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26 gennaio 2016

Come fare i bigoli in casa per la GN dei Bigoli in salsa del Calendario del Cibo Italiano


Oggi si celebra la Giornata Nazionale dei Bigoli in Salsa, di cui Lara è ambasciatrice, per il Calendario del Cibo Italiano, il grande progetto dell'Associazione Italiana Food Blogger, partito il primo gennaio e che si svilupperà per tutto il 2016 attraverso 366 Giornata Nazionali e 52 Settimane, ognuna delle quali approfondirà un tema diverso in ambito gastronomico. Ogni info su come partecipare e l'elenco completo delle Giornate/Settimane a venire, coi relativi Ambasciatori, qui.

I bigoli sono un formato molto popolare in Veneto per la pasta fresca, originariamente nati dall'impasto di farina, acqua e sale, oggigiorno prodotto spesso con l'aggiunta di uova.
E' una pasta lunga simile ad un grosso spaghetto, di antiche origini contadine, caratterizzata da una particolare ruvidità che consente di avvolgere più sugo possibile, data dalla particolare trafila che li forma. Un tempo, ogni famiglia provvedeva alla propria produzione di bigoli ed aveva in casa il torchio, lo strumento necessario per farli, chiamato appunto bigolaro. Pare sia stato inventato a Padova nel '600 da un certo signor Abbondanza, che riuscì ad ottenerne il brevetto dal Consiglio Comunale dell'epoca.
E in rete ho trovato anche un signor Man Gio che se l'è costruito da solo, per portare avanti le tradizioni pastare della sua nonna.
In primavera sono numerose le sagre che si tengono in svariati paesi in onore dei bigoi al torcio.
La soddisfazione nel farli in casa è grande, ma non avendo l'apposito attrezzo si possono comprare in un pastificio di fiducia, ce ne sono di ottimi in ogni paese.
Io mi sono affidata all'aiuto della mia amica Paola, che ha il torchio Kenwood, ed una mattina si è prestata gentilmente alla produzione di bigoli per fare questa ricetta.


Bigoli per 4 persone

 
bigoli fatti in casa


400 g di farina, di cui 35% di semola rimacinata e 65% di farina 0
3 uova medie intere
un cucchiaino di olio extravergine di oliva
un cucchiaino scarso di sale fino
20 ml di acqua a temperatura ambiente


bigoli fatti in casa



Mescolare bene le farine, unire il sale ed iniziare ad impastare (a velocità bassa se si usa un'impastatrice e con la frusta a k) unendo l'acqua, le uova appena sbattute (non troppo, altrimenti fanno schiuma) e l'olio, fino ad ottenere un composto sodo.
Attaccare l'accessorio torchio all'impastatrice e sempre a velocità bassa mettere piccoli pezzi di pasta alla volta, schiacciando nel condotto con l'apposita spatola.
Tagliare i bigoli della lunghezza desiderata e metterli a seccare sulle apposite gratelle ben distanziati tra loro.
Cuocere in abbondante acqua salata e condire a piacere.

15 giugno 2012

Maccheroni alla chitarra per l'Abbecedario Culinario


Ho seguito tanti corsi con le mitiche sorelle Simili, da quando le ho incontrate la prima volta nell'ottobre del 2006 non ho mai smesso di frequentarle fino alla loro (purtroppo) ferma decisione di non non svolgere più attività didattica, divenuta troppo impegnativa e stancante se fatta seguendo i loro canoni di insegnamento.
E dopo i primi pani ed aver acquisito un po' di manualità con gli impasti, mi sono quasi sorpresa di me stessa per quanto mi aveva affascinato il primo corso sulla sfoglia col matterello: confesso che uso volentieri la sfogliatrice elettrica per tirare la sfoglia (e comunque è un lusso permesso anche da loro :-), dovendone fare, come sempre, quantità importanti per la mia famiglia, ma i primi tempi mi sono divertita ad imparare l'arte (che, anche se messa da parte, risulta poi di facile ricordo), impastando ogni tanto due uova, rileggendo gli appunti, guardando le foto e facendo rollare allegramente il matterello sulla spianatoia. Tanto da meritarmi un loro personale encomio, un paio di anni dopo, per averla tirata quasi perfetta :-) ... queste sì che son soddisfazioni!
Ritornando al primo corso di sfoglia, mi ero subito comprata dal Toscano l'attrezzo apposito per fare i maccheroni alla chitarra, dato che Valeria aveva dimostrato come farli e mi aveva intrigato l'idea di usare quel marchingegno ... cosa che poi non ho fatto mai (ma quanto è lunga la lista di cose da fare prima o poi?), ma che si è rivelata utilissima per la prova Abbecedario :-).
Ieri li hanno mangiati i ragazzi, stasera il marito, domani li devo già rifare per portarli ad una cena tra amici domenica ... questa chitarra abruzzese da oggi in poi sarà piacevolmente, anzi, pastosamente sonora! :-)
La ricetta partecipa senza indugio alcuno all'Abbecedario Culinario, organizzato dall'intraprendente Trattoria MuVarA, per la regione Abruzzo ospitata da Vale di In cucina senza glutine (dai che c'è ancora tempo fino alla mezzanotte di domenica per spadellare qualcosa di abruzzese :-) ... a proposito, Vale, sono sicura che si possono fare anche con altre farine, cosa dici di un grano saraceno?
N.B.: controllare sempre che le corde della chitarrasiano ben tese, questo per facilitare il taglio e fare anche meno fatica. C'è una vite da avvitare/svitare (si vede nella foto) per avere la tiratura ottimale. La prima volta le corde erano leggermente morbide ed ho fatto più fatica per ottenere un buon taglio col matterello, tanta forza di braccia (olio di gomito o onto de gombio come dicevano i vecchi paesani :-) da avere quasi la carne greva il giorno dopo (comunque, un ottimo esercizio muscolare :-) ... forse questo spiega perchè le donne di una volta avevano braccia e tette ben tornite :-).


