebbero rimasti in dispensa ad ammuffire. La tempura si è rivelata un ottimo compromesso, e poi il fritto in famiglia piace (ed una delle nostre ricette familiari più popolari è proprio il fritto all'Italiana, magari un giorno lo posterò), so dilettarmi abbastanza facilmente con la padella di olio bollente, un bel foulard in testa per ripararsi dal noioso profumino, una bella lampe berger accesa e tutto è pronto, sento già l'olio che sfrigola!


tempura  di verdure come un idiogramma japan
tempura di verdure come un idiogramma giapponese

La Tempura è un piatto tradizionale della cucina giapponese, o meglio è un modo di cucinare verdure e pesce avvolti da una pastella e poi fritti in olio bollente.
Non è originario del Giappone, pare sia stato importato nel paese dai primi missionari cristiani portoghesi che ci approdarono nel 1500. Al tempo era un'antica usanza cristiana osservare una specie di digiuno culinario all'inizio di ogni nuova stagione, chiamata le Quattro Tempora. Erano tre giorni di preghiera e di pasti frugali, la carne era severamente vietata. I monaci si concedevano così un leggero fritto di verdure e pesce per placare la fame. I giapponesi appresero in fretta la tecnica e la fecero loro, rendendola ancora più leggera e croccante, diventandone ben presto dei maestri eccezionali.


tempura  di verdure


Perchè la frittura risulti ottimale, croccante e leggera, ci sono delle piccole accortezze da seguire:
- la pastella deve essere molto fredda, quindi meglio aggiungere qualche cubetto di ghiaccio, ed inoltre mantenere la bacinella della pastella a bagnomaria su una ciotola più grande con acqua e ghiaccio,
- meglio usare acqua frizzante, sempre fredda, è proprio la contrapposizione delle temperature (olio caldo e cibo freddo) a favorire l'immediata espansione e rigonfiamento della pastella, diventando così subito croccante,
- friggere in olio abbondante sui 170/180°, immergendo pochi pezzi alla volta (altrimenti troppi abbassano notevolmente la temperatura dell'olio) che come cadono sul fondo devono subito ritornare a galla (questo è anche un indice che l'olio è a temperatura giusta),
- non mescolare troppo la farina, meglio se restano dei grumi, altrimenti si sveglia l'amico/nemico glutine che rende poi la frittura più ciungosa, oppure usare farina di riso che non contiene glutine,
- meglio usare olio di semi, i più indicati per un sapore orientale sono quello di soia o di sesamo,
- non fare pezzi troppo grandi da friggere, le verdure più dure meglio tagliarle a julienne, perchè la frittura deve essere breve, si possono leggermenete infarinare prima di passarle nella pastella.
Si possono friggere quasi tutti i tipi di ortaggi, pesce e molluschi, i più comuni sono scampi, gamberi, totani, granchi, anguille.


tempura di gamberoni al cacao amaro
tempura di gamberoni al cioccolato amaro

Un'insolita tempura di gamberi e scampi dello chef Matia Barciulli:

fare una pastella con 3/4 di farina di riso e 1/4 di cacao amaro in polvere
servire su una vellutata di zucca

tempura di gamberoni al cacao amaro



S A Y O N A R A

joan sarà via tutta la settimana prossima,
ci si rivede in Thailandia fra 10 giorni!


Japan Round up


Questa ricetta partecipa all'Abbecedario Culinario Mondiale per la tappa in Giappone ospitata da Sabrina.

Tempura - Japan


la ricetta in italiano qui

Welcome to Japan, Land of the Rising Sun (as Japan's name characters really means), fourth stop of Joan's Final Culinary Tour.
What shall I say about Japan? ... just a little or pretty nothing, as I do not know much about this country:

- reminescences of what studied in school (mostly bad memories, as conflicts, battles and atrocities of World War II, culminating with the explosion of atomic bombs in Hiroshima and Nagasaki),
- the cult of martial arts (well, when I was a teenager I practiced judo for a few years and I liked it, should find the photos somewhere ... but I was the only female in the school and fighting with the boys was really hard ... perhaps it will be then that I made my bones and got strong enough to manage with my only-men-family now?),
- the tales about samurai warriors,
- ikebana, the art of flower arranging,
- bonsai, which I believe it's something cruel against mother nature,
- fictional stories about geisha, in fact I liked a lot the movie "Memoirs of a Geisha", and I have promised myself to read the book too,
- sushi & sashimi, but I don't like either meat than raw fish.

