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25 gennaio 2021

Tortino di cavolfiore


Gli ultimi cavolfiori dell'orto: piccolini perché con questo freddo, nonostante ogni tanto riscaldati dal debole sole invernale, non riescono a crescere come dovrebbero. Ma sufficienti per preparare questo delizioso ed invitante tortino. E la promessa solenne di Macs (figlio n. 3) di un orto più vasto, più razionale e diversificato per l'anno prossimo!
La ricetta è di Yotam Ottolenghi, mia grande simpatia, che sa sempre come utilizzare al meglio verdure e ortaggi, creando connubi fantasiosi tra di loro, esaltandone i sapori con la giusta spezia e/o condimento.
Facile da fare, potrebbe essere anche spunto per il riciclo di un cavolfiore avanzato. E la mia amica Sabrina lo fa spesso anche con le verze... provare per credere :-))

tortino di cavolfiore


Ingredienti:
450 g di cavolfiore diviso in cimette 
170 g di cipolla rossa

75 ml di olio extravergine di oliva 
mezzo cucchiaino di rosmarino tritato 
5 uova 
150 ml di latte

15 g di basilico tritato

120 g di farina setacciata

un cucchiaino e mezzo di lievito per torte salate

un terzo di cucchiaino di curcuma

150 g di Parmigiano grattugiato (o altro formaggio stagionato) 
1 cucchiaio di semi di sesamo

1 cucchiaino di semi di nigella

sale/pepe

burro e pangrattato per una teglia da 24 cm di diametro 


tortino di cavolfiore

 
Cuocere le cimette di cavolfiore a vapore oppure in pentola, coperte con acqua e un cucchiaino di sale, finchè morbide ma ancora croccanti.
Tagliare dalla cipolla una fetta alta mezzo cm e da questa ottenere gli anelli per il decoro.
Tritare il resto della cipolla, versarla in padella con l’olio e il rosmarino e cuocere a fiamma bassa per circa 10 minuti.
Lasciare intiepidire poi versare la cipolla e il suo condimento in una ciotola, unire le uova e il basilico e mescolare bene; aggiungeree anche la farina e il lievito, la curcuma e il Parmigiano, regolare di sale e pepe. Amalgamare bene fino ad ottenere un composto liscio e senza grumi; unire poi il cavolfoore e mescolare delicatamente per incorporarlo bene. 
Foderare la teglia con carta forno e ungere con burro fuso, spolverare con il mix di semi e pangrattato in modo che si attacchi ai bordi e al fondo. Versare il composto e decorare con le fette di cipolla tenute da parte.
Cuocere a 180 °C per circa 45 minuti, sarà cotto quando in infilando uno stecchino questo ne uscirà pulito.

Lasciare intiepidire prima di sformare e servire. 
 
Se si usano stampi antiaderenti si può imburrare e spolverare col mix di pangrattato senza bisogno di usare la carta forno. prima di estrarre il tortino, ripassare i bordi con la lama di un coltello liscio, meglio sarebbe usare questa lama stacca dolci della Tescoma (utile poi per tutti gli altri dolci) in modo da non rovinare il rivestimento antiaderente.
Simpatico anche cotto nello stampo a ciambella, ci sarà più crosticina croccante ;-)


tortino di cavolfiore
 

6 novembre 2018

Spinaci alla ricotta e noce moscata


Siamo quasi in dirittura d'arrivo con la raccolta di Menu Lib(e)ro, la novella antologia culinaria nata da un'idea di Marta, coadiuvata nella progettazione da Aiu', nel senso che si sono conclusi, con questo appuntamento, tutte le portate salate del nostro grande menù virtuale. Ci attenderanno poi abbinamenti più dolci e golosi, per concludere con Liquori e digestivi questa grande abbuffata gastronomica.
Capo brigata di questa ultima cordata salata questa volta un Lui, che ci accoglie con un classico della nostra cucina, tratto addirittura dal famoso Il Cucchiaio d'argento, le Carote glassate.

Il 6 ottobre di 20 anni fa usciva in tutte le librerie inglesi How to Eat, di Nigella Lawson, un libro e un modo di raccontare la cucina (britannica, ma non solo).
"Cooking is not just about joining the dots, following one recipe slavishly and then moving on to the next. In cooking, as in writing, you must please yourself to please others" scrive Nigella. E rincara la dose Nigel Slater, dichiarando: “If I could only keep one cookbook, this would be it. How To Eat suits the way I cook. It is as if Nigella is sitting on a stool next to me in the kitchen as I’m cooking ... With every page you know she loves this stuff, and she wants you to love it too. It’s a very, very special book for me. My own copy is falling apart.”

Strano (ma vero!), ho molti libri di Nigella ma questo mi manca: sarà mia premura procurarmelo al più presto, sicura che diventerà ben presto una reliquia gourmand :-)
Rendo onore a questa grande donna con una ricetta easy (come quasi la totalità delle sue) tratta da uno dei suoi ultimi libri, a me caro per la particolare dedica avuta in dono, ottenuta grazie alla tenace amorevole caparbietà di un'amica che riuscì ad accapparrarsi il posto in prima fila alla presentazione da Selfridges.