facendo maccheroni alla chitarra

Da Wikipedia:
Gli spaghetti alla chitarra, detti anche tonnarelli o maccheroni alla chitarra (dal dialetto maccarunə) sono una varietà di pasta all'uovo tipica della cucina italiana ed in paticolare della regione Abruzzo.
La larghezza del taglio (circa 2-3 mm) è identica a quella dei tagliolini, ma lo spessore è decisamente maggiore. Visti in sezione, si presentano "quadrati"; questo sta a significare che lo spessore è anch'esso di 2-3 mm.
L'attrezzo (detto appunto chitarra) conferisce alla pasta uno spessore squadrato e una consistenza porosa che consente al sugo con cui verrà condita di aderire completamente, con grande soddisfazione del palato.
Per la pasta viene utilizzata semola di grano duro, uova e un pizzico di sale. Viene poi lavorata a lungo e dopo il riposo al fresco viene tirata a sfoglia con il matterello; successivamente la sfoglia si pone sopra la chitarra e viene agita una pressione sulla stessa con il matterello facendolo scorrere in avanti e indietro, in modo che i fili della chitarra taglino la sfoglia in maccheroni. Le donne abruzzesi finiscono il lavoro passando un dito sulla sfoglia tagliata alla base della chitarra, come dovessero "suonare un arpeggio" per far scendere la pasta tagliata.
Le sfoglie di pasta che vengono passate sulla chitarra in dialetto si chiamano pettele.
In Abruzzo i maccheroni alla chitarra vengono generalmente preparati con ragù misto di carne di manzo, maiale e agnello. Meno tradizionali i sughi di cinghiale, di lepre o anche di cacciagione.
È una pasta che richiede rigorosa cottura al dente e si sposa bene con condimenti ricchi e sughi importanti.

facendo maccheroni alla chitarra


Ho provato i due diverse formati della chitarra, da un lato vengono spaghetti più fini, dall'altro una specie di fettuccine. Ho provato anche ad usare sfoglie di spessore diverso e secondo me con la sfogliatrice del Ken la sfoglia per gli spaghetti va bene tirata fino alla tacca 4, per le fettuccine meglio fino alla tacca 5.


 maccheroni alla chitarra


Per 3 persone:

2 uova medie
240 g di semola rimacinata *

* ho anche fatto un altro impasto metà semola e metà kamut

Impastare a mano (o aiutandosi all'inizio con l'impastatrice) finchè ben amalgamato, formare una palla e lasciare riposare coperto per almeno mezzora. L'impasto sarà abbastanza duro, ma così deve essere, altrimenti una sfoglia troppo morbida farà fatica ad essere tagliata con la chitarra. Ci si può aiutare, eventualmente, inumidendosi leggermente le mani con l'acqua.

Tirare la sfoglia (anche con la macchinetta) in strisce a misura della chitarra (larghe circa 15 cm. e lunghe  circa 30 cm., comunque sempre almeno 5/8 cm. meno della lunghezza della chitarra perchè poi si allungheranno col movimento del matterello), abbastanza spessa.
Adagiare una striscia per volta sulla chitarra e partendo dal basso schiacciare la pasta sulle corde aiutandosi col matterello, facendolo ruotare come per tirare di nuovo la sfoglia. Avanzare poco per volta, in modo che la pasta prenda bene il taglio. Una volta arrivati in cima, con le mani pizzicare le corde della chitarra (suonerà :-) per far scendere gli spaghetti nella tavoletta sottostante. Spostarli sulla spianatoia leggermente infarinata ed allargarli con le mani per farli asciugare.

Cuocere al dente in acqua bollente leggermente salata e condire a piacere.


 maccheroni alla chitarra


Le sorelle consigliano questo sugo (ma sono buoni anche con peperonata avanzata :-):

500 g di pomodori freschi, sbucciati, privati dei semi e tagliati a cubetti
250 g di salsiccia spezzettata (io ho usato quella di tacchino/suino)
abbondante olio extravergine di oliva
1 o 2 spicchi di aglio tritato finemente
peperoncino fresco/secco o in polvere

Mettere l'aglio a rosolare in una padella con abbondante olio per un minuto, aggiungere i pomodori e il peperoncino (piccantezza a proprio gusto :-) e cuocere circa 10 minuti, unire poi la salsiccia sbriciolata e proseguire la cottura per altri 10 minuti circa. Aggiustare di sale e condire la pasta.


maccheroni alla chitarra

31 maggio 2012

I Cavatiell fatti in casa per l'Abbecedario Culinario

 

