14 dicembre 2008

Torta di orzo antico - WHB # 162

E' sempre un piacere andare al Molino Bertolini di Caprino, ogni volta è una nuova scoperta e un nuovo imparare.
Anna e Mauro, sempre disponibilissimi e cortesi, amano raccontare delle loro farine e dei loro prodotti, dove li vanno a prendere anche personalmente, quando è meglio utilizzarli e per quali preparazioni. Io mi diverto a fare da cavia, sia per me che per loro, cucino e poi porto gli assaggi per un giudizio critico...oppure facciamo scambi equi e solidali: farine particolari per pani sempre nuovi che belli fumanti gli arrivano poi sul bancone avvolti in un canovaccio per non perderne la fragranza...sali naturali e puri (l'altro giorno Anna me ne ha dato uno nuovo nuovo, bellissimo!, ma ne parlerò più avanti) per una cucina sempre più attenta, semi, legumi, polverine magiche...come questo caffè d'orzo, che Mauro è andato a prendere direttamente nelle colline parmensi, coltivato ancora con grande cura e maestria dall'Azienda Agricola di Claudio Grossi.
Unito alla farina dello stesso cereale, macinata a pietra al momento, diventa una squisita torta rustica d'altri tempi, ne esalta il profumo e l'aroma. Essendo un cereale privo di glutine, è perfetta per i soggetti celiaci.
Abbinata a una crema pasticcera, naturale o aromatizzata al caffè, diventa un dessert raffinato.


Ingredienti:
7 uova
200g di burro
300g di zucchero
300g di farina di orzo
3 cucchiai di orzo finissimo tostato
1 bustina di lievito

Montare il burro con lo zucchero, aggiungere poi i tuorli uno alla volta fino ad ottenere una bella crema.
Aggiungere la farina e l'orzo tostato, amalgamare bene e alla fine unire gli albumi montati a neve fermissima e il lievito. Cuocere in forno caldo a 200°per 40/45 minuti.
Spolverizzare di zucchero a velo quando fredda.


Per il giorno di S. Lucia le ho fatte a forma di stella negli stampi di carta piccoli, quelli da 100/130g di impasto l'uno.
Mi sono venute fuori 7 stelle che ho regalato ad amici semplicemente impacchettate in un sacchettino trasparente e nastrino oro.

Ho seguito la ricetta accorciando il tempo di cottura di 10/15 minuti.


L'Orzo Antico dell'Az. Agricola Grossi è una cultivar di antica varietà a seme nudo grande, progenitore, discendente dall'orzo selvatico (Hordeum Spontaneum), precoce distico, originario dell'Asia Occidentale e Mesopotamia. Era coltivato anticamente dai Romani come cibo speciale per i gladiatori (venivano chiamati Hordeari), cioè mangiatori di orzo (e secondo me, l'inquadratura nel film "Il Gladiatore" di Massimo Decimo Meridio che cammina in un campo di spighe toccandoloe con le mani potrebbe proprio riferirsi a un campo di orzo!).
Selezionato nel 1923 dal Prof. Strampelli per uso surrogato al caffè, è riconosciuto per le sue proprietà benefiche che lo rendono unico da genotipi di orzi nudi a bassa resa di produzione ma ad alto valore organolettico e nutrizionale, con sapori e aromi intensi sulle molteplici ricette antiche in cui viene largamente usato: pane, pasta, biscotti, torte, gelati, cioccolata e specialmente per il Caffè d'orzo, bevanda macrobiotica.
Dalle analisi testate in laboratorio E' un cereale in totale assenza di glutine, quindi utile alla salute umana apportandone benefici, grazie anche alla particolarità dei suoi componenti attivi: le cariossidi di orzo antico contengono un'elevata quantità di proteine, il 15,1% contro un valore medio del 9%*.
Contiene anche un elevato contenuto di minerali: potassio, magnesio, fosforo e ferro (53ppm pari a 5 volte il contenuto medio), è quindi altamente nutriente e digeribile, cosa che lo rende prezioso nell'alimentazione di persone deboli, convalescenti, anziani e bambini. Il decotto di orzo è conosciuto come la tisana di Ippocrate. E' un ottimo regolatore intestinale, emolliente nei casi di infiammazioni intestinali.
A questo proposito posso aggiungere che ai miei piccoi, allattati artificialmente e quini tendenti ad essere stitici, usavo aggiungere i fiocchi di orzo al latte del biberon per aiutare a mantenere più "fresco" e libero l'intestino.
E' coltivato sulle colline parmensi nella valle del Piantone, terre salmastre ricche di calcio e micro elementi naturali perchè emerse anticamente dal mare, dove il chicco di orzo antico trova tutte le sue proprietà che lo rendono speciale.