Come racconta la stessa Nigella, non è da sorprendersi se, ad occhi chiusi, parrà di mangiare i classici tortelloni ricotta spinaci :-)
Per lei sono il perfetto accompagnamento per una bistecca alla griglia o il pollo arrosto anche se, ammette, è difficile resistere ad intingere il cucchiaio in questa morbida quasi crema e gioirne di  continue cucchiaiate, semplicemente e golosamente come un piatto unico.



spinaci ricotta noce moscata


Per 2/3 persone:

300 g di spinacini
2 cucchiai di vino bianco secco
1 cucchiaio di olio extravergine di oliva
1 spicchio di aglio pelato
3 cucchiai di Parmigiano grattugiato
2 cucchiai di ricotta
2 uova sbattute
una noce di burro
sale e pepe
noce moscata

una piccola pirofila con capacità 700 ml

Accendere il forno a 200° e imburrare la pirofila.
In un wok o una padella larga soffriggere delicatamente lo spicchio di aglio leggermente schiacciato nell'olio; abbassare il fuoco e unire gli spinacini, mescolandoli finchè riducono di volume.
Alzare la fiamma e sfumare col vino, facendo evaporare la nota alcolica.
Togliere dal fuoco ed unire il Parmigiano e la ricotta, salare e pepare e dare una bella grattugiata di noce moscata. Eliminare l'aglio ed unire per ultimo le uova sbattute.
Versare nlla pirofila e cuocere per circa 10 minuti o finchè ben rassodato.
Lasciar riposare 5 minuti prima di servire.


Senza titolo


Questa ricetta partecipa alla nuova raccolta Menu Lib(e)ro organizzata da Aiù.
Info su come partecipare qui, pagina FB con tutte le ricette pubblicate qui.

3 aprile 2016

Trenenec, la pizza di patate croata


E con la tappa in Croazia, ospitata da Francesca, si conclude anche questa lunga avventura dell'Abbecedario Culinario Mondiale, iniziato nell'ottobre del 2014. 
26 tappe incredibili che hanno visitato tutti i continenti e attraversato tutti i mari! Sembra ieri che siamo partite dall'assolata Samoa e oggi terminiamo nella vicina Croazia.
Conosco solo la parte nord di questa regione, quando ancora faceva parte del regno di Jugoslavia. Il mio babbo, cacciatore fanatico, aveva due riserve, una in Istria, poco prima di Pula, e una nell'isola di Krk, o Veglia in italiano, la più estesa isola del Mare Adriatico e della Croazia.
Quanti weekend passati in questi angoli quasi remoti (si andava fuori stagione, quando i turisti erano ormai rientrati nei loro paesi di origine), quante cose pratiche, dal detersivo al caffè, si portavano agli amici slavi, costretti a fare la spesa in supermercati disadorni e poco forniti per la maggior parte dell'anno.
E che scorpacciata, quasi intossicante, fatta una delle ultime volte che ci siamo tornati: i corbezzoli pieni di bacche mature erano troppo invitanti, e come le ciliegie parevano offrirsi languidi e tentatori... e cedendo alla golosità siamo caduti nella loro subdola trappol! E mal di pancia fu per molti di noi :-) 
Da wikipedia: i frutti del corbezzolo contengono un alcaloide che può causare, in persone particolarmente sensibili a esso, inconvenienti di solito non gravi. Forse per questo motivo il nome latino ne consiglia un uso moderato, se è vero che tale nome deriva dalla contrazione di unum edo, ossia ne mangio uno solo.

Cercando una ricetta croata, mi sono imbattuta nella rivista online dei traghetti Snav, che tra le varie destinazioni offerte c'è la tratta per Spalato, con partenza da Ancopna o Pescara.
E tra le ricette croate presentate, ho scelto il Trenenec, ovvero la pizza di patate del luogo.
Fatto e gustato è stata una cosa sola, rapida e indolore. Ed è piaciuto così tanto che hanno già richiesto il duplicato.



trenenec



Per una teglia antiaderente di 26 cm. di diametro:

1 kg di patate
100 g di farina
100 g di burro
150/200 g di prosciutto cottoa listarelle
1 mazzetto di crescione


trenenec




Non avevo prosciutto in casa e l'ho sostituito con lo speck.
Non avevo crescione e ho aromatizzato le patate con maggiorana e timo fresco tritati.

Cuocere le patate in acqua salata per 25/30 minuti, sbucciarle e passarle nello schiacciapatate, lasciarle raffreddare.
Sulla spianatoia mettere metà della farina, la pureadi patate, un'abbondante presa di sale, le aromatiche tritate e la restante farina. Mescolare l’impasto con una forchetta, non impastarlo assolutamente con le mani.
Fondere il burro e pennellare la teglia, sistemare metà del composto di patate, poi il prosciutto o lo speck, versare metà del burro fuso, ricoprire con la parte rimanente delle patate e il burro rimasto.
Infornare a 200/220° per 30/40 minuti, finchè ben dorata (e un pochino meno bruciacchiata della mia, anche se è piaciuta).
Lasciare intiepidire la pizza prima di servire.

1 febbraio 2016

Un Cavolo Navone per la Settimana dei Cavoli del Calendario del Cibo Italiano


Inizia oggi un'altra settimana per il Calendario del Cibo Italiano, ce ne parla Tamara nel suo articolo dedicato alla Settimana dei Cavoli.


foto da Vivi&Nutri

Ho preso in prestito questa bella foto esaustiva da questo articolo, semplice e chiaro, di Cristina, scoprendo che è anche un'associata Aifb.




Qualche anno fa mi avevano regalato un bell'esemplare di Cavolo Navone, una sorpresa per me, che non ne avevo mai visti prima: un regalo inaspettato molto gradito ed apprezzato, proveniente da un amante della terra che li coltiva nel suo orto sopra Malcesine, alle pendici del Monte Baldo.


cavolo navone



Cercando informazioni su internet, ho scoperto che è un tipo di rapa primaverile o autunnale, molto usata un tempo come foraggio per animali, proveniente dai paesi Anglosassoni.
Si sviluppa a pelo di terreno, con forme diverse e particolari a seconda della varietà. Viene classificato come "Brassica napus" (come famiglia di appartenenza, ma non è la colza) o anche "Rutabaga" (cavolo svedese).
Qualche mese più tardi anche Agrispesa ne scrisse qualcosa qui.
Può essere consumato cotto: come purè, lessato o stufato al forno e condito con olio extravergine di oliva, mescolato ad altri ortaggi, in agrodolce, fritto come chips, o anche crudo in insalata.
Mi sono sbizzarrita, provandolo in tre maniere diverse.