 English recipe here


E chi avrebbe mai detto che avessi già pubblicato una ricetta molisana da ben quattro anni senza quasi essermene resa conto?
Già, perchè i cavatelli che avevo imparato a fare anni fa ad un corso di paste regionali con le mia care e adorate sorelle Simili, li avevo collocati in Puglia, forse influenzata dal fatto che per fare le tradizionali orecchiette si parte proprio dal cavatello.
Girovagando su internet alla ricerca di ricette per la nostra Rosa Maria (che fino alla mezzanotte di domenica 3 giugno ospita il Molise per l'Abbecedario Culinario, organizzato dall'intraprendente Trattoria MuVarA) ho scoperto che i cavatelli o cavatiell in dialetto molisano sono una pasta tradizionale di questa regione, successivamente acquisita da parti della Puglia. Rappresentano il piatto regionale per eccellenza di questa regione e soprattutto del suo capoluogo Campobasso, dove vengono serviti tipicamente con sugo di carne di maiale o con spigatelli (verdura simile al broccoletto/cima di rapa/friariello napoletano) e carne macinata (da Wikipedia).
Farli a mano è veramente semplice, quasi rilassante, ed anche i bambini si divertiranno, a farli prima e a gustarli poi. 

 cavatelli


Per 3/4 persone:

300 g di farina di semola di grano duro rimacinata
130/150 g di acqua a temperatura ambiente

Impastare brevemente, deve risultare un impasto duro altrimenti poi col riposo ammorbidisce troppo ed è più difficoltoso da lavorare. Lasciare l'impasto sulla spianatoia coperto da una ciotola a riposare per almeno mezzora.
 facendo i cavatelli

Prendere un pezzo di pasta e fare un rotolino di circa 1 cm. di diametro.
Con un coltellino staccare un piccolo pezzo che va premuto col pollice dell'altra mano contro la punta del coltello, poi schiacciare la lama sul tavolo ruotando brevemente e trascinando il cavatello verso il basso.




Mamo, che all'epoca aveva 10 anni, era un esperto nel farli :-)

Disporre i cavatelli su un canovaccio spolverato di semola o sulle apposite gratelle.
Se si lasciano seccare completamente (io li ho fatti e cucinati il giorno dopo) potrebbe servire qualche minuto in più di cottura.

 cavatelli

Altri suggerimenti per condire i cavatelli:


28 febbraio 2010

Mascarpone fatto in casa - Homemade Mascarpone

Avevo già provato a fare il mascarpone in casa lo scorso autunno per il tiramisu all'uva fragola. Mi era venuto buono ma non della consistenza desiderata, leggermente più morbido.
Con questo metodo (molto similare, solo qualche accorgimento in più in cottura) mi è venuto decisamente perfetto! Un grazie alle Daring Bakers che con la ricetta della sfida di questo mese, un tiramisu superlussuoso, mi hanno fatto meglio capire come ottenere il mascarpone più buono del mondo.

homemade mascarpone

Ingredienti:

500 ml di panna fresca da montare
1 cucchiao di succo di limone fresco

Mettere 3 cm. di acqua acqua a bollire in una casseruola larga. Appena inizia a bollire ridurre la fiamma. Versare la panna in una terrina resistente al fuoco, quindi posizionare la ciotola nella padella. Mescolanre spesso fino a raggiungere 85/90°. Se non avete un termometro, aspettare finchè compaiono delle bolle in superficie. Ci vorranno circa 15 minuti a fuoco medio/basso. Aggiungere il succo di limone e continuare a riscaldare la miscela, mescolando delicatamente, fino a quando la crema coagula. Non aspettatevi però la stessa azione che si vede facendo la ricotta. La panna diventa solo più spessa, come un crema inglese. Velerà fittamente il cucchiaio. Rimuovere la ciotola dalla pentola e lasciare raffreddare per circa 20 minuti. Nel frattempo, preparare il setaccio con quattro strati di garza inumidita (o usare l'apposito canovaccio da formaggi, io l'ho trovato da Bartolini a Firenze) e metterlo sopra una ciotola, fermandolo con delle mollette. Trasferire il composto nel setaccio. Non strizzare assolutamente il formaggio o premere sulla sua superficie. Una volta raffreddato completamente, coprire con pellicola e conservare in frigorifero almeno per una notte, meglio se 24 ore.
Non c'è da preoccuparsi se è subito sembra solo una crema. Una volta in frigorifero, si rassoderà a dovere, pur rimanendo cremoso. Conservare in frigo ed usare entro 3 a 4 giorni.

homemade mascarpone

Homemade Mascarpone
(Source: Vera’s Recipe for Homemade Mascarpone Cheese)
This recipe makes 12oz/ 340gm of mascarpone cheese
Ingredients:
500ml whipping cream (36 %) pasteurized
1 tablespoon fresh lemon juice

homemade mascarpone
Bring 1 inch of water to a boil in a wide skillet. Reduce the heat to medium-low so the water is barely simmering. Pour the cream into a medium heat-resistant bowl, then place the bowl into the skillet. Heat the cream, stirring often, to 190°F/85-90°C. If you do not have a thermometer, wait until small bubbles keep trying to push up to the surface.
It will take about 15 minutes of delicate heating. Add the lemon juice and continue heating the mixture, stirring gently, until the cream curdles. Do not expect the same action as you see during ricotta cheese making. All that the whipping cream will do is become thicker, like a well-done crème anglaise. It will cover a back of your wooden spoon thickly. You will see just a few clear whey streaks when you stir. Remove the bowl from the water and let cool for about 20 minutes. Meanwhile, line a sieve with four layers of dampened cheesecloth and set it over a bowl. Transfer the mixture into the lined sieve. Do not squeeze the cheese in the cheesecloth or press on its surface (be patient, it will firm up after refrigeration time). Once cooled completely, cover with plastic wrap and refrigerate (in the sieve) overnight or up to 24 hours.
Don't worry if it has a custard-like texture. It will firm up beautifully in the fridge, and will yet remain lusciously creamy. Keep refrigerated and use within 3 to 4 days.

