22 novembre 2007

Impacchettare con le foglie

Si avvicina il Natale, tempo di regali e impacchettamenti...
Qualche idea, senza spendere troppo e far bella figura...
Le cose naturali come foglie, pigne, rami, bacche, fette di agrumi essicate, spezie ci vengono in aiuto per realizzare delle simpatiche confezioni, e alcune ci mantengono in forma con la passeggiata per andare a raccoglierle!!!


In questo esempio ho usato foglie raccolte nel mio giardino, comunissima edera variegata, qualche foglia gigante di nasturzio e foglie di vite americana: quest'ultima in questa stagione ci regala colori bellissimi, che vanno ancora dal verde a un rosso scuro passando dall'arancio...si possono usare foglie diverse, la campagna ma anche i giardini pubblici, ne sono pieni: castagno, tiglio, platano, magnolia, alloro e lauro, vite, fico...finchè il vento o gli spazzini non facciano man bassa..

Ho preso una scatola usata della frutta, ma si può usarne una qualsiasi, anche le cassettine in legno della frutta...con la colla a caldo incollo le foglie cercando di ricoprire tutta la scatola, anche sovrapponendole se necessario.
Posso anche guarnire i pacchettini mettendone un paio nella chiusura del nastro.

Oppure posso decorare i vasetti incollandone un paio sul tappo, invece di metere il solito tessuto.
Ecco la scatola finita e piena di prelibatezze, con un mazzo di aromatiche beneaugurali del mio giardino: salvia, alloro e rosmarino.

Con questo sistema posso decorare un pacchetto, avvolto con una carta in tinta unita (anche normale carta da pacco o velina) guarnendolo con un bouquet di foglie incollate.
Bacche, pigne & co. abbelliranno la nostra composizione!


Ecco un sacchetto di leccornie: ho elencato le prelibatezze sul sacchetto, incollato 3/4 foglie di edera variegata, fatto un fiocco con rete dorata chiuso da un nastrino di raso rosso.

Pasta con zucca e scarola

Ho preso in prestito questo insolito sugo da un'altra ricetta che a breve posterò...mi era piaciuto l'abbinamento e poi io adoro la zucca e ora è il periodo migliore per trovarne di eccezionali!

INGREDIENTI:
500gr. di zucca
1 cespo di scarola
1 scalogno

una manciata di uvetta jumbo
una manciata di pinoli
qualche gheriglio di noci

sale/pepe
olio extravergine di oliva

un pizzico di peperoncino o zenzero (facoltativo)
350gr. di pasta corta




Pulire bene la zucca e tagliarla a fettine.
Cuocerla al dente in una pentola di acqua salata per pochi minuti (volendo ottimizzare, anche nella pentola dove poi si cuocerà la pasta e si scolerà tutto insieme).
In un wok soffriggere leggermente lo scalogno nell'olio.
Aggiungere la scarola tagliata e farla saltare brevemente, si ridurrà subito.
Aggiungere la zucca scolata, ma non troppo, e poi l'uvetta.
Amalgamare i sapori e aggiustare di sale e pepe, a piacere aggiungere il pizzico di peperoncino o zenzero. Aggiungere anche le noci e i pinoli e spegnere il fuoco.
Nel frattempo cuocere e scolare la pasta al dente.
Spadellare brevemente, impiattare e a piacere spolverare di grana.

21 novembre 2007

Ieri sera a teatro...

VITA DI GALILEO

Presentato dal Teatro Stabile del Friuli Venezia Giulia e dal Teatro degli Incamminati, ecco un testo straordinario, uno degli indiscussi capolavori teatrali del Novecento: “Vita di Galileo" di Bertolt Brecht con la regia di Antonio Calenda e con protagonista, Franco Branciaroli. Unanime, la critica ha giudicato questa interpretazione di Branciaroli uno dei punti più alti, per maturità artistica e professionale, raggiunti dall’attore.

Così scrive Magda Poli su "Sipario":
"Perno della rigorosa e lucida messinscena di Antonio Calenda è l’interpretazione che il bravo Franco Branciaroli dà di Galileo, nel quale la dismisura del genio e la voracità di sapere si fondono con le umane debolezze e le paure. Sotto un cielo da scrutare notte dopo notte il Galileo di Branciaroli è soprattutto un uomo. È l’intellettuale come Brecht (del quale porta la grigia giacca mentre gli altri attori indossano costumi d’epoca) che rivendica il libero esame delle “novità” nate dall’osservazione, senza lasciarsi condizionare da vincoli esterni. Galileo è un uomo che crede che la ragione di ciascuno non debba rinunciare allo spirito critico facendosi schiava dell’intelletto altrui, ma soccombe e perde. Branciaroli, affiancato in scena da un’ottima compagnia, ne cesella il lucido sentire, la rabbia della ragione prima di far scivolare il suo Galileo, dopo l’abiura, in un bofonchiare e borbottare da vecchio stanco".

“Vita di Galileo” è l’ultima opera di Brecht, frutto di un lavoro lungo e faticoso, tanto che l’autore ne propose tre versioni successive, elaborate tra il 1938 e il 1948. L’ultima e la definitiva fu rappresentata nel ’57, quando Brecht era ormai morto. La storia, discussa ed emblematica del grande astronomo pisano, ha come punto fondamentale e imprescindibile l’abiura cui la Chiesa lo costrinse quand’era ormai vecchio e quasi cieco.

