20 gennaio 2008

O mia bela Madunina...

O mia bela Madunina
che te brillet de lontan
tuta d'ora e piscinina,
ti te dominet Milan


La Madonnina è una statua di Giuseppe Perego in rame dorato, raffigurante la Madonna Assunta e posta sulla guglia maggiore del Duomo di Milano. Dal momento della sua posa, avvenuta nel 1774 è diventata il simbolo della città, al di là del fatto religioso. Frasi come all'ombra della Madonnina indicano per antonomasia la città di Milano.

Nel XVIII secolo il Duomo era ancora quasi privo di guglie e in continuo stato di lavorazioni riprese, interrotte e mai completate. L'arcivescovo Giuseppe Pozzobonelli decise di fare innalzare la guglia maggiore. L'opera, che era teoricamente in discussione da molti anni, venne progettata (1765) e poi realizzata (1769) dall'architetto Francesco Croce e raggiunse la vertiginosa altezza di 108,50 metri.
Sulla cima della guglia, secondo un piano che risale probabilmente alle origini stesse del Duomo, venne posta una statua dell'Assunta (alta 4,16 metri) con lo sguardo e le braccia tese verso il cielo ad implorare la benedizione di Dio verso la città. La statua venne realizzata dallo scultore Giuseppe Perego e dall'orafo Giuseppe Bini e fu inaugurata il 30 dicembre 1774.

La tradizione vuole che nessun edificio in Milano possa essere più alto della Madonnina.
Una legge prima non scritta, poi resa ufficiale negli anni '30, lo impedì per la torre del Parco Sempione (108 metri) di Giò Ponti e per la Torre Velasca (106 m). In tutti i casi il progetto si fermò prima dei fatidici 108,5 m per rispetto della Madonnina.
Sentimenti religiosi celano principalmente problemi strutturali: pochi metri sotto la superficie della città c'è una falda freatica. Questa esercita una forte pressione sugli strati rocciosi del sottosuolo. L'aumento della popolazione nell'ultimo secolo e il conseguente aumento dell'estrazione dell'acqua ha abbassato la linea della falda, aumentando vertiginosamente la fragilità del sottosuolo. Ergo, una costruzione più alta, e quindi più pesante, del Duomo, potrebbe non essere sopportata dal terreno e rovinare su se stessa.
Il Pirellone, così i milanesi chiamano il grattacielo della Pirelli, dove attualmente ha sede la Regione Lombardia, è più alto della Madonnina: conta 127m.
Sul suo tetto il sentimento religioso ha fatto costruire un'altra Madonnina in oro, copia della sorella che sovrasta i marmi di Candoglia. Cosicché è proprio vero: nessun edificio a Milano può essere più alto della Madonnina.

Alla Madonnina è dedicata la celeberrima canzone in dialetto milanese Madunina, scritta nel 1935 da Giovanni D'Anzi. Nel '34 Milano cominciava a popolarsi di immigrati napoletani o comunque meridionali. D'Anzi animava il Pavillon dorè, suonava di tutto: canzoni proprie e di altri, italiane e straniere, ma alla fine c'era sempre qualche cliente che gli chiedeva "O sole mio". La cosa si ripeteva tutte le sere, e D'Anzi, una notte, decide di dare una risposta a questa gente venuta a Milano, che a Milano ci campava benissimo, ma che invariabilmente pensava al "sole di Napoli". Arrivato a casa si mette al piano e compone parole e musica della canzone che forse lo ha reso più famoso, e che maggiormente rappresenta Milano. Questa è una delle poche canzoni scritte senza la collaborazione di Alfredo Bracchi il suo paroliere preferito.
Per saperne di più: www.duomomilano.it

16 gennaio 2008

Ieri sera a teatro...

LA FAMIGLIA DELL'ANTIQUARIO di C. Goldoni

Teatro Stabile del Veneto – Teatro Stabile di Genova
con Eros Pagni, Virgilio Zernitz, Gaia Aprea, Anita Bartolucci
regia di Lluis Pasqual

Scriveva Goldoni: “Circa il titolo della commedia, l’ho intitolata in due maniere, cioè: La famiglia dell’antiquario ossia La Suocera e la Nuora. I due titoli mi pare che convengano perfettamente. La Suocera e la Nuora sono le due persone che formano l’azione principale della commedia; l’Antiquario, capo di casa, a causa del suo fanatismo per le antichità, non badando agli interessi della famiglia, dà adito alle loro pazzie e ai loro perenni dissensi”. E, a proposito del finale, aggiungeva: “Mi sarebbe stato facile far riappacificare le due donne, ma, preferendo la verità poco gradevole a una deliziosa immaginazione, ho voluto dare un esempio della costanza femminile nell’odio. Ciò però non sarà senza profitto per chi si trovasse nel caso”.
Il regista, Lluis Pasqual, cresciuto alla scuola di Strehler, in seguito direttore del Teatro Odeon - Teatro d’Europa e del settore Teatro della Biennale di Venezia, è considerato uno dei maggiori registi europei. Dopo avere firmato diverse regie di opere settecentesche tradotte in catalano tra cui una memorabile Una delle ultime sere di carnevale, affronta qui per la prima volta in lingua originale Goldoni, un drammaturgo che ha molto amato e frequentato.
Scrive Pasqual: “La famiglia dell’antiquario è un’opera leggera come il fumo e delicata come una ragnatela. Goldoni la colloca in una lontana Palermo, che è come dire Venezia. E i suoi personaggi sono più veneziani dello stesso Rialto, tutti toccati dalla stessa luce del miracolo e avvolti dalla stessa acqua che li riflette”. E aggiunge, a proposito dell’umanità e dell’universalità dei personaggi di quest’opera: “Siamo noi che osserviamo Goldoni o è lui che ci guarda malizioso e sorridente soprattutto contento di avere indovinato una specie di codice genetico di comportamento che perdura allegramente e si ripete e continua a girare come gira il mondo?”.