Chips di cavolo navone

chips di cavolo navone



Pelare il cavolo, affettarlo finemente con una mandolina e friggere le fettine in olio extravergine di oliva. Buonissime, anche i bambini le mangeranno, non saprei descrivere il sapore che "vagamente" (... ma molto ...) può ricondursi al cavolo.



Cavolo navone in agrodolce

cavolo navone in agrodolce



Pelare il cavolo, tagliarlo a bastoncini della grandezza di un mignolo e saltarli velocemente in olio extravergine di oliva, meglio se nel wok. Salare con sale integrale e cuocere coperto per 5/8 minuti. Aggiungere le mele a fettine e l'uvetta (uso la jumbo), far amalgamare i sapori per un paio di minuti, aggiungere un pochino di aceto di mele e un cucchiaio di succo di mela (usando quello concentrato il colore del cavolo diventerà più ambrato). Mescolare bene e lasciar evaporare l'aceto qualche istante, il navone in agrodolce è pronto! Se occorre, aggiungere un filo di olio extravergine di oliva a crudo.
 


Cavolo navone al gratin

gratin di cavolo navone


Pelare il cavolo, tagliarlo a bastoncini della grandezza di un mignolo, lessarli in acqua leggermente salata per 5/8 minuti. Scolarli, adagiarli in una pirofila, salare con sale integrale e cospargere di pane grattugiato e parmigiano grattugiato o fiocchi di lievito per gli intolleranti (volendo anche qualche frutta secca tritata), versare un filo di olio extravergine di oliva e infornare a 180° per circa 20/30 minuti finchè ben dorato e croccante.

11 gennaio 2016

Il gattò di patate di Allan Bay per la GN del Calendario del Cibo Italiano


E così si è conclusa anche la Settimana degli Avanzi, la prima del nuovo Calendario del Cibo Italiano, ed è iniziata oggi la Settimana del Maiale: Corrado ci accoglie come Ambasciatore con questo divertente post in casa Aifb.

Anche le Giornate Nazionali si susseguono senza sosta, ed oggi si celebra la Giornata Nazionale del Gateau di Patate, ambasciatrice Maria di Palma.


gattò patate allan bay



Il gattò di patate è un piatto tipico della cucina partenopea, facile da preparare anche se magari un po' lunghetto per la prevista bollitura delle patate.
Il suo nome deriva dallo storpiamento del francese gateau (torta), da quando nel '700 vennero assunti alla corte dei Borboni e nei palazzi degli aristocratici compiacenti i cosidetti Monsieurs francesi, cuochi di  alto  rango, che influenzarono molto la  cucina dell'epoca.
E' un piatto ricco e sostanzioso, che la fa quasi da padrone in tavola, una fresca insalata sarà il suo giusto accompagnamento. E' preferibile servirlo appena fatto, ma tiepido; però il giorno dopo ripassare le fette in padelle in un pochino di burro/olio le renderà ancora più appetitose con tutta la crosticina intorno, e potrebbero anche diventare saporiti ed insoliti  crostoni per una zuppa di verdura.
Questa versione è del simpaticissimo Allan Bay, pubblicata qualche anno fa sul Corriere della Sera.


gattò patate allan bay


 Per 6/8 persone:

1,5 kg di patate
4 uova
100 g di prosciutto cotto tritato
75 g di grana grattugiato
75 g di pecorino grattugiato
100 g di mozzarella a fette
100 g di provola a fette
100 g di burro, più qualche ricciolo
un bicchiere di latte, se necessario
prezzemolo tritato
pane grattugiato
sale/pepe


- Lessare le patate (anche in acqua satura di sale come consiglia la mia amica Anto), sbucciarle e schiacciarle con lo schiacciapatate (non serve pelarle, la buccia resta magicamente nello schiacciapatate!).
- Unire i 100 g di burro e montare con una frusta per renderlo spumoso. Aggiungere quindi il grana,  il pecorino, il prosciutto, 4 tuorli e una manciata di prezzemolo. L'impasto non deve essere troppo compatto, se necessario aggiungere mezzo/un bicchiere di latte intiepidito (dipende molto dalla consistenza delle patate). Regolare di sale e pepe.
- Montare a neve 2 albumi ed unirli delicatamente al composto.


facendo gattò patate allan bay



- Imburrare una teglia (io ho usato lo stampo a ciambella, ma va benissimo anche una pirofila della forma che più piace) e spolverizzarla col pane grattato, versare metà del composto e livellarlo. Ricoprire con la mozzarella e la provola, quindi coprire con il composto rimanente.
- Livellare bene, cospargere di pane grattato e qualche fiocchetto di burro ed infornare a 200° per circa 40 minuti. Una volta uscito dal forno lasciarlo riposare 20/30 minuti e poi servire (altrimenti è troppo ustionante!).


gattò patate allan bay

9 gennaio 2016

Bucchips per la Settimana degli Avanzi del Calendario del Cibo Italiano


E' la Settimana degli Avanzi, la prima in scaletta del Calendario del Cibo Italiano, e io ne sono orgogliosamente l’Ambasciatrice.
Un tema molto attuale quello del recupero in cucina (anche se probabilmente la si è sempre perseguita d’istinto), soprattutto da quando si è diventati più sensibili alla parola spreco, in tutti gli ambiti, compreso quello culinario.
Ma c’è anche chi spavaldamente aborre la cucina degli avanzi, e dice di non averla mai presa in considerazione. Pura follia o genio incompreso?
Non c’è peccato senza peccatore, e ve lo racconto nel mio articolo sul Calendario del Cibo.



bucchips-bucce fritte



Questa non è propriamente una ricetta, ma un riciclo bello e buono, della serie non si butta nulla.
Le bucce di patata e quelle della zucca verde mantovana o di Chioggia sono edibili.
Ovviamente prima di sbucciare gli ortaggi, vanno lavati con cura per eliminare ogni traccia di terra ed asciugati.
Basterà poi tagliare le bucce a fiammifero e friggerle pochi minuti in olio di semi di arachide o extravergine di oliva bollente. Non serve passarle nella farina prima della frittura.
E voilà, simpatiche chips per l'aperitivo.