* non è indicato, però, per le persone che soffrono di celiachia conclamata (vedi commenti)

Orzi Antichi - Az. Agr. Grossi Claudio
Lesignano Dè Bagni (Parma)
S. Maria del Piano - Via Piantone, 6
cell. 338 9224734

Orzo da Wikipedia
Buone e sane ricette con orzo sul libro "Cucinare con i cereali" di Laura Rangoni.



Questa ricetta partecipa al WHB # 162 ospitato da Chriesi di Almond Corner

This recipe participates to WHB # 162 hosted Chriesi of Almond Corner

Thanks again to Haalo from Cook (almost) Anything at Least Once,
she is now the great manager for WHB,
from Kalyn's great idea!


Barley Cake


7 eggs
200g butter
300g sugar
300g barley flour
3 tablespoon "barley coffee powder" (finely roasted barley grains)
2 teaspoons baking powder


Whip butter and sugar together, then add yolks one at a a time to have a soft cream.
Add flour and "coffee" powder, mix together, add carefully whipped whites of eggs and baking powder. Bake in oven at 200° for 40/45 minutes.
Fantastic with a vanilla cream aside.
Spread icing sugar on top when cake is cold.



Nice present idea, cooking the cake in tiny star shaped paper tin (mine are for 100/130g of pastry each).
I baked 7 stars, with the same recipe, adjusting cooking time to 25/30 minutes.


Domestic barley descends from wild barley, called Hordeum Spontaneum.

It comes from Occidental Asia and Mesopotamia.
Ancient Romans cultivated it as "special food" for Gladiators, in fact they were called "Hordeari" that means barley eaters (and I bet that in the movie "The Gladiator" when Maximo dies and walks in a cereal field touching spikes with his hands that is barley!). This because barley has a very high protein percentage, more than 15% (normal value is 9%).
It is not a gluten free cereal therefore not permitted to people with coeliac desease or gluten allergies (see comments below).
It contains a high percentage of minerals: potassium, magnesium, phosphorum and iron, it is highly nourishing and digestible, ideal for children, convalescent and elder people.Round up WHB # 162

13 dicembre 2008

Una casetta illuminata per S. Lucia!


E' arrivata Santa Lucia!!!

Come ogni anno, puntualmente, senza ritardi o amare sorprese, La Santa è arrivata silenziosa nella notte, portandodolci e doni per tutti!
Ieri sera le abbiamo preparato nel suo piatto come sempre un pochino di latte e qualche pezzo di pane per l'asinello, un mandarino per lei...e abbiamo lasciato sul tavolo in veranda, come lucina accesa nel buio della notte per non scordarsi di passare di qui, questa casetta illuminata, che avevamo fatto per l'occasione nei giorni scorsi.
Sarà perfetta, con qualche ramodi pino e qualche bacca rossa (la mia pyracanta in giardino mi sta regalando una "baccatura" eccezionale!) come delizioso centrotavola o angolo luce su una credenza.
Serve della semplice pasta sfoglia, meglio comprata per non sciupare quella buona fatta in casa, e dello zucchero a velo (facoltativo).


Stendere la pasta sfoglia e ricavare 4 quadrati di 12cm. di lato, saranno le pareti della casetta.
Praticare 4 piccoli fori in prossimità degli angoli (ci passeranno poi i nastrini) e al centro di ogni quadrato ritagliare una sagoma a tema natalizio usando i tagliabiscotti.
Ricavare altri 2 rettangoli di 14x10cm, saranno il tetto e praticare i 4 fori ai lati di ciascuna tegola.
Cuocere le sfoglie a 200° per circa 10/15 minuti finchè dorano e farle poi raffreddare.
Legare le pareti ttra loro coi nastrini e per ultimo aggiungere anche il tetto, prima legando le due tegole tra loro e poi unendolo alla casetta, il tutto con delicatezza per non rompere la sfoglia.
Mettere la casetta su un vassoio (meglio metallico) o un piatto, inserire una candelina al centro, addobbare con rami di pino e bacche rosse.
Se piace, si può aggiungere una spolverata di zucchero a velo sul tetto per simulare l'effetto neve.
Volendo una casetta più sostanziosa, si può usare la pasta frolla, bianca o al cioccolato, oppure della pasta brisé.
Volendo essere ancora più artistici, si può decorare la casetta di biscotto con glassa bianca.