21 dicembre 2009

Frolla per ciambella casereccia

Una classica frolla ma resa più profumata e friabile per la presenza dello strutto.
Il miele nasconde il profumo del lievito chimico e dà un colore più dorato alle preparazioni.
Sempre meglio setacciare il lievito in polvere sulla farina anzichè aggiungerlo ai liquidi perchè ciò potrebbe essere compromettere il suo lavoro.

ciambella casereccia

Ingredienti:

1 kg di farina 00
375 g di burro a temperatura ambiente
25 g di strutto
400 g di zucchero
50 g di latte
10 g di miele
5 g di sale
25 g di lievito per dolci
4 uova


frolla - shortcrust pastry 1frolla - shortcrust pastry 2frolla - shortcrust pastry 3

- Setacciare la farina e fare la fontana.
- Nel mezzo mettere le uova, lo zucchero e il miele ed amalgamare bene insieme SENZA prendere la farina, aggiungere poi il burro e lo strutto e il sale: con una mano battere bene ed amalgamare gli ingredienti fra loro sempre SENZA inglobare farina.
- Coprire quindi il composto con la farina dell'anello, setacciare il lievito sopra e pulirsi bene la mano con la farina.
- Fare assorbire la farina alla crema in questo modo: con le mani a coltello sul piano di lavoro e le dita aperte prendere da sotto la crema con la farina, sollevare le mani e far passare il composto tra le dita. Continuare finchè la farina sarà stata tutta assorbita.
- Aiutandosi con la spatola raggruppare tutto il composto, dividere il panetto a metà, sovrapporlo, schiacciarlo col palmo della mano, ripetere il taglio, sovrapporre e schiacciare ancora per qualche volta.
- Per ultimo, far rotolare brevemente la frolla sul piano di lavoro per lisciarla, avvolgerla nella pellicola e far riposare in frigo.
- Decidere la grandezza della ciambella, prendere la giusta quantità di impasto e dargli la forma caratteristica. Appoggiare su una teglia da forno rivestita di carta forno.
- Pennellare con uovo sbattuto e ricoprire di granella di zucchero, cuocere a 170° per circa 30 minuti, dipende dal formato scelto (dovrebbe essere un po' meno abbronzata della mia).

Questa frolla si usa inoltre per diversi biscottini come gli zuccherini bolognesi,i cioccolini e i ciliegini e per un dolce tipico di Bologna, la pinza (a breve su questo blog)

Shortcrust Pastry for Country Donut

A classic shortbread but more fragrant and crumbly for lard in it.
Honey hides the smell of baking powder and gives a more golden color to preparations.
It's better to sift baking powder on the flour instead of adding to liquids because this could compromise his work.

ciambella casereccia

Ingredients:

1 kg flour
375 g butter at room temperature
25 g lard
400 sugar
50 g milk
10 g honey
5 g salt
25 g baking powder
4 eggs

frolla - shortcrust pastry 1frolla - shortcrust pastry 2frolla - shortcrust pastry 3

- Sift the flour and make a well.
- Put eggs, sugar and honey in the middle and mix well together without getting flour, then add butter, lard and salt and with one hand start beating and mixing without incorporate ANY flour.
- Cover the mixture with the flour, sift baking powder on it and clean well your hand with flour.
- Make the flour absorb the cream in this way: put your hands as a knife on work surface spreading fingers, take some cream and flour and lift your hands, passing the mixture in the spaces between your fingers.
Continue until all the flour has been absorbed.
- Helping with the spatula group around the compound, divide the loaf in half, overlay it, crush it with the palm of your hand, repeat the cut, double and crush for some time.
- Finally, roll the pastry briefly on the work surface to smooth, wrap in plastic foil and let rest in the fridge.
- Decide the size of your donut and use the righy amount of pastry, shape in a ring and place on a baking tray covered with baking paper.
- Brush with beaten egg, sprinkle over granulated sugar and bake at 170° for about 30 minutes, depending on size (it should be a little less golden than mine).

This pastry is used also to make zuccherini bolognesi, cioccolini, ciliegini, and pinza (going to blog about).

4 ottobre 2009

A scuola di conserve - consigli preziosi

Grande interesse qualche sera fa per il corso "Conserve d'autunno" alle Tamerici, un mondo magico che non si finisce mai di esplorare, e una maestra d'eccezione che del "conservare" se ne intende davvero e delle proprie preparazioni di casa ne ha fatto la sua ragione di vita.
Paola ha condiviso con noi ricette intriganti e sfiziose, abbinamenti e accostamenti insoliti, oltre a una veloce carrellata delle più tradizionali. Non c'è stato tempo di provare e cucinare ogni cosa come da programma, le premesse e le chiacchiere "utili" sono state molte e Paola non si è certo risparmiata (come è nel suo stile!) dal dispensare consigli, accorgimenti, piccole astuzie che faranno di noi le perfette conservatrici dei profumi e dei sapori di ogni stagione!
E tra un argomento e l'altro sono anche saltate fuori ricette fuori programma che non vedo l'ora di provare, in primis quella del cedro candito per utilizzare al meglio i magnifici esemplari che ho appena portato a casa dalla Costiera Amalfitana.
Personalmente ho ritenuto questo corso molto utile e prezioso, mi ha coinvolto ancora di più in questo infinito mondo di vasi e barattoli da dispensa, a me così caro e (quanto mi piace vedere tutti i bei vasetti in fila, sapere che dentro c'è qualcosa preparato con pazienza e amore che dura nel tempo, mi da una sensazione strana, come se il tempo si potesse fermare e ripartire nel momento che si apre il vasetto, concetto strano e difficile da spiegare!) e mi ha aperto gli occhi su errori più o meno consapevoli sulla giusta conservazione degli alimenti (sicuramente le mie ricette passate saranno da riguardare, dovrò rivedere certe mie procedure non proprio corrette e migliorarle!). E' proprio vero che non si finisce mai di imparare e rimettere in discussione il proprio operato non può che portare a una crescita migliore per cercare di raggiungere un livello superiore che ci dia sempre più soddisfazione per quello che facciamo e ci ripaghi degli sforzi valsi per ottenerlo.

