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29 novembre 2021

Gnocchi di Zucca con barbabietola e burro alla salvia


Ed eccoci arrivati all'ultimo appuntamento dell'anno per il Club del 27 , questo mese dedicato ad un insolito Calendario dell'Avvento dove sono raggruppati piatti dolci e salati che potranno accompagnare tutte le nostre prossime giornate di attesa per le grandi festività natalizie. Preparazioni semplici, che profumano di casa e riscaldano il cuore. Ce n'è per tutti i gusti, per tutte le occasioni, dal pranzo completo a piccoli momenti gioiosi e golosi in compagnia. Tutte le ricette sono tratte dal libro Festive - A Culinary Advent Calendar, di Julia Stix ed Eva Fisher.

Ho scelto di preparare gli Gnocchi alla Zucca perchè io sono una gnoccolara di default, gli gnocchi a Casa Cortella sono il nostro comfort food e spesso la risoluzione della cena domenicale o di quando scarseggiano idee da mettere in tavola. Quindi la curiosità di questo insolito abbinamento con la barbabietola mi ha solleticato non poco. Però direi che il gioco non vale la candela, nel senso che ho trovato questo binomio alquanto infelice. In primis, non si possono spadellare gli gnocchi insieme alla barbabietola a cubetti (come reciterebbe la ricetta originale) perchè altrimenti diventa tutto un mapazzone stile Profondo Rosso. Poi veramente trovo che i due sapori insieme restino indifferenti tra di loro; probabilmente i cubetti di barbabietola parrebbero dare un effetto visivo festivo, ma allora tanto valeva guarnire con una manciata di chicchi di melagrana :-)) Senza contare che 500 g di barbabietola sono tanta roba, secondo me una quantità esagerata.
Ho invece apprezzato molto la spruzzata di limone nell'impasto degli gnocchi, anche se ho preferito usare solo la scorza grattugiata invece del succo, che talvolta potrebbe rilasciare un retrogusto amarognolo. Simpatica l'idea di tagliuzzare la salvia a listarelle e farla diventare croccante soffriggendola in burro e olio (attenzione a non farla bruciare), si potrebbe osare con una quantità maggiore perchè fa piacere sentire ogni tanto qualcosa di schioccarello a vivacizzare la morbidezza degli gnocchi.
Ovviamente è da preferire una zucca a polpa soda, tipo la Delica o la mantovana. In ogni caso, se la polpa ottenuta dovesse sembrare ancora troppo umida, basterà asciugarla a fiamma medio alta in una padella antiaderente, rigirandola spesso con una spatola, in modo che evapori la poca acqua rimasta. Spesso faccio così, soprattutto quando non ho voglia di accendere il forno e cuocio la zucca a vapore (sempre a spicchi e sempre con la buccia, eliminando ovviamente semi e filamenti).

Il Calendario (Culinario) dell'Avvento 2021 del Club del 27 completo qui.



Senza titolo


Per 4 persone:
1 kg di zucca Delica o mantovana
500 g di patate vecchie o a buccia rossa
sale e pepe
noce moscata grattugiata fresca
scorza grattugiata di limone non trattato
1 tuorlo d'uovo
4/6 cucchiai di semola rimacinata
farina 0 per spolverare
500 g di barbabietola cotta a cubetti
 
Burro alla salvia:
2 spicchi d'aglio
20 foglie di salvia
2 cucchiai di olio extravergine di oliva
50 g di burro
10 foglie di basilico
120 g di Parmigiano in scaglie
 
Foderare una teglia con carta da forno o alluminio. Tagliare la zucca in 6 spicchi, eliminare i semi e la parte filamentosa ed adagiarli sulla teglia. Distribuire un filo di acqua sul fondo, coprire con alluminio, praticare qualche foro con il coltello o la forchetta e infornare a 190/200° per circa 35 minuti o finchè  la zucca risulta ben tenera.
Nel frattempo, lessare le patate in acqua salata fino a quando risultano morbide . Scolarle e passarle ancora calde nello schiacciapatate (anche con la buccia, verrà via da sola).
Togliere la zucca dal forno, prelevarne la polpa, schiacciarla bene con la forchetta o l'apposito attrezzo ed aggiungerla alla patata. Allargare il composto sulla spianatoia in modo che si raffreddi velocemente. Condire poi con sale (poco), pepe, noce moscata e scorza di limone a piacere. Aggiungere il tuorlo d'uovo e la semola ed amalgamare. Usare un po' più di semola se l'impasto è troppo appiccicoso.
Sulla spianatoia ben spolverata di semola e farina, formare dei rotoli spessi 2 cm e tagliarli a pezzi di 2 cm ricavando gli gnocchi. Se piace, rigare gli gnocchi con una forchetta/grattugia/apposito rigagnocchi. Trasferirli su più piatti o uno strofinaccio leggermente spolverato di semola e farina.


facendo gnocchi zucca
 

Per il burro alla salvia: tagliare a metà gli spicchi d'aglio e schiacciarli con il dorso di un coltello. Tagliare a listarelle le foglie di salvia. Scaldare metà dell'olio e del burro in una padella a fuoco medio. Soffriggere l'aglio e la salvia per circa 5 minuti, facendo attenzione che non bruci, e mettere da parte.
 
Cuocere gli gnocchi in una casseruola di acqua bollente salata (poco) finché risalgono tutti in superficie. Nel frattempo scaldare l'olio e il burro rimanenti e friggere brevemente gli gnocchi scolati con una schiumarola. Unire la barbabietola e il condimento di aglio e salvia. Cospargere con basilico e Parmigiano e servire subito.



 Pumpkin Gnocchi with beetroot in sage butter

gnocchi zucca e barbabietola

Serves 4:
1 kg (2 lb 4 oz) pumpkin (winter squash)
500 g (1 lb 2 oz) waxy potatoes
Salt and Pepper
Fresh grated nutmeg
Lemon juice
1 egg yolk
4 tbsp semolina
Plain (all-purpose) flour, for dusting
500 g (1 lb 2 oz) cooked beetroot
 
Sage Butter:
2 garlic cloves
about 20 sage leaves
2 tbsp oil
2 tsp butter
10 basil leaves
120 g (41⁄4 oz) shaved Parmesan cheese

 
Preheat the oven to 200°C (400°F). Line a baking tray with baking paper. Cut the pumpkin into 6 wedges. Place them on the tray and bake for about 35 minutes.
Meanwhile, boil the potatoes in salted water until well done. Drain, set aside until cool enough to handle, then peel and mash or push through a potato ricer. Remove the pumpkin from the oven. Once it has cooled and dried out, mash the pumpkin and add it to the potato. Season with salt, pepper, nutmeg and lemon juice to taste. Add the egg yolk and semolina and gently mix with a wooden spoon to make a smooth dough. Add a little more semolina if the dough is too sticky.
Shape the dough into 2 cm (3⁄4 inch) thick rolls, then slice them into 2 cm (3⁄4 inch) pieces. Use floured hands to shape the pieces into balls, then gently flatten the balls with a fork. Transfer the gnocchi to a tray dusted with flour. Cook the gnocchi in batches in a saucepan of simmering salted water for 3 minutes or until they rise to the surface. Remove with a slotted spoon and set aside to cool. Dice the beetroot.
For the sage butter, halve the garlic cloves and crush them with the back of a knife. Cut the sage leaves into strips. Heat half the oil and butter in a frying pan over medium heat. Fry the garlic and sage for about 5 minutes, then transfer to a plate. Heat the remaining oil and butter and briefly fry the gnocchi. Toss the beetroot with the gnocchi, garlic and sage. Sprinkle with basil and Parmesan. Serve immediately.
 