Ed è questo l’elemento cardine su cui, nelle tre successive edizioni, si trovò a dibattere il drammaturgo tedesco: nella prima stesura, infatti, Galilei abiura per potere, seppure strettamente sorvegliato, continuare a lavorare, mentre nell’ultima arriva alla grande rinuncia senza secondi fini, semplicemente – e molto umanamente – per “paura del dolore fisico”.
A testimonianza dell’inquietudine da cui Brecht fu attanagliato per dieci anni di fronte all’analisi di questo straordinario personaggio, un suo allievo racconta che durante le prove dello spettacolo il drammaturgo soleva ripetere la stessa frase: “Il mio compito non è dimostrare che ho avuto ragione sino ad ora, ma capire se davvero ho avuto ragione”.
Sono molti i temi che Brecht affronta in questo testo: c’è non solo il problema etico, filosofico, scientifico che la rivoluzione galileiana pose al mondo intero, ma anche il tema eterno del rapporto tra potere e libertà della scienza e quello dei conflitti di coscienza del ricercatore per l’uso che potrà essere fatto delle sue scoperte.

«Per comprendere a fondo il senso e le peculiarità di questo testo – commenta Antonio Calenda – è necessario risalire alle grandi motivazioni per cui fu scritto. Impossibile non correlare l’ultima definitiva versione (in cui appunto l’autore condanna l’abiura di Galileo) con l’atteggiamento di certi scienziati a lui coevi, che proprio in quegli anni si erano resi indirettamente colpevoli del disastro di Hiroshima. Brecht ci ha donato un testo presago, turbato dall’intuizione dei drammi che l’uso distorto della scienza avrebbe provocato all’umanità».

La vicenda inizia nei primi anni del 1600 quando Galileo, docente di matematica a Padova, cerca di dimostrare la validità delle teorie copernicane aiutato da Andrea Sarti (figlio della sua governante) che gli sarà vicino fino alla fine. Proprio a Sarti, Galileo, ormai morente, affiderà il difficile compito di salvare le sue ricerche. Nel dramma brechtiano la vita di Galilei oscilla tra l’entusiasmo di scoperte destinate a rivoluzionare la scienza, la speranza di poter continuare le sue ricerche grazie a potenti alleati (Cristoforo Clavio, astronomo del Collegio Vaticano, e il granduca Cosimo de’ Medici), l’amarezza per le diffide della Santa Inquisizione, la rinata fede nel nuovo pontefice Urbano VIII e l’amara sconfitta finale. In mezzo a tutto questo, riecheggiano, lontani, gli eventi dell’epoca, primo fra tutti la terribile epidemia di peste che non impedisce a Galileo di proseguire, con immutato entusiasmo e rinnovata lucidità, le sue ispezioni celesti.


Una rappresentazione impegnata, ma mai noiosa.
Branciaroli bravissimo!
Complimenti anche agli altri dieci interpreti!

20 novembre 2007

Cannoncini di indivia, grana e prosciutto crudo

Una prelibatezza che ci ha fatto gustare Gianfranco al corso della pasta sfoglia.
Sono diventati un must per i miei aperitivi/antipasti.


INGREDIENTI:

250/300gr. di pasta sfoglia
2/3 cespi di indivia belga
8/12 fette di prosciutto crudo
grana grattuggiato

sale/pepe


Pulire i cespi di indivia e tagliarli in quattro.
Saltarli in padella con un filo di olio per pochi minuti, salare e pepare.
Lasciarli raffreddare e asciugarli bene con carta cucina.


Stendere la sfoglia e ricavare delle strice larghe di 3cm.
Cospargere ogni fetta di prosciutto crudo con una manciatina di grana, avvolgerci uno spicchio di indivia e avvolgere il tutto con la pasta sfoglia.
Adagiare sulla placca del forno ricoperta di carta forno, spennellare con uovo sbattuto e cuocere a 200° per circa 15/20 minuti.

I cannoncini fatti al corso della pasta sfoglia...
...e quelli fatti al Cookinando insieme!

Torta al cioccolato di Jamie

Una bella torta cioccolatosa e sostanziosa per la ricca presenza di frutta secca.
Una bomba se servita accompagnata da gelato alla panna o crema di mascarpone.

INGREDIENTI:

150gr. di noci
150gr. di mandorle pelate
300gr. di cioccolato fondente

250gr. di burro
150gr. di zucchero
6 uova


Tritare le noci e le mandorle, poi unire 200gr. di cioccolato e tritare ancora.
Montare il burro morbido con lo zucchero e aggiungere i tuorli uno alla volta amalgamando bene.

Unire i due impasti e alla fine gli albumi montati a neve.
Disporre in una teglia imburrata e infarinata (oppure ricoperta di carta forno bagnata e strizzata perfettamente), affondarci i 100gr. di cioccolato fondente
avanzato a pezzetti (che cuocendo si scioglieranno rendendola più cremosa al taglio) e cuocere a 190° per un'ora circa.

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