3 aprile 2016
15 marzo 2016
Una cenetta armena per l'Abbecedario Culinario Mondiale
E per una gita fuoriporta in Armenia godiamoci questa bella storia fotografica di Oleh Slobodeniuk.
bulgur - pomodorini - cipollina - prezzemolo fresco - olio extravergine di oliva - sale/pepe
melanzana - olio extravergine di oliva - aglio - menta/prezzemolo/basilico - sale/pepe
Panzerotti alla feta
Sciogliere il briciolo di lievito nell'acqua, aggiungere l'olio e la farina ed iniziare ad impastare, aggiungendo anche mezzo cucchiaino di sale. Lavorare l'impasto finchè ben omogeneo, poi metterlo a riposare in una ciotola coperto per un'oretta.
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20 febbraio 2016
Pollo in agrodolce cinese
Possiamo distinguere otto cucine regionali: Anhui, Cantonese, Fujian, Hunan, Jiangsu, Shandong, Sichuan e Zhejiang. La cucina cinese è legata alla filosofia e alla medicina. Essa distingue, legumi cucinati e per estensione tutto ciò che accompagna i cereali, il fan. Gli alimenti yin, femminili, umidi e teneri dunque rinfrescanti, sono i legumi ed i frutti. Gli alimenti yang, maschili, fritti, speziati o a base di carne hanno un effetto riscaldante. Un pasto deve dunque non soltanto armonizzare i gusti, ma ugualmente trovare un equilibrio tra il freddo e il caldo. Per complimentarsi con un piatto, si dice che "aiuta a far passare il riso". Un'altra cosa che caratterizza la cucina tradizionale cinese è l'assenza di prodotti lattieri a causa di un'intolleranza al lattosio che esiste in numerosi paesi asiatici.
I Cinesi condividono i piatti, i quali sono spesso messi in comune. I Cinesi mangiano con l'aiuto di bacchette, o di cucchiai cinesi di legno, più raramente di porcellana. La tavola si caratterizza per il suo aspetto sociale: rotonda e talvolta sormontata da un piatto girevole dove sono depositati i piatti; nessun coltello è presente a tavola. Tutti gli alimenti sono tagliati in cucina, ad eccezione dei frutti di mare che talvolta sono serviti non sgusciati. La successione cronologica dei piatti che si conosce in Italia e negli altri paesi occidentali, nella cucina cinese è sostituita da una ricerca di equilibrio a partire dai cinque sapori di base (dolce-salato-acido-amaro-piccante). Tuttavia, i cibi esclusivamente dolci non appaiono che alla fine dei banchetti o dei pranzi di festa. In Cina, un piatto deve anche essere gradevole all'occhio. I piatti talvolta sono scelti a fini terapeutici, come ad esempio i nidi di rondine o le pinne di pescecane, che sono ingredienti naturalmente insipidi. Si prende in considerazione la nozione, derivata dalla medicina tradizionale, di complementarità dei corpi caldi e freddi, particolarmente nel Sud della Cina.
Il tè è la bevanda più bevuta. È consumato per le sue virtù digestive e decongestionanti. La birra e l'alcol di riso sono piuttosto bevande per le feste, riservate ai grandi eventi. Nondimeno, durante un pasto ordinario a casa propria, in generale non è proposta alcuna bevanda e ci si disseta con una zuppa o una pappa. Il tofu è un'invenzione cinese. Rappresenta la base di una dozzina di alimenti diversi che appaiono molto spesso sulle tavole a causa del loro costo modico.Il principale farinaceo di accompagnamento è il riso cotto al vapore senza condimento (deve essere leggermente colloso) nella Cina del Sud, mentre nella Cina del Nord troviamo le paste, le crespelle o i pani al vapore a base di farina di grano.
2 cipollotti, facoltativi
150/200 ml di acqua
riso al vapore per accompagnamento
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28 gennaio 2016
Pavlova per la Nuova Zelanda
Non ci sono mi stata, ma è una terra che mi attira moltissimo.
Un paio di anni fa Michele ha trascorso quasi un mese a Queenstown, nella regione di Otago, che si affaccia sul Lago Wakatipu. Era in compagnia di amici sciatori professionisti come lui, ed hanno abbandonato il nostro caldo sole d'agosto per riuscire a fare dei validi allenamenti dall'altra parte della terra nell'emisfero australe.
Le immagini parlano da sole.
Non ho avuto tempo di documentarmi per questo giro dell'Abbecedario, però mi spiaceva non portare nulla a Monia e così rispolvero una mia prima Pavlova fatta ad un compleanno di casa qualche anno fa.
C'è una sorta di polemica tra Australia e Nuova Zelanda circa la paternità di questo dolce, dedicato ad Anna Pavlova, rivendicata da entrambe le nazioni e scelto come dolce nazionale di entrambe
La Nuova Zelanda sostiene che il dolce sia stato inventato quando la ballerina si fermò a Wellington durante il suo tour mondiale nel 1926. L'Australia sostiene che l'inventore fosse uno chef di Perth che dedicò questo dolce alla ballerina nel 1929 , sempre in occasione del suo tour. Comunque sia, la grande ballerina ha conquistato i cuori e i palati di più chefs, che ancora le rendono onore in ogni Pavlova offerta!
Qui, per i più golosi, una versione anche al cioccolato.
Ingredienti:
Preparare la meringa come da ricetta e stenderla con una spatola a cerchio sulla teglia del forno ricoperta di carta forno. Con il composto avanzato fare delle piccole meringhette per decorazione. Cuocere come da ricetta.
Si può optare per dei dischi di meringa piccoli monodose e servire la meringata in coppe singole.
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31 dicembre 2015
Prjaniki e Sbiten - Back to the U.S.S.R con l'Abbecedario Mondiale
E poi, magari una cosa più attuale, del mitico duo veronese JazzyFunk che sta spopolando nei paesi dell'Europa Orientale, di ritorno dal secondo appuntamento natalizio al Soul Kitchen Bar di San Pietroburgo, dopo quello della primavera scorsa.
Prima di conoscere lo zucchero nel 1600, i dolci in Russia venivano preparati col miele e con frutti di bosco, fragoline e lamponi in particolare, che, mescolati alla farina e alle uova, diedero vita al prodotto dolciario più antico e tradizionale del paese: i prjaniki. Sono dolci profumati e speziati, coperti di glassa, grandi o piccoli - oggi se ne trovano in commercio di tutti tipi, ma una volta erano solo medovye, di miele.
Nonostante il primo riferimento ai prjaniki di Tula (la città più famosa della Russia nella realizzazine dei prjaniki più belli e buoni del paese) sia datato 1685, i prjaniki stessi esistono fin dai tempi dell'antichità. Pare che addirittura esistessero ancor prima del pane lievitato. Gli specializzati maestri falegnami ritagliavano nei pezzi di legno, di betulla o di pero vecchi circa 30 anni, le sagome concave decorate all'interno che servivano come stampo per creare il disegno in rilievo sui prjaniki. Questi dolci preziosi e profumati venivano regalati in diverse occasioni: per celebrare il matrimonio, per onorare una persona importante, per dimostrare il proprio amore a qualcuno. Molti eventi particolari erano segnati dalla creazione dei prjaniki con i nuovi disegni. Tutti concordano che il nome di questo dolce, prjanik, derivi dalla parola prjanosti, ossia, spezie. Ma esiste una teoria secondo la quale non c'è niente di più sbagliato, perché le spezie arrivarono in Europa solo ai tempi delle Crociate e costavano una fortuna, invece il dolce era decisamente popolare e molto consumato (il popolo non si sarebbe mai potuto permettere il lusso di speziarlo). Secondo i portatori di questa teoria, l'etimologia esatta della parola è incerta, l'unica cosa che si sa è che gli sposini novelli il giorno dopo del matrimonio portavano il prjanik ai genitori di lei, e solo a quelli di lei! Il che induce a pensare che la tradizione risale ai tempi del matriarcato! La teoria è affascinante, ma ci sono troppe incognite. In realtà i primi prjaniki, creati già nel IX secolo, si chiamavano pan di miele ed erano una mescola di farina di segale, il miele e il succo di frutti di bosco. Solo in seguito, quando nel XII - XIII secolo in Russia arrivarono le primissime spezie dall'India e dal Medio Oriente, il dolce cambiò nome a favore di quello attuale che deriva dalla definizione della parola pepe in russo antico, una delle prime spezie conosciute.
Si può dire che l'inglese Gingerbread o il tedesco Lebkuchen siano una sorta di analogo dei prjaniki.
E allora in questo ultimo pomeriggio dell'anno, accendiamo ancora una volta una candela di buonaugurio per un 2016 illuminato e illuminante, di serenità e tanto bene, per noi, i nostri cari e il mondo intero, e godiamoci una tazza fumante di questa particolare bevanda speziata russa.
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29 novembre 2015
Brik all'uovo tunisino
Il nome chorba si riferisce a vari tipi di stufato o zuppa. Gli ingredienti principali di questo tipico antipasto sono una manciata di orzo o di frumento, olio d'oliva, concentrato di pomodoro, cipolla e aglio tritati, il tutto aromatizzato con un mix sapiente di spezie. Prezzemolo tritato, ceci, e gocce di succo di limone possono essere aggiunti a piacere.
Il Brik è solitamente la seconda portata della cena del Ramadan, ed è molto più facile e veloce da preparare, soprattutto dalle abili mani tunisine. E' una specie di involtino fritto, costituito da un disco di pasta sottile, fatta a mano e circolare, riempito con ingredienti diversi a seconda delle preferenze del cuoco. La versione più popolare è il brik all'uovo, fatto con un mix di prezzemolo e tonno e un uovo intero, piegato a triangolo. Si possono aggiungere dei capperi e del formaggio. Si serve caldo con qualche goccia di limone spremuta sopra.
Si frigge velocemente e il tuorlo dell'uovo deve rimanere morbido e colante. Bisogna essere abili e pratici nel mangiarlo, per evitare di finire con le mani sporche di rosso d'uovo. Si dovrebbe raddentare un angolo del triangolo e poi risucchiare l'uovo morbido.
L'abilità nel saper mangiare un brik può anche giocare un ruolo importante nel determinare il proprio futuro. Secondo una tradizione tunisina, infatti, se lo sposo riesce a mangiare il brik preparato dalla suocera senza versare neanche una goccia del tuorlo, può degnamente sposare la sposa.
tonno sott'olio, ben scolato
abbondante prezzemolo tritato
qualche cappero
un uovo fresco per brik
un foglio di pasta brik per ogni involtino
olio extravergine di oliva
sale/pepe
olio di arachide per friggere
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8 novembre 2015
Bula Talei, drink esotico delle isole Fiji
Fino a poco tempo fa, in queste isole remote, si usava offrire come drink di benvenuto una noce di cocco piena di Kawa.
La Kawa Kawa o Kava Kava (Piper methysticum) è una pianta è originaria della Polinesia occidentale (Tonga, Samoa, Fiji, Vanuatu) fino a Tahiti. Gli indigeni ne traggono una polpa che prima masticano (la saliva provoca un'emulsione della resina) e poi mettono in recipienti che riempiono di acqua calda e lasciano in infusione: questa polpa così diluita e preparata viene consumata durante le cerimonie religiose. Esiste la descrizione di tale cerimoniale da parte di J. Cook (1785). La tradizione samoana vuole che tale ricetta sia stata un dono di Tagaloa Ui, semidio, figlio del sole.
Gli indigeni preparavano con la kawa kawa una bevanda rinfrescante, rilassante, sedativa-analgesica, capace nel contempo di far sopportare la stanchezza e la fatica.
La storia leggenda completa qui.
Questa bevanda inebriante estratta dalle radici della pianta del pepe è ancora consumata dagli isolani stessi e riservata alle cerimonie odierne.
Con il sempre più crescente commercio turistico, anche le bevande delle Fiji si sono dovute però adattare ai gusti degli ospiti. Tuttavia, come vuole la tradizione, un long drink non è mai servito senza fiori esotici.
Gelsomino, gardenie o fiori di frangipane sono i più popolari. Se piace questa decorazione, basterà ricordare di non mettere i fiori direttamente nella bevanda: sono invece sistemati su una fetta di ananas o di arancia, in modo che non ne vengano a diretto.
Solitamente il Bula Talei è riservato per il tardo pomeriggio o come dopo cena.
Per ogni bicchiere:
ghiaccio tritato
4 cl (3 cucchiai) di rum
4 cl (3 cucchiai) di succo del frutto della passione
1 cl (2 cucchiaini) di succo di lime
1 cl (2 cucchiaini) di sciroppo di zucchero
ghiaccio a cubetti
per guarnire: una fetta di arancia e un fiore
Riempire lo shaker con il ghiaccio tritato, aggiungere il rum, i succhi di frutta e lo sciroppo di zucchero. Shakerare bene e filtrare in un tumbler riempito di un terzo di cubetti di ghiaccio.
Guarnire con la fetta di arancia e il fiore e servire.
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19 ottobre 2015
Monsieur le Couscous Royal
Alloggiavo al Riad Der Zembrane, una struttura privata in piena Medina, quindi nel centro di colori, profumi e sapori marocchini.
Ho passeggiato in lungo e in largo, cercando di non cadere nelle trappole tentatrici dei venditori del Suk, che se solo ottengono un minimo di attenzione poi non ti mollano più finchè non concludi l'affare: anche se, in tutta sincerità, avrei comperato il mondo!
Ho cercato di racchiudere in una raccolta su Flickr le monde entier marocaine che ho potuto assaggiare in pochi giorni, facendo quasi un'overdose di aromi e persistenze: mi ha dato il benvenuto la Terrasse des Epices in piena Medina, breve preludio alle innumerevoli scorribande nel Souk, per poi arrivare al famoso e caratteristico Marché des Epices, un'immensa oasi colorata e inebriante, passando di notte e di giorno in una delle piazze più chiassose e brulicanti al mondo, Jeema el Fna.
Un pomeriggio intero l'ho dedicato alla visita del magnifico Jardin Majorelle, tanto caro a Yves Saint Laurent e Pierre Berger, che lo scoprirono nel 1966 durante il loro primo viaggio a Marrakech: finirono per acquistarlo nel 1980, salvandolo da un progetto di resort che ne avrebbe decretato la scomparsa, e diventando in seguito la loro residenza principale, e fonte ineguagliabile dell'estro del famoso stilista. Alla sua morte nel 2008, le sue ceneri vennero sparse nel roseto della villa e un piccola colonna romana fu costruita a suo ricordo.
Ma non c'è solo la Medina a Marrakech: oltre le sue mura si è sviluppata una città moderna e attiva, dove non mancano super negozi, locali, ristoranti alla moda e internazionali, come il Bo-Zin, o di cucina più tradizionale, come Al Fassia Aguedal, gestito e condotto da sole donne, zone residenziali di alto livello. E c'è anche la Metro, dove mi sono comprata la mitica couscoussière in alluminio per preparare il couscous nel migliore dei modi.
Una breve sosta al café de la Poste, un tempo albergo coloniale francese di cui mantiene ancora i fasti dopo un sapiente restauro, e poi ancora a visitare luoghi da sogno: Ksar Char Bagh, un incantevole guest palace della catena Relais&Chateaux, e Palais Rhoul, altra meta da mille e una notte.
Non mi sono lesinata neanche una lunga seduta ristoratrice all'hammam: più di due ore di coccole infinite, sapienti, fragranti che inebriano corpo e spirito.
Il Couscous è un piatto berbero del Maghreb. E' composto da semola di grano duro e le verdure che lo accompagnano variano da paese a paese.
E' la combinazione di due piatti, solitamente cotti nella stessa pentola, la couscoussiera, di forma bombata: nel cestello superiore si cucina la semola a vapore, condita poi con olio o burro, e in quella sottostante si cuociono le verdure e la carne in umido, che rilasceranno aroma e profumi alla semola.
Tradizionalmente è preparato con un solo tipo di carne: nascono così i couscous di agnello, montone, pollo, pesce, merguez (salsicce tipiche locali).
Io preferisco cuocerlo, sempre a vapore, come ho imparato dalle amiche siciliane quando fanno il couscous trapanese: si incoccia la semola la sera prima (200/300 g, non di più, eventualmente si ripete l'operazione), utilizzando una grande padella, versando l'acqua poca poca alla volta, facendola assorbire bene prima di aggiungerne altra. L'incocciatura termina quando la semola raggiunge la grandezza desiderata. In questi video Alida spega come incocciare la semola.
Si trasferisce delicatamente in una bacinella, si copre e si conserva in frigo.
L'indomani si condisce con abbondante olio extravergine di oliva (250 g per mezzo kilo di semola) e sale e si versa nella parte superiore della couscoussiera, a strati con del cipollotto tritato fine. Intorno al bordo si sistemano alcune foglie di alloro e si praticano dei piccoli camini di sfogo del vapore in mezzo alla semola col dorso di un mestolo di legno.
Volendo si può optare anche per quello già precotto, sicuramente più veloce, scegliendo magari una semola più artigianale, biologica e integrale, come quello di Timilia.
Le verdure usate più comunemente sono zucchine, carote e melanzane; ma si possono usare anche zucca, patate e cavoli.
mezzo kilo di semola per couscous *
3 cipollotti
2 gambi di sedano con le foglie
4/5 zucchine
4/5 carote
2 melanzane lunghe
250 g di ceci cotti
mezza lattina di salsa di pomodoro
500 g di petto di pollo
500 g di salsicce piccole (non di maiale)
500 g di carne di manzo o agnello/montone per spezzatino **
foglie di alloro
250 g di olio extravergine di oliva
sale/pepe
spezie per il brodo: chiodi di garofano - cannella in stecca - bacche di pepe nero e rosso
spezie per la carne e le verdure: ras el hanout - paprika - curcuma e zafferano
** oppure macinato per fare polpette
Nella parte inferiore della couscoussiera mettere il sedano, i gambi dei cipollotti, un pezzetto di cannella, un paio di chiodi di garofano, qualche bacca di pepe nero e rosso e 3 litri di acqua e portare a bollore.
Tuffare le carote (pelate), le zucchine e le melanzane (pelate) tagliate a pezzettoni uguali, circa 3 cm. di lunghezza. Far cuocere 10/15 minuti poi scolare e mettere da parte.
Sistemare la parte superiore col couscous preparato e condito come spiegato sopra, coprire col coperchio e lasciare cuocere circa un paio di ore, assaggiare se occorre qualche minuto in più. Controllare sempre il livello del brodo sottostante, all'occorrenza aggiungere ancora qualche mestolo di acqua.
Nel frattempo preparare la carne: soffriggere leggermente un cipollotto tritato fine, aggiungere la carne di spezzatino, rosolare bene, unire le spezie, tranne lo zafferano: la quantità è molto personale, meglio dosare gradualmente, mezzo cucchiaino alla volta. Far tostare un minuto anche le spezie e poi allungare con la salsa di pomodoro e quando anche questa è calda aggiungere qualche mestolo del brodo di cottura del couscous filtrato e portare a cottura, a fuoco basso e con coperchio. Utilizzando la pentola a pressione i tempi si accorciano.
Quando la carne di manzo è quasi pronta, aggiungere anche il pollo, le salsicce, le verdure tenute da parte, i ceci e lo zafferano, e lasciare che lo stufato si amalgami nei sapori, cuocendo ancora 10/15 minuti.
Sistemare il couscous a piramide in un piatto da portata, aggiungere parte dello stufato di carne e verdure alla base, e servire con lo stufato rimanente e il sugo in una ciotola a parte.
Si può servire nel piatto inferiore dei tajiine, e portare in tavola decorato come nella foto.

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27 settembre 2015
Dulce de higos - Fichi caramellati ecuadoriani
Dulce de higos sono fichi sciroppati speziati realizzati cuocendo dei fichi maturi, ma ancora sod,i in uno sciroppo di panela o zucchero di canna marrone e spezie.
I dolci tradizionali del Sud America sono abbastanza semplici, soprattutto perché il pasto principale solitamente è molto abbondante. I dessert non sono necessariamente una componente prevista alla fine di ogni pasto e quando presenti sono sempre considerati come un evento speciale. Un dolce tipico in Ecuador potrebbe essere un frutto perfettamente maturo, come ad esempio una fetta di papaia servita con succo di lime o un pezzo di babaco servito col miele. O ancora un rinfrescante helado de paila (sorbetto di frutta), o una torta soffice di pan di spagna, o croccanti cocadas (dolcetti a base di cocco grattugiato, uova e zucchero) o un fico sciroppato servito con un pezzo di formaggio.
Succede anche frequentemente che si mangino dolci in quantità maggiore con il caffè del pomeriggio, piuttosto che come dessert: a volte, dopo un pasto abbondante, si desidera solo qualcosa di dolce che aggiunga quel tocco finale e non lasci una sensazione di troppo.
I dulce de higos, chiamati anche higos pasados, sono un dolce tipico delle famiglie ecuadoregne, di ogni ceto ed estrazione, da quelle più umili e contadine alle più abbienti e facoltose.La caramellizzazione dei fichi dura tre giorni: per un giorno intero si lasciano immersi in acqua, dopo vengono bolliti, lasciati macerare un altro giorno, ed infine scolati e bolliti nello sciroppo di zucchero e spezie. E' molto importante lasciare i fichi in ammollo per mantenerli teneri.
Le spezie sono facoltative, ma sicuramente danno un aroma più particolare, non abbiate timore nell'esserne generosi.
Questi i fichi sono molto dolci, a piacere si può ridurre la quantità di zucchero utilizzato.
In Ecuador i dulce de higos sono serviti con una generosa fetta di formaggio fresco locale chiamato quesillo, ma si accostano bene anche con altri tipi di formaggi.
un pizzico di bicarbonato
700/800 g di panela o zucchero di canna marrone
bastoncini di cannella, chiodi di garofano o altre spezie
acqua
Mettere i fichi in una terrina, coprirli con acqua e lasciare in ammollo per 24 ore.
Sciacquare i fichi, metterli in una casseruola e coprire con acqua, circa 2 litri.
Aggiungere il bicarbonato e portare l'acqua a ebollizione a fuoco medio, far cuocere per circa 15/20 minuti o fino a quando i fichi sono morbidi.
Togliere dal fuoco e lasciare i fichi in ammollo nell'acqua di cottura per altre 24 ore.
Scolare e premere delicatamente ogni fico per eliminare quanta più acqua possibile.
Mettere lo zucchero e le spezie in una grande casseruola, coprire con circa 1 litro e mezzo di acqua e far cuocere a fuoco basso fino a quando lo zucchero risulta completamente sciolto.
Aggiungere i fichi e lasciare cuocere a fuoco basso finché lo sciroppo comincia ad addensarsi, almeno un paio di ore, mescolando di tanto in tanto.
Servire sia caldi che freddi con formaggi.
Chiedo aiuto ai più esperti: per precauzione ho aggiunto anche il succo di mezzo limone nella preparazione dello sciroppo, ma inevitabilmente nel raffreddarsi lo zucchero si cristallizza, seccando quindi sia il liquido sciropposo che la parte esterna dei fichi. Riscaldandoli poi leggermente sul fuoco, si riammorbidisce il tutto. Consigli per mantenere la giusta consistenza?
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9 settembre 2015
Torta di banane per la Papua Nuova Guinea - Banana cake
130 g di zucchero
2 uova
1 cucchiaino di essenza di vaniglia
3 banane di medie dimensioni
1 cucchiaino di bicarbonato di sodio *
210 g di farina autolievitante *
80 g di latte
Aggiungere le uova, una alla volta e quindi le banane, schiacciate precedentemente con la forchetta.
Diluire l'impasto con il latte ed aggiungere la farina setacciata insieme al bicarbonato di sodio.
Deve risultare un impasto morbido, ma non troppo liquido.
Versare in una tortiera di 20 cm. di diametro con i bordi alti, imburrata ed infarinata o ricoperta con carta forno, e cuocere per 45/50 minuti a 180°.
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18 agosto 2015
Pampushki - Panini all'aglio ucraini - Ukranian Garlic Bread
Grazie ancora alla capa e a Stefania, gentile ospite dell'Ucraina che mi hanno concesso questo extratime per postare la ricetta preparata per l'occasione.
Dicevo di Macs, che col suo JazzyFunk sta spopolando all'Ibiza Beach Club, dopo maggio e giugno, prossimo appuntamento a breve, il 22 agosto.
Per voi, un breve assaggio del popolo della notte di Odessa :-)
250 g di acqua o latte
5/10 g di lievito di birra *
1 cucchiaino di zucchero di canna o malto d'orzo
1 cucchiaio di olio extravergine di oliva
1 cucchiaino di sale
olio extravergine di oliva
prezzemolo tritato
aglio spremuto
un pizzico di sale
un goccio di acqua

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26 luglio 2015
Kaimati e Kahawa Chungu - Frittelle dolci e caffé amaro speziato kenioti
Nelle regioni settentrionali le ricette sono fresche, stagionali, semplici ma altrettanto deliziose, con un tocco particolare della tradizione keniota.
Il cibo della zona costiera è più esotico, un connubio gourmand tra swahili e mijikenda (le nove tribù). E' una cucina ricca di sapori forti, di spezie ed erbe aromatiche, frutti tropicali e latte di cocco.
Più a Nord, nell'isola di Lamu, si percepisce maggiormente l'influenza araba, spesso racchiusa nel loro caffè particolare servito in piccolissime tazze e accompagnato da dolcetti o datteri.
Le Kaimati sono una specialità della costa keniota, dolci frittelle solitamente rivestite da altrettanto sciroppo zuccheroso. Tanto deliziose per il palato, quanto facili da fare.
In molte case queste frittelle vengono preparate durante il sacro mese del Ramadhan, servite come dessert o appetitoso snack, ma si trovano facilmente anche nelle strade della costa keniota come tradizionale street food in qualunque periodo dell'anno.
Personalmente le ho servite al naturale, ma possono essere gustate anche ricoperte col tradizionale sciroppo, di cui riporto la ricetta originale, oppure ricoperte di cioccolato sciolto o più semplicemente con dello zucchero a velo.
Si sono rivelate una piacevole sorpresa goduriosa, sicuramente da rifare.
Ingredienti:
una tazza di farina 0
mezza tazza di yogurt intero (anche greco)
mezza tazza di acqua
un cucchiaino di zucchero
un cucchiaino di lievito per dolci
un cucchiaino di cannella
olio per friggere
In una ciotola mescolare bene tutti gli ingredienti insieme con una forchetta, finchè la pastella risulta liscia e senza grumi e quasi vischiosa.
Lasciarla riposare coperta per almeno un paio di ore a temperatura ambiente, volendo anche tutta la notte, nel qual caso meglio in frigo, riportandola a temperatura ambiente prima di friggere.
In un wok scaldare l'olio e con l'aiuto di un cucchiaino versare piccole dosi di pastella alla volta, girando le frittelle un paio di volte finchè ben dorate.
Scolare su carta assorbente e servire.
una tazza di zucchero
una tazza di acqua
2 cucchiai di cardamomo in polvere
1 cucchiaio di succo di limone
buccia di limone grattugiata, facoltativa
Mettere lo zucchero e l'acqua in una piccola casseruola e portare a bollore. Abbassare e aggiungere il succo di limone, la buccia grattugiata, e il cardamomo e lasciare sobbollire per 5/8 minuti o finchè diventa quasi appiccicoso. Lo sciroppo è pronto quando , immergendo un cucchiaio, questo esce ricoperto uniformemente. Togliere allora dal fuoco e lasciare raffreddare completamente.
Disporre le frittelle nello sciroppo poche alla volta, lasciandole in infusione meno di un minuto. Più si lasciano nello sciroppo e più diventano dolci.
Era solitamente preparato sulla stufa a carbone nelle caffettiere alte in ottone, retaggio dell'antico mondo arabo.
Seduti sulle basse panchine delle strade umide della regione costiera, gli uomini più vecchi dei villaggi sorseggiano questo caffè speziato bollente da piccole tazzine in ceramica mentre giocano a scacchi, il loro passatemnpo preferito.
Solitamente questo corposo caffè, dal gusto intenso ed amaro, e dal piacevole aroma di cardamomo e cannella, è accompagnato da dolcetti tipici o da datteri.
3 cucchiai di caffè in grani, macinati al momento
1 o 2 tazze di acqua
i semi di 3 bacche di cardamomo
una stecca di cannella, circa 10 cm.
Mettere tutti gli ingredienti in una piccola casseruola e portare a bollore. Lasciare poi sobollire al minimo per 10/15 minuti.
Passare al setaccio in una caffettiera e servire ben caldo, con dolcetti o datteri.
E in questi ultimi due giorni il Presidente americano Barack Obama è stato per la prima volta in visita ufficiale in Kenia, terra che ha dato i natali a suo padre. Chissà se avrà gustato una delle ricette del nostro Abbecedario? :-)
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