7 gennaio 2018

Canederli di verza e Puzzone di Moena per il Calendario del Cibo Italiano


Oggi è la Giornata Nazionale dei Canederli nel Calendario del Cibo Italiano e per l'occasione partecipo con una ricetta imparata l'anno scorso dallo chef Stefano Bertoni del ristorante Castel Toblino in occasione del Master del Canederlo tenutosi a Palazzo Roccabruna a Trento.

Sono dei canederli, o meglio canederlotti visto che la loro dimensione è leggermente più piccola, insaporiti con verze e puzzone di Moena, un formaggio tipico trentino DOP (più precisamente della Val di Fassa, di Fiemme e di Primiero) a crosta lavata, grasso a pasta semicotta e semidura, di latte vaccino crudo; serviti poi con una crema di Puzzone e delle scaglie di tartufo autoctono della Valle dei laghi.
Per praticità (si evita il tradizionale ammollo) e nell'eventualità di mancanza di pane vecchio, questo può essere sostituito con pane da toast: a parità di pane corrisponde la stessa quantità di condimento.


canederli con verza e puzzone di moena


Ingredienti per 6 persone:

500 g di pane da toast
250/300 g di verze
mezza cipolla, tritata fine
olio extravergine di oliva
1 uovo
sale/pepe
200 g di Puzzone di Moena, grattugiato grossolanamente

Crema di Puzzone:

50 g di farina
50 g di burro
500 g di latte fresco intero
200 g di Puzzone di Moena, grattugiato
sale
pepe bianco


ingredienti canederli verza puzzone


Scottare le foglie di verza in acqua bollente leggermente salata e farle raffreddare subito in acqua gelida. Scolare bene, strizzare e tagliuzzare finemente.
Stufare la cipolla in poco olio, unire le verze e brasare.
Eliminare la crosta alle fette di pane, tagliarle a cubetti e sistemare in una ciotola capiente.
Unire l'uovo, le verze calde e il formaggio ed amalgamare bene il composto. Salare e pepare.
Formare delle piccole palline e tenere da parte; se si vuole essere precisissimi, ci si può aiutare con uno spallinatore da gelato, in modo da averle tutte uguali della stessa misura.


canederli verza e puzzone


A questo punto si possono abbattere e congelare, per averle sempre pronte al bisogno.
Altrimenti tuffare i canederlotti in acqua bollente salata, aspettare che salgano in superficie ed attendere 1 o 2 minuti che cuociano.
Scolare e condire con la crema di Puzzone, guarnendo con scaglie di tartufo ed un rametto di timo.

Crema di Puzzone: sciogliere il burro in una casseruola, unire la farina e tostare pochi minuti. Aggiungere il latte a filo e mescolare bene per evitare grumi; quando inizia ad addensare unire anche il formaggio e cuocere per circa 10 minuti. Salare e pepare.


facendo i cantarelli
facendo canederli al Master del Canederlo 2016



365 giorni di festa per celebrare le glorie della nostra cucina: 
la più famosa, la più bella (e buona) del mondo!
La festa del cibo che si rinnova ogni giorno,
attraverso la celebrazione dei piatti e dei prodotti che hanno reso unica la cucina italiana,
in Italia e nel mondo.

18 novembre 2017

Gnocchi vintage speziati per il Calendario del Cibo Italiano


Sarà un pranzo riccamente gnoccoloso quello che oggi propone il Calendario del Cibo Italiano: si festeggia, infatti la Giornata Nazionale degli Gnocchi, e la Community si è scatenata nel cercare di offrire una carrellata dei diversi tipi di gnocchi che si possono gustare sulle tavole italiane.

Per me quelli a cui siamo più affezionati e che ripetiamo costantemente spesso, soprattutto la domenica sera (anche se il proverbio direbbe Giovedì Gnocchi), sono il nostro comfort food per eccellenza: gli gnocchi di patate.
La scelta della patata è determinante: la sua struttura decide sulla buona riuscita o meno dell'impasto. Io sono sempre stata fedele a quelle a buccia rossa, sono pastose al punto giusto, non mi hanno mai deluso. Se non le trovo, però, sicuramente sono da preferire quelle vecchie e, se si trovano, di montagna. Le patate nuove sono troppo acquose e richiederebbero troppa farina, lo gnocco poi sarebbe immangiabile. Ultimamente ho scoperto le Kennebec all'Esselunga e sono fa-vo-lo-se!
Pochi ingredienti ancora: farina (meglio debole, non abbiamo assolutamente bisogno di risvegliare il nostro amico/nemico glutine) e sale.
Seguo da sempre la ricetta della nonna Maria, unendo un tuorlo o un uovo intero all'impasto che dà un piccolo sostegno e aiuto necessario, nelle grandi quantità che produco, per agire più in tranquillità (anche se per taluni è peccato mortale :-)).
Come condirli? Con il classico  sugo di pomodoro non si sbaglia mai, ed è il nostro leit motiv familiare. Unica variazione concessa: un'eventuale aggiunta di mozzarella (raramente, sia chiaro) per farli sembrare più amichevolmente sorrentini.
Certo con il ragù (od un altro sugo consistente) diventerebbero ancora più ricchi e sostanziosi, ma non lo facciamo mai. Mi sembrerebbe quasi di infrangere una regola sacra, non so come spiegarlo: per noi gli gnocchi sono diventati (quasi) un'istituzione, un cibo che ci unisce, che è la nostra famiglia. Nato col pomodoro, lì ci resterà unito, indissolubilmente. Probabilmente anche perchè, come ricetta salva tempo (è vero, ne produciamo tanti, ma si fa e si mangia solo quello, quindi, in un certo senso, semplifica il lavoro della cucina) e salva menu, il sugo di pomodoro è quello più veloce ed immediato che si presta all'occorrenza.
E che va a braccetto alla versione in bianco, che poi visivamente in bianco non è, dell'unica altra concessione permessa per i nostri gnocchi.
Non so quanto i miei figli possano sentirsi legati emotivamente (anche se di pancia lo sono molto :-) a questi gnocchi; di certo li apprezzano e li gustano con piacere, e sono gli unici ammessi alle nostre gnoccolate gioiose.
Io lo sono molto, perchè questo semplice condimento racchiude una parte di vita dei miei famigliari che, ineluttabilmente, non ci sono più, ma che sono stati un punto fermo della mia fanciullezza e gioventù. Rappresentano il loro vissuto, le loro gioie e sofferenze in un periodo storico che, per nostra fortuna, abbiamo vissuto solo attraverso i libri scolastici, ma che non possiamo ignorare (e che talvolta dovrebbe farci fermare un attimo e riflettere, ma questa è un'altra storia).
Ed ancora una volta come, attraverso il cibo, si possano trasmettere e rivivere emozioni fortissime, legate a ricordi che, probabilmente, andrebbero ad affievolirsi giorno dopo giorno. Il ripetersi di quei gesti, ora appresi e condivisi di nuovo, renderanno più buone le nostre creazioni, anche se non perfette. La cucina di casa non è perfezione, ma amore verso chi vi si avvicina e vi partecipa.
Mi raccontava la mia mamma che, in tempo di guerra, le dispense nelle case erano molto sguarnite: si vivevano tempi duri, di magra nel vero senso della parola, i generi alimentari di prima necessità si acquistavano attraverso le tessere annonarie, in quantità razionate, settimanalmente o mensilmente. Stava leggermente meglio chi abitava in campagna, dove era possibile avere un piccolo orto e qualche animale. Lo zucchero era uno di questi beni preziosi, ed inevitabilmente scarseggiava. Era, quindi, impensabile sprecarne una grande quantità per fare un dolce tradizionale. 
Probabilmente le nostre nonne, per dovere e necessità, erano sicuramente più ragioniere ed abili contabili nel saper dosare minuziosamente quel che passava il convento, e saper offrire così il giusto ogni giorno.
Questi gnocchi rientravano a pieno titolo in quest'ottica risparmiosa: le patate, per fortuna, crescevano generose nell'orto, il burro si faceva in casa (ho un flash fotografico in un angolo della mia mente di una zia zitella, piccola, che stava seduta su una seggiola da bambini, con la bottiglia nelle mani che alacremente sbatteva di qua e di là e magicamente usciva poi questo candido e soffice composto burroso), si faceva brunire per dare più sapore e si allungava in padella con l'acqua di cottura perchè fosse più sugoso; la cannella era giusto un pizzico; il Parmigiano sicuramente sostituito dal formaggio del contadino vicino; e lo zucchero, l'amico invisibile di tutti i bimbi, dosato con parsimonia, ma volutamente presente, quasi l'essenza dell'intero piatto. Perchè questi gnocchi erano quasi un pranzo completo: c'era lo gnocco, a soddisfare la voglia di un primo consistente e riempire le pance affamate, e quel vago sapore zuccherino e aromatico che rimaneva in bocca assecondava la voglia di dolce, così forte soprattutto nei bambini. Un perfetto equilibrio, da manuale gastronomico.
Non so se questa versione sia conosciuta in tutto il Veneto; molto probabilmente l'accostamento speziato ed agrodolce deriva da un retaggio della dominazione Asburgica (e, orgogliosamente, non potevo farmi mancare nel mio albero genealogico, dei bisnonni austriaci nel ramo materno).