Il Calendario del Cibo Italiano è il nuovo grande progetto dell’Associazione Italiana Food Blogger, un grande contenitore mediatico che racconterà, giorno per giorno, le specialità gastronomiche, i personaggi che hanno fatto la storia della cultura alimentare e le ricette che fanno parte del nostro territorio e della nostra tradizione, tramandate di generazione in generazione.
Il percorso gastronomico intapreso si svilupperà in 366 Giornate Nazionali e 52 Settimane, ognuna dedicata ad un tema diverso. Ci saranno Ambasciatori differenti per ogni giornata e per ogni settimana a cui fare riferimento, che illustreranno in un post introduttivo, pubblicato sul sito dell’Associazione, il tema del giorno/settimana.





Il Calendario è rivolto a tutti i blogger, associati e non.

Partecipare è semplice: per le Giornate Nazionali, basterà pubblicare la propria ricetta nella giornata che si celebra, entro la mezzanotte, lasciando il proprio link nei commenti all’articolo dedicato sul sito Aifb. Per le settimane, invece, si ha più tempo a disposizione e volendo/potendo si possono pubblicare più ricette, ma non più di una al giorno, sempre poi lasciando il proprio link nei commenti all’articolo dedicato sul sito Aifb.
Se si volesse pubblicare la propria ricetta in contemporanea all'uscita dell'articolo di presentazione sul sito Aifb (che ricordo esce alle 9 di ogni giorno per le Giornate Nazionali e alle 14.30 di ogni lunedì per le settimane), bisognerà programmare la ricetta sul proprio blog, contattare l'Ambasciatrice referente d inviarle il relativo permalink almeno due giorni prima l'uscita dell'articolo sul sito Aifb.
Qui troverete l’elenco in continuo aggiornamento delle Giornate Nazionali e delle Settimane che si susseguiranno per potervi poi organizzare al meglio.

Nel proprio post si deve sempre fare riferimento al Calendario del Cibo Italiano e alla Giornata o Settimana che si vuole celebrare, linkando il relativo articolo apparso sul sito Aifb.

Gli hashtag che animeranno il web durante questa lunga kermesse sono #calendariodelciboitaliano #calendarioaifb #italianfoodcalendar – fatene buon uso!
Poi, a discrezione degli Ambasciatori, gli hashtag dedicati alle Giornate Nazionali e alle Settimane.


E per questa settimana, fino alla mezzanotte del 10 gennaio 2016,

Avanzi che c’è posto per tutti i gusti!

 #avanzipertutti


Vi aspetto numerosi e fantasiosi, recuperiamo il recuperabile, che il 2016 inizi sotto il buon auspicio di meno sprechi e meno scarti!

 #settimanadegliavanzi #lacucinadegliavanzi 

13 gennaio 2015

La Poutine, piatto tradizionale canadese


La Poutine è un piatto originario del Quebec: patatine fritte guarnite con riccioli di cheddar (fresco) e ricoperte da una salsa marroncina.
Ce ne sono molte varianti, con salse e formaggi differenti o con l'aggiunta di altri ingredienti.
Nata nelle zone rurali del Quebec nel 1950, da allora è diventata popolare in tutta la regione. La sua origine specifica è molto controversa e diverse sono le ipotesi.
Una delle storie più accreditate dice che questo piatto sarebbe nato in un ristorante chiamato Le Lutin qui rit (Il diavoletto che ride) a Warwick. Secondo la leggenda, nel 1957 un cliente di nome Eddy Lainesse chiese al proprietario Fernand Lachance di mettergli il formaggio e le patatine fritte insieme e il proprietario avrebbe risposto: ça va faire une maudite poutine! (ma sarà un casino terribile!), da qui il nome, che significa strano miscuglio.
Ma la Poutine potrebbe anche avere avuto origini in un altro ristorante, Le Roy Jucep di Jean-Paul Roy, a Drummondville. Nel 1964 è stato lui il primo ad aver servito la Poutine come si serve oggi, cioè patatine fritte, formaggio e salsa.
Il nome deriverebbe dalla storpiatura della parola inglese pudding con il soprannome del cuoco, Ti-Pout. Dopo tre ordinazioni consecutive, il signor Roy cominciò a servire formaggio con patatine fritte e sugo regolarmente. E' morto nel mese di agosto 2007 a Drummondville.

In Quebec la Poutine si trova in quasi tutti i ristoranti fast food. E' diventata così popolare che le grandi catene come McDonald, Burger King, A & W, KFC e Wendy l'hanno aggiunta al loro menu anche nelle altre sedi canadesi e in altre parti del mondo.
Addirittura la catena Wendy ha organizzato una petizione su Facebook, chiamandola Poutition, per la raccolta di 100.000 firme per consacrarla come piatto tradizionale canadese: al raggiungimento di tale cifra manderanno la richiesta al parlamento canadese.