corso conserve tamerici

La prima distinzione da fare è nella terminologia di conserva:

Confettura - conserva a base di frutta (ma non agrumi)
Marmellata - conserva a base di agrumi

Purtroppo in italiano nella lingua parlata (io per prima!) si fa uno scorretto uso delle due terminologie, ma questa sarebbe l'esatta codificazione.
Confettura extra sta a significare una percentuale del 45/50% o più di frutta contenuta nel prodotto.
C'è poi il termine composta, non ben codificato e che quindi può essere usato più liberamente per significare un prodotto non ben definito (per esempio, una salsa senapata che non può definirsi mostarda ma che ci assomiglia nel sapore).

Frutta
- Deve essere matura, ma non troppo, ancora soda e integra, eliminare quindi ogni imperfezione che potrebbe essere di causa di muffe o batteri. Più matura è la frutta e meno pectina contiene nella sua polpa (e noi abbiamo bisogno di più pectina naturale possibile per rassodare la confettura). A questo proposito, un buon metodo per avere una confettura più soda consiste nel lasciare riposare la frutta mescolata alla dose di zucchero prevista per qualche ora (coperta e in luogo fresco, anche frigo, per evitare sciami di moscerini), dare una prima cottura breve (10/15 minuti), lasciare riposare una notte (coperta ma non serve più metterla in frigo) e terminare la cottura il giorno seguente. Oppure si può aggiungere del succo di limone (gli agrumi contengono molta pectina), ma non troppo perchè potrebbe cambiare il sapore della confettura, oppure legati in una garza da eliminare alla fine qualche buccia, semi e torsoli di mela/pera cotogna (o anche limone).
- Non deve essere frutta da frigo, la migliore cosa sarebbe di poter disporre frutta direttamente dal produttore al consumatore, in ogni caso sempre meglio tenerla fuori dal frigo qualche giorno prima di utilizzarla.
- Non frullare mai la frutta a fine cottura per evitare i pezzi (che comunque sono il suo pregio , secondo me) perchè ciò comprometterebbe la consistenza della confettura: piuttosto usare un passaverdura (come per esempio per le more per eliminare i semini).

Cottura
- Usare sempre una padella antiaderente bassa e larga, meglio se di alluminio esternamente che è un buon trasmettitore di calore, oppure l'apposita bassine à confiture (io l'ho acquistata anni fa e mi trovo molto bene).
- Fare sempre una quantità media alla volta, massimo 2 o 3 chili di frutta o verdura.
- La quantità di zucchero da utilizzare dipende dalla frutta scelta: più zucchero si mette, meglio si conserva anche la confettura.
- Usare sempre mestoli di  legno perfettamente puliti e di normale utilizzo solo per cose dolci.
- Cuocere a fiamma vivace e senza coperchio per far evaporare l'acqua in eccesso della frutta o verdura. Questo permetterà di ridurre il contenuto di acqua libera che favorisce tutto ciò che fa fermentazione e quindi rovinare e far andare a male il prodotto. Non ne avevo mai sentito parlare prima e per non cadere in strafalcioni (avendo più ascoltato che preso appunti) vi rimando a letture più tecniche qui e qui.
- Qualsiasi aroma si voglia aggiungere va sempre messo alla fine, amalgamandolo bene fuori dal fuoco perchè non va cotto per meglio sprigionare il suo sapore e profumo. Solo per un'eventuale aggiunta di liquore si lascia evaporare la percentuale alcolica per qualche minuto sul fuoco.

Fruttapec sì, fruttapec no
Tutto sta a quello che vogliamo ottenere. Premesso che questo prodotto è assolutamente innocuo e non fa male a nessuno, quindi di libero uso e arbitrio, la pectina in busta si aggiunge per gelificare la confettura rapidamente. Ma non si limita a gelificare solo frutta, bensì anche l'acqua in essa contenuta che dovrebbe ancora evaporare. Con questo metodo, a parità di frutta e zucchero utilizzati, si otterrà sì più prodotto in minor tempo, ma la percentuale di frutta per tot. di peso di prodotto sarà inferiore.