Questa ricetta partecipa alla raccolta di Jelly "Un regalo dalla cucina"



Da Turismo Verona:

S. Lucia è una delle tradizioni veronesi più antiche, sentite e partecipate.
Si dice che le spoglie della santa siracusana, protettrice degli occhi, siano passate da Verona nel loro viaggio verso la Germania intorno al X sec. Ciò spiega anche perchè il culto della santa sia molto diffuso nel nord Europa. Secondo un’altra ipotesi, il culto di Santa Lucia deriverebbe dal periodo di dominio della Serenissima su Verona. Venezia infatti, già nel 1204, fa trasportare le spoglie della santa nella città lagunare.
A Verona però, il culto assume caratteristiche peculiari e si colora di folklore e tradizioni locali.
Dal secolo scorso si è sviluppata, per l’occasione la tradizionale grande fiera, che ancora oggi si tiene nei tre giorni precedenti il 13 dicembre, in una Piazza Brà riempita dai “bancheti de Santa Lussia”, ricchi di giocattoli, articolo da regalo, abbigliamento e dolci di ogni tipo.
A coronamento della festa la grandissima archiscultura di Renato Olivieri: una stella di Natale illuminata che parte dall’invaso dell’Arena e si tuffa luminosa, in piazza Bra’ ed invita a visitare l’ormai tradizionale appuntamento con la Rassegna Internazionale di Presepi nell’arte e nella tradizione, ogni anno sempre nuova, quest'anno nel loro XXV° anno di rappresentazione.


La leggenda racconta…
Secondo la leggenda veronese, intorno al XIII sec., in città, in particolare tra i bimbi, era scoppiata una terribile ed incurabile epidemia di “male agli occhi”.
La popolazione decise allora di chiedere la grazia a S. Lucia, con un pellegrinaggio a piedi scalzi e senza mantello, fino alla chiesa di S. Agnese, dedicata anche alla martire siracusana, posta dove oggi c’è la sede del Comune: Palazzo Barbieri. Il freddo spaventava i bambini che non avevano nessuna intenzione di partecipare al pellegrinaggio.
Allora i genitori promisero loro che, se avessero ubbidito, la Santa avrebbe fatto trovare, al loro ritorno, tanti doni. I bambini accettarono e l’epidemia si esaurì.
Da questo momento è rimasta la tradizione di portare in chiesa i bambini, per la benedizione degli occhi, il 13 dicembre e ancora oggi, la notte del 12 dicembre, i bambini aspettano l’arrivo di S. Lucia che porta loro gli attesi regali a bordo di un asinello volante.
Si lascia un piatto sul tavolo con del cibo con cui ristorare sia lei che l’asinello prima di andare a dormire. In questa sera i bambini vanno a letto presto e chiudono gli occhi, nel timore che la Santa, trovandoli ancora svegli, li accechi con la cenere.
La mattina dopo, Lucia fa trovare loro il piatto colmo di dolci, fra cui le immancabili “pastefrolle di S. Lucia”, di varia forma (stella, cavallino, cuore…), nonché l'altrettanto immancabile "ghiaia dell'Adige".
Le formine delle frolle scacciano il male e sono di buon auspicio.


Santa Lùssia con la scuffia,
porta conse e scapa via;
se la mama la te crìa,
Santa Lùssia, portela via!

Santa Lucia con la cuffia,
porta le pastafrolle e scappa via;
se la mamma ti sgrida,
Santa Lucia, portala via!

“I l’à fati su de note,
co le asse e col martel
co le tòle mese rote
piturade da cortel,
co ‘na tenda trata sora
co i lumeti trati là
l’è così che salta fora
i bancheti de la Bra!”

Berto Barbarani, cantore della Verona del passato

Tradizioni, storia e approfondimenti su:
www.eventiarenaverona.it
www.carasantalucia.it
www.associazionesantalucia.it

12 dicembre 2008

"Guarda e cucina" di T. Davis


Un libro simpatico dedicato ai più piccoli..ma non solo!
Potrebbe essere una carina idea regalo, sia ora per Natale che più in là in vista di Comunioni o ricorrenze, per giovani chefs appassionati!





GUARDA E CUCINA
di Tina Davis

ed. Corraini
20eu


Si potranno sperimentare più di 50 classiche ricette della cucina americana: dalle minestre alle zuppe, dalle verdure agli hot-dog, per concludere in bellezza con crostata di zucca, brownies e cassatine al cioccolato.
In fondo al libro delle pagine libere dove poter raccogliere ricette personali.
Oltre alle ricette, consigli e suggerimenti sull'uso dei vari utensili, su come si misurano gli ingredienti, su come si prepara la tavola
Sapientemente illustarto con disegni stile anni '50.

Ecco alcune pagine:



Della stessa autrice anche:

- "Guarda e Cuci", dove i piccoli vengono portati a cucire con facilità
- "Guarda e Coltiva" dove i piccoli vengono vengono avvicinati al mondo magico di piante e semi.