Nella ricetta base le patatine fritte sono coperte con riccioli di formaggio fresco e condite con la salsa.
Quest'ultima fatta con un fondo bruno ispessito leggermente con dell'amido o della farina, spesso aromatizzato con una punta di aceto, deve risultare della consistenza di una besciamella molto morbida.
Formaggio e salsa vengono aggiunti immediatamente prima di servire il piatto: il sugo caldo è versato sopra il formaggio freddo, in modo che si intiepidisca ma non si sciolga completamente.


Ingredienti:

patate
fondo bruno o brodo di carne
poca farina o amido
riccioli di cheddar (avevo scamorza in casa)
olio di semi di arachide per friggere







Preparare la salsa: riscaldare il brodo, aggiungere poca farina, mescolare bene per evitare grumi e lasciare cuocere per circa 20 minuti. Si può aggiungere una punta di doppio concentrato di pomodoro se il brodo è molto chiaro (come nel mio caso, e comunque la salsa mi è rimasta chiara).
Pelare le patate, lavarle, asciugarle a tagliarle a bastoncini.
Friggerle in abbondante olio, scolarle e salarle leggermente.
Mettere metà delle patate nel piatto, cospargere di formaggio, versare le altre patate, ancora formaggio e versare quindi la salsa calda e ... bon appétit!



Questa ricetta vola in Canada, dove siamo tutti ospiti di Elena per la quinta tappa dell'Abbecedario Culinario Mondiale.

19 dicembre 2014

Insalata di patate Dakarois - Potato Salad Dakarois


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L'Abbecedario Culinario Mondiale è approdato in Senegal già da una settimana, dove resteremo ospiti di Lynne fino al 28 di questo mese.
Non conosco questo paese e sarà interessante scoprirlo dai post e dalle ricette delle mie compagne di viaggio.
Ho provato questa insalata di patate perchè assomiglia all'insalata di patate tirolese, ed ero sicura che sarebbe piaciuta in casa.
La ricetta originale proviene dal sito Toubab Recipes.
Mi incuriosiva questo nome strano, Toubab, e da una piccola ricerca su internet, viene spiegata così da Wikipedia:

Toubab è un nome usato in Africa centrale e occidentale per definire una persona di origine europea (bianco). E' utilizzato più frequentemente in Gambia, Senegal e Mali. Non è considerato un termine dispregiativo, anche se spesso viene associato alla figura del viaggiatore ricco (se qualcuno può permettersi di viaggiare, conseguentemente deve essere ricco).
Gli indigeni senegalesi chiamavano Toubab i colonizzatori francesi.
Sull'origine del nome ci sono varie teorie: è probabile che discenda dalla parola araba Tabib, che significa medico; oppure potrebbe essere un verbo in lingua Wolof, la lingua parlata dai Senegalesi, che significa convertire (i primi medici e missionari durante il periodo coloniale erano bianchi provenienti dall'Europa); o ancora che sia derivato dalla moneta two bob (due scellini) della vecchia valuta del Regno Unito. Un'altra probabile spiegazione significherebbe  dal mare, dato che i primi bianchi arrivarono con le nave.







Ingredienti:

3 o 4 patate grandi
2 uova sode
qualche cipollotto
6 o 7 cetrioli sottaceto
4 o 5 cucchiai colmi di maionese
(meglio se fatta in casa)
2 cucchiai di latte o panna
2 cucchiai di liquido dei sottaceti
senape
sale/pepe


Cuocere le patate a vapore o in acqua, non si devono spappolare. Raffreddare, pelare e tagliare a pezzetti.
In una ciotola capiente, mescolare la maionese con le uova tritate, i cetriolini tritati, i liquidi, la senape (quantità a piacere) ed aggiustare di sale e pepe.
Assaggiate e regolate in base alle esigenze.
Coprire e raffreddare bene prima di servire.




Potato Salad Dakarois



The World ABC Culinary Tour has reached Senegal a week ago and we'll be Lynne's guests till 28th Dec.
I don't know much about this country and it will be very interesting for me to discover its culture and food reading all posts of my travelling fellows.
I tried a simple recipe, a sort of potato salad very similar to a German one, and I knew it would have been happily appreciated in my family.
Original recipe from Toubab Recipes.
I was very curious about this funny name, and Wikipedia promptly gave me a satisfying answer:

Toubab is a Central and West African name for a person of European descent (whites). Used most frequently in the Gambia, Senegal, and Mali, the term does not have derogatory connotations by itself, though it is also frequently associated with "wealthy traveler" (if one can afford to travel, then he/she must be rich). The word can also be applied to any perceived traveler - even those of black African descent with an identifiably different phenotype such as (whiter) Cape Verdeans and (blacker) Nigerians, up to foreign-raised locals (thus with a different accent) or visiting expatriates.
In God's Bits of Wood, authored by Senegalese Sembene Ousmane, the natives call the French colonizers toubab (singular) or toubabs (plural).
The name has many suggested sources, including: a likely corruption of the Arabic word Tabib meaning doctor; a verb in the Wolof language meaning to convert ( the early doctors and missionaries during colonial times, being whites coming from Europe ); or that it is derived from the two bob (two shilling) coin of pre-decimalisation United Kingdom currency. Another explanation is that it means from the sea as the first whites arrived by ship.






You need:

3 or 4 large potatoes
2 boiled eggs
some spring onion
6 or 7 cornichons pickles
4 or 5 tbs mayonnaise
(preferably homemade)
2 tbs milk or cream
2 tbs cornichons liquid from jar
Dijon mustard to taste
salt/pepper

 

Steam or boil potatoes in water, just until sofrtened but still firm. Cool, peel and cut into pieces.
In a large bowl, mix the mayonnaise with finely chopped eggs and cornichons, liquids, mustard and season with salt and pepper. Adjust as needed.
Cover and chill well before serving.