Pastorizzazione (che erroneamente chiamiamo sterilizzazione)
Personalmente credo che dovrò rivedere certe mie usanze riguardo alla giusta conservazione di marmellate e confetture. Ho sempre seguito il metodo casalingo dell'invasamento a caldo con successivo ribaltamento dei barattoli fino a completo raffreddamento. Mi è sempre andata bene, in tutti questi anni di conserve ho buttato pochissimi vasi per muffe in superficie, si possono veramente contare sulle dita di una mano (a parte una padellata intera di fichi brasati, ma ho avuto la sbadataggine di lasciarli in macchina al sole di agosto per un giorno intero e hanno fermentato subito!).
Tutte le conserve, una volta preparate, devono subire un processo di riscaldamento che raggiunga l'interno del prodotto per distruggere i microrganismi presenti: in questo modo si potrà conservare la preparazione a lungo.
- La pastorizzazione raggiunge una temperatura mai superiore ai 90/95° e riesce a distruggere la maggior parte dei microrganismi cattivi, un rapido raffreddamento del prodotto limiterà lo svilupppo di quelli rimasti.
- La sterilizzazione, invece, arriva o supera i 120°, distrugge completamente ogni forma microbica, ma per questo occorre un'apparecchiatura predisposta chiamata autoclave.
Da qui si deduce che il metodo casalingo di bollire i vasi nel pentolone riuscirà a penetrare il prodotto ad una temperatura inferiore ai 100°, per cui sarebbe più opportuno definirlo pastorizzazione. Sfatato anche il "dubbio" di lasciare raffreddare conpletamente i vasi nell'acqua bollente: si possono tranquillamente estrarre subito, anzi è consigliato come scritto sopra, con le dovute precauzione perchè scottano alquanto.
A questo proposito, Paola ci ha raccontato che una volta si usavano appositi sacchettini per avvolgere i vasi, di misura diverse a seconda dei vari tipi utilizzati: a lei li aveva regalati una zia, quasi "a corredo" per diventare una perfetta padrona di casa. A me l'idea è piaciuta molto e penso che metterò presto sotto la macchina da cucire tutte le stoffe dimenticate nell'armadio per farne utilissimi regalini di Natale per amiche "conservatrici", non è un'idea simpatica e furbissima?

- Usare vasi di vetro ben lavati ed asciugati, i tappi è sempre meglio che siano nuovi.
- Riporre i vasi in forno a 100/140° per una mezzora prima di invasare, bollire i tappi in acqua, scolarli ed asciugarli bene con un panno pulito.
- Invasare quindi a caldo fino a mezzo centimetro dal bordo del vaso, chiudere bene e pastorizzare subito come sopra. Il bagno maria sarà già pronto con acqua tiepida fino a metà pentolone, si mettono i vasi avvolti negli stracci, si rabbocca con altra acuqa (almeno tre dita sopra i coperchi) e si mette a bollire. Per vasetti da 200/220 g bastano 15 minuti dal bollore, per quelli più grandi occorrono 20/25 minuti. Per tutte queste operazioni aiutarsi con panni, guanti, pinze per maneggiare i vasi bollenti in sicurezza. Si lasciano i vasi nell'acqua calda finchè intiepidisce, poi si scolano, si asciugano e si ripongono preferibilmente in luogo fresco e buio.
- Le confetture sono pronte da mangiare anche appena fatte, ma un riposo (sempre in ambiente fresco e buio) ne intensificherà e migliorerà il sapore, soprattutto se aromatizzate.

- Anche per le conserve sott'olio o sott'aceto è sempre meglio eseguire la pastorizzazione dopo l'invasamento a caldo.
- Solo per le salse, composte o mostarde dove è prevista l'aggiunta di senape in gocce (si compera in farmacia) non è prevista la pastorizzazione essendo la stessa un ottimo conservante.
- Premere bene le verdure invasandole in modo da lasciare meno spazio possibile, usare le apposite grigliette di plastica da posizionare alla fine che ci aiuteranno a tenere le verdure compresse e ad avere un giusto punto di riferimento per l'olio da mettere (comunque sempre fino all'inizio dell'anello di chiusura del vaso).
- Usare un olio extravergine di oliva leggero e non troppo forte, tipo quello ligure o del Garda per conservarle.
- Per tutte le verdure che prevedono una sbollentatura in soluzione acetosa (usando sempre l'aceto incolore, quello trasparente), questa è sempre meglio farla bollire qualche minuto (soprattutto se aromatizzata), lasciarla riposare un paio di ore e poi farle riprendere il bollore al momento dell'utilizzo, in questo modo avrà tempo di insaporirsi.
- Le verdure si sbollentano pochi minuti (dipende anche dalla loro grandezza), si prova la cottura con i rebbi di una forchetta (o uno stecchino) che devono forare ma non perforare l'ortaggio.
- Anche per queste conserve un riposo (sempre in ambiente fresco e buio) ne intensificherà e migliorerà il sapore, soprattutto se aromatizzate.


Spero di non aver dimenticato nulla di quanto appreso, ma dovesse mai venirmi in mente qualcosa sarà mia premura aggiornare questo pro-memoria.

10 luglio 2008

Cavatelli e orecchiette

Ecco la ricetta delle mitiche sorelle Simili per fare i cavatelli e le orecchiette,
I primi sono veramente facili, li possono fare anche i bambini e si divertiranno un mondo.
Le orecchiette, un'evoluzione del cavatello, richiedono un po' più di pazienza e manualità, ma con un buon esercizio riescono benissimo. E poi, tutta la pasta fatta in casa che a prima vista sembra non perfetta, in cottura si rivaluta e migliora di aspetto!

INGREDIENTI:

600g di farina di semola di grano duro rimacinata
260/300g di acqua


Impastare brevemente, deve risultare un impasto duro altrimenti poi col riposo ammorbidisce troppo ed è più difficoltoso da lavorare nei vari formati. Lasciarlo sulla spianatoia coperto da una ciotola a riposare per almeno mezzora.