Trivial and silly, isn't it? ... but I have no feeling at all with this country and its culture, I do not have any spiritual communication with the well-known patience, lightness, tranquility, calm in each where and what, any accordance to the minimal sense in furnishing and decor ... or, on the other side, the super technological way of living in modern time.
Japan is still not in my program things-to-see-sometime, but maybe joining this virtual tour with Joan, I will have the chance to make up my mind and appreciate the magical spirit of the Rising Sun!
So I chose one of the most traditional Japanese food but with a familiar touch (we love fries and one of our most favorite family recipe is Italian Fries, I will post about it one day) and origin, not so involving in buying funny ingredients I might never use then. Besides, I don't have any Japanese kitchen/table ware, unless a wok, some bamboo spoons and sticks ... and for tempura are enough!

tempura  di verdure come un idiogramma japan
a vegetable tempura in Japanese ideogram

Tempura is a traditional and very popular dish of Japanese cuisine, you can find it in kiosks as street food as well as in 5 stars luxury restaurants. It's the way to cook fish and vegetables wrapped in a batter and then fried in hot oil.
It has not originated from Japan though, but have been imported into the country by the first Portuguese Christian missionaries who arrived there in 1500. For Christian people it was an ancient custom to observe a kind of culinary fast at the beginning of each new season, called "Quattro Tempora" in latin, the Ember Days. They were three days of prayer and frugal meals, the meat was strictly forbidden. So monks used to cook for themselves just a little fried fish and vegetables to please their hunger. The Japanese quickly learned the technique and made theirs, improved the recipe giving more lightness and crispness, and soon became great masters.

tempura  di verdure
pumpkin, zucchini, carrot, onion, cauliflower, broccoli

To have an excellent fry, crispy and light, just a little tips to follow:
- the batter should be very cold, so better add some ice cubes to it, and also keep the bowl of the batter over a larger bowl with water and ice 8a sort of cold water bath),
- better use sparkling water, always cold, it's the contrast of temperatures (hot oil and cold food) to support the immediate expansion and swelling of the batter, making it immediately crisp,
- fry in abundant oil at 170/180° C, dipping a few pieces at a time (otherwise the oil temperature will lower), and they should splash onto the bottom of the pan but immediately return to the surface (this is also an indication that the oil is at the right temperature),
- do not mix too much the flour, lumps are preferred, as our friend/enemy Mr. Gluten would wake up and not cooperate, making the batter chewy, or use rice flour that is gluten-free,
- batter texture should be like a béchamel sauce,
- better use seed oil, soy or sesame are perfect to release an Oriental flavor,
- do not make pieces too large to be fried, cut vegetables julienne, because the fry should be short, can be sligthly floured before passing into the batter.
Almost all types of vegetables can be fried, as well as fish and shellfish, the most common are shrimps, prawns, squid, crabs, eels.


tempura di gamberoni al cacao amaro
king size prawns in chocolate tempura


An inusual tempura for prawns and shrimps by Matia Barciulli (young Tuscan chef):

make a batter of 3/4 rice flour and 1/4 unsugared cocoa powder
and serve on a pumpking creamy soup

tempura di gamberoni al cacao amaro



S A Y O N A R A

a little rest as Joan is travelling,
see you in 10 days in Thailand!

Japan Round up


27 gennaio 2011

Cose turche in tavola!