Mi è piaciuto molto, due ore e mezza di spettacolo senza intervallo.
Ai personaggi principali si affiancano le immancabili figure caratteristiche di Brighella e Colombina.
Bravi gli attori, di rilievo i falsetti e le movenze tipiche settecentesche delle due dame nella prima parte.
I cambi di scena simpaticamente sottolineati da accenni di minuetti eseguiti con grazia dagli stessi attori.
Da rilevare i cambi di costumi degli attori principali che, attraverso le varie scene, passano dal '700 fino ai giorni nostri, quasi a voler sottolineare maggiormente questo eterno conflitto insanabile tra suocera e nuora.

14 gennaio 2008

Sfogliata con mandorle

Detta anche Torta dei Re, è un dolce francese, dove si soleva nascondere una statuina nel ripieno e chi la trovava era il fortunato. Assomiglia un pò alla torta russa, ma è più delicata e morbida nell'impasto. Ricetta sempre del mitico Gianfranco.

INGREDIENTI:

300/350gr. di pasta sfoglia
3 uova intere
1 tuorlo
150gr. di zucchero
100gr. di burro a temperatura ambiente
60gr. di farina
180gr. di farina di mandorle* o 180gr. di mandorle pelate
1 bacca di vaniglia
tortiera da 25cm. di diametro

*si può fare la farina di mandorle tritando finemente lo stesso peso necessario di mandorle sempre con un cucchiaio di zucchero della ricetta, perchè altrimenti l'olio che le mandorle rilasciano potrebbe renderle amare


Stendere la pasta sfoglia e ricavare due dischi, uno per la base della torta e uno un pò più abbondante per ricoprirla poi.


In una ciotola sbattere il burro con lo zucchero fino ad avere un composto spumoso e chiaro e unire le uova una alla volta e i semi della bacca di vaniglia.Unire le due farine e amalgamare bene.
Farcire il disco nella tortiera con la crema rimanendo ad almeno 3cm. dal bordo, inumidire i bordi con acqua e coprire con il secondo disco ritagliato più abbondante, ripiegare i bordi e sigillare bene.
Spennellare la superficie con il tuorlo sbattuto e poi tracciare delicatamente delle linee che si incrociano con la punta di un coltello senza rompere la pasta.
Cuocere in forno a 200° per 25/30 minuti.

Girelle pancetta e grana

Antipastino o finger food veloce e sfizioso. Il ripieno può variare a seconda del momento e di quello che ci propone la nostra dispensa.

INGREDIENTI:

250gr. di pasta sfoglia
100gr. di pancetta rotonda
50gr. di grana grattuggiato


Stendere la sfoglia in un rettangolo.Disporre le fette di pancetta e spolverare di grana.

Arrotolarlo bene e pennellare di uovo sbattuto il lato lungo finale per sigillare bene, avvolgerlo in un foglio di alluminio e riporlo in frigo a riposare per 20 minuti (così si taglierà meglio).

Tagliare quindi delle fette di 1cm. abbondante o 2 e cuocerle in forno caldo a 200° per 10/12 minuti.

12 gennaio 2008

Grissini stirati

Un classico delle mitiche sorelle, una preparazione facile che riuscirà a sbalordire ogni volta che la presenterete in tavola!


INGREDIENTI:

500 g farina
250/280 acqua
15 g lievito di birra fresco*
1 cucchiaino raso di sale
50g olio extravergine di oliva
1 cucchiaino raso malto d'orzo
semola di grano duro o fioretto per spolverare i grissini
olio extravergine di oliva

* si può sostituire il lievito con la pasta madre aggiustando le dosi come segue: 250g. pasta madre, 350g. farina, 50g. olio. 1 cucchiaino malto, 1 cucchiaino sale, 150 acqua, e lasciando lievitare 2/3 ore.
Fare la fontana, mettere al centro il lievito, il malto, l'olio e l'acqua e mescolare, Prendere un pò di farina dal bordo e iniziare a impastare. Aggiungere il sale, la farina restante e impastare bene.

Nel Bimby: acqua, lievito, malto e olio nel boccale, 20 sec. vel. 3 40°. Aggiungere la farina e il sale e impastare 2 min. vel. 6/7 e poi 1 min. e mezzo Spiga.

Nel Ken: mettere la farina nella ciotola, aggiungere l'acqua a filo (dove avremo sciolto il lievito) iniziando a impastare a vel. 2, l'olio e il malto, e per finire il sale. Impastare sempre a vel. 2 per 5/8 minuti.

Rovesciare l'impasto sulla spianatoia e batterlo e menarlo per una decina di minuti.
Non deve essere troppo morbido.

Formare un filone piatto, appoggiarlo su un piano cosparso di semola, oliare la parte superiore e i fianchi e cospargere ancora di semola, lasciare lievitare a campana per circa un'ora.

Con un coltello a lama alta tagliare dei bastoncini della larghezza di un dito, afferarli al centro con le dita e allungarli verso l'esterno spostando leggermente le dita e aiutandosi battendoli leggermente sulla spianatoia.

Margherita mostra come si fa.

Disporli leggermente distanziati sulla teglia e infornare a 200° per 15/20 minuti.
Se il grissino si spezza tirandolo, si cuoce così a pezzetti, non si può riimpastare.

E per un'occasione speciale si possono anche vestire a festa, con un bel nastro di raso in tinta con la nostra tavola.

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