CAVATELLI




Prendere un pezzo di pasta, fare un rotolino di circa 1cm di diametro, con un coltellino staccare un piccolo pezzo che va premuto col pollice dell'altra mano contro la punta del coltello, poi si schiaccia la lama sul tavolo ruotando brevemente e trascinando il cavatello verso il basso.







ORECCHIETTESi inizia come per i cavatelli: prendere un pezzo di pasta, fare un rotolino di circa 1cm di diametro, con un coltellino staccare un piccolo pezzo che va premuto col pollice dell'altra mano contro la punta del coltello, poi si schiaccia la lama sul tavolo ruotando brevemente, quindi si passa sulla punta del pollice e si rovescia a formare l'orecchietta.

8 febbraio 2008

Impasti indiretti

Si chiama “impasto diretto” quell’impasto dove si miscelano subito tutti gli ingredienti mentre si dice “impasto indiretto” quell’impasto dove si prepara una prima pasta con una parte di farina, acqua e lievito, aggiungendo in un secondo tempo gli altri ingredienti. Fare impasti indiretti è senza dubbio da preferirsi, anche se ciò obbliga a decidere con un certo anticipo la preparazione da eseguire.
Questi pre-impasti (lieviti in pasta) si fanno per dare sostegno alla fermentazione e per far recuperare profumo all’impasto stesso. Infatti la piccola quantità di lievito di birra utilizzata fa sì che durante il riposo tutto l’impasto si trasformi a sua volta in lievito, permettendo così di adoperare una minor quantità di lievito di birra; in questo periodo di riposo, poi, la farina potrà sviluppare maggiormente il suo profumo e le sue caratteristiche.
Vanno fatti e lasciati riposare rigorosamente a temperatura ambiente, coperti a cupola (ma non a contatto con la pellicola), altrimenti l’aria crea sulla superficie una crosta che non consente poi la giusta dilatazione all’impasto (regola valida anche per gli impasti finali).
Si distinguono in quattro tipi:

LIEVITINO
E’ il più veloce che riposa il tempo necessario al suo raddoppio, di solito un’oretta e prevede l’impiego di tutto l’ammontare del lievito di birra della ricetta. E’ un tipo di fermentazione dedicata quasi esclusivamente alla pasticceria. Quindi serve da base ad impasti tipo pan brioche. E’ un impasto troppo fresco e giovane per far recuperare forza e profumo all’impasto finale (ci vorrebbero almeno 8 ore di fermentazione come il fondo vero e proprio) però aiuta a sostenere un pò la fermentazione negli impasti, per esempio i panini semidolci risultano più leggeri. Per ottenere la giusta quantità di lievitino da fare si impasta 1/3 della farina totale della ricetta, 50% di acqua calcolata su questo terzo di farina e si aggiunge tutto il lievito della ricetta. La dose di acqua per il restante impasto andrà diminuita di questa del lievitino.

FONDO
E’ un impasto abbastanza denso che va lasciato riposare 8/10 ore. Le dosi variano a seconda della ricetta e si usa solo una parte del lievito di birra, che va aggiunto poi anche nell’impasto finale.

BIGA
Si usa specialmente al Sud e per i pani impastati con la farina di grano duro che al Nord non cresce per il troppo freddo (almeno una volta). E’ un impasto più lento nella fermentazione perché fa fatica ad assorbire il liquido. E’ un impasto più morbido e molle del fondo, che deve riposare tra le 18 e le 24 ore, dipende dalla temperatura esterna. Quando però ha raggiunto la massima fermentazione comincia a morire e ad acquistare un sapore acido, per cui conviene conservarlo in frigo se non usato subito. Anche in questo caso si usa solo una parte del lievito di birra, aggiungendo il resto nell’impasto finale.

POOLISH
E’ un impasto molto molle dove la farina e l’acqua sono usate in parti uguali. E’ nato a fine 700/inizi 800 in Francia, da noi importato solo dopo la guerra. La sua caratteristica è proprio il fatto di essere semiliquido e la percentuale di lievito usata per farlo (il resto va aggiunto all’impasto finale) varia a seconda della durata della fermentazione:

2,5% peso della farina usata per 2 ore di fermentazione
1,5% peso della farina usata per 3 ore di fermentazione
0,5% peso della farina usata per 8 ore di fermentazione
0,1% peso della farina usata per 16 ore di fermentazione


24 novembre 2007

The River Cottage Multibird Roast

Un modo diverso e più elaborato di servire il tacchino!


RECIPE

You need a whole free range turkey (not a monster, 10-12 kilos is about right) and a whole goose (6-7kg). And then a selection of 8-10 smaller birds, all plucked and drawn (ie oven ready).

You don’t need all eight birds to be different – you could use, say, three pheasants and five pigeons. So choose from the following:
farmed duck
mallard
guinea fowl
chicken
pheasant
partridge
pigeon
woodcock

NOTE: Please DO NOT use very high or well-hung game birds, as they will contaminate the subtle flavours of the other birds.

For the stuffing, you need 1 kilo of fatty sausagemeat, 250g streaky bacon, 100g breadcrumbs, fresh sage, brandy, port and red wine. You can also add chestnuts and/or apples.

You also need some good butcher’s string and a darning needle.

Step one: Boning the turkey:

If you fancy your knife skills, you can try boning out the turkey yourself. You only need to remove the breast and back bone (ie the central skeletal frame of the bird). Leave the wings and drumsticks on, as they give vital balanceand structure to the roast, which would otherwise be an enormous round sausage!