English version here


Terza tappa del Tour Culinario Finale di Joan, l'affascinante e misteriosa Turchia!
Confesso che quando ho letto la destinazione di questa gita non ho avuto il minimo dubbio a chi rivolgermi, e l'idea del mio invito a pranzo, anzi dell'autoinvito a casa sua, è stato "amichevolmente" calcolato ... ma Susy è sempre molto disponibile, ed ero certa che alla sola parola "cucina medio orientale" avrebbe accettato senza esitazioni! Non siamo amiche da molto, nel senso che ci conosciamo da neanche due anni, ma è stato subito amore a prima vista, sono quelle sensazioni a pelle che senti immediamente e di cui difficilmente hai poi da pentirtene! E la cucina è parte intrigante di questa bella amicizia, sedersi insieme a tavola, ma prima lavorare insieme, accumuna gli animi e rende più facile ed intima ogni conversazione, confidenza o scambio di opinioni. Lei è nata in California (ed è ancora cittadina americana), da genitori Magiari (ungheresi) che si erano rifugiati là a seguito della rivoluzione ungherese del 1956. Ha vissuto anche in India per diversi anni, da qui il suo entusiasmo per le cose speziate, e mi ha poi spiegato che i Turchi invasero e regnarono in Ungheria per più di 300 anni,llasciando molte tracce del loro dominaziolne nella cultura e nelle tradizioni, cibo compreso. E' stata, quindi, la migliore compagna di cucina che potessi avere per questa gita, ed inoltre possiede una miriade di servizi ed accessori per la tavola da tutte le parti del mondo, cosa che ci avrebbe permesso di organizzare una bella tavola in stile: la borsa sotto i candelabri e i bicchierini per il tè sono originali turchi!
E' bastata una telefonata veloce per decidere il menu, ancora meno per fare la lista della spesa e gli acquisti gastronomici, ma è stata decisamente una lunga e piacevole mattinata insieme trascorsa in preparativi e chiacchiere. Con noi si sono poi uniti Leo, suo marito, ed Emy e molto carinamente hanno apparecchiato e sistemato la tavola (Leo è un architetto, quale persona migliore per decidere accostamenti di colori e forme?).
Cari amici che mi seguite, mettetevi comodi, anzi, aggiungete una sedia a tavola, sarà un po' lunghetto leggere tutte le ricette, ma non abbiamo fretta, vero?... il volo verso la Turchia ci lascerà tutto il tempo di godere assieme questo pranzetto orientaleggiante!




Salsa di zucca e cumino
ricetta da Taste

per 6/8 persone

500 g di zucca, sbucciata, senza semi e tagliata a pezzettoni
2 cucchiaini di olio extravergine di oliva
2 cucchiaini di cumino in polvere
1 spicchio di aglio tritato
2 cucchiai yogurt greco
1 cucchiaio di coriandolo tritato (o prezzemolo)
sale e pepe nero macinato fresco

cumin & pumpkin dip

- Cuocere la zucca, meglio se a vapore: metterla in un cestello metallico in una pentola alta, col livello dell'acqua fino alla base del cestello. In pentola a pressione cuoce in 5/8 minuti dal fischio, in pentola tradizionale 15/20 minuti con coperchio.
- Scaldare l'olio in padella di media a fuoco medio. Aggiungere il cumino e l'aglio e rosolare, mescolando, per un minuto. Aggiungere la zucca e far insaporire sempre mescolando, per pochi munuti. Togliere dal fuoco e lasciar raffreddare.
- Mettere il composto e lo yogurt in un frullatore e amalgamare bene, ma è così tenero che io l'ho fatto tranquillamente con una forchetta. Aggiustare di sale e pepe. Unire il coriandolo. Coprire con pellicola trasparente e conservare in frigorifero.


Salsa di carote e cumino
ricetta da Taste

per 8/10 persone

1 kg di carote tagliate a pezzettoni
60 ml di olio extravergine di oliva
2 cucchiaini di cumino in polvere
3 spicchi di aglio tritati
sale e pepe nero macinato fresco

cumin & carrot dip

- Cuocere le carote a vapore: metterle in un cestello metallico in una pentola alta, il livello dell'acqua fino alla base del cestello. In pentola a pressione cuociono in 10 minuti dal fischio, in una pentola tradizionale 20/30 minuti (finchè sono tenere) con coperchio. Lasciare raffreddare un pochino e poi sbucciarle.
- Mettere le carote, l'olio, il cumino e l'aglio nel frullatore ed amalgamare bene. Aggiustare di sale e pepe.
- Si può preparare questa salsa anche 2 giorni prima. Conservare in un contenitore ermetico in frigorifero. Togliere dal frigorifero 15 minuti prima di servire.