10 novembre 2014

Raita


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Il Raita o raitha è un condimento indiano a base di yogurt, utilizzato solitamente come salsa di accompagnamento, ma nella stagione calda può essere servito anche come insalata. Lo yogurt è aromatizzato con coriandolo fresco, cumino, menta, paprika, zenzero, aglio, peperoncino, o altre erbe e spezie a piacere. Nello yogurt vengono poi mescolati frutta e verdura crude a seconda della ricetta: cetrioli, peperoni, cipollotti, patate, carote, ananas, ecc.. 
Il Raita rinfresca il palato in abbinamento coi piatti piccante indiani. Si potrebbe quasi considerare il cugino orientale della salsa greca tzatziki.
Molte sono le ricette che variano a seconda delle regioni, delle spezie usate e della frutta o verdura mescolata. 

Di seguito due ricette, la prima molto semplice (e forse più incline ad essere accettata dai palati tradizionalisti italiani) della mia cara e pazza amica Susy, che ha vissuto a lungo in India ed è riuscita a coinvolgerci in questa fantastica cena indiana (le altre foto qui):




la tavola in veranda



la tavola imbandita



il centrotavola



La seconda ricetta è un po' più saporita ed è tratta dal libro di Madhur Jaffrey (attrice indiana diventata famosa anche per le sue doti culinarie e per aver fatto conoscere al mondo occidentale le varie cucine indiane) "An Invitation to Indian Cooking".





Ingredienti:

yogurt magro
cetriolo sbucciato
pomodorini ciliegini
peperone rosso
cipollotti
sale/pepe



Tagliare le verdure a cubetti e mescolarle con lo yogurt. Insaporire con il sale e conservare in frigo. Al momento di servire aggiungere una bella macinata di pepe nero.




Raita di cetrioli di Madhur Jaffrey


Ingredienti:

1 cetriolo

250 g di yogurt
1 cucchiaino di sale
una macinata di pepe nero
mezzo cucchiaino di semi di cumino tostati e macinati*
un pizzico di peperoncino piccante, facoltativo
un pizzico di paprika per guarnire



Pelare e grattugiare il cetriolo.
Mettere lo yogurt in una ciotola e batterlo con la forchetta in modo che diventi liscio e soffice.
Aggiungere il cetriolo, sale, pepe nero e cumino (tenendone da parte un pizzico per guarnire) e il peperoncino, mescolare bene.
Guarnire con la paprika e i semi di cumino, coprire e conservare in frigo fino al momento di servire.

* per tostare il cumino, mettere la quantità desiderata di semi interi in una padella pesante (di ferro è la migliore) a fuoco medio. Mescolare 2/3 minuti o fino a quando diventano più scuri. Togliere dal fuoco. Il cumino è ora pronto per essere pestato nel mortaio o tritato con un mattarello. Rende meglio appena fatto, ma si può conservare alcuni giorni in un barattolo chiuso ermeticamente.


Ancora una settimana di permanenza in India: c'è tempo fino al 16 Novembre compreso per mandare una ricetta per l'Abbecedario Mondiale, da me ospitato in questa tappa indiana.




Raita


Raita or raitha is a yogurt based Indian condiment, used mostly as sauce or dip, but in hot summer months takes the place of a salad. Yogurt can be flavored with fresh coriander, cumin, mint, paprika, ginger, garlic, pepper or other herbs and spices to taste. Minced raw fruits or vegetables are then mixed into the yogurt: cucumbers, peppers, onions, carrots, pineapple, depending on the recipe. 
Raita may cool the palate when eating spicy Indian dishes. And it could almost be consider ed the eastern cousin of Greek tzatziki sauce.
There are many recipes which vary by region, use of spices and fruit or vegetables mixed into.
My first recipe, very simple (and perhaps more inclined to be accepted by traditional Italian tastes) belongs to my dear crazy friend Susi, who has long lived in India and was able to involve our girls' group in a fantastic Indian dinner (pictures of the table above and some others here); the second one, a bit more tasty, is from the book "An Invitation to Indian Cooking" by Madhur Jaffrey (an Indian actress famous for her culinary skills and introducing the Western world to the many cuisines of India).







 You need:

plain yogurt
peeled cucumber
cherries tomatoes
red bell pepper
onions
salt/freshly ground black pepper

 

Cut vegetables into cubes and mix with yogurt. Season with salt and keep refrigerated. Before serving add a nice pinch of black pepper.




Cucumber Raita by Madhur Jaffrey


You need:

1 cucumber
250 g plain yogurt
1 teaspoon salt
freshly ground black pepper
half teaspoon roasted, ground cumin seeds*
a pinch of cayenne pepper, optional
a pinch of paprika for garnishing

 

Pour the yogurt into a serving bowl and beat it well with a fork until is smooth and pastelike.
Add the cucumber, salt, black pepper, roasted cumin (reserve a pinch for garnish) and cayenne to the bowl with the yogurt.
Sprinkle with paprika and the pinch of roasted cumin. Cover and refrigerate until ready to serve.

* to roast cumin, place desired amount of whole seeds in heavy skillet (iron is best) over a medium flame. Stir 2 to 3 minutes or until seeds turn a darker brown. Remove from heat. The cumin can now be crashed as easily with a mortar and pestle or with a rolling pin. Best when freshly roasted but can be kept a few days in a tightly covered jar.


Still one week to spend in India: I'll be collecting Indian recipes till Nov. 16th midnight, Rome time for the World ABC Culinary Tour, info and rules here.