You start by making a long straight cut down the back of the bird from the neck to the parsons nose. Then start to peel back the skin either side of the cut. Pop out the thigh joints from each side of the carcase and then use the point of a very sharp knife to cut the meat away from the back and breast, as close as possible to the bone. Do a little at a time, alternating from one side of the carcase to the other until you come to the ridge of the breast bone. This is where you have to be careful not cut through the skin, as you slice along the ridge, so that the whole main frame of the carcase is released. Carefully ease this out, nicking any little sinews that still connect it to the rest of the bird. You now have a big empty bag of a bird, albeit with legs, wings and breasts still attached. Think of it as a suitcase that needs filling, then stitching up.

Step 2: Preparing the other birds

Slice the breasts off all the other birds (again, you could ask a butcher to do this), as close to the breast bone as possible, to maximise the meat. Peel off the skin. Then put all the breasts to one side. Now take a small, sharp knife and cut as much worthwhile meat as you can from the legs, wings and the rest of the carcase. Trim or tear out any stringy looking sinews, and coarsely chop the meat. Put this chopped meat in a separate pile. Joint or tear up what’s left of the carcases, and place in a large roasting tin. Roast in a hot oven for 15 minutes. They’ll then make great stock, which can be strained, perked up with a good slosh of red wine, and reduced, by boiling hard, to a fantastic intense sauce (see making the gravy below).

Step 3: Making a forcemeat stuffing

A good stuffing, and plenty of it, is vital, to fill all the gaps between the breasts, and keep them all nicely lubricated. So, take at least a kilo of well-fatted coarsely ground free range pork (half shoulder meat, half belly is good). Finely chop 250grammes of unsmoked streaky bacon, and add that too. Add all the chopped meat from the other birds, 100 grammes of fresh breadcrumbs, 200 grammes each of chopped cooked chestnuts and chopped raw dessert apples (coxes are good). Add a slosh of brandy and port, and 100 ml of red wine. Season with 5-10 grammes of salt, plus black pepper, fresh chopped sage and a good pinch of mace.

Step 4: Rebuilding the bird

Lay the boned-out turkey breast side (and outside) down, inside facing up. Start by pressing a good layer of the stuffing around the inside of the bird. Now take the two largest breasts (ie from the goose), and place them roughly in the middle. Cover them with a bit more stuffing. From here on, there is no set pattern for arranging the remaining bird breasts and stuffing inside the boned out bird. You just have to feel your way, and do the best job you can.

When you feel like the bird is fairly well-stuffed, bring the two cut sides together over the stuffing, to see if they will come together nicely. In the end you need to be able to sew the two edges together (with strong butcher’s string and a stout darning needle) ideally with a nice overlapping blanket stitch. It should be fairly full and tight, but not bursting. So, assess how much more of the breasts and stuffing may be required…. and proceed accordingly.

When you have stitched up the bird, turn it over, breast up again, stitched back side down, and place it on its roasting tin. A certain amount of massaging may now be required to bring it to a nice shape, so the breast is again plump and rounded, and the legs and wings are standing out nice and symmetrical.

Step 5: Making the gravy

Place all the roasted carcases in a large stock pot with plenty of fresh stock veg and herbs (ideally carrots onions and celery, parsley stalks and bay leaves) cover with water, bring to the boil and simmer gently for at least 3 hours. Thoroughly strain the stock (first through a colander, then through a cloth, or muslin). Return to a clean pan,add a whole bottle of wine, and reduce by boiling hard, to an intense, lightly syrupy sauce. You can boost the gravy with the strained de-glazed juices from the roasting tray while the bird is resting. Season with a pinch of salt only at the very end.

Step 6: Cooking the bird

The biggest battle is to prevent the breast meat of the turkey drying out. So, smear the skin of the bird thickly with soft butter or, better still, rendered fat saved from the goose. Then cover the breast with streaky bacon, and wrap a single layer of giant tin foil over it. Place in a pre-heated oven at 200 C for a good hour. Then turn the temperature down to 150, and cook for another 4-6 hours, depending on the size of the bird. BY FAR the best, and safest way to test that the meat is done, is to stick a meat probe into the very centre of the roast. When the temperature reads 70 C, the roast is cooked. Baste the bird regularly throughout the cooking, and remove the foil for the last hour or so, to brown and crisp up the skin.

You may want to pour off some of the fat from the roasting tray several times during cooking. Transfer the bird to your carving tray, or board, and deglaze the remaining juices in the pan, and add to the gravy. The roast should rest for at least 20 minutes, while you fix the gravy and the rest of the trimmings.

Start by removing the legs of the bird. They should be completely tender and cooked through, and therefore easy to prise away from the rest of the carcase. You might need the carving knife just to slice through the ball and socket joint where the thighs meet the body of the bird.

Now the roast is effectively boneless, making for very east carving. But don’t try and slice too thinly, and cut at a slight angle across the bird. The first few slices will be more or less “turkey only”, which may suit some of your guests. More likely you will have to make a few slices before you come up with the crowd-pleasing slices that have a little bit of everything. It is, of course, part of the challenge, and the fun, of this dish, to try and make sure everyone gets to identify, and taste, the various meats that interest them most.

Step 7: Serving

Put a slice or two of the roast on a warmed plate and trickle over a little of the gravy. Then arrange the trimmings around the plate. Of course you already have plenty of meat, and the stuffing, so the extras we would suggest are some nice crisp roast potatoes, perhaps some roast parsnips too, some fresh, lightly cooked greens, such as kale, cabbage, or the beloved Brussels sprouts. Bread sauce is optional (but in my house, compulsory!).

...a breve la traduzione...

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