Focaccia Turca - Pide
ricetta da Taste

7 gr di lievito secco (1 bustina)
nmezzo cucchiaino di zucchero
250 ml di acqua tiepida
450 g di farina 0
1 cucchiaino di sale
2 cucchiai di olio extravergine di oliva
2 cucchiai di yogurt naturale, meglio se greco
1 uovo leggermente sbattuto
2 cucchiaini di semi di sesamo

turkish pide-focaccia turca

- Mettere il lievito, lo zucchero e 2 cucchiai di acqua tiepida in una piccola ciotola, mescolare fino a quando si scioglie il lievito. Far riposare in un luogo caldo e al riparoda correnti per 10 minuti o finchè diventa bello spumoso.
- Setacciare la farina e il sale in una ciotola grande . Fare un buco al centro e aggiungere l'acqua rimanente, l'olio, lo yogurt e il lievito fermentato. Mescolare inizialmente con un cucchiaio di legno, poi, quando ben amalgamato, trasferire l'impasto su una superficie leggermente infarinata e impastare per 10 minuti, finchè ben liscio ed elastico.
- Oppure mettere tutti gli ingredienti in un' impastatrice e lavorare per 8 minuti.
- Ungere una ciotola con poco olio, mettere la pasta nella ciotola girandola sottosopra per oliarla tutta. Coprire con pellicola trasparente e far lievitare in un luogo caldo e riparato per 2 ore o fino al raddoppio.
- Preriscaldare il forno a 230°. Sgonfiare la pasta con un pugno, trasferirla su una superficie leggermente infarinata e impastare per 2/3 minuti. Dividere l'impasto in due parti uguali e stendere col matterello in 2 rettangoli di 30x15 cm. Schiaccire la pasta con la pinta delle dita x formare dei piccoli incavi. Spennellare con l'uovo e cospargere di semi di sesamo (io li ho tostati leggermente in una padella antiaderente). Coprire con pellicola trasparente e lasciare riposare in un posto caldo e riparato per 20/30 minuti, la pasta deve leggermente alzarsi.
- Cuocere in forno a 230° per circa 20 minuti, deve dorare e dare un colpo sordo se battuta sul fondo (questo non l'ho provato ma si vede ad occhio che è pronta!). Togliere dal forno e disporla su una griglia a raffreddare. Tagliare a fette e servire con le salse.



Cacik

Una specie di insalata di cetrioli come il Raita indiano o lo tzatziki greco, ricetta di Susy

yogurt greco
cetrioli pelati
aglio tritato finemente
menta tritata finemente
sale e pepe nero macinato fresco

cacık

- Tagliare i cetrioli a fettine sottili, salare e lasciare riposare a temperatura ambiente per almeno mezz'ora in modo che spurghino tutta l'acqua in eccesso.
- Scolarli ed inn una ciotola unirli con lo yogurt, l'aglio e la menta, aggiungere ancora sale se necessario e cospargere con pepe nero e paprica, se piace.

Köfte

Polpette di carne tradizionali, che possono essere preparate in diversi modi a seconda della regione. Gli ingredienti principali sono carne tritata, prezzemolo, uova, pangrattato, cipolle, aglio e spezie varie (cumino, origano, menta, pepe, peperoncino). Noi le abbiamo fatte seguendo il nostro istinto e l'ispirazione turca della giornata, le abbiamo servite con riso basmati speziato.


400 g di carne di manzo macinata
1 cipolla grande, tritata finemente
uno o mezzo peperoncino verde piccante tritato finemente
prezzemolo tritato
1 uovo
40 g di pane raffermo, tagliato a cubetti
pangrattato
un pochino di latte
sale/pepe
olio extravergine di oliva
spezie preferite (noi abbiamo usato jeera indiano)

- Versare il pane e tanto latte fino a coprirlo in una casseruola e cuocere a fiamma bassa fino a farlo diventare una crema collosa (5/1010 minuti potrebbero bastare). Lasciare raffreddare.
- Soffriggere la cipolla in poco olio, aggiungendo un po' di acqua alla volta, deve stufare e ammorbidirsi. Lasciate raffreddare.
- In una ciotola mettere la carne, il pane ammollato, la cipolla, il sale, il pepe, il peperoncino, l'uovo, il prezzemolo, le spezie e mescolare bene. Formare delle palline, rotolarle nel pangrattato e poi appiattirle leggermente. In una padella versate l'olio e cuocere le polpette a fuoco medio, girandole spesso ma con delicatezza, facendo attenzione che non si rompano.


ginger tea
un rinfrescante tè indiano allo zenzero fresco alla fine del pasto



più foto su flickr


arrivederci alla prossima settimana in Giappone!

Turkey Round up

Template Design | Elque 2007