25 maggio 2014

Kremidotiganites - Onion Fritters - Frittelle di cipolle


la ricetta in italiano qui


Last day in Greece with the Culinary ABC of the European Community.
We are having a very lovely time, enjoying beautiful, sunny and quite warm days that make me feel and breath holiday time to the sea, to crystal clear waters, Mediterranean scents and breathtaking scenery. All things that Greece and its billion islands offer to visitors who choose this country as their holiday destination.
And why not? You can enjoy secret corners and unforgettable views, just  relaxating or having pure fun, getting intoxicated by nature scents and gorgeous delicacies offered in the local taverns.


 Senza titolo
tavern Dimitris - Nidri, Lefkada


Last summer I spent a week sailing along the coast of the Ionian islands on a gulet: we embarked in Fiskardo, at the extreme north of Kefalonia island, a characteristic fishing village, not far from Ithaca, with very pretty colored cottages, a sort of Greek St. Tropez, full of attractive little restaurants and lovely shops (photos here).




fiskardo


fiskardo


fiskardo


boats in fiskardo



We sailed to Lefkada, Ithaca, Skorpios (the legendary refuge of tycoon Onassis), Meganissi. I can not say what place I liked more, every rock and every little beach has its own charm, and the blue of the sea is tinged with the most delicate or most intense nuances following the sunlight (photos here).


Senza titolo


Senza titolo


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Plus  for the most intellectual, Greece also offers centuries of history to admire through its ancient monuments  that know very well how to excite the viewer.


 panporama dall'acropoli di rodi
Temple of Apollo - Rhodes town


I had the opportunity to visit the Acropolis of Lindos in Rhodes a few years ago, end of September, out of the rowdy Summer crowd, early in the morning, when the little town still was sleeping still and silence was the emperor, as to consecrate to the gods  those stones so skillfully arranged and adorned ... where once again , unfortunately, you can find the unpleasant and negative presence negative of modern men.



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The acropolis of Lindos rises above the modern town and it's a natural citadel which was fortified successively by the Greeks, the Romans, the Byzantines, the Knights of St John and the Ottomans. This makes the site difficult to excavate and interpret archaeologically. The acropolis offers spectacular views of the surrounding harbours and coastline.
On the acropolis of Lindos today parts of the following buildings may still be seen:

  • The Doric Temple of Athena Lindia, dating from about 300 BC, built on the site of an earlier temple. Inside the temple is the table of offerings and the base of the cult statue of Athena.
  • The Propylaea of the Sanctuary, also dating from the 4th century BC. A monumental staircase leads to a D-shaped stoa and a wall with five door openings.
  • The Hellenistic stoa with lateral projecting wings, dating from about 200 BC. The stoa was 87 metres long and consisted of 42 columns.
  • The well-known relief of a Rhodian trireme (warship) cut into the rock at the foot of the steps leading to the acropolis. On the bow stood a statue of General Hagesander, the work of the sculptor Pythokritos. The relief dates from about 180 BC.
  • The Hellenistic staircase (2nd century BC) leading to the main archaeological area of the acropolis.
  • Remains of a Roman temple, possibly dedicated to the Emperor Diocletian and dating from about 300 AD.
  • The Acropolis is surrounded by a Hellenistic wall contemporary with the Propylaea and the stairway leading to the entrance to the site. A Roman inscription says that the wall and square towers were repaired at the expense of P Aelius Hagetor, the priest of Athena in the 2nd century AD.
  • The Castle of the Knights of St John, built some time before 1317 on the foundations of older Byzantine fortifications. The walls and towers follow the natural conformation of the cliff. A pentagonal tower on the south side commanded the harbour, the settlement and the road from the south of the island. There was a large round tower on the east facing the sea and two more, one round and the other on a corner, on the northeast side of the enceinte. Today one of the towers at the southwest corner and one to the west survive.
  • The Greek Orthodox Church of St John, dating from the 13th or 14th century and built on the ruins of a previous church, which may have been built as early as the 6th century.
Some scenes of the well-known film, The Guns of Navarone, were filmed here (from wikipedia).

On my way back, along the staircase to the Acropolis, I met some local women setting their laces and  embroidered tablecloths on the edge of the road, while the donkeys and their masters were waiting to give a lift to the lazy tourists.


ricamatrici


asinello



Choklakia mosaics are made ​​with small sea pebbles, usually black and white, sometimes red. They can be found in all the islands of the Dodecanese. The tradition of mosaic dates back to the Byzantine era and the patterns include both abstract geometric shapes than folk decorations.
They cover the terraces of interior gardens, steps and thresholds of the houses (more photos here). They are not just decorative, but wet with water, they help to freshen the surrounding temperature.


greca rotonda-round pattern
Choklakia a Lindos - Rodi




Kremidotiganites


Simple and fast, these onion fritters will be a delicious appetizer or an unusual side dish, or else be part of a gorgeous fritto misto.



kremidotiganites-frittelle cipolle-onion fritters

You need:


400 g of onions
(for me red Tropea)
300 g all-purpose flour
a glass/one and a half water
chopped fresh mint
salt/pepper
peanut oil for frying


kremidotiganites-frittelle cipolle-onion fritters



 Peel onions and chop finely, you can use a blender (also Thermomix).
Add flour, chopped mint, salt and pepper and water enough to have a very thick batter.
Pour a spoonful of batter at a time in hot oil, turning the pancakes to brown them on both sides.
Drain on paper towels and serve.



kremidotiganites-frittelle cipolle-onion fritters


You can use a blinis pan (sligtly greased) for a more delicate fritter, a sort of onion pancake, but you will have to make the batter more liquid.








This recipe is my personal entry to WHB #434
hosted by Elena from Zibaldone Culinario
both for English and Italian edition.
Thanks again to Haalo who manages greatfully all events,
to Bri for Italian edition.
Thanks again to Kalyn for her successfull idea!