8 dicembre 2008

Una tazza di tè

Sono le cinque del pomeriggio, l'ora del tè per gli affezionati del rito.
Non sono una gran cultrice del rito del tè, c'è sempre troppo e tanto da fare durante la giornata che sembra quasi di perdere tempo prezioso mettendosi a sedere a centellinare con calma una tazza fumante di questa bevanda. E poi, in sincerità, sono piuttosto caffettara ultimamente.
Ci sono stati periodi, però, che ne bevevo molto, e ci sono momenti, ancora adesso, in cui una buona tazza di tè rincuora l'animo e lo spirito, e come per magia lascia spazio all'ottimismo sfocando i malumori.



Quando ero giovane e abitavo ancora a Milano, andavo spesso con le mie amiche a berlo alla Pasticceria Cova, ma più che il tè, i nostri palati erano deliziati dalle alzatine in argento piene di dolcetti prelibati mignon che il cameriere faceva troneggiare in mezzo al nostro tavolo, una vera libidine!

Quando ho vissuto a Londra, era diventato un gesto metodico durante la giornata, e in ogni caso la domanda usuale ad ogni incontro era sempre quella: "...'d you like a cup of tea?", con tutto l'accompagnamento che ne poteva seguire! In sei mesi di soggiorno ho praticamente vissuto di breakfast e tea, ho imparato ad apprezzare il buon latte, la fresh cream, il miele che prima non sopportavo, ogni tipo di cereale...a discapito di qualche chiletto di troppo!

Ora me lo godo principalmente durante il weekend, quando gli orari e gli animi sono più rilassati...allora sì mi prende la voglia, soprattutto in questa stagione, quando fa freddo e mi piace stare in casa, ancor di più in questo periodo che sono a pieno ritmo di addobbi e preparativi per il Natale. E me lo godo quasi sempre da sola, perchè i miei uomini raramente si avvicinano con fare garbato e gentile a un bel servizio da tè!

Mi piace molto l'Earl Grey, le miscele aromatizzate alla frutta e quelle un po' speziate, non metto assolutamente limone, come nel pesce, mi sembra che ne nasconda il sapore.

Per oggi ho rispolverato un tè leggermente profumato al gelsomino che comprai tanti anni fa all' "Arte di Offrire il Tè", me lo conservo gelosamente in un bel barattolino di vetro: ha la particolarità di essere ancora un bocciolo che al calore dell'acqua si apre e sprigiona tutto il suo aroma. E per un tè particolare, una tazza particolare, mia personale e che non può toccare nessuno: "December" della linea Christmas Rose della Royal Albert, un graditissimo regalo di compleanno di una cara amica.

Oggi, poi, banchetto ricco con il ciambellone di Mamo e gli scones di Susan: non ho resistito, e ne ho mangiati sia con la marmellata di fragole che con l'Orange Marmalade.

Per chi volesse approfittarne, la teiera è ancora fumante e sull'alzatina ci sono ancora scones e un paio di fette di ciambellone!

Scones di Susan

Una ricetta facile, avuta da Susan e decisamente made in England!
Gli "scones" sono dei docetti a forma rotonda di origine scozzese; l'impasto è una via di mezzo tra la brioche e il pane dolce, di solito sono neutri o appena zuccherati.
Sono ottimi per accompagnare il tè pomeridiano o a colazione, farciti con burro e marmellata o il tradizionale lemon curd, classica crema inglese al limone
Si possono aromatizzare con uvetta, gocce di cioccolato, mirtilli o optare per la versione più salata, da consumare con le classiche farcie da tramezzino, io adoro formaggio cremoso con fettine sottilissime di cetriolo e una spolveratina di paprika dolce.
Questa ricetta mi piace perchè è semplice, non si pesa niente (un cucchiaio colmo di farina è 30g. circa, per cui si fa presto a fare i conti), si impasta a mano velocemente e come ti prende la voglia in men che non si dica sono pronti!



Ingredienti:

300gr. di farina
un pizzico di sale
2 cucchiaini di lievito in polvere
2 cucchiai di zucchero
1 cucchiaio di olio di semi
yogurt naturale quanto basta per fare un impasto morbido, circa 2 vasetti*

*oggi non avevo lo yogurt e ho messo un vasetto di panna acida e un pochino di latte



Setacciare farina, sale e lievito. Aggiungere zucchero, olio e yogurt e fare un impasto morbido ma non attaccaticcio. Su un piano infarinato stendere l'impasto alto 1cm. Tagliare dei tondi, con l'aiuto di un bicchiereo di un coppapasta, e metterli sulla placca del forno. Cuocere per circa 10/15 minuti a 180°. Quando si tolgono dal forno vanno lasciati riposare in un panno di cotone umido finchè si intiepidiscono. Poi tagliarli a metà, imburrarli e mettere rigorosamente marmellata di lamponi o fragole e guarnire con un ciuffo di panna montata!

Template Design | Elque 2007