gnocchi vintage


Il mix di questo condimento bianco, dove la base è data dal burro fuso, è composto da Parmigiano grattugiato, zucchero e cannella in polvere mescolati in una ciotola, da equilibrare a piacere secondo il proprio gusto. In genere combino insieme 2 cucchiai di formaggio, 1 cucchiaino di zucchero e mezzo cucchiaino scarso di cannella, ma in casa ci sono uomini che preferiscono un sapore più deciso, ed abbondano con gli ingredienti preferiti.


Per 6/8 persone:

1 kg di patate rosse 
200 g circa di farina 0 
1  uovo intero piccolo o 1 tuorlo 
sale/pepe 
altra farina per lo spolvero

Condimento:

burro
qualche foglia di salvia
Parmigiano Reggiano grattugiato
cannella
zucchero



Cottura patate: sempre con la buccia, in acqua, a vapore, in pentola pressione,  seguendo il metodo imparato da Anto - cottura in acqua satura di sale, 230 g di sale grosso per litro di acqua, in questo modo resteranno  più corpose e sode ed integre di tutte le loro proprietà nutritive - oppure come insegna Bruno Barbieri, avvolgendo ogni patata nella stagnola e sistemandole sulla teglia del forno su un letto di sale grosso, cuocendo poi a 200° per 45/60 minuti, finchè ben morbide. A voi la scelta; se in acqua, l'importante è che rimangano integre e non si sfaldino.

Farina:  io uso la 0. Non aggiungerla tutta subito all'impasto, lasciarne circa un 20% sulla spianatoia di lato dove si impasta, se occorre si aggiunge (come potrebbe succedere che ne occorra un cucchiaio in più della dose data, dipende sempre dalla consistenza delle patate).


gnocchi


Tagliare le patate cotte a metà e schiacciarle ancora calde nello schiacciapatate con la buccia, questa si leverà mano a mano dallo schiacciapatate.
Aprire il composto per farlo intiepidire rapidamente (assorbirà così meno farina), salare, unire l'uovo o il tuorlo ed impastare con la farina, velocemente. Formare una palla e coprire con una ciotola finchè si lavora un pezzo di impasto per volta. 
Prendere un pezzo di composto e arrotolarlo sotto i palmi delle mani sul piano infarinato, formando un bigolo. Col coltello o con un tarocco tagliare gli gnocchi della grandezza desiderata e rigarli con l'apposito attrezzo, con la forchetta o con una grattugia, in questo modo assorbiranno meglio il sugo del condimento (ma non è fondamentale, facendone in grandi quantità non lo faccio mai). 
Disporli su un piatto o su un canovaccio leggermente infarinato. Proseguire fino ad esaurimento del composto.

Calcolare i tempi di preparazione, gli gnocchi andrebbero fatti e mangiati, ma mezzoretta o poco più possono resistere sul piatto o nel canovaccio in un luogo fresco e coperti.
Mettere l'acqua a bollire e quando giunge ad ebollizione salarla (poco). Nel frattempo sciogliere del burro in una padella con un paio di foglie di salvia. Il grado di tostatura del  burro è a proprio gusto, c'è a chi piace più chiaro e chi lo preferisce più cotto; se si opta per la versione nocciola, sarebbe buona cosa filtrarlo ed eliminare i sedimenti lasciati.
Versare gli gnocchi nell'acqua in ebollizione, facendoli scivolare direttamente dal piatto aiutandosi con un mestolo di acqua bollente versato sopra, in questo modo cadranno da soli; oppure facendoli scivolare dal canovaccio appena immerso nell'acqua (non occorre immergerlo tutto, bastano due dita).
Appena vengono a galla aspettare qualche secondo, poi scolarli con una schiumarola e versarli delicatamente nella padella col burro. Spadellarli velocemente spolverando col mix di condimento speziato.
Per avere una salsa più leggera e cremosa, aggiungere un paio di cucchiai di acqua di cottura mentre si spadella.
Versare nel piatto ed eventualmente unire ancora una piccola spolverata del mix o di solo Parmigiano. Servire subito ben caldi.

Più golosi se serviti con foglie di salvia fritte: raccolte, passate nell'uovo sbattuto, poi nel pangrattato e fritte velocemente in olio.





365 giorni di festa per celebrare le glorie della nostra cucina: 
la più famosa, la più bella (e buona) del mondo!
La festa del cibo che si rinnova ogni giorno,
attraverso la celebrazione dei piatti e dei prodotti che hanno reso unica la cucina italiana,
in Italia e nel mondo.

25 settembre 2016

Gli gnocchi vintage per l'MTC#59


Si dice giovedì gnocchi, ma da noi non c'è giorno che non vada bene per gli gnocchi, da tanto ci piacciono. E diventa spesso anche un piatto festivo, che risolve il pranzo o la cena della domenica, quando magari ci si ritrova a tavola più del previsto.
E' un piatto dell'abbondanza e del familiare convivio insieme: c'è sempre qualche buon volontario che aiuta a farli, dato che le quantità sono notevoli. Già, perchè quando si decide per gli gnocchi, quelli si mangiano, e solo quelli, quasi fin a scoppiare... poi si passa direttamente alla frutta o al dolce.
Una tradizione quasi storica, da quando ho imparato a farli. E di questo sarò sempre grata alla cara nonna Maria che tanti anni fa mi regalò la sua semplice ricetta che ancora oggi produce ottimi gnocchi.
E questo mese, in casa Mtchallenge, sono piovute quintalate di gnocchi, in tutte le salse e in tutti i più svariati e fantasiosi abbinamenti, perchè la sfida del mese riguardava proprio loro, i signori Gnocchi.
Annarita ci ha dettato le sue linee guida e qualche buon consiglio per una buona e corretta riuscita: dalla scelta delle patate, come cuocerle, come impastare il composto, come eseguire gli gnocchi perfetti ed, eventualmente, come conservarli.

rigatura gnocchi



La scelta della patata è determinante: la sua struttura decide sulla buona riuscita o meno dell'impasto. Io sono sempre stata fedele a quelle a buccia rossa, sono pastose al punto giusto, non mi hanno mai deluso. Se non le trovo, però, sicuramente sono da preferire quelle vecchie e, se si trovano, di montagna. Le patate nuove sono troppo acquose e richiederebbero troppa farina, lo gnocco poi sarebbe immangiabile.
Pochi ingredienti ancora: farina (meglio debole, non abbiamo assolutamente bisogno di risvegliare il nostro amico/nemico glutine) e sale.
E l'uovo? Solitamente lo metto, ma questa sfida richiedeva gnocchi semplici, solo di patate e farina; l'uovo era permesso unicamente nella versione di quelli ripieni, che seguiranno. 
Mi sono così adeguata ed ho fatto, per la prima volta in vita mia, l'impasto senza uovo! Non mi ha deluso, sono venuti bene ugualmente; ma non dovrà deludersi, poi, la Community, se continuerò a seguire la ricetta della nonna Maria, dove un po' di uovo dà un piccolo sostegno e aiuto che, nelle grandi quantità che produco, è necessario per agire più in tranquillità.
Come condirli? Con il classico  sugo di pomodoro non si sbaglia mai, ed è il nostro leit motiv familiare. Unica variazione concessa: un'eventuale aggiunta di mozzarella (raramente, sia chiaro) per farli sembrare più amichevolmente sorrentini.
Certo con il ragù (od un altro sugo consistente) diventerebbero ancora più ricchi e sostanziosi, ma non lo facciamo mai. Mi sembrerebbe quasi di infrangere una regola sacra, non so come spiegarlo: per noi gli gnocchi sono diventati (quasi) un'istituzione, un cibo che ci unisce, che è la nostra famiglia: nato col pomodoro, lì ci resterà unito, indissolubilmente. Probabilmente anche perchè, come ricetta salva tempo (è vero, ne produciamo tanti, ma si fa e si mangia solo quello, quindi, in un certo senso, semplifica il lavoro della cucina) e salva menu, il sugo di pomodoro è quello più veloce ed immediato che si presta all'occorrenza.
E che va a braccetto alla versione in bianco, che poi visivamente in bianco non è, dell'unica altra concessione permessa per i nostri gnocchi.
Non so quanto i miei figli possano sentirsi legati emotivamente (anche se di pancia lo sono molto :-) a questi gnocchi; di certo li apprezzano e li gustano con piacere, e sono gli unici ammessi alle nostre gnoccolate gioiose.
Io lo sono molto, perchè questo semplice condimento racchiude una parte di vita dei miei famigliari che, ineluttabilmente, non ci sono più, ma che sono stati un punto fermo della mia fanciullezza e gioventù. Rappresentano il loro vissuto, le loro gioie e sofferenze in un periodo storico che, per nostra fortuna, abbiamo vissuto solo attraverso i libri scolastici, ma che non possiamo ignorare (e che talvolta dovrebbe farci fermare un attimo e riflettere, ma questa è un'altra storia).
Ed ancora una volta come, attraverso il cibo, si possano trasmettere e rivivere emozioni fortissime, legate a ricordi che, probabilmente, andrebbero ad affievolirsi giorno dopo giorno. Il ripetersi di quei gesti, ora appresi e condivisi di nuovo, renderanno più buone le nostre creazioni, anche se non perfette. La cucina di casa non è perfezione, ma amore verso chi vi si avvicina e vi partecipa.
Mi raccontava la mia mamma che, in tempo di guerra, le dispense nelle case erano molto sguarnite: si vivevano tempi duri, di magra nel vero senso della parola, i generi alimentari di prima necessità si acquistavano attraverso le tessere annonarie, in quantità razionate, settimanalmente o mensilmente. Stava leggermente meglio chi abitava in campagna, dove era possibile avere un piccolo orto e qualche animale. Lo zucchero era uno di questi beni preziosi, ed inevitabilmente scarseggiava. Era, quindi, impensabile sprecarne una grande quantità per fare un dolce tradizionale. 
Probabilmente le nostre nonne, per dovere e necessità, erano sicuramente più ragioniere ed abili contabili nel saper dosare minuziosamente quel che passava il convento, e saper offrire così il giusto ogni giorno.
Questi gnocchi rientravano a pieno titolo in quest'ottica risparmiosa: le patate, per fortuna, crescevano generose nell'orto, il burro si faceva in casa (ho un flash fotografico in un angolo della mia mente di una zia zitella, piccola, che stava seduta su una seggiola da bambini, con la bottiglia nelle mani che alacremente sbatteva di qua e di là e magicamente usciva poi questo candido e soffice composto burroso), si faceva brunire per dare più sapore e si allungava in padella con l'acqua di cottura perchè fosse più sugoso; la cannella era giusto un pizzico; il Parmigiano sicuramente sostituito dal formaggio del contadino vicino; e lo zucchero, l'amico invisibile di tutti i bimbi, dosato con parsimonia, ma volutamente presente, quasi l'essenza dell'intero piatto. Perchè questi gnocchi erano quasi un pranzo completo: c'era lo gnocco, a soddisfare la voglia di un primo consistente e riempire le pance affamate, ed quel vago sapore zuccherino e aromatico che rimaneva in bocca, assecondava la voglia di dolce, così forte soprattutto nei bambini. Un perfetto equilibrio, da manuale gastronomico.
Non so se questa versione sia conosciuta in tutto il Veneto; molto probabilmente l'accostamento speziato ed agrodolce deriva da un retaggio della dominazione Asburgica (e, orgogliosamente, non potevo farmi mancare nel mio albero genealogico, dei bisnonni austriaci nel ramo materno).


gnocchi in bianco



Il mix di questo condimento bianco, dove la base è data dal burro fuso, è composto da Parmigiano grattugiato, zucchero e cannella in polvere mescolati in una ciotola, da equilibrare a piacere secondo il proprio gusto. In genere combino insieme 2 cucchiai di formaggio, 1 cucchiaino di zucchero e mezzo cucchiaino scarso di cannella, ma in casa ci sono uomini che preferiscono un sapore più deciso, ed abbondano con gli ingredienti preferiti.

Personalmente non rigo mai gli gnocchi, data la notevole quantità che impasto; ma la sfida lo richiedeva, per cui mi sono, per la seconda volta, immolata a questo sacrificio, cedendo alla richiesta perversione gastronomica con un sorriso quasi beffardo, sapendo che, comunque, non avrei più peccato in futuro!

Per 4 persone:

600 g di patate rosse
180 g circa di farina 0
sale/pepe
altra farina per lo spolvero (Alice consiglia quella di riso)

Condimento:
burro
qualche foglia di salvia
Parmigiano Reggiano grattugiato
cannella
zucchero

Cottura patate: sempre con la buccia, in acqua, a vapore, in pentola pressione,  seguendo il metodo imparato da Anto - cottura in acqua satura di sale, 230 g di sale grosso per litro di acqua, in questo modo resteranno più corpose e sode ed integre di tutte le loro proprietà nutritive - oppure come insegna Bruno Barbieri, avvolgendo ogni patata nella stagnola e sistemandole sulla teglia del forno su un letto di sale grosso, cuocendo poi a 200° per 45/60 minuti, finchè ben morbide. A voi la scelta; se in acqua, l'importante è che rimangano integre e non si sfaldino.

Farina:  io uso la 0. Non aggiungerla tutta subito all'impasto, lasciarne circa un 20% sulla spianatoia di lato dove si impasta, se occorre si aggiunge (come potrebbe succedere che ne occorra un cucchiaio in più della dose data, dipende sempre dalla consistenza delle patate).


facendo gnocchi



Tagliare le patate cotte a metà e schiacciarle ancora calde nello schiacciapatate con la buccia, questa si leverà mano a mano dallo schiacciapatate.
Aprire il composto per farlo intiepidire rapidamente (assorbirà così meno farina), salare ed impastare con la farina, come consigliato sopra. Formare una palla e coprire con una ciotola, finchè si lavora un pezzo di impasto per volta.
Prendere un pezzo di composto e arrotolarlo sotto i palmi delle mani sul piano infarinato, formando un bigolo. Col coltello o con un tarocco tagliare gli gnocchi della grandezza desiderata e rigarli con l'apposito attrezzo, con la forchetta o con una grattugia, in questo modo assorbiranno meglio il sugo del condimento.
Disporli su un piatto o su un canovaccio leggermente infarinato. Proseguire fino ad esaurimento del composto.

Calcolare i tempi di preparazione, gli gnocchi andrebbero fatti e mangiati, ma mezzoretta o poco più possono resistere sul piatto o nel canovaccio in un luogo fresco e coperti.
Mettere l'acqua a bollire e quando giunge ad ebollizione salarla. Nel frattempo sciogliere del burro in una padella con un paio di foglie di salvia. Il grado di tostatura del  burro è a proprio gusto, c'è a chi piace più chiaro e chi lo preferisce più cotto; se si opta per la versione nocciola, sarebbe bona cosa filtrarlo ed eliminare i sedimenti lasciati,come ci spega dettagliatamente Eleonora qui.
Versare gli gnocchi nell'acqua in ebollizione, facendoli scivolare direttamente dal piatto aiutandosi con un mestolo di acqua bollente versato sopra, in questo modo cadranno da soli; oppure facendoli scivolare dal canovaccio appena immerso nell'acqua (non occorre immergerlo tutto, bastano due dita).
Appena vengono a galla aspettare qualche secondo, poi scolarli con una schiumarola e versarli delicatamente nella padella col burro. Spadellarli velocemente spolverando col mix di formaggio, zucchero e cannella.
Per un condimento più leggero e cremoso, aggiungere un paio di cucchiai di acqua di cottura mentre si spadella.
Versare nel piatto ed eventualmente aggiungere ancora una piccola spolverata del mix o di solo Parmigiano. Servire subito ben caldi.


gnocchi in bianco


Più golosi se serviti con foglie di salvia fritte: 
raccolte, passate nell'uovo sbattuto, poi nel pangrattato e fritte velocemente in olio.



14 marzo 2016

Canederli tricolore per il Calendario del Cibo Italiano


Inizia oggi la Settimana dell'Unità d'Italia per il Calendario del Cibo Italiano: ce ne parla ampiamente Giulia nel suo articolo, raccontando come anche attraverso il cibo ci possa essere un legame trainante che percorra un  paese così diverso e vario seguendo la curva del suo stivale, dalle Alpi a (quasi) le Piramidi, parafrasando un celebre sonetto.

Si può partecipare fino alla mezzanotte di domenica 20 marzo, pubblicando una ricetta sul proprio blog (seguendo le regole del Calendario del Cibo) e linkandola poi nei commenti all'articolo di presentazione sul sito Aifb.

Per l'occasione ho voluto proporre i canederli tricolore che avevo condiviso un paio di anni fa quando fui invitata ad una serata di Doppio Fuoco a Siena: un piatto povero, nato in Trentino Alto Adige come riciclo del pane avanzato, dove ogni famiglia e ogni locanda conserva la propria ricetta, che varia di poco e si adatta a quello che in cucina avanza.
Può cambiare un aroma, una verdura per dare colore, un salume o un formaggio usato nel composto, l'intingolo col quale è servito, ma la base resta lo gnocco di pane, prevalentemente di forma tonda, di grandezza media.
Così quelli bianchi classici profumano di cipolla e speck, quelli verdi raccolgono nell'impasto del cavolo nero ripassato in padella (basta usare gli spinaci, così sfruttati e spesso, purtroppo, che non san di nulla), quelli rossi si tingono di porpora brillante grazie alla barbabietola.

Il tricolore è pronto: lo stivale parte da una ricetta nordista, che incontra nel suo percorso un cavolo toscano, fa l'occhiolino ad un pecorino sardo, cedendo poi alle estreme lusinghe sudiste di un caciocavallo silano.



canederli tricolore


Per 6 persone:

canederli

300 g di panini raffermi bianchi (anche un paio di giorni) senza crosta
3 uova
250 ml di latte fresco
120 g di barbabietole rosse già cotte
200 g di cavolo nero
80 g di speck
un paio di cipolle dorate
50 g di farina 0
sale/pepe
prezzemolo, facoltativo
olio extravergine di oliva
sale grosso


fonduta di formaggio

300 ml di latte fresco
100 g di parmigiano
100 g di pecorino sardo e/o caciocavallo silano




canederli tricolore



Tagliare il pane a cubetti molto piccoli (oppure tritarlo grossolanamente in un mixer), metterlo in una ciotola capiente e bagnarlo con il latte tiepido. Lasciare che il latte inzuppi bene il pane, eventualmente rigirarlo e schiacciarlo con una forchetta. 
Quindi sbattere bene le uova in una ciotolina e aggiungerle al pane inzuppando, amalgamandole bene. Lasciare riposare il composto coperto mentre si preparano le verdure.

Cavolo nero: togliere la costa centrale dalle foglie di cavolo e sbollentarle qualche minuto in acqua leggermente salata. Scolare bene, strizzando la verdura con le mani o aiutandosi con un mestolo di legno in modo da eliminare l'acqua in eccesso.  
Tritare mezza cipolla finemente, soffriggerla in un goccio di olio, stufarla con un pochino di acqua e aggiungere poi il cavolo tagliuzzato a coltello. Salare e rosolare qualche minuto. Trasferire su un piatto e lasciare intiepidire.

Barbabietola rossa: se necessario togliere con un pelapatate la parte esterna delle rape, grattugiarle poi con la parte grossa di una grattugia quadrata. Tritare mezza cipolla finemente, soffriggerla in un goccio di olio, stufarla con un pochino di acqua e aggiungere poi la rapa grattugiata; salare e rosolare a fuoco medio finché l'acqua in eccesso si asciuga. Trasferire su un piatto e lasciare intiepidire.

Cipolla: tritare finemente mezza cipolla, soffriggerla in un goccio di olio, stufarla con un pochino di acqua e aggiungere poi lo speck tritato a coltello. Lasciare insaporire qualche minuto, quindi trasferire su un piatto e lasciare intiepidire.

Dividere il composto di pane in tre parti, una leggermente più grande, alla quale andrà aggiunta la cipolla stufata con lo speck e del prezzemolo tritato, se piace. Ad un'altra parte andrà aggiunto il cavolo nero e alla terza la barbabietola rossa. Salare e pepare ogni composto secondo necessità.
Lavorare poi ogni composto separatamente, amalgamando bene gli ingredienti, aggiungendo uno o due cucchiai di farina ad ogni composto. 
Formare poi gli gnocchi singolarmente, passarli leggermente nella farina e sistemarli su un vassoio.
Portare a bollore tre diverse pentole di acqua (una per ogni colore di canederli, in cottura i verdi e i rossi potrebbero perdere colore), salare l'acqua e versare gli gnocchi di pane separatamente.
Nel frattempo preparare la fonduta: scaldare il latte fin quasi a bollore, aggiungere i formaggi e sciogliere bene con una frusta. Per ottener una fonduta più cremosa si può frullare il composto con un minipimer, ed eventualmente aggiungere qualche cucchiaio di panna fresca. Mantenere al caldo finché i canederli cuociono. Deve risultare una fonduta abbastanza liquida, non troppo sostenuta perché gli gnocchi di pane facilmente la assorbono poi.
Una volta che vengono a galla, lasciare cuocere i canederli ancora 5/8 minuti.
Scolarli separatamente con un ragno ed impiattare, servendo uno per colore per ogni piatto su uno strato di fonduta.
Se si preferisce servirli in una pirofila unica, versare tre quarti della fonduta nella pirofila, aggiungere i canederli (quelli rossi per ultimi) e ricoprire con la fonduta restante.







31 luglio 2013

Chickpea Gnocchi with artichoke or pepper cream


la ricetta in italiano qui

Aparna of My Diverse Kitchen is hosting this month MLLA # 61, the monthly event about legumes first started years ago by Susan and now carrried on by lovely Lisa.
I tried these dumplings a few months ago, seasoning with an artichoke cream, but they will be perfect for the Summer season with a pepper sauce, the recipe at the end of the post.
Chickpea Gnocchi as an alternative to potato ones, very healthy and more nutritious.


Serving 4:

500 g boiled chickpeas *
100 g organic buckwheat flour
(mine was half buckweat/halfspell)
salt
about half a cup soy milk

* weight referring to cooked and drained chickpeas, you can use organic canned



 facendo gnocchetti di ceci


Mash the chickpeas until they are fine powder, add salt and knead with flour and milk (add little by little) until the mixture is compact and does not crumble. Adjust with milk, using as much as necessary.
As for the potato gnocchi, cut a piece of dough at  time and roll it under the palms of your hands on floured surface to form a sort of log. Cut the dumplings with a knife of the desired size and place on a lightly floured tea towel.


gnocchetti di ceci


Artichokes cream:

artichokes stems
3 or 4 spring onions
extra virgin olive oil
toasted sesame seeds
chili
yeast flakes
some chopped almonds

Slice the spring onions, fry lightly in a little oil and then sauté 5 minutes adding a little water. Keep half aside for garnishing.
In the remaining half add the artichoke stems and let cook for a few minutes, then whisk everything with the blender.
Cook the dunplings in salted water, they are ready when they float.
Drain and gently sauté in the pan with artichoke cream, combining a dash of cooking water (if necessary) to keep the cream very soft.
Serve with a sprinkling of almonds, sesame seeds and yeast and a pinch of chili. Complete with spring onions kept aside.



gnocchetti di ceci

If you do not like to have the onions in the plate, simply blend all.








For the orange cream:

1 red bell pepper
1 yellow bell pepper
500 g carrots
extra virgin olive oil
salt
crushed dried chili or fresh sliced
yeast flakes

Boil the carrots and cut into chunks.
Blanch peppers in boiling water for 15 minutes, then peel and remove seeds.
Blend together carrots and peppers, salt and use this sauce to sauté the dumplings, 
adding a little cooking water if necessary.
Sprinkle with chili and a pinch of yeast flakes.


15 maggio 2013

Black & White Wednesday # 83



Shruthi of Food & Clicks is hosting this week BWW,
please do send your entries to 365sweetmemories AT gmail DOT com



An original kitchentool
to make homemade galuska,
a sort of tiny gnocchi to be served with Hungarian gulyàs


galuska grater
Galuska grater


Soon the recipe and the announcement of Hungarian trip in English too,
I will accept Hungarian recipe till June, 2nd, stay tuned :-)


update:  Galuska recipe






We have a group on Flickr if you'd like to join and share your pics,
  hashtag #BWFood on Twitter.
Should you like to host please send me an email to casacortella AT tin DOT it
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29 marzo 2013

Gnocchetti di ceci alla crema di carciofi


English recipe here

Un giovane scienziato, che di nome fa Marco Bianchi, diventato star televisiva pure lui, dice che la salute comincia a tavola. Ho letto i suoi due magnifici libri e niente da eccepire: quello che scrive, come lo scrive, come lo spiega, è di facile approccio ed utilizzo per tutti.
Non contento, ora unisce alle sue ricette anche quelle suggerite da amici, aficionados, seguaci televisivi o internettiani.
Nasce così una bella collana di ricette gustose e salutari, che sono già in edicola dal 19 marzo, scorso a cadenza settimanale, col Corriere della Sera (ma non occorre comprare il quotidiano :-).
La prima uscita è stata dedicata ai primi piatti, e subito l'occhio mi è caduto sugli gnocchetti di ceci,  che non avevo mai fatto prima e quindi valeva la pena di provare.
Giusto appunto vanno bene per la raccolta di questo mese di Salutiamoci, dedicata unicamente a questo legume, a casa di Katia di Pappa e cicci. 
Ne ho fatta solo mezza dose di prova, condendoli con quello che avevo in casa: avevo dei carciofi in teglia e ho frullato così i gambi per ottenerne una crema, aggiunta poi a dei cipollotti stufati. 
Forse non è stato il condimento più azzeccato, almeno cromaticamente, ma la salsina di peperone che suggerisce Marco (che sicuramente avrebbe maggiormente vivacizzato gli gnocchetti) non è ancora di stagione, però mi stuzzica alquanto e prevedo un'abbondante produzione quest'estate per metterla sottovuoto, per altre occasioni improvvise o vogliose.


gnocchetti di ceci


Gnocchetti per 4 persone:

500 g di ceci lessi *
100 g circa di farina integrale di grano saraceno bio
(la mia era mista saraceno/farro)
sale
poco latte di soia, circa mezzo bicchiere

* peso da cotti e scolati, si possono usare quelli sottovetro bio




Frullare i ceci fino a ridurli a polvere finissima, aggiungere il sale ed impastarli con la farina e il latte (aggiungendolo poco alla volta) fino ad ottenere un composto compatto e che non si sbriciola. Regolarsi con il latte, ne può servire un goccio di più o un goccio di meno.
Come per gli gnocchi di patate, tagliare un pezzo di composto e arrotolarlo sotto i palmi delle mani sul piano infarinato formando un bigolo. Col coltello tagliare gli gnocchi della grandezza desiderata e disporli su un canovaccio leggermente infarinato. Proseguire fino ad esaurimento del composto.


Per la crema di carciofi:

gambi di carciofi trifolati in padella
3 o 4 cipollotti
olio extravergine di oliva
semi di sesamo tostati
peperoncino
lievito in fiocchi
qualche mandorla tritata


gnocchetti di ceci


Affettare i cipollotti, soffriggerli leggermente in poco olio e poi stufarli 5 minuti aggiungendo un goccio di acqua. Tenerne una metà da parte per la guarnizione.
Nella metà restante aggiungere i gambi di carciofo, far insaporire e poi frullare tutto con il minipimer.
Cuocere gli gnocchetti in abbondante acqua salata, sono pronti quando vengono a galla.
Scolarli morbidi e spadellarli con la crema di carciofi, unendo un goccio di acqua di cottura (se necessario) per mantenere la crema ben morbida.
Impiattare e servire con una spolverata di mandorle, sesamo e lievito ed un pizzico di peperoncino. Completare con i cipollotti stufati tenuti da parte, se ben accetti.



gnocchetti di ceci


Se non piace avere i cipollotti stufati nel piatto, basterà frullarli tutti insieme ai carciofi.



Per la crema arancione (in estate):

1 peperone rosso
1 peperone giallo
500 g di carote
olio extravergine di oliva
sale
peperoncino secco frantumato o fresco a fettine
lievito in fiocchi
 

Lessare le carote e tagliarle a tocchetti.
Scottare in acqua bollente i peperoni per 15 minuti, spelllarli, eliminare i semi.
Frullare insieme carote e peperoni, salare ed usare questa salsa per spadellare gli gnocchetti, aggiungendo dell'acqua di cottura se risultasse troppo asciutta.
Spolverare con peperoncino e un pizzico di lievito in fiocchi.

4 ottobre 2012

Gnocchi di pane


Una ricetta?

Non nel vero senso della parola, piuttosto un riciclo doveroso, perchè in cucina si cerca sempre di non buttare nulla, il pane avanzato in primis, e uno gnocco che può cambiare sapore e forma a seconda di quello che offre il frigo al momento dell'impasto e all'umore più o meno frettoloso che hanno le vostre mani al momento di sviluppare l'impasto.
Si parte da qualche panino secco, si aggiunge un liquido tiepido per farlo rinvenire (per i vegetariani potrebbe essere anche un semplice brodo vegetale), si profuma con le aromatiche preferite o disponibili in stagione (fresche e secche non ha importanza) o con una spezia particolare, si insaporisce con aglio, cipolla o porro, si colora con un piccolo avanzo di verdura cotta che implora pietà nel frigo, si irrobustisce con le solite due fettine di salume eternamente girovago e una spolverata di formaggio, se permessi dal proprio regime alimentare: ecco pronti i più semplici gnocchi di pane, dove basta solo cambiargli la forma e diventano canederli, da gustare asciutti, con il proprio condimento preferito, o più naturali in brodo, sia di carne che vegetale ... ora che la stagione comincia a rinfrescare ritorna la voglia di una minestra calda alla sera. 
Ed io non mi stancherò mai di mangiare (purtroppo per la linea :-) il cibo più fragrante e buono del mondo: il pane, forse l’alimento per eccellenza, quello che unisce tutti i popoli della Terra, come scrive Virginia nel suo post, qualunque sia l'impasto di partenza e la forma che presenta. Mi piace farlo, sentire l'impasto che cambia sotto alle mani, sia carezzandolo che a volte battendolo con energia, mi piace scoprire ogni volta con sorpresa il rito magico della lievitazione che abbellisce ogni forma rendendola più regale, mi piace poi sentirne il profumo che sgaiattola dal forno in cottura, mi piace vederlo, toccarlo (anche se brucia), gustarne lo schiocco del primo taglio e del primo morso ... che mondo sarebbe senza pane? ... per me insigificante!

Insieme a ProgettoMondo Mlal Virginia ha deciso di sceglierlo come tema del contest che scadrà il 16 di questo mese, Giornata Mondiale dell'Alimentazione: pubblicare cioè una ricetta che abbia come protagonista il pane. Virginia racconta anche brevemente per cosa si batte questa organizzazione:
... forse troppo poco “pubblicizzata” dei nostri media e questo non certo per la sua ininfluenza (è la settima Ong in Italia) quanto perché, al contrario di tanti, non spreca fondi in pubblicità. Si tratta di una Organizzazione di volontariato internazionale nata nel 1966 per coordinare l’impegno dei tanti laici che in quel periodo decidevano di fare un’esperienza di volontariato in Sud America. Poi è diventata una Ong e di cooperazione allo sviluppo e in 45 anni di ininterrotto impegno ha realizzato più di 400 programmi di sviluppo, indirizzati a rendere i popoli di Africa e America Latina autori della propria crescita, nel rispetto dell’indipendenza delle proprie comunità.
Assicurare un’alimentazione adeguata al neonato e alla sua mamma, promuovere la distribuzione di almeno un pasto al giorno nelle scuole, sostenere programmi di sicurezza alimentare, di accesso all’acqua potabile e di gestione delle risorse naturali, sono gli obiettivi della campagna "IO NON MANGIO DA SOLO" per cui ora sono qui ad interpellarvi.
Per maggiori dettagli, oggi su Gastronomia Mediterranea trovate tutte le notizie relative al Mlal e ai progetti specifici della campagna.
Con le 12 ricette con le immagini più belle (a loro discrezione) verrà pubblicato un calendario in uscita prima di Natale (ottima idea regalo :-). Tutte le altre entreranno di diritto in un libro di successiva pubblicazione.

Per questi gnocchi solitamente vado ad occhio, un pochino in più o un pochino in meno di qualcosa non pregiudica la loro buona riuscita, essendo un piatto povero e molto casalingo, per cui le dosi sono solo indicative e personalmente modificabili.
Si può usare qualunque tipo di pane, usando quello integrale o di particolari farine gli gnocchi ne assumeranno la colorazione ed il sapore. Lo stesso dicasi per la farina, nel mio caso ho usato quella di farro, ma qualsiasi mix andrà bene (può solo allungarsi di qualche minuto il tempo di cottura).


gnocchi di pane


Per 5/6 persone:

400 g di pane vecchio
(6/7 panini, comunque una bella ciotola piena quando tagliati)
350 ml di latte (2 bicchieri)
150/200 g di farina, qualsiasi tipo
2 uova
2 /3 fette di prosciutto/mortadella/speck, tagliati fini
un paio di cucchiai di formaggio grattugiato (qualsiasi tipo)
un pezzetto di cipolla o porro o aglio
olio extravergine di oliva
sale/pepe/noce moscata
un trito di aromatiche a scelta (basilico per me questa volta)
eventuali altre spezie a scelta

burro e salvia per condire
brodo vegetale o di carne
sugo di pomodoro/ragù/di verdure


gnocchi di pane


- Tagliare il pane a cubetti e sistemarlo in una ciotola capiente (se si usa pane casereccio si può eliminare un pochino di crosta se troppo dura). Aggiungere il trito di aromatiche, le spezie, il formaggio, un pizzico di sale e pepe.
- Sbattere bene le uova ed allungarle col latte, quindi versare il tutto sul pane, dare una mescolata con un cucchiaio, aggiungere il soffritto di cipolla e il salume,  e poi iniziare ad impastare con le mani, aggiungendo qualche cucchiaio di farina. Trasferire sul piano di lavoro e continuare ad impastare prendendo un po' di farina alla volta, non è detto che serva tutta (in effetti ne avrò usata 150 g.), fino ad avere un bel composto omogeneo.
- A questo punto si può lasciare l'impasto nella ciotola coperto se si deve uscire e riprenderlo in mano al momento di formare gli gnocchi (io l'ho fatto la mattina e ripreso in mano la sera).
- Prendere un pochino di impasto alla volta e procedere come per i normali gnocchi di patate: formare un rotolino sul piano infarinato e con un coltello tagliare gli gnocchi della misura desiderata. Se avete tempo potete anche passarli tra le mani per dare una forma più sferica o ovale.


 gnocchi di pane in brodo

- Tuffare gli gnocchi in acqua bollente leggermente salata (o direttamente nel brodo se fatti a minestra), lasciarli cuocere solo uno o due minuti da quando vengono a galla, scolarli e ripassarli in padella velocemente col sugo preferito (anche semplicemente burro e salvia).


gnocchi di pane

 Rigorosamente ... da non mangiare da soli!



  

8 settembre 2012

Gnocchi alla romana per l'Abbecedario Culinario


L'Abbecedario Culinario è arrivato nel Lazio, regione  ospitata da  Garbuglio, facendo tappa quasi obbligatoriamente e patriotticamente a Roma, capitale e città eterna come si suole definire, in onore alla grandiosità del  suo Impero che fu uno dei primi ad imporsi per la vastità e l'importanza che ricopriva, testimonianze del passaggio romano sono infatti tangibili in tutta Europa, in Africa settentrionale ed in Medio Oriente.
Con le temperature notevolmente scese nei giorni scorsi mi è venuta voglia di riaccendere il forno e riproporre una ricetta così tanto in voga negli anni '80 (un po' come la pasta alla vodka e salmone:-) e che facevo spesso anche ai bocia quando erano piccoli, c'era poco  da masticare e la cena scivolava giù che era un piacere :-).
Si chiamano gnocchi alla romana ma ho letto in rete che pare non abbiano nulla a che vedere con la cucina romana, addirittura non compaiono in nessun menu tipico locale. Anzi, pare siano di origini settentrionale, lombarda o piemontese, quando qualcuno li cucinò per degli ospiti romani in visita nel Regno di Piemonte; ma c'è chi sostiene che questo nome derivi invece dalla loro origine rumena ... comunque sia, sono facili da fare e deliziosi da gustare, e non potevano mancare nelle ricette dell'Abbecedario!


  gnocchi alla romana  


Per 6/8 persone:

1 litro di latte
250 g di semolino
2 uova
un pezzetto di burro
pizzico di sale
parmigiano grattugiato
uno spolvero di pan grattato
noce moscata o pepe (facoltativi)


gnocchi alla romana


In una casseruola capiente mettere il latte, un pizzico di sale e una noce di burro e portare a bollore.
Abbassare la fiamma e versare il semolino a pioggia, mescolando con una frusta.
Cuocere 8/10 minuti, mescolando ogni tanto con la frusta e facendo attenzione che la crema non attacchi sul fondo, tenderà ad ispessirsi molto.
Togliere dal fuoco, dare una grattatina di noce moscata (o pepe se piace) ed aggiungere le uova, una alla volta, aggiungendo il secondo quando il primo è stato assorbito bene. Mescolare velocemente con una spatola, le uova devono amalgamarsi e non diventare stracciatella.
Solitamente metto 2 uova intere piccole, se sono grandi optare per un uovo intero e un tuorlo.
Versare la crema su un piano di marmo leggermente inumidito (basta bagnarsi il palmo della mano con acqua fredda e passarlo sul marmo), oppure su una spianatoia di legno inumidita od anche una grande teglia da forno inumidita. Livellare bene all'altezza di un centimetro con una spatola da dolci inumidita, oppure con il palmo della mano inumidito (se resistete al caldo dell'impasto :-) oppure anche appoggiando un foglio di carta forno spianando poi con un matterello. Lasciare raffreddare.
Con un bicchiere non molto grande ritagliare dei dischetti, bagnando ogni tanto il bordo del bicchiere in acqua fredda.


 facendo gnocchi alla romana
Oppure con un coltello tagliare delle strisce e poi dei quadratini o rettangoli, sempre bagnando la lama del coltello, oppure più semplicemente con un cucchiaio/ino raccogliere il composto a cucchiaiate. Disporre i pezzetti di semolino in una pirofila leggermente imburrata (e se piace leggermente spolverata di pan grattato) cercando di sovrapporli uno con l'altro.
Guarnire con fiocchetti di burro, una spolverata di parmigiano e di pan grattato, per avere una bella crosticina croccante.

A  questo punto si possono anche non cuocere subito e conservare in frigo per un paio di giorni sigillati con pellicola. Basterà poi metterli in forno caldo al momento dell'utilizzo. Si possono anche congelare, si mettono in forno congelati e si allunga leggermente il tempo di cottura.
Cuocere in forno a 180/200° per circa 20/30 minuti, dipende dalla grandezza della teglia, comunque finchè belli dorati. Servire subito.
Qualcuno li mangia con una leggera spolverata di zucchero appena usciti dal forno.

Una variante primaverile per farne quasi un piatto unico:  Gnocchi di semolino con verdure primavera.

 gnocchi alla romana

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