Kremidotiganites - Frittelle di cipolle - Onion Fritters


 English recipe here


Ultimissimo giorno di permanenza in  Grecia, con la nostra ambasciatrice Resy, per l'Abbecedario della Comunità Europea.
Stiamo godendo di bellissime giornate, assolate e abbastanza calde, che fanno venire voglia di scappare al mare, per godersi acque cristalline, profumi mediterranei e scenari mozzafiato. Tutto quello che la Grecia (e la sua miriade infinita di isole) offre ai suoi visitatori, che ogni anno la prediligono come meta delle loro vacanze.
E come non farlo? Ogni isola racchiude angoli e scorci indimenticabili, regala relax o divertimento allo stato puro, inebria di profumi acuti e solletica le papille gustative con le sfiziose leccornie offerte nelle caratteristiche taverne locali.


 Senza titolo
taverna Dimitris - Nidri, Lefkada

L'estate scorsa sono stata una settimana in caicco lungo le coste delle isole ionie greche: ci siamo imbarcati a Fiskardo, nell'estremo nord dell'isola di Cefalonia, un caratteristico borgo colorato di pescatori, poco distante da Itaca, si potrebbe definire una piccola St. Tropez alla greca, brulicante di ristorantini accattivanti e negozietti sfiziosi (le foto qui).


fiskardo


fiskardo


fiskardo


boats in fiskardo



Abbiamo poi costeggiato Lefkada, Itaca, Skorpios (il mitico rifugio del magnate Onassis), Meganisi. Non saprei dire quale posto mi sia piaciuto di più, ogni roccia e ogni piccola spiaggia emana un suo fascino particolare, e l'azzurro del mare si tinge delle sfumature più delicate o più intense seguendo il riverbero della luce solare (le foto qui).


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E per i più impegnati, la Grecia offre anche secoli di storia da ammirare nelle sue vestigia monumentali che ancora sanno estasiare ed emozionare chi le osserva.


 panporama dall'acropoli di rodi
 tempio di Apollo a Rodi città


Anni fa, in vacanza a Rodi, mi sono dedicata alla visita dell'acropoli di Lindos, dopo il passaggio della chiassosa folla estiva, una mattina presto, quando ancora il paese sonnecchiava e il silenzio regnava sovrano, quasi a consacrare ancora agli Dei quelle pietre così abilmente disposte e ornate ... dove ancora una volta, purtroppo, così antipaticamente contrasta la presenza negativa e spocchiosa dell'uomo moderno (le foto qui).


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L'acropoli di Lindo si trova su una collina a precipizio sul mare alta 116 m. Nel suo spazio si trovava il tempio dorico di Atena Lindia del IV secolo A.C.. Sulle basi delle statue che ornavano il suo interno furono trovate epigrafi degli artisti che le eseguirono. In un antico testo epigrafico si legge l'inventario delle offerte e delle epifanie della dea.
Il castello di Lindo giace anch'esso sul sito dell'antica acropoli. Fu rifatto al tempi dei Cavalieri di Rodi nel XIV secolo e ricostruito ai tempi del dominio italiano 1912-1947. In cima alla scala di accesso vi è un rilievo raffigurante una nave sulla quale poggiava la statua dell'ammiraglio Agesandro di Mikion, opera di Pitocrito, l'artista che realizzò la Nike di Samotracia esposta al museo del Louvre. All'interno c'è un vasto cortile con tre cisterne, i resti di una chiesa bizantina dedicata a San Giovanni. Qui si trovano anche alcune colonne del III secolo A.C. che facevano parte della vasta stoà del periodo ellenistico.
Alcune scene del famoso film I cannoni di Navarone sono state girate qui (da wikipedia).

Nel tornare a casa, lungo la scalinata che porta all'acropoli, un gruppo di donne del paese aveva preso possesso della scarpata confinante, stendendo alla vista dei turisti le loro tovaglie ricamate e i loro pizzi, mentre gli asinelli e il loro padrone aspettavano di rimettere in sella i pigroni della giornata.


ricamatrici


asinello



I Choklakia sono dei mosaici realizzati con piccoli ciottoli di mare, solitamente in bianco e nero, talvolta anche con ciotoli. Si possono ammirare in tutte le isole del Dodecaneso. La tradizione del mosaico risale all'epoca bizantina e i motivi includono sia forme geometriche astratte che raffigurazioni pittoriche folcloristiche.
Si ricoprono le terrazze dei giardini interni, i gradini e le soglie delle case (altre foto qui). Oltre ad uno scopo ornativo, questi mosaici, bagnati con acqua, aiutano a rinfrescare la temperatura circostante.


greca rotonda-round pattern
Choklakia a Lindos - Rodi



Kremidotiganites


Semplici e veloci, queste frittelle di patate potranno essere uno sfizioso aperitivo o un contorno insolito, o perchè no, mescolarsi in un vassoio di fritto misto all'italiana.
Ricetta adattata da food.com



kremidotiganites-frittelle cipolle-onion fritters



Ingredienti:

400 g di cipolle 
(per me rosse di Tropea novelle)
300 g di farina 0
un bicchiere/uno e mezzo circa di acqua
abbondante menta fresca tritata
sale/pepe
olio di semi di arachide per friggere



 kremidotiganites-frittelle cipolle-onion fritters


Sbucciare le cipolle e tritarle finemente in un robot (anche nel Bimby).
Aggiungere la farina, la menta tritata, sale e pepe ed allungare con acqua in modo da avere una pastella molto densa.
Versare un cucchiaio di pastella alla volta in olio bollente, rigirando le frittelle per farle dorare da entrambi i lati.
Scolare su carta assorbente e servire.


kremidotiganites-frittelle cipolle-onion fritter



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Se si diluisce la pastella in modo che risulti più liquida, si possono cuocere le frittelle nella padella dei blinis appena oliata, saranno più leggere.

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