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3 aprile 2016

Trenenec, la pizza di patate croata


E con la tappa in Croazia, ospitata da Francesca, si conclude anche questa lunga avventura dell'Abbecedario Culinario Mondiale, iniziato nell'ottobre del 2014. 
26 tappe incredibili che hanno visitato tutti i continenti e attraversato tutti i mari! Sembra ieri che siamo partite dall'assolata Samoa e oggi terminiamo nella vicina Croazia.
Conosco solo la parte nord di questa regione, quando ancora faceva parte del regno di Jugoslavia. Il mio babbo, cacciatore fanatico, aveva due riserve, una in Istria, poco prima di Pula, e una nell'isola di Krk, o Veglia in italiano, la più estesa isola del Mare Adriatico e della Croazia.
Quanti weekend passati in questi angoli quasi remoti (si andava fuori stagione, quando i turisti erano ormai rientrati nei loro paesi di origine), quante cose pratiche, dal detersivo al caffè, si portavano agli amici slavi, costretti a fare la spesa in supermercati disadorni e poco forniti per la maggior parte dell'anno.
E che scorpacciata, quasi intossicante, fatta una delle ultime volte che ci siamo tornati: i corbezzoli pieni di bacche mature erano troppo invitanti, e come le ciliegie parevano offrirsi languidi e tentatori... e cedendo alla golosità siamo caduti nella loro subdola trappol! E mal di pancia fu per molti di noi :-) 
Da wikipedia: i frutti del corbezzolo contengono un alcaloide che può causare, in persone particolarmente sensibili a esso, inconvenienti di solito non gravi. Forse per questo motivo il nome latino ne consiglia un uso moderato, se è vero che tale nome deriva dalla contrazione di unum edo, ossia ne mangio uno solo.

Cercando una ricetta croata, mi sono imbattuta nella rivista online dei traghetti Snav, che tra le varie destinazioni offerte c'è la tratta per Spalato, con partenza da Ancopna o Pescara.
E tra le ricette croate presentate, ho scelto il Trenenec, ovvero la pizza di patate del luogo.
Fatto e gustato è stata una cosa sola, rapida e indolore. Ed è piaciuto così tanto che hanno già richiesto il duplicato.



trenenec



Per una teglia antiaderente di 26 cm. di diametro:

1 kg di patate
100 g di farina
100 g di burro
150/200 g di prosciutto cottoa listarelle
1 mazzetto di crescione


trenenec




Non avevo prosciutto in casa e l'ho sostituito con lo speck.
Non avevo crescione e ho aromatizzato le patate con maggiorana e timo fresco tritati.

Cuocere le patate in acqua salata per 25/30 minuti, sbucciarle e passarle nello schiacciapatate, lasciarle raffreddare.
Sulla spianatoia mettere metà della farina, la pureadi patate, un'abbondante presa di sale, le aromatiche tritate e la restante farina. Mescolare l’impasto con una forchetta, non impastarlo assolutamente con le mani.
Fondere il burro e pennellare la teglia, sistemare metà del composto di patate, poi il prosciutto o lo speck, versare metà del burro fuso, ricoprire con la parte rimanente delle patate e il burro rimasto.
Infornare a 200/220° per 30/40 minuti, finchè ben dorata (e un pochino meno bruciacchiata della mia, anche se è piaciuta).
Lasciare intiepidire la pizza prima di servire.

15 marzo 2016

Una cenetta armena per l'Abbecedario Culinario Mondiale


Penultima tappa dell'Abbecedario Culinario Mondiale con Cristina che ci ha accolti in Armenia, da dove sono già ripartiti per l'ultimo paese in lista da visitare. Io sono in ritardo (come al solito) e arriverò all'imbarco tutta trafelata, m felice per aver portato qualche stuzzichino da condividere.

La primavera scorsa, mentre ero ospite dalla mia cugina fiorentina preferita, ho conosciuto un'intera famiglia francese (o meglio, ho conosciuto le tre figlie, babbo e mamma già li avevo incontrati ad Aix-en-Provence) di origini armene. Una sera hanno voluto deliziarci con una cena preparata tutta da loro: hanno lavorato tutti insieme nella grande cucina di Anna, con una super organizzazione a 10 mani.
Qualche scatto rubato col cellulare per non disturbarli troppo, così impegnati con impasti e ripieni profumati, e qualche chiacchiera di sottofondo che spiegava il rituale familiare di queste preparazioni. La nonna paterna, trainatrice d'eccellenza, ancora adesso dirige il lavoro di figli e nipoti, perchè non ci si siede solo a tavola tutti insieme per godere del pranzo, ma si collabora nella preparazione di ogni cosa. Neanche a dirlo, la mano più operosa, veloce e precisa è proprio la sua!

E per una gita fuoriporta in Armenia godiamoci questa bella storia fotografica di Oleh Slobodeniuk.



taboulé-caviale di melanzana-involtini di melanzana e noci



Taboulé
Insalata di bulgur con prezzemolo e pomodorini


bulgur - pomodorini - cipollina - prezzemolo fresco - olio extravergine di oliva - sale/pepe

Si inizia mettendo a bagno il bulgur con il doppio del suo volume in acqua a temperatura ambiente e lo si lascia in ammollo per almeno 4/5 ore. Nel frattempo si tagliano i pomodorini a cubetti, recuperando il loro sugo, e si uniscono alla cipolla tagliata a fettine sottili in una ciotola. 
Si scola bene il bulgur e lo si unisce alle verdure e al prezzemolo tagliato grossolanamente a coltello. Si condisce con sale, pepe, un bel giro di olio e succo di limone e si lascia riposare in frigo fino al momento del servizio.


Caviale di melanzana


melanzana - olio extravergine di oliva - aglio - menta/prezzemolo/basilico - sale/pepe 

Cuocere la melanzana in forno a 160/170° su una teglia rivestita di carta forno per circa un'ora. 
Prelevare la polpa (se fosse ancora acquosa lasciarla scolare qualche minuto in un colino a maglie strette premendola con la forchetta) e tritarla in un mixer con aglio, olio e qualche foglia di aromatica preferita.
Trasferire in una ciotola, condire con succo di limone e aggiustare di sale e pepe.



Involtini di melanzana

melanzana - ricotta - noci - olio extravergine di oliva - sale/pepe

Tagliare le melanzane a fette ed arrostirle su una griglia. Condirle con olio, sale e pepe. 
Tritare grossolanamente le noci a coltello ed unirle alla ricotta. Farcire ogni fetta di melanzana con il composto ed arrotolarla.



antipasti misti




Beurek
Panzerotti alla feta

beurek



 Ingredienti:

250 di farina 0
100 ml di acqua a temperatura ambiente
3/4 cucchiai di olio extravergine di oliva
un briciolo di lievito di birra o secco per torte salate
formaggio feta
prezzemolo tritato
sale/pepe


Sciogliere il briciolo di lievito nell'acqua, aggiungere l'olio e la farina ed iniziare ad impastare, aggiungendo anche mezzo cucchiaino di sale. Lavorare l'impasto finchè ben omogeneo, poi metterlo a riposare in una ciotola coperto per un'oretta.  
Nel frattempo preparare il ripieno amalgamando bene la feta con il prezzemolo ed aggiustando di sale e pepe.
Riprendere la pasta dopo il riposo, stenderla molto sottile (per praticità se ne può fare metà alla volta) e con un coppapasta rotondo ritagliare tanti dischi. Farcire ogni disco con un cucchiaino colmo di feta condita, ripiegare a mezzaluna e sigillare il bordo tondo con i rebbi di una forchetta (se non si sigilla bene il ripieno potrebbe uscire in cottura).
Disporre i panzerotti su una teglia rivestita di carta forno, pennellarli con uovo sbattuto e cuocere a 160/170° fino a doratura completa (circa 20 minuti).

Si possono preparare anche con pasta fillo, andranno sempre pennellati con l'uovo prima di infornare, cuocendo i panzerotti a 200/210° per circa 10/15 minuti.

In entrambi i casi si possono anche friggre in olio di arachide bollente fino a doratura.

20 febbraio 2016

Pollo in agrodolce cinese


Ancora fino a domani siamo in Cina con l'Abbecedario Culinario Mondiale e  Carla Emila, l'ambasciatrice di questa tappa, è riuscita a farcela visitare in lungo e in largo con i ricordi del suo lungo viaggio percorso nell'estate del 1997. E per chi, come me, non ha ancora raggiunto questa terra lontana, è stato molto interessante e quasi veritiero.

La cucina cinese è molto variegata e, soprattutto, composta da tante cucine regioali diverse tra loro. Wikipedia ce ne dà un assaggio:

Possiamo distinguere otto cucine regionali: Anhui, Cantonese, Fujian, Hunan, Jiangsu, Shandong, Sichuan e Zhejiang. La cucina cinese è legata alla filosofia e alla medicina. Essa distingue, legumi cucinati e per estensione tutto ciò che accompagna i cereali, il fan. Gli alimenti yin, femminili, umidi e teneri dunque rinfrescanti, sono i legumi ed i frutti. Gli alimenti yang, maschili, fritti, speziati o a base di carne hanno un effetto riscaldante. Un pasto deve dunque non soltanto armonizzare i gusti, ma ugualmente trovare un equilibrio tra il freddo e il caldo. Per complimentarsi con un piatto, si dice che "aiuta a far passare il riso". Un'altra cosa che caratterizza la cucina tradizionale cinese è l'assenza di prodotti lattieri a causa di un'intolleranza al lattosio che esiste in numerosi paesi asiatici.
I Cinesi condividono i piatti, i quali sono spesso messi in comune. I Cinesi mangiano con l'aiuto di bacchette, o di cucchiai cinesi di legno, più raramente di porcellana. La tavola si caratterizza per il suo aspetto sociale: rotonda e talvolta sormontata da un piatto girevole dove sono depositati i piatti; nessun coltello è presente a tavola. Tutti gli alimenti sono tagliati in cucina, ad eccezione dei frutti di mare che talvolta sono serviti non sgusciati. La successione cronologica dei piatti che si conosce in Italia e negli altri paesi occidentali, nella cucina cinese è sostituita da una ricerca di equilibrio a partire dai cinque sapori di base (dolce-salato-acido-amaro-piccante). Tuttavia, i cibi esclusivamente dolci non appaiono che alla fine dei banchetti o dei pranzi di festa. In Cina, un piatto deve anche essere gradevole all'occhio. I piatti talvolta sono scelti a fini terapeutici, come ad esempio i nidi di rondine o le pinne di pescecane, che sono ingredienti naturalmente insipidi. Si prende in considerazione la nozione, derivata dalla medicina tradizionale, di complementarità dei corpi caldi e freddi, particolarmente nel Sud della Cina.
Il tè è la bevanda più bevuta. È consumato per le sue virtù digestive e decongestionanti. La birra e l'alcol di riso sono piuttosto bevande per le feste, riservate ai grandi eventi. Nondimeno, durante un pasto ordinario a casa propria, in generale non è proposta alcuna bevanda e ci si disseta con una zuppa o una pappa. Il tofu è un'invenzione cinese. Rappresenta la base di una dozzina di alimenti diversi che appaiono molto spesso sulle tavole a causa del loro costo modico.
Il principale farinaceo di accompagnamento è il riso cotto al vapore senza condimento (deve essere leggermente colloso) nella Cina del Sud, mentre nella Cina del Nord troviamo le paste, le crespelle o i pani al vapore a base di farina di grano.


Ho scelto un piatto semplice, ma gustoso e che piace molto, che viene servito in molte regioni occidentali del paese. Nei ristoranti locali il pollo (o maiale o gamberi) viene prima passato in una pastella e poi fritto, quindi servito con una salsa agrodolce; e spesso accompagnato con peperoni, rossi e verdi, cipollotti e ananas.
E così faccio anche io, con o senza cipollotti, a seconda della stagione.
Mi è stato regalato un bellissimo libro, con ricette facili con ingredienti facilmente reperibili anche da noi(o facilmente sostituibili), da cui ho preso la ricetta del maiale in agrodolce, sostituendolo col pollo.


pollo agrodolce cinese-sweet&sour chicken



Per 4 persone:

500 g di petto di pollo
mezzo peperone rosso
mezzo peperone verde

2 cipollotti, facoltativi
4 fette di ananas fresco
olio di sesamo biologico
olio di semi di arachide per friggere
sale

per la pastella:

80 g di farina 0
80 g di amido di mais

150/200 ml di acqua
un cucchiaino scarso di sale
un cucchiaino colmo di bicarbonato di sodio

per la salsa agrodolce:

250/300 g di passata di pomodoro
80 g di zucchero
80 g di aceto di vino bianco
60 g di acqua
40/50 g di salsa di soia
un cucchiaio di amido di mais


riso al vapore per accompagnamento



pollo agrodolce cinese



Pastella: riunire gli ingredienti secchi in una ciotola ed aggiungere l'acqua a filo, mescolando con una frusta, in modo da ottenre una pastella liscia, senza grumi, non troppo liquida, tipo una besciamella. Può darsi che non si usi tutta l'acqua, dipende dal gradi di assorbimento della farina.
Tagliare il pollo a bocconcini (non troppo spessi, meglio usare le fettine già tagliate, altrimenti faticano a cuocere bene) e sistemarli nella pastella, lasciandoli riposare una mezzoretta.

Salsa agrodolce: riunire gli ingredienti in una casseruola, mescolare bene e cuocere a fuoco basso finchè si addensa leggermente. Spegnere e lasciare raffreddare.

Pollo: scaldare l'olio di arachide nel wok (deve essere uno strato di almeno 4/5 cm.) e quando raggiunge la giusta temperatura (180°) versare i bocconcini di pollo, pochi alla volta (dipende dalla grandezza del wok) e friggerli fino a doratura, girandoli di quando in quando. Scolarli sucarta assorbente.
Quando tutto il pollo è stato fritto, eliminare l'olio di arachide dal wok e pulirlo con carta assorbente.
Tagliare i peperoni e l'ananas a pezzetti delle stessa grandezza.
Versare un paio di cucchiai di olio di sesamo nel wok e saltare velocemente per qualche minuto i peperoni (devono rimanere comunque croccanti), aggiungere i cipollotti e poi anche l'ananas, insaporire bene e salare.
Unire il pollo fritto, mescolare ed insaporire un paio di minuti, quindi unire qualche cucchiaio di salsa agriodolce e mescolare il tutto.
Servire il pollo in agrodolce con del riso al vapore e la salsa rimasta a parte.

28 gennaio 2016

Pavlova per la Nuova Zelanda


Continua spedito il viaggio dell'Abbecedario Culinario Mondiale, e fino a domenica 31 gennaio siamo ancora ospiti di Monia in Nuova Zelanda.
Non ci sono mi stata, ma è una terra che mi attira moltissimo.
Un paio di anni fa Michele ha trascorso quasi un mese a Queenstown, nella regione di Otago, che si affaccia sul Lago Wakatipu. Era in compagnia di amici sciatori professionisti come lui, ed hanno abbandonato il nostro caldo sole d'agosto per riuscire a fare dei validi allenamenti dall'altra parte della terra nell'emisfero australe.
Le immagini parlano da sole.


lake wakatipu
Lake Wakatipu

Senza titolo
Coronet Peak

Senza titolo


Senza titolo
on the top

Non ho avuto tempo di documentarmi per questo giro dell'Abbecedario, però mi spiaceva non portare nulla a Monia e così rispolvero una mia prima Pavlova fatta ad un compleanno di casa qualche anno fa.

C'è una sorta di polemica tra Australia e Nuova Zelanda circa la paternità di questo dolce, dedicato ad Anna Pavlova, rivendicata da entrambe le nazioni e scelto come dolce nazionale di entrambe
La Nuova Zelanda sostiene che il dolce sia stato inventato quando la ballerina si fermò a Wellington durante il suo tour mondiale nel 1926. L'Australia sostiene che l'inventore fosse uno chef di Perth che dedicò questo dolce alla ballerina nel 1929 , sempre in occasione del suo tour. Comunque sia, la grande ballerina ha conquistato i cuori e i palati di più chefs, che ancora le rendono onore in ogni Pavlova offerta!
Qui, per i più golosi, una versione anche al cioccolato.


pavlova


Ingredienti:

un disco di meringa di circa 20/24cm di diametro
(fatta con 100 g di albumi, 100 g di zucchero semolato e 100 g di zucchero a velo)
300 ml di panna fresca da montare
frutta fresca a piacere
(fragole, fragoline di bosco, lamponi, pesca, kiwi e qualche fetta di carambola per guarnire)
menta fresca

per la crema:
3 frutti della passione
150g di zucchero semolato
50g di burro
2 uova
il succo di 1/2 limone


pavlova



Preparare la meringa come da ricetta e stenderla con una spatola a cerchio sulla teglia del forno ricoperta di carta forno. Con il composto avanzato fare delle piccole meringhette per decorazione. Cuocere come da ricetta.

Crema: tagliare i frutto della passione a metà e con un cucchiaino prelevare la polpa, metterla in una bacinella con le uova, il burro a tocchetti, lo zucchero e il succo del limone.
Cuocere a bagnomaria per circa 20 minuti, girandola spesso con una frusta in modo che non faccia grumi e addensi bene (se troppo aggiungere un goccio di acqua).
Filtrare con un colino e farla raffreddare bene.

Preparare la frutta tagliata, spruzzarla con qualche goccia di limone e qualche granello di zucchero. Montare la panna ben fredda con lo zucchero a velo. 
Comporre la torta mettendo il disco di meringa su un piatto da portata o un'alzatina, stenderci sopra la panna montata, disporre con garbo la frutta, qualche cucchiaiata di crema e guarnire con qualche fogliolina di menta fresca. Completare il bordo, volendo, con altra frutta e meringhette, e servire con la crema avanzata a parte.


pavlova



Si può optare per dei dischi di meringa piccoli monodose e servire la meringata in coppe singole.

31 dicembre 2015

Prjaniki e Sbiten - Back to the U.S.S.R con l'Abbecedario Mondiale


Il viaggio dell'Abbecedario Culinario Mondiale non si arresta neanche durante le festività più importanti dell'anno, ed è già arrivato in Russia pochi giorni prima di Natale, dove saremo ospiti di Tamara fino al 10 gennaio.




La grande Madre Russia, terra sconfinata ai confini orientali estremi dell'Europa, patria delle incredibili Matrioške, il caratteristico insieme di bambole che si compone di pezzi di diverse dimensioni realizzati in legno, ognuno dei quali è inseribile in uno di formato più grande, forse il souvenir più popolare di questa nazione!
E non poteva sovvenirmi un'altra associazione di idee più calzante: quante volte abbiamo cantato la famosa canzone dei mitici Beatles dedicata alla vecchiaRepubblca Sovietica? Godiamoci allora queste immagini d'annata del favoloso gruppo con la canzone in sottofondo.
E poi, magari una cosa più attuale, del mitico duo veronese JazzyFunk che sta spopolando nei paesi dell'Europa Orientale, di ritorno dal secondo appuntamento natalizio al Soul Kitchen Bar di San Pietroburgo, dopo quello della primavera scorsa.


prjaniki e sbiten



Rispolvero per l'occasione un paio di ricette vintage avute da Giulia, che gentilmente mi venne in aiuto a suo tempo, dandomi anche tutte le informazioni a riguardo.


Prjaniki

Prima di conoscere lo zucchero nel 1600, i dolci in Russia venivano preparati col miele e con frutti di bosco, fragoline e lamponi in particolare, che, mescolati alla farina e alle uova, diedero vita al prodotto dolciario più antico e tradizionale del paese: i prjaniki. Sono dolci profumati e speziati, coperti di glassa, grandi o piccoli - oggi se ne trovano in commercio di tutti tipi, ma una volta erano solo medovye, di miele.
Nonostante il primo riferimento ai prjaniki di Tula (la città più famosa della Russia nella realizzazine dei prjaniki più belli e buoni del paese) sia datato 1685, i prjaniki stessi esistono fin dai tempi dell'antichità. Pare che addirittura esistessero ancor prima del pane lievitato. Gli specializzati maestri falegnami ritagliavano nei pezzi di legno, di betulla o di pero vecchi circa 30 anni, le sagome concave decorate all'interno che servivano come stampo per creare il disegno in rilievo sui prjaniki. Questi dolci preziosi e profumati venivano regalati in diverse occasioni: per celebrare il matrimonio, per onorare una persona importante, per dimostrare il proprio amore a qualcuno. Molti eventi particolari erano segnati dalla creazione dei prjaniki con i nuovi disegni. Tutti concordano che il nome di questo dolce, prjanik, derivi dalla parola prjanosti, ossia, spezie. Ma esiste una teoria secondo la quale non c'è niente di più sbagliato, perché le spezie arrivarono in Europa solo ai tempi delle Crociate e costavano una fortuna, invece il dolce era decisamente popolare e molto consumato (il popolo non si sarebbe mai potuto permettere il lusso di speziarlo). Secondo i portatori di questa teoria, l'etimologia esatta della parola è incerta, l'unica cosa che si sa è che gli sposini novelli il giorno dopo del matrimonio portavano il prjanik ai genitori di lei, e solo a quelli di lei! Il che induce a pensare che la tradizione risale ai tempi del matriarcato! La teoria è affascinante, ma ci sono troppe incognite. In realtà i primi prjaniki, creati già nel IX secolo, si chiamavano pan di miele ed erano una mescola di farina di segale, il miele e il succo di frutti di bosco. Solo in seguito, quando nel XII - XIII secolo in Russia arrivarono le primissime spezie dall'India e dal Medio Oriente, il dolce cambiò nome a favore di quello attuale che deriva dalla definizione della parola pepe in russo antico, una delle prime spezie conosciute.
Si può dire che l'inglese Gingerbread o il tedesco Lebkuchen siano una sorta di analogo dei prjaniki.

prjaniki


Ingredienti:

3 tazze di farina
¾ tazza di zucchero
½ tazza di miele
¼ tazza di acqua
50 g di burro morbido
2 uova
2 cucchiaini di lievito per dolci
1 cucchiaino di spezie in polvere 
(cannella, cardamomo, chiodi di garofano, noce moscata, all spice)
2 cucchiaini di caramello scuro o di cacao 
(i prjaniki di solito sono scuri)
1 tuorlo sbattuto

per la glassa:
1 tazza di zucchero
½ tazza di acqua


Versare in un pentolino l'acqua con lo zucchero e il miele, mettere sul fuoco basso per sciogliere gli ingredienti senza far bollire. Se per la colorazione avete scelto il caramello, aggiungerlo subito nel pentolino; il cacao, invece, va con la farina.
Aggiungere nel liquido caldo metà farina setacciata e le spezie, mescolare energicamente per sciogliere i grumi. Poi aggiungere il burro morbido, mescolare ancora a raffreddare un po'. Aggiungere le uova all'impasto, setacciare la farina rimanente con il lievito e lavorare la pasta per renderla liscia. Non deve essere nè troppo dura nè troppo morbida, per riuscire a stenderla senza troppe difficoltà. Spolverare di farina il piano di lavoro e mettervi l'impasto. Per fare i piccoli prjaniki, basta staccare pezzetti di 20/30g, lavorarli con le mani per ottenere palline e sistemarle sulla teglia coperta di carta forno. Per preparare i prjaniki farciti, staccare dall'impasto pezzi più grandi (70/80g), stenderli a rettangoli uguali. Spalmare di marmellata molto densa una metà, ricoprire, sigillare con le dita e ritagliare con la rotella. Pennellare con il tuorlo sbattuto bene con qualche goccia di acqua e infornare a 200° per 10/15 minuti. Raffreddare sulla griglia.
Per la glassa: bollire acqua e zucchero fino a quando lo sciroppo non si addensa. (attenzione a non farlo caramellare!). Spennellare i prjaniki con lo sciroppo caldo e lasciarli asciugare sulla griglia.


Sbiten


Le bevande russe a base di miele sono conosciute fin dai tempi più antichi. Api e miele hanno giocato un grande ruolo nei Miti russi, nelle leggende e nelle storie fiabesche. Sin dal Medio Evo, la Russia è stata grande approvigionatrice in quasi tutta Europa del suo miele prezioso. A quel tempo, lo Sbiten era bevuto al posto del tè, ma anche come bevanda da taverna. Oggi è bevuto principalmente nei lunghi e freddi giorni invernali.

Ingredienti:

120 g di miele
1 1/2 litro di acqua
80 g di zucchero
3 chiodi di garofano
5 grani di pepe nero
un pizzico di zenzero
1 cucchiano da tè di cannella
2 cucchiani di menta secca


Portare il miele e 1/4 di litro di acqua a bollore, poi filtrare bene. Portare anche lo zucchero con 1/4 di litro di acqua a bollore, unirlo al miele sciolto e filtrato e sobbollire a fiamma bassa finchè l'acqua si è ridotta quasi del tutto. Bollire le spezie per 15 minuti in un litro di acqua (col coperchio), lasciare insaporire ancora 10 minuti e poi filtrare da un colino molto fitto (io ho usato un filtro in carta per caffè americano), unire al mix di miele e zucchero, riscaldare brevemente e servire molto caldo.


Senza titolo


E allora in questo ultimo pomeriggio dell'anno, accendiamo ancora una volta una candela di buonaugurio per un 2016 illuminato e illuminante, di serenità e tanto bene, per noi, i nostri cari e il mondo intero, e godiamoci una tazza fumante di questa particolare bevanda speziata russa.

29 novembre 2015

Brik all'uovo tunisino


E' bastata una chiacchierata al telefono con una cara amica per farmi decidere a provare questa ricetta tunisina. Pochi ingredienti, velocità di esecuzione, una confezione di pasta brik comprata insieme proprio un paio di giorni prima: e già visualizzavo i brik che la mia amica aveva gustato dalle mani di Madame Houda, caldi e fragranti, mangiati seguendo i preziosi consigli per non impiastricciarsi di uovo le mani.
Il Ramadan è il mese in cui i musulmani adulti si devono astenere da mangiare, bere e fumare dall'alba fino al tramonto. Il digiuno è infatti uno dei cinque pilastri che la religione islamica pretende dai suoi fedeli. La tradizione vuole anche che tutta la famiglia si riunisca poi alla sera, quando è permesso rompere il digiuno, per banchettare insieme: spesso in Tunisia la consuetudine gastronomica più popolare vede servire in tavola una ciotola di chorba e un piatto di brik.
Il nome chorba si riferisce a vari tipi di stufato o zuppa. Gli ingredienti principali di questo tipico antipasto sono una manciata di orzo o di frumento, olio d'oliva, concentrato di pomodoro, cipolla e aglio tritati, il tutto aromatizzato con un mix sapiente di spezie. Prezzemolo tritato, ceci, e gocce di succo di limone possono essere aggiunti a piacere.
Il Brik è solitamente la seconda portata della cena del Ramadan, ed è molto più facile e veloce da preparare, soprattutto dalle abili mani tunisine. E' una specie di involtino fritto, costituito da un disco di pasta sottile, fatta a mano e circolare, riempito con ingredienti diversi a seconda delle preferenze del cuoco. La versione più popolare è il brik all'uovo, fatto con un mix di prezzemolo e tonno e un uovo intero, piegato a triangolo. Si possono aggiungere dei capperi e del formaggio. Si serve caldo con qualche goccia di limone spremuta sopra.
Si frigge velocemente e il tuorlo dell'uovo deve rimanere morbido e colante. Bisogna essere abili e pratici nel mangiarlo, per evitare di finire con le mani sporche di rosso d'uovo. Si dovrebbe raddentare un angolo del triangolo e poi risucchiare l'uovo morbido.
L'abilità nel saper mangiare un brik può anche giocare un ruolo importante nel determinare il proprio futuro. Secondo una tradizione tunisina, infatti, se lo sposo riesce a mangiare il brik preparato dalla suocera senza versare neanche una goccia del tuorlo, può degnamente sposare la sposa.
Inoltre un giro di parole scherzoso dice che il brick (che in inglese vuol dire mattone) si trasforma davvero in un mattone se la pasta brik usata (in lingua originale chiamata malsouka) non è abbastanza sottile.

Avrei voluto preparare anche la pasta, ma non ne ho avuto il tempo: l'ho presa pronta nel negozio molto ben fornito di una signora marocchina.
Resy ci dà la sua ricetta, ed in rete si trovano svariati video a riguardo, anche con la presenza dell'uovo nella pastella: ma quello che mi ha più colpito è quello di questa signora, completamente in arabo (quindi da seguire solo visivamente), che stende la pasta sulla pentola calda con la mano, usando una specie di fornello da campo, ma che probabilmente è quello personale di casa.

Il ripieno si può preparare in anticipo e conservare in frigo in un contenitore sigillato con pellicola per qualche ora. Meglio usare le uova a temperatura ambiente.
Si possono preparare i fogli di brik ripiegati a triangolo, per essere poi svelti a farcirli col ripieno e friggerli immediatamente, uno per volta, perchè è meglio non lasciare l'uovo fresco a contatto con la pasta a lungo, altrimenti la ammorbidisce troppo e poi fatica a diventare croccante in frittura.
Questo video di Amina è molto esplicativo nei vari passaggi della preparazione di un brik.


brik tunisino


Ingredienti:

cipollotti tritati
tonno sott'olio, ben scolato
abbondante prezzemolo tritato
qualche cappero
un uovo fresco per brik
un foglio di pasta brik per ogni involtino
olio extravergine di oliva
sale/pepe
spezie a piacere
olio di arachide per friggere


brik tunisino


Soffriggere i cipollotti in una padella con un filo di olio, aggiungendo un goccio di acqua per ammorbidirli. Unire il tonno e amalgamare a fiamma vivace: il tonno non deve cuocere, perchè già cotto, ma solo asciugare dal liquido in eccesso. Unire anche il prezzemolo e qualche cappero, salare e pepare. Aggiungere un pizzico di paprika o cumino o coriandolo a piacere. Far raffreddare il composto.


facendo brik tunisino348


Riscaldare l'olio di arachide in una padella.
Prendere un foglio di pasta brik, ripiegare i bordi verso l'interno in modo da ottenere un quadrato: disporre un paio di cucchiai di ripieno sui lati destri del quadrato, formando quasi una mezza luna. Versare un uovo nell'incavo della mezzaluna, condire l'uovo con sale e pepe.
Ripiegare i lati opposti della pasta formando un triangolo e far scivolare con delicatezza nell'olio bollente. Con un mestolo forato picchiettare nei bordi per sigillare il triangolo e contemporaneamente versare dell'olio bollente sulla parte bombata del triangolo. Quando la parte sottostante del brik è bella dorata, delicatamente girare l'involtino e far dorare anche l'altra parte.
Mettere a scolare su carta assorbente. Servire caldo con qualche goccia di limone spremuta sopra e un'insalata fresca a parte.


brik tunisino



Questa ricetta partecipa all'Abbecedario Culinario Mondiale 
per la tappa in Tunisia ospitata da Resy. 

8 novembre 2015

Bula Talei, drink esotico delle isole Fiji


Bula Talei significa Benvenuto amico!
Fino a poco tempo fa, in queste isole remote, si usava offrire come drink di benvenuto una noce di cocco piena di Kawa.

La Kawa Kawa o Kava Kava (Piper methysticum) è una pianta è originaria della Polinesia occidentale (Tonga, Samoa, Fiji, Vanuatu) fino a Tahiti. Gli indigeni ne traggono una polpa che prima masticano (la saliva provoca un'emulsione della resina) e poi mettono in recipienti che riempiono di acqua calda e lasciano in infusione: questa polpa così diluita e preparata viene consumata durante le cerimonie religiose. Esiste la descrizione di tale cerimoniale da parte di J. Cook (1785). La tradizione samoana vuole che tale ricetta sia stata un dono di Tagaloa Ui, semidio, figlio del sole.
Gli indigeni preparavano con la kawa kawa una bevanda rinfrescante, rilassante, sedativa-analgesica, capace nel contempo di far sopportare la stanchezza e la fatica.
La storia leggenda completa qui.

Si racconta che anche la regina d'Inghilterra Elisabetta II abbia assaggiato questa bevanda, senza distogliere il suo gentil sorriso di circostanza dal viso.
Questa bevanda inebriante estratta dalle radici della pianta del pepe è ancora consumata dagli isolani stessi e riservata alle cerimonie odierne.
Con il sempre più crescente commercio turistico, anche le bevande delle Fiji si sono dovute però adattare ai gusti degli ospiti. Tuttavia, come vuole la tradizione, un long drink non è mai servito senza fiori esotici.
Gelsomino, gardenie o fiori di frangipane sono i più popolari. Se piace questa decorazione, basterà ricordare di non mettere i fiori direttamente nella bevanda: sono invece sistemati su una fetta di ananas o di arancia, in modo che non ne vengano a diretto.
Solitamente il Bula Talei è riservato per il tardo pomeriggio o come dopo cena.



bula talei


Dal libro Drinks di Laura Conti.


Per ogni bicchiere:

ghiaccio tritato
4 cl (3 cucchiai) di rum
4 cl (3 cucchiai) di succo del frutto della passione
1 cl (2 cucchiaini) di succo di lime
1 cl (2 cucchiaini) di sciroppo di zucchero
ghiaccio a cubetti
per guarnire: una fetta di arancia e un fiore



bula talei


Riempire lo shaker con il ghiaccio tritato, aggiungere il rum, i succhi di frutta e lo sciroppo di zucchero. Shakerare bene e filtrare in un tumbler riempito di un terzo di cubetti di ghiaccio.
Guarnire con la fetta di arancia e il fiore e servire.


bula talei



Questa ricetta partecipa all'Abbecedario Culinario Mondiale 
per la tappa delle isole Fiji ospitata da Silvia.

19 ottobre 2015

Monsieur le Couscous Royal


Sono stata a Marrakech pochi anni fa e ne sono rimasta totalmente affascinata e stregata, e spero di riuscire a tornarci presto (e con due valige, vuote).
Alloggiavo al Riad Der Zembrane, una struttura privata in piena Medina, quindi nel centro di colori, profumi e sapori marocchini.
Ho passeggiato in lungo e in largo, cercando di non cadere nelle trappole tentatrici dei venditori del Suk, che se solo ottengono un minimo di attenzione poi non ti mollano più finchè non concludi l'affare: anche se, in tutta sincerità, avrei comperato il mondo!
Ho cercato di racchiudere in una raccolta su Flickr le monde entier marocaine che ho potuto assaggiare in pochi giorni, facendo quasi un'overdose di aromi e persistenze: mi ha dato il benvenuto la Terrasse des Epices  in piena Medina,  breve preludio alle innumerevoli scorribande nel Souk, per poi arrivare al famoso e  caratteristico Marché des Epices, un'immensa oasi colorata e inebriante, passando di notte e di giorno in una delle piazze più chiassose e brulicanti al mondo, Jeema el Fna.
Un pomeriggio intero l'ho dedicato alla visita del magnifico Jardin Majorelle, tanto caro a Yves Saint Laurent e Pierre Berger, che lo scoprirono nel 1966 durante il loro primo viaggio a Marrakech: finirono per acquistarlo nel 1980, salvandolo da un progetto di resort che ne avrebbe decretato la scomparsa, e diventando in seguito la loro residenza principale, e fonte ineguagliabile dell'estro del famoso stilista. Alla sua morte nel 2008, le sue ceneri vennero sparse nel roseto della villa e un piccola colonna romana fu costruita a suo ricordo.
Ma non c'è solo la Medina a Marrakech: oltre le sue mura si è sviluppata una città moderna e attiva, dove non mancano super negozi, locali, ristoranti alla moda e internazionali, come il Bo-Zin, o di cucina più tradizionale, come Al Fassia Aguedal, gestito e condotto da sole donne, zone residenziali di alto livello. E c'è anche la Metro, dove mi sono comprata la mitica couscoussière in alluminio per preparare il couscous nel migliore dei modi.
Una breve sosta al café de la Poste, un tempo albergo coloniale francese di cui mantiene ancora i fasti dopo un sapiente restauro, e poi ancora a visitare luoghi da sogno: Ksar Char Bagh, un incantevole guest palace della catena Relais&Chateaux, e Palais Rhoul,  altra meta da mille e una notte.
Non mi sono lesinata neanche una lunga seduta ristoratrice all'hammam: più di due ore di coccole infinite, sapienti, fragranti che inebriano corpo e spirito.

Il Couscous è un piatto berbero del Maghreb. E' composto da semola di grano duro e le verdure che lo accompagnano variano da paese a paese.
E' la combinazione di due piatti, solitamente cotti nella stessa pentola, la couscoussiera, di forma bombata: nel cestello superiore si cucina la semola a vapore, condita poi con olio o burro, e in quella sottostante si cuociono le verdure e la carne in umido, che rilasceranno aroma e profumi alla semola.
Tradizionalmente è preparato con un solo tipo di carne: nascono così i couscous di agnello, montone, pollo, pesce, merguez (salsicce tipiche locali).

Solitamente in Marocco il couscous viene cotto a vapore tre volte, 15/20 minuti alla volta. Tra una cottura e l'altra si stende la semola su un grande vassoio e con le mani unte di olio si sgrana, poco alla volta. Operazione non facile, perchè il couscous è bollente!
Io preferisco cuocerlo, sempre a vapore, come ho imparato dalle amiche siciliane quando fanno il couscous trapanese: si incoccia la semola la sera prima (200/300 g, non di più, eventualmente si ripete l'operazione), utilizzando una grande padella, versando l'acqua poca poca alla volta, facendola assorbire bene prima di aggiungerne altra. L'incocciatura termina quando la semola raggiunge la grandezza desiderata. In questi video Alida spega come incocciare la semola.


incocciando il couscous
semola cruda a destra e a sinistra quella incocciata

Si trasferisce delicatamente in una bacinella, si copre e si conserva in frigo.
L'indomani si condisce con abbondante olio extravergine di oliva (250 g per mezzo kilo di semola) e sale e si versa nella parte superiore della couscoussiera, a strati con del cipollotto tritato fine. Intorno al bordo si sistemano alcune foglie di alloro e si praticano dei piccoli camini di sfogo del vapore in mezzo alla semola col dorso di un mestolo di legno.

Volendo si può optare anche per quello già precotto, sicuramente più veloce, scegliendo magari una semola più artigianale, biologica e integrale, come quello di Timilia.

Le verdure usate più comunemente sono zucchine, carote e melanzane; ma si possono usare anche zucca, patate e cavoli.


couscous royal



Per 6/8 persone:

mezzo kilo di semola per couscous *
3 cipollotti
2 gambi di sedano con le foglie
4/5 zucchine
4/5 carote
2 melanzane lunghe
250 g di ceci cotti
mezza lattina di salsa di pomodoro
500 g di petto di pollo
500 g di salsicce piccole (non di maiale)
500 g di carne di manzo o agnello/montone per spezzatino **
foglie di alloro
250 g di olio extravergine di oliva
sale/pepe

spezie per il brodo: chiodi di garofano - cannella in stecca - bacche di pepe nero e rosso
spezie per la carne e le verdure: ras el hanout - paprika - curcuma e zafferano

* per me semola integrale di grano duro per couscous da incocciare molita a pietra Molini del Ponte

** oppure macinato per fare polpette


couscous royal



Nella parte inferiore della couscoussiera mettere il sedano, i gambi dei cipollotti, un pezzetto di cannella, un paio di chiodi di garofano, qualche bacca di pepe nero e rosso e 3 litri di acqua e portare a bollore.
Tuffare le carote (pelate), le zucchine e le melanzane (pelate) tagliate a pezzettoni uguali, circa 3 cm. di lunghezza. Far cuocere 10/15 minuti poi scolare e mettere da parte.
Sistemare la parte superiore col couscous preparato e condito come spiegato sopra, coprire col coperchio e lasciare cuocere circa un paio di ore, assaggiare se occorre qualche minuto in più. Controllare sempre il livello del brodo sottostante, all'occorrenza aggiungere ancora qualche mestolo di acqua.
Nel frattempo preparare la carne: soffriggere leggermente un cipollotto tritato fine, aggiungere la carne di spezzatino, rosolare bene, unire le spezie, tranne lo zafferano: la quantità è molto personale, meglio dosare gradualmente, mezzo cucchiaino alla volta. Far tostare un minuto anche le spezie e poi allungare con la salsa di pomodoro e quando anche questa è calda aggiungere qualche mestolo del brodo di cottura del couscous filtrato e portare a cottura, a fuoco basso e con coperchio. Utilizzando la pentola a pressione i tempi si accorciano.
In una padella rosolare il petto di pollo tagliato a pezzi con un filo di olio, salare e pepare e portare a quasi cottura: mettere da parte. Fare la stesa cosa con le salsicce.
Quando la carne di manzo è quasi pronta, aggiungere anche il pollo, le salsicce, le verdure tenute da parte, i ceci e lo zafferano, e lasciare che lo stufato si amalgami nei sapori, cuocendo ancora 10/15 minuti.
Sistemare il couscous a piramide in un piatto da portata, aggiungere parte dello stufato di carne e verdure alla base, e servire con lo stufato rimanente e il sugo in una ciotola a parte.

Si può servire nel piatto inferiore dei tajiine, e portare in tavola decorato come nella foto.


couscous royal


Tajine in francese richiede l'articolo le, pertanto è un nome maschile, sia che sia riferito alla pentola che alla pietanza preparata. Quelle per cucinare sul fuoco sono di terracotta e non decorate, mentre spesso si preferiscono quelle smaltate e decorate per servire in tavola le pietanze, e non si possono usare per cuocere.


Questa ricetta partecipa all'Abbecedario Culinario Mondiale 
per la tappa in Marocco ospitata da Patrizia. 

27 settembre 2015

Dulce de higos - Fichi caramellati ecuadoriani


original English recipe here


In queste ultime tre settimane l'Abbecedario Culinario Mondiale ha visitato l'Ecuador, con Alessandra come preziosa capo guida. Ancora poche ore di soggiorno ed è già tempo di chiudere le valigie e ripartire per una nuova tappa, che so già assolata e speziata come piace a me.
C'è un reality che sta appassionando gli amanti dei viaggi che si chiama Pechino Express che dal lontano Oriente quest'anno si è spostato in America Latina. Ed è partito, circa un mese fa, proprio dall'Ecuador: i concorrenti/viaggiatori hanno attraversato la regione partendo dalla capitale Quito e arrivando fino all’Oceano Pacifico, dopo aver visto la foresta equatoriale, le Ande e la Sierra.
Purtroppo non sono riuscita a seguire la trasmissione, ma potendo usufruire delle puntate registrate, riuscirò a godere dei paesaggi ecuadoregni nei giorni a venire, ed apprezzarne la loro selvaggia bellezza standomene comodamente sprofondata nel divano: la massima resa col minimo sforzo :-)
Per trovare una ricetta di questo paese ho seguito il consiglio di Alessandra e mi sono fatta un lungo giro goloso nel blog di Lalyta, scegliendone poi una tra la sezione dei dolci della festa.
Ed ho approfittato degli ultimi fichi che ci ha regalato il nostro albero generoso, quest'anno in super produzione.


dulce de higos



Così ci racconta Lalyta riguardo questa ricetta:

Dulce de higos sono fichi sciroppati speziati realizzati cuocendo dei fichi maturi, ma ancora sod,i in uno sciroppo di panela o zucchero di canna marrone e spezie.
I dolci tradizionali del Sud America sono abbastanza semplici, soprattutto perché il pasto principale solitamente è molto abbondante. I dessert non sono necessariamente una componente prevista alla fine di ogni pasto e quando presenti sono sempre considerati come un evento speciale. Un dolce tipico in Ecuador potrebbe essere un frutto perfettamente maturo, come ad esempio una fetta di papaia servita con succo di lime o un pezzo di babaco servito col miele. O ancora un rinfrescante helado de paila (sorbetto di frutta), o una torta soffice di pan di spagna, o croccanti cocadas (dolcetti a base di cocco grattugiato, uova e zucchero) o un fico sciroppato servito con un pezzo di formaggio.
Succede anche frequentemente che si mangino dolci in quantità maggiore con il caffè del pomeriggio, piuttosto che come dessert: a volte, dopo un pasto abbondante, si desidera solo qualcosa di dolce che aggiunga quel tocco finale e non lasci una sensazione di troppo.
I dulce de higos, chiamati anche higos pasados, sono un dolce tipico delle famiglie ecuadoregne, di ogni ceto ed estrazione, da quelle più umili e contadine alle più abbienti e facoltose.
La caramellizzazione dei fichi dura tre giorni: per un giorno intero si lasciano immersi in acqua, dopo vengono bolliti, lasciati macerare un altro giorno, ed infine scolati e bolliti nello sciroppo di zucchero e spezie. E' molto importante lasciare i fichi in ammollo per mantenerli teneri.
Le spezie sono facoltative, ma sicuramente danno un aroma più particolare, non abbiate timore nell'esserne generosi.
Questi i fichi sono molto dolci, a piacere si può ridurre la quantità di zucchero utilizzato.
In Ecuador i dulce de higos sono serviti con una generosa fetta di formaggio fresco locale chiamato quesillo, ma si accostano bene anche con altri tipi di formaggi.


dulce de higos



Ingredienti:

20 fichi maturi ma sodi
un pizzico di bicarbonato
700/800 g di panela o zucchero di canna marrone
bastoncini di cannella, chiodi di garofano o altre spezie
acqua



Fare un taglio trasversale sul lato sottile di ogni fico.
Mettere i fichi in una terrina, coprirli con acqua e lasciare in ammollo per 24 ore.
Sciacquare i fichi, metterli in una casseruola e coprire con acqua, circa 2 litri.
Aggiungere il bicarbonato e portare l'acqua a ebollizione a fuoco medio, far cuocere per circa 15/20 minuti o fino a quando i fichi sono morbidi.
Togliere dal fuoco e lasciare i fichi in ammollo nell'acqua di cottura per altre 24 ore.
Scolare e premere delicatamente ogni fico per eliminare quanta più acqua possibile.
Mettere lo zucchero e le spezie in una grande casseruola, coprire con circa 1 litro e mezzo di acqua e far cuocere a fuoco basso fino a quando lo zucchero risulta completamente sciolto.
Aggiungere i fichi e lasciare cuocere a fuoco basso finché lo sciroppo comincia ad addensarsi, almeno un paio di ore, mescolando di tanto in tanto.
Servire sia caldi che freddi con formaggi.

Chiedo aiuto ai più esperti: per precauzione ho aggiunto anche il succo di mezzo limone nella preparazione dello sciroppo, ma inevitabilmente nel raffreddarsi lo zucchero si cristallizza, seccando quindi sia il liquido sciropposo che la parte esterna dei fichi. Riscaldandoli poi leggermente sul fuoco, si riammorbidisce il tutto. Consigli per mantenere la giusta consistenza?

9 settembre 2015

Torta di banane per la Papua Nuova Guinea - Banana cake


La banda dell'Abbecedario Culinario Mondiale ha già lasciato la Papua Nuova Guinea e da un paio di giorni si è già insediata in Ecuador, la nuova tappa di questo lungo viaggio culinario intorno al mondo, dove Alessandra ci farà da guida per tre settimane.
Per una serie di circostanze fortuite, non sono riuscita a postare in tempo la ricetta che avevo preparato e che ci siamo gustati in un baleno.
Ma confido nella bontà della nostra capa e nel suo non ancor pubblicato aggiornamento della pagina dedicata alla Papuasia per accettare anche la mia ricetta.
Una preparazione dolce molto facile, l'ho scelta perchè avevo sempre in mente di fare un giorno una torta con le banane, ma non ne  avevo mai avuto l'ispirazione giusta.
Ricetta originale (recipe in English) qui.



banana cake



Ingredienti:

80 g di burro morbido
130 g di zucchero
2 uova
1 cucchiaino di essenza di vaniglia
3 banane di medie dimensioni
1 cucchiaino di bicarbonato di sodio *
210 g di farina autolievitante *
80 g di latte


* si può usare anche la normale farina da dolci, utilizzando un paio di cucchiaini rasi di lievito in polvere per dolci


banana cake



Sbattere il burro, lo zucchero e l'essenza di vaniglia fino ad ottenere un composto cremoso.
Aggiungere le uova, una alla volta e quindi le banane, schiacciate precedentemente con la forchetta.
Diluire l'impasto con il latte ed aggiungere la farina setacciata insieme al bicarbonato di sodio.
Deve risultare un impasto morbido, ma non troppo liquido.
Versare in una tortiera di 20 cm. di diametro con i bordi alti, imburrata ed infarinata o ricoperta con carta forno, e cuocere per 45/50 minuti a 180°.

18 agosto 2015

Pampushki - Panini all'aglio ucraini - Ukranian Garlic Bread


Sono in super iper ritardissimo, la carovana dell'Abbecedario Culinario Mondiale è già atterrata in Papua Nuova Guinea e si sta godendo il sole tropicale e le acque cristalline della regione oceanica e io sto ancora impacchettando le ultime cose per raggiungere i miei compagni di viaggio.
Grazie ancora alla capa e a Stefania, gentile ospite dell'Ucraina che mi hanno concesso questo extratime per postare la ricetta preparata per l'occasione.
Non conosco molto di questo paese ai confini dell'Europa orientale, se non per le tristi vicende conflittuali che in questi ultimi anni l'hanno portato alla ribalta: la Crimea, assieme alla città autonoma di Sebastopoli, ha dichiarato unilateralmente l'indipendenza l'11 marzo 2014 ed è in via di annessione alla Russia, anche se il governo ucraino non riconosce nessun atto del parlamento della Crimea, che è stato sciolto dalle autorità ucraine il 16 marzo e dal 20 marzo viene considerato dall'Ucraina "territorio temporaneamente occupato". Tuttavia dall'8 settembre 2014 le guardie di frontiera ucraine presenti nell'Oblast' di Cherson richiedono ai cittadini ucraini il passaporto o la carta d'identità ucraina se si recano nella penisola (da wikipedia)

Ma notizie più allegre, gioiose e spensierate arrivano dal mio terzo figlio, Macs, che si può dire ormai sia quasi di casa ad Odessa, importante meta turistica e famoso centro termale affacciato sul Mar Nero. Città che ha anche un legame stretto col nostro paese: la città di Odessa ha una storia strettamente legata all’Italia. Infatti gli italiani sono menzionati nel Duecento per la prima volta, quando sul territorio della città odierna fu ubicato l’ancoraggio delle navi genovesi. La nuova affluenza degli italiani nel Sud dell’Ucraina crebbe particolarmente con la fondazione di Odessa. Agli inizi dell'Ottocento la comunità italiana cominciò ad avere un ruolo importante nella vita pubblica e commerciale della città. La lingua italiana iniziò a diffondersi e con il passare del tempo entrò nella sfera delle comunicazioni degli uomini d’affari. All’inizio del XIX secolo la colonia italiana era composta in primo luogo da commercianti, marinai e militari in servizio nell’Armata russa (da wikipedia).

Dicevo di Macs, che col suo JazzyFunk sta spopolando all'Ibiza Beach Club, dopo maggio e giugno, prossimo appuntamento a breve, il 22 agosto.
Per voi, un breve assaggio del popolo della notte di Odessa :-)








Una ricetta facile e gustosa, dei panini aromatici all'aglio deliziosi, che solitamente vengono serviti con il Boršč, la tradizionale zuppa ucraina a base di barbabietola. Noi li abbiamo gustati con carne alla griglia.
 

pampushi


 Ingredienti:
500 g di farina 0 (per me Petra 9)
250 g di acqua o latte
5/10 g di lievito di birra *
1 cucchiaino di zucchero di canna o malto d'orzo
1 cucchiaio di olio extravergine di oliva
1 cucchiaino di sale

olio extravergine di oliva
prezzemolo tritato
aglio spremuto
un pizzico di sale
un goccio di acqua


pampushi



Sciogliere il lievito con lo zucchero nel latte o nell'acqua, quindi impastare a mano o con l'impastatrice unendo la farina e l'olio finchè l'impasto risulta ben amalgamato. Formare una palla e lasciare lievitare in ciotola leggermente unta e coperta in luogo riparato fino al raddoppio.
Trasferire l'impasto sulla spianatoia, formare un rotolo e dividerlo in 8 pezzi uguali (io ho fatto mezza dose). Formare una pallina con ogni pezzo e sistemarle in una teglia da forno foderata di carta forno. Lasciare lievitare ancora 40 minuti circa.
pennellare i panini con olio e cuocere in forno caldo a 180° per circa 30 minuti.
Nel frattempo preparare il composto aromatico mescolando in una ciotola il prezzemolo tritato con l'aglio spremuto, il pizzico di sale, qualche cucchiaio di olio extravergine e un goccio di acqua.
Servire i panini caldi e cosparsi del mix aromatico appena usciti dal forno.



pampushi


Buon Appetito!
насолоджуватися їжею

26 luglio 2015

Kaimati e Kahawa Chungu - Frittelle dolci e caffé amaro speziato kenioti


E' stato un luglio pesantissimo, caldissimo ed afosissimo, che mi ha tenuto spesso lontano dai fornelli.
Pensavo di non farcela per questa tappa keniota dell'Abbecedario Culinario Mondiale ed invece miracolosamente il tempo si è un attimino rinfrescato, per il momento il caldo africano che ci pervadeva ha lasciato spazio ad un'aria sempre calda estiva ma non così opprimente.
E così oggi ho preparato la ricetta che avevo adocchiato nel blog di Masai Mara, ragazza keniota, appassionata di cucina sin da bambina, quando le piaceva stare in cucina con la nonna: abitavano a Kamba Land, dove ancora si usava lo sterco di vacca, il fornello a carbone jiko o una stufa per preparare un vero pasto keniota. Si trasferisce poi in Svizzera per studio e lavoro e per arginare la nostalgia di casa decide di preparare un piatto keniota ogni weekend. Supportata poi dalla sua famiglia, che la incita anche a scrivere un libro di ricette keniota, decide di aprire il suo blog: All Kenyan Recipes.


kahawa chungu & kaimatis


Mara spiega che il cibo keniota è un incredibile assortimento di esotico, etnico e tradizione.
Nelle regioni settentrionali le ricette sono fresche, stagionali, semplici ma altrettanto deliziose, con un tocco particolare della tradizione keniota.
Il cibo della zona costiera è più esotico, un connubio gourmand tra swahili e mijikenda (le nove tribù). E' una cucina ricca di sapori forti, di spezie ed erbe aromatiche, frutti tropicali e latte di cocco.
Più a Nord, nell'isola di Lamu, si percepisce maggiormente l'influenza araba, spesso racchiusa nel loro caffè particolare servito in piccolissime tazze e accompagnato da dolcetti o datteri.



 Kaimati
frittelle keniote


Le Kaimati sono una specialità della costa keniota, dolci frittelle solitamente rivestite da altrettanto sciroppo zuccheroso. Tanto deliziose per il palato, quanto facili da fare.
In molte case queste frittelle vengono preparate durante il sacro mese del Ramadhan, servite come dessert o appetitoso snack, ma si trovano facilmente anche nelle strade della costa keniota come tradizionale street food in qualunque periodo dell'anno.
Personalmente le ho servite al naturale, ma possono essere gustate anche ricoperte col tradizionale sciroppo, di cui riporto la ricetta originale, oppure ricoperte di cioccolato sciolto o più semplicemente con dello zucchero a velo.
Si sono rivelate una piacevole sorpresa goduriosa, sicuramente da rifare.
 

kaimatis


Ingredienti:

una tazza di farina 0
mezza tazza di yogurt intero (anche greco)
mezza tazza di acqua
un cucchiaino di zucchero
un cucchiaino di lievito per dolci
un cucchiaino di cannella
olio per friggere


In una ciotola mescolare bene tutti gli ingredienti insieme con una forchetta, finchè la pastella risulta liscia e senza grumi e quasi vischiosa.
Lasciarla riposare coperta per almeno un paio di ore a temperatura ambiente, volendo anche tutta la notte, nel qual caso meglio in frigo, riportandola a temperatura ambiente prima di friggere.
In un wok scaldare l'olio e con l'aiuto di un cucchiaino versare piccole dosi di pastella alla volta, girando le frittelle un paio di volte finchè ben dorate.
Scolare su carta assorbente e servire.


 Sciroppo:

una tazza di zucchero
una tazza di acqua
2 cucchiai di cardamomo in polvere
1 cucchiaio di succo di limone
buccia di limone grattugiata, facoltativa


Mettere lo zucchero e l'acqua in una piccola casseruola e portare a bollore. Abbassare e aggiungere il succo di limone, la buccia grattugiata, e il cardamomo e lasciare sobbollire per 5/8 minuti o finchè diventa quasi appiccicoso. Lo sciroppo è pronto quando , immergendo un cucchiaio, questo esce ricoperto uniformemente. Togliere allora dal fuoco e lasciare raffreddare completamente.
Disporre le frittelle nello sciroppo poche alla volta, lasciandole in infusione meno di un minuto. Più si lasciano nello sciroppo e più diventano dolci.



kahawa chungu & kaimatis




Kahawa Chungu
caffè amaro keniota


Una specialità della costa keniota riservata perlopiù agli anziani del villaggio.
Era solitamente preparato sulla stufa a carbone nelle caffettiere alte in ottone, retaggio dell'antico mondo arabo.
Seduti sulle basse panchine delle strade umide della regione costiera, gli uomini più vecchi dei villaggi sorseggiano questo caffè speziato bollente da piccole tazzine in ceramica mentre giocano a scacchi, il loro passatemnpo preferito.
Solitamente questo corposo caffè, dal gusto intenso ed amaro, e dal piacevole aroma di cardamomo e cannella, è accompagnato da dolcetti tipici o da datteri.


kahawa chungu


Ingredienti:

3 cucchiai di caffè in grani, macinati al momento
1 o 2 tazze di acqua
i semi di 3 bacche di cardamomo
una stecca di cannella, circa 10 cm.


Mettere tutti gli ingredienti in una piccola casseruola e portare a bollore. Lasciare poi sobollire al minimo per 10/15 minuti.
Passare al setaccio in una caffettiera e servire ben caldo, con dolcetti o datteri.





 foto da R.it







E in questi ultimi due giorni il Presidente americano Barack Obama è stato per la prima volta in visita ufficiale in Kenia, terra che ha dato i natali a suo padre. Chissà se avrà gustato una delle ricette del nostro Abbecedario